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Spinoza

Spinoza nacque ad Amsterdam da una famiglia ebraica che è stata costretta ad abbandonare la Spagna. Fu educato in una comunità israelitica di Amsterdam ma, presto venne scomunicato da essa. Qualche anno più tardi abbandonò Amsterdam e si stabili vicino a un villaggio (sempre in Olanda) dove passò il resto della vita. Le opere che ci permangono di spinosa sonno "Principi di filosofia cartesiana", “Pensieri metafisici” ed “Etica dimostrata secondo l'ordine geometrico”.
Le fonti e il “carattere” del sistema.
La tesi centrale di Spinoza era la identificazione panteistica di Dio con la natura. Per giungere a questa tesi si ispira a tre fonti principali:
-La teologia giudaico-cristiana.
-La filosofia neoplatonico-naturalistica del Rinascimento.
-Il razionalismo cartesiano.
• Spinoza fa proprie queste tre fonti, le modifica e le utilizza in modo originale creando così una intuizione originale del mondo.

• La caratteristica di base del pensiero di Spinoza è la sintesi che esso realizza fra la tradizionale visione metafisico-teologica del mondo e gli esiti della nuova scienza. L'idea che rende possibile questa fusione è proprio il concetto di Dio che viene interpretato come ordine geometrico del mondo.
• Un altro pensiero importante di Spinoza riguarda il suo rapporto con il cristianesimo. Infatti Spinoza è il primo autore dell'età moderna che lavora ad un pensiero universale che si appoggia su motivi greci, latini, ebrei, cristiani ecc.. Così Spinoza segna l’inizio della sfaldatura di un’Europa esclusivamente cristiana.
Spinoza è inoltre molto bene inserito nel contesto politico e culturale olandese, la quale è conosciuta per la sua tolleranza religiosa e la sua mentalità aperta.

La filosofia come catarsi (purificazione) esistenziale e intellettuale
Nel Trattato sull'emendazione dell'intelletto, Spinoza rivela una concezione della filosofia come vi a verso la salvezza esistenziale.
Lo spinozismo nasce da una delusione nei confronti dei valori della vita comuni, ed ha l'obiettivo di trovare un bene vero, capace di dare un significato all’esistenza e di colmare la sete di felicità.
Spinoza condanna i beni finiti come le ricchezze, gli onori e i piaceri dei sensi che vengono definiti da lui “vani”:
-Non appagano veramente l'animo e i suoi bisogni profondi.
-Sono transeunti ed esteriori.
-Generano per lo più inquietudini e inconvenienti vari.
Eppure, nonostante questa loro natura ingannevole, essi hanno la forza di incatenare la mente, oscurandone le facoltà e ostacolando la ricerca di valori superiori. Ad esempio:

• La libidine intrappola la mente costringendo l'uomo a non pensare ad altro che ad essa.
• L'onore costringe l'uomo a vivere la vita secondo le opinioni altrui.
Tuttavia Spinoza non condanna questi “beni” terreni, condanna il fatto che impediscono di raggiungere il “vero bene”.

Spinoza vuole trovare una perfezione ideale capace di soddisfare appieno l'anima, procurandole eterna serenità. (Secondo Agostino, questa perfezione ideale può essere solo meta-temporale e meta-finita ovvero l'amore capace di riempire l'anima e renderla immune ad ogni tristezza). Per lui questa cosa eterna ed infinita si identifica con il cosmo e la gioia suprema quindi con “l’unione della mente con la natura”.

La metafisica

Il metodo geometrico
Il capolavoro di spinosa, l'etica dimostrata secondo l'ordine geometrico è una sorta di enciclopedia che tratta di diversi argomenti metafisici, psicologici, gnoseologici e morali. L'opera è suddivisa in cinque parti, e il metodo seguito è quello di tipo geometrico.
Probabilmente scelse questo metodo geometrico perché a quel tempo matematica e geometria erano la moda dell'epoca considerati universalmente validi precisi E sintetici. Inoltre Spinoza considerava che la realtà aveva una struttura necessaria di tipo geometrico.

