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Diritto naturale laico


La scuola del diritto naturale laico raccoglie alcuni tra i più grandi pensatori dellʼetà moderna: Ugo Grozio, Samuel Pufendorf, John Locke, Jean Jacques Rousseau, Immanuel Kant. Semi di giusnaturalismo si trovano in moltissimi autori tedeschi del ʻ700, ma si individuano anche nel maggior
filosofo italiano dellʻ800, Rosmini. Fu Giovanni Gentile a riconoscerlo come maggior filosofo italiano dellʻ800. Considerati come appartenenti di unʼunica scuola di pensiero anche se non si da tra di esse né la continuità discepolo-maestro tipica delle scuole di filosofia dellʼetà intermedia, né questi autori vivono in situazioni di contiguità geografica o temporale.
Da colui che viene considerato il padre del diritto naturale laico, vale a dire dallʼolandese Ugo Grozio, fino a Kant o Rosmini evidentemente ci sono delle collocazioni geografiche, storiche e culturali molto eterogenee tra di loro. Tuttavia, anche se Kant e Rosmini propriamente non sono autori del diritto naturale laico, anche se vedremo, ci sono degli elementi allʼinterno del loro pensiero che li rendono vicini agli autori di questa scuola, tuttavia appunto, di scuola si parla e si può parlare (nonostante manchino continuità e contiguità).

La scuola del diritto naturale laico si lega ad un nuovo clima culturale sulla base del quale un grande innovamento aveva caratterizzato la metodologia delle scienze e delle scienze che riguardano la natura fisica. Il concetto di diritto naturale o di legge naturale che viene variamente teorizzato, elaborato dagli autori che possiamo ricondurre a questa scuola, è un concetto che viene declinato in maniera diversa da ciascuno di questi grandi pensatori e che, variamente inteso, offre lʼopportunità di edificare, a livello teorico, le tipologie di stato caratteristiche dellʼetà moderna.
A partire dalle concezioni di diritto di natura e di stato di natura elaborata da Hobbes si tematizza lo stato assoluto. John Locke è considerato invece il padre dello stato liberale moderno. J.J. Rousseau è considerato invece colui che teorizza e fonda lo stato democratico (si tratta di una democrazia
diretta e non rappresentativa). Concezioni e teorie che stanno alle fondamenta delle attuali pratiche politiche, delle attuali riflessioni.
Queste diverse forme di stato che ancorano la loro struttura su diverse concezioni del diritto di natura elaborate da questi autori, perché possono essere ricondotte come espressione di unʼunica scuola?
Perché lʼunità che caratterizza tutti questi autori, riguarda non tanto un aspetto contenutistico, quanto invece l’unico procedimento metodologico che viene seguito da questi pensatori. Ogni autore ritiene infatti che gli uomini si siano trovati in una condizione originaria, che essi definiscono stato di natura, dalla quale gli uomini stessi, (intesa in maniera molto differente da un autore allʼaltro) evadono liberamente, grazie ad un atto di libera volontà stipulando un contratto sociale, il quale istituisce, o per meglio dire, fonda, la società civile.

Norberto Bobbio, che è stato uno dei più grandi filosofi del diritto e della politica del ʻ900 (morto pochi anni fa e era senatore a vita, torinese), definisce il modello giusnaturalistico come un modello dicotomico, in quanto egli evidenzia il fatto che gli uomini si trovano o nello stato di natura o nella società civile: non vi sono altre alternative. La lettura di Bobbio è dovuta al fatto che egli ha questa caratteristica di ridurre ad una dicotomia ogni oggetto di studio.
Ogni giusnaturalista moderno ritiene che vi sia:
1. un originario stato di natura
2. dal quale gli uomini escono grazie ad un contratto sociale 3. il quale fonda la società civile
Lo stato di natura perché viene proposