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Spinoza

Nella sua opera Trattato sull'emendazione dell’intelletto si alimenta della ricerca di un bene vero capace di dare significato all'esistenza. Con una analisi dei beni agognati dagli uomini (le ricchezze, gli onori e i piaceri dei sensi) comprende come essi siano vani perché:
- non appagano veramente l’animo e i suoi bisogni profondi;
- sono transeunti ed esteriori
- generano per lo più inquietudini e inconvenienti vari.
Spinoza non condanna i beni ma solo in quanto scambiati per il sommo bene e la loro quotidiana trasformazione da mezzi in fini. Il modello di bene deve essere tale da poter soddisfare l’animo procurandogli serenità e letizia. secondo Spinoza solo «l’amore per la cosa eterna ed infinita riempie l’animo di pura letizia e lo rende immune da ogni tristezza». Per Spinoza l’infinito e l’eterno si identificano con il cosmo e la gioia suprema con l’unione della mente con la natura.

Il capolavoro di Spinoza l’Etica dimostrata secondo l’ordine geometrico è una sorta di enciclopedia delle scienze filosofiche che tratta vari problemi con particolare attenzione all'etica. Il metodo è di tipo geometrico, Spinoza si serve di un procedimento secondo teoremi e delucidazioni.
Il concetto fondamentale da cui Spinoza parte per dedurre tutto il sistema del sapere metafisico è quello di sostanza. Per sostanza Spinoza intende ciò che è in sé e per sé si concepisce, ciò il cui concetto non a bisogno del concetto di un’altra cosa da cui debba essere formato.
Con la prima parte della formula (è in sé) Spinoza intende che la sostanza deve propria esistenza a se stessa è che per esistere non ha bisogno di altri esseri.
Con la seconda parte (per sé si concepisce) intende che la nozione di sostanza rappresenta un concetto che per essere pensato non ha bisogno di altri concetti.
La sostanza è caratterizzata da una serie di proprietà di base che derivano dalla sua stessa definizione.
La sostanza è:
- increata - non ha bisogno di altro per esistere
- eterna - in quanto possiede l’esistenza che non riceve da altro
- unica - poiché nella natura non si possono dare due o più
sostanze della medesima natura ossia del medesimo
attributo
- infinita - poiché se fosse finita dipenderebbe da qualcos'altro
contraddicendo se stessa, e perché la sua essenza non
ha limiti
Questa sostanza increata, eterna, infinita, unica non può essere che Dio. Dell’esistenza di Dio Spinoza accetta le prove tradizionali:
- pensare a Dio significa pensare a una realtà che non può non
esistere (prova a priori)
- noi esistiamo in noi o in un’altra cosa che esiste necessariamente,
tutto ciò che è, è in Dio, e senza Dio nessuna cosa può essere concepita (prova a posteriori)
Spinoza perviene a una forma di panteismo ritiene che Dio e mondo - natura non siano due enti separati bensì uno stesso ente. Il panteismo di Spinoza coincide di fatto con una forma di panteismo secondo cui «tutto ciò che è, è in Dio»
Per chiarire la natura del rapporto tra Dio e il mondo, Spinoza ricorre ai concetti di «attributo» e di «modo»
Gli «attributi» per Spinoza sono «ciò che l’intelletto percepisce della sostanza come costituente la sua essenza» Degli infiniti attributi della Sostanza, e degli infiniti volti della Natura, l’uomo ne conosce solo due: l’estensione e il pensiero.
I modi per Spinoza sono i modi determinati di essere della Sostanza (cioè le sue manifestazioni o concretizzazioni particolari degli attributi). Spinoza distingue due tipi di modi: quelli infiniti, che coincidono con le proprietà strutturali degli attributi, e quelli finiti, che sono i singoli corpi e le singole menti.

I problemi fondamentali dello spinozismo sono essenzialmente due:
1) che cos'è la Sostanza di Spinoza?
Il Dio-Natura è l’ordine geometrico dell’universo, cioè il sistema
o la struttura globale del Tutto, di conseguenza il panteismo e
il panteismo costituiscono una forma rigorosa di naturalismo.

2) che rapporti esistono tra la Sostanza e i suoi modi?
Spinoza scarta i due modelli tradizionali: la dottrina della
creazione e la dottrina dell’emanazione. La Sostanza spinoziana
non è né la causa creante della metafisica cristiana, né la causa
emanante della metafisica neoplatonica. Si configura come un
ordine cosmico, o un teorema eterno, da cui le cose scaturiscono
o seguono in modo necessario esattamente come dalla definizione del triangolo segue che la somma dei suoi angoli è uguale a due retti. Di conseguenza, nell'universo spinoziano non vi è nulla di contingente, poiché in esso ciò che è possibile si realizza necessariamente.

Spinoza afferma che le cause finali non esistono, né in natura, né in Dio. Secondo Spinoza, ammettere l’esistenza di cause finali è un pregiudizio dovuto alla costituzione dell’intelletto umano. Nasce così il pregiudizio che la divinità produca e governi le cose per l’uso degli uomini, per legare gli uomini a sé e per essere da loro onorata. La natura offre non solo agi e comodità ma anche disagi e svantaggi distribuiti ugualmente tra le persone pie e persone empie, uomini ammettono che il giudizio divino superi di l’intelletto dell’uomo.
La dottrina finalistica è radicalmente sbagliata.
11) In primo luogo essa «sovverte totalmente la natura», poiché «considera come effetto ciò che in realtà è causa, e viceversa» facendo «posteriore ciò che per natura è anteriore»
2) il pregiudizio del finalismo rende imperfetto ciò che è perfetto. Perfetto è l’effetto che è prodotto immediatamente da Dio, imperfetto quello che ha bisogno cause intermedie per essere prodotto.