Il concetto di sostanza
Il concetto fondamentale che spinoso utilizza per trarre le conclusioni riguardo al sapere metafisico è quello di sostanza.
• La sostanza secondo la concezione tradizionale veniva intesa come forma o sinolo.
• Per Cartesio invece la sostanza prese figura di Dio. Comunque il filosofo non era completamente fedele

al suo pensiero, egli affermava che la sostanza non aveva bisogno che di se stessa per esistere invece si
scopre che la res extensa e la res cogitatas per esistere hanno bisogno di un'altra sostanza ovvero Dio. Spinoza quindi si pone l'obiettivo di superare l'incoerenza di Cartesio e di dimostrare che la sostanza non ha bisogno del concetto di un'altra cosa per esistere (non può essere formata da un’altra cosa).
- La sostanza deve la propria esistenza unicamente se stessa, è quindi autosufficiente e autosussitente.
- La sostanza è un concetto che per essere pensato non ha bisogno di altri concetti.
- La sostanza gode di totale autonomia ontologica e concettuale.
Le proprietà della sostanza e la sua unicità
Considerando le tre conclusioni prima raggiunte, Spinoza attribuisce alla sostanza le seguenti caratteristi- che:
- La sostanza è increata, essendo causa di sé non ha bisogno di altro per esistere.
- La sostanza è eterna poiché la sua esistenza non è dovuta ad altri fattori.
- La sostanza è unica poiché alla natura non si può conferire più di una sostanza.
- La sostanza è infinita perché se fosse finita dovrebbe essere limitata da un altra sostanza.
Questa Sostanza increata, eterna ed unica è Dio. E le prove della sua esistenza le trae dalla prova ontologica (non è possibile concepire Dio come essere perfetto senza mettere la sua esistenza, perché l'esistenza è una delle sue perfezioni necessarie) dalla prova a posteriori (noi esistiamo in un'altra cosa che esiste necessariamente).
L'identificazione della sostanza con Dio implica infatti che egli non sia esterno al mondo creato ma coincida con esso. Nel pensiero di Spinoza quindi prende forma il panteismo che identifica Dio o la sostanza con la natura considerata anche quest'ultima increata eterna ed infinita.

Attributi e modi
Per chiarire la natura del rapporto tra Dio e il mondo, Spinoza ricorre ai concetti di “attributo” e “modo”.
• Gli attributi (proprietà essenziali della sostanza) sono ciò che l'intelletto percepisce della sostanza, ossia
le qualità essenziali/strutturali della sostanza. Essendo la sostanza infinita anche i suoi attributi saranno infiniti. Tuttavia di tutti gli infiniti volti della natura, l'uomo ne conosce solamente due: l’estensione ed il pensiero. Questo perché l’infinito viene filtrato dalla mente finita umana. Il fatto di conoscere solamente due degli infiniti attributi crea una grande difficoltà, perché l'uomo ne scorge solo una piccola parte? Questa è una domanda senza risposta.
• I modi sono invece le variazioni/modificazioni nella sostanza per mezzo del quale è concepita. Sono quindi modificazioni accidentali della sostanza, o meglio, sono le manifestazioni o le concretizzazioni particolari degli attributi, e si identificano con i singoli corpi con le loro singole menti e con le loro idee. I modi esistono soltanto in virtù degli attributi della sostanza. (Per Spinoza, ogni corpo è modificazione accidentale dell'unica materia o estensione UC. Ogni mente è modificazione accidentale dell'unico pensiero NUC.)
- I modi infiniti sono proprietà strutturali degli attributi stessi.
- I modi finiti sono gli esseri particolari, ovvero le manifestazioni particolari degli attributi legati tra loro in
una catena causale infinita.

Natura naturante e natura naturata: dio come causa del mondo

Ricapitolando: la Sostanza di Spinoza può essere paragonata a un oceano sconfinato ed eterno; gli attributi, che ne costituiscono l'essenza, all'estensione acquatica; i modi infiniti (che sono le proprietà permanenti de- gli attributi) al movimento incessante del mare; I modi finiti (che sono le determinazioni particolari degli attributi) alle varie onde. Di conseguenza la natura è infinita ed eterna, si manifesta in una infinità di dimensioni e si concretizza in un'infinità di maniere. Ora è chiaro quanto afferma Spinoza, cioè tutto ciò che esiste o è un attributo di Dio, o è una modificazione interna dei suoi attributi.
Spinoza distingue la natura in natura naturante (Dio e i suoi attributi sono considerati come causa) e la na- tura naturata (l’insieme dei modi considerati come effetti) e giunge così alla conclusione che la natura è
madre e figlia di se stessa. Di conseguenza: Dio non crea qualcosa di diverso da sé ma piuttosto si modifica e si esprime in infiniti modi. Dio agisce seguendo le leggi della propria natura quindi non può scegliere se produrre il mondo o meno, lo fa perché lui è libertà (assenza di costrizione) e la necessità (azioni che di- pendono dalle leggi della propria natura) coincidono.
I due problemi fondamentali dello spinozismo
I due principali interrogativi riguardo l’Etica sono:
Che cosa è infine la sostanza di Spinoza?
Che rapporti esistono tra la sostanza e i suoi modi?
Il Dio-Natura di Spinoza non è altro che l'ordine geometrico dell'universo, cioè la struttura globale del tutto, ed esso non genera le cose ma da esso seguono i modi. Ciò che Spinoza intende per Sostanza o Dio non è ciò cui noi siamo abituati a pensare, per lui infatti Dio rappresenta la struttura geometrica del cosmo. Il panteismo (Dio è in tutto) il panenteismo (tutto è in Dio) costituiscono in Spinoza una forma di naturalismo basato su scienza moderna e realtà. Come per Galilei, Spinoza giunge alla conclusione: La natura non è l'anima o l'energia intrinseca della materia ma il sistema di relazioni tra le cose, ovvero, il complesso delle leggi universali dell’essere.
Spinoza rifiuta la dottrina della creazione (Perché prima della creazione ci sarebbe il nulla e ciò non è possibile. Perché una rappresentazione antropomorfica di Dio lo ridurrebbe al modo di agire umano.) e dell’emanazionismo (rivelazione di un ente soprannaturale).

In conclusione: La sostanza è un ordine cosmico, un teorema eterno, dal quale scaturiscono o “seguono” in modo necessario tutte le cose,e l’ordine geometrico è la stessa sostanza che le compone (In questa sostan- za, tutto ciò che è possibile si realizza necessariamente).

La critica alla visione finalistica del mondo e al dio biblico

(spaccatura tra lo spinozismo e la visione ebraico-cristiana della divinità). L'affermazione di Spinoza "Le cause finali non esistono, ne in natura, ne in Dio.” contrappone la concezione cristiana millenaria finalistica (Dio ha creato il mondo in modo tale che si adatti alle esigenze dell’uomo), fondando così il pensiero del antifinalismo (l’uomo si adatta a ciò che lo circonda).
La realtà è che l’uomo è pieno di pregiudizi, e se si riesce a confutarne uno l'uomo ne crea altri per proteg- gerlo, un esempio di pregiudizio è che la divinità produca e governi le cose esclusivamente per l'uso degli uomini. Questi pregiudizi hanno fatto in modo che la “vera” verità si nascondesse in eterno dal genere umano, finché la matematica non avesse mostrato agli uomini quella norma di verità che è a-finalistica.
Gli errori del finalismo:
• Considerare come causa ciò che in natura è perfetto e viceversa. L'errore del finalismo consiste nel non
rendersi conto che non è l'ambiente a conformarsi ai viventi, ma sono viventi a conformarsi all’ambiente.
• Finalismo rende imperfetto ciò che è perfetto.
• La dottrina finalistica elimina la perfezione del mondo e di Dio.
La concezione finalistica è solo il prodotto dell’immaginazione. Spinosa quindi sostituisci la figura di un Dio simile all'uomo capace dei suoi stessi sentimenti, con il Tutto cosmico.