3) la dottrina delle cause finali non solo elimina la perfezione del mondo, ma anche quella di Dio, se Dio agisce per un fine, egli allora necessariamente appetisce qualche cosa che gli manca.
Per Spinoza la visione biblica di Dio, considerato come una specie di super-uomo, che ha una mente e una sensibilità è soltanto il prodotto dell’immaginazione superstiziosa.

Spinoza ritiene che pensiero ed estensione siano due realtà qualitativamente eterogenee, come si spiega la connessione tra pensiero ed estensione, cioè tra mente e corpo. Spinoza ritiene che corpi e idee concordano tra loro in una sorta di corrispondenza biunivoca nella quale ad ogni moto corporeo corrisponde un’idea, nulla accade al corpo che non sia percepito dalla mente. Per Spinoza il corpo non è altro che l’aspetto esteriore della mente , cosi come la mente non è che l’aspetto interiore del corpo. Questo parallelismo psicofisico costituisce un nuovo modo filosofico di rappresentare i rapporti tra corpo e psiche. Il parallelismo psico-fisico di Spinoza sostiene in realtà un monismo metafisico che vede nel pensiero e nell'estensione non due sostanze, ma due attributi diversi di una medesima essenza.

Secondo Spinoza, la teologia/ontologia e la gnoseologia hanno una finalità etica perché l’uomo è parte di un ordine necessario, che sia Dio o la Natura. Ecco come l’Ethica ordine geometrico demonstrata (Etica dimostrata secondo l’ordine geometrico), detta semplicemente Etica, viene divisa in tre parti: Dio, la mente, la libertà dell’uomo dalle passioni.
Nella terza parte dell’Etica Spinoza inizia andando contro l’antropologia tradizionale, che mette l’uomo come eccezione rispetto alla natura, affermando invece che l’uomo è sottoposto alle stesse leggi comuni dell’universo. Come la nuova astrologia ha tolto centralità alla Terra, anche l’antropologia di Spinoza ha tolto la centralità all'uomo.

Quindi le azioni umane, essendo solo casi particolari delle stesse leggi universali, possono essere studiate in modo geometrico come delle regole matematiche, e quindi le passioni, che sono parte della natura umana, devono essere solamente comprese.
Su questi presupposti Spinoza costruisce una vera e propria geometria delle emozioni, proponendosi di:
 individuare le leggi e le forze basilari che reggono la condotta pratica degli individui;
 ricondurre la schiavitù dell’uomo alla potenza delle passioni e la sua libertà alla potenza dell’intelletto.
Quelle che noi chiamiamo emozioni Spinoza li chiama affetti, con i quali si indicano “le modificazioni del corpo dalle quali la sua potenza d’agire è accresciuta o diminuita, assecondata o impedita”.
Gli affetti vengono suddivisi in azioni e passioni. Le azioni sono gli affetti di cui siamo causa adeguata, cioè quando adeguiamo la realtà alle nostre esigenze, mentre noi subiamo le passioni senza poterle adeguare a noi.
Il principio dell’analisi delle passioni è che “ogni cosa, per quanto sta in essa, tende a preservare nel proprio essere”. Questo è il conatus, ovvero lo sforzo di autoconservazione dell’essere, che nell'uomo corrisponde alla Volontà quando si riferisce solo alla mente, e all'Appetito quando corrisponde sia alla mente sia al corpo.
L’appetito è l’essenza dell’uomo, e quando questo affetto è cosciente di sé, si chiama Cupidità.
La Cupidità è il più fondamentale degli affetti, seguita dalla Letizia e dalla Tristezza (emozioni connesse al passaggio da una perfezione minore o una maggiore o viceversa). Questi tre sono gli affetti primari, dai quali derivano il bene (ciò che giova al conatus), il male (ciò che ostacola il conatus) e tutti gli affetti secondari (le passioni umane).
Gli affetti secondari basilari sono l’Amore (Letizia accompagnata dall’idea di una causa eterna) e l’Odio (Tristezza accompagnata dall'idea di una causa eterna), e da questi due, insieme agli affetti primari, si possono dedurre e analizzare tutti gli affetti secondari.
Il conatus in generale si identifica con la ricerca del proprio utile, e secondo Spinoza rappresenta la comune legge di comportamento di tutti gli esseri viventi. Quindi ogni tentativo di sottrarsi alla forza delle passioni è illusorio, perché equivale a sottrarsi alle leggi fondamentali dell’universo.
Il libero arbitrio, nell'uomo come in natura, è un’illusione: si prende l’esempio di una pietra che, una volta messa in movimento da una forza esterna, potrebbe credere di dirigere autonomamente la sua traiettoria e di scegliere il luogo e il momento della sua caduta. Oppure “il bambino crede di desiderare liberamente il latte, il fanciullo rissoso la vendetta, e il timido la fuga [...] e molti altri di simili risma credono di agire di libera iniziativa, anziché di essere trasportati da un impulso. E poiché questo pregiudizio è innato in ogni uomo, è difficile liberarsene”.

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