il parallelismo tra pensiero ed estensione

Spinoza ritiene che pensiero ed estensione siano due realtà qualitativamente eterogenee, in quanto lo spirito non può mai essere materiale e la materia non può mai essere spirituale. Ma c'è comunque una coordinanza tra loro, una sorta di corrispondenza biunivoca contingente dove il corpo non è altro che l'aspetto esteriore della mente così come la mente non è altro che l'aspetto interiore del corpo. Questo nuovo modo di rappre- sentare la relazione tra psiche e corpo si differenzia da quello cartesiano (ghiandola pineale) e da quello di Hobbs (materialistico). Secondo Spinoza, ciò che garantisce e fonda la correlazione necessaria tra mente e corpo, facendo sì che i due ordini del pensiero e dell'estensione si corrispondono perfettamente, è l'ordine unitario dell’essere. E quest'ordine è appunto la sostanza che vede il pensiero e l'estensione non come due sostanze diverse, ma come due attributi diversi di una medesima sostanza.

L’etica

L’analisi “geometrica” dell’uomo
Come si è già visto, in Spinoza l'amore della ricerca filosofica nasce dal desiderio di trovare quella serenità e quella beatitudine dell'animo che le ricchezze, gli onori e i piaceri non sono in grado di assicurare. Nell'Etica la riflessione metafisica risulta finalizzata alla riflessione morale. L'opera si suddivide in tre ambiti tematici: Dio; La mente che conosce; La libertà dell'uomo dalle passioni. Questo libro affronta solo alla fine il tema moralistico della virtù e della felicità.
Spinoza spiega la su tesi della naturalità dell’uomo togliendo ad esso lo statuto di creatura “privilegiata” in base al principio che la “natura è sempre la medesima”, quindi le regole sono uguali in tutta la natura.
Le azioni umane obbediscono a regole fisse necessarie che possono essere studiate con obiettività. L’atteggiamento più giusto nel confronto delle passioni non è quello di deriderle ma di comprenderle. Sulla base di questi presupposti, Spinoza costruisce un avere propria geometria delle emozioni con l'obiettivo di:
-Individuare le leggi che regolano la condotta pratica degli individui.
-Ricondurre la “schiavitù” dell'uomo alla “potenza delle passioni” e la “libertà” alla “potenza dell’in- telletto”.

Gli affetti “primari” e “secondari”
Spinoza definisce quelli che noi chiamiamo “emozioni” o “passioni” con il termine “affetti” in segui- to gli distingue in due categorie:
• Le“azioni”perSpinozasonogliaffettidicuisiamocausa.
• Le“passioni”sonoinvecegliaffettichesubiamo,dicuinonsiamocausa.
Per Spinoza, l'essenza attuale della cosa stessa è lo sforzo di autoconservazione, che nell’uomo corrisponde:
- Alla “volontà”, quando si riferisce alla mente sola.
- All”appetito", quando si riferisce la mente al corpo.
L'appetito quindi è la stessa essenza dell'uomo, E quando egli è cosciente di ciò si chiama “cupi- dità”
Dalla cupidità, o desiderio, seguono i primi e i più fondamentali degli affetti: la Letizia, che è l'emo- zione connessa al passaggio della perfezione minore a una maggiore; la Tristezza che è l'emozi- one connessa al passaggio da una perfezione maggiore a una minore.
La Cupidità, la Letizia e la Tristezza sono i tre affetti primari o fondamentali dai quali derivano tutti gli altri affetti secondari, ovvero tutte le possibili passioni umane.
Dagli affetti primari nasce anche il bene e il male, che per Spinoza non sono entità ontologica as- solute, ma qualità relative alla Cupidità. Infatti il bene giova allo sforzo di autoconservazione ed è fonte di Letizia, mentre il male è ciò che nuoce ad esso ed è fonte di tristezza.
Quando Letizia che tristezza sono accompagnate dall'idea di una causa esterna danno origine al- l'amore e all’odio.

La schiavitu’ e la liberta’ dell’uomo
Per Spinoza la ricerca del proprio utile (lo sforzo di autoconservazione) dal quale derivano poi tutti gli affetti, è una legge comune di comportamento di tutti gli esseri viventi. È impossibile quindi sot- trarsi la forza delle passioni in quanto equivale al tentativo di sottrarsi alle leggi deterministici che reggono il mondo naturale.
Il libero arbitrio è quindi un’illusione. Spinosa definisce la schiavitù umana come “l'impotenza del- l'uomo a moderare e a reprimere gli affetti”, tuttavia l'uomo possiede anche la ragione grazie alla quale può porsi di fronte allo sforzo di autoconservazione in modo consapevole e intelligente. Men- tre il comportamento passionale dipende dalla conoscenza inadeguata della realtà, il comporta- mento razionale è dettato da idee chiare e distinte, in virtù delle quali si è attivi e causa di atti con- sapevoli. Quindi per libertà Spinoza non intende l'evasione dalla legge dell'autoconservazione ma al fatto di saperla fronteggiare con consapevolezza e non sentirsi schiacciati da essa.
Per l’uomo di fronte alla legge si aprono due vie:
-Agire per l'utile in modo istintivo e inconsapevole (schiavitù delle passioni).
-Agire per l'utile modo consapevole (libertà dalle passioni).
Per l'uomo, l'unica forma possibile di libertà consiste dunque nel imporsi come soggetto attivo di fronte all'autoconservazione. La virtù consiste nell'agire, nel vivere, nel conservare il proprio esse- re secondo le leggi della propria natura sotto la guida della ragione, in modo consapevole, avendo di tutte le cose una conoscenza adeguata.
Quanto più conosciamo adeguatamente un affetto, tanto meno ne dipendiamo. Pertanto la libertà non è altro che la consapevolezza della propria necessità ed è felice solamente chi sa di essere una modificazione finita transitoria dell’infinito.


La virtu’ tra ragione ed emozione
In quanto fonte di libertà, la conoscenza adeguata è per l'uomo un bene supremo e sorgente di beatitudine. La massima conoscenza viene definita come “conoscenza di Dio” o “amore intellettua- le di Dio”, poiché Dio non è altro che l'ordine della natura da comprendere e in cui riconoscere se stessi. Come espressione “amore intellettuale di Dio” Spinoza sottolinea che la conoscenza di dio è anche amore, nel senso che è un’emozione di gioia che accompagna la mente quando si com- prende l'ordine necessario del mondo.
Questo legame tra ragione ed emozione, è un aspetto originale in quanto, da sola la ragione non può renderci liberi e felici, ma può farlo quando genera emozioni come Letizia Gioia e Amore per vincere la Tristezza e l’Odio. La ragione quindi scaturisce in gioia quando si è in possesso di una conoscenza più grande. Inoltre questa continua ricerca del sapere spinge l’uomo a riunirsi con i suoi simili, per conseguire meglio un utile definito collettivo.

La liberta’ di pensiero
Lo Stato non può privare gli uomini di tutti i loro diritti. Il diritto più geloso ed importante è la facoltà di pensare e di giudicare liberamente. L'autentico fine dello stato è l'esercizio della libertà. Spi- noza non ha altro scopo nella sua opera se non quella di garantire all'uomo la libertà delle passio- ni, la libertà religiosa e la libertà politica.

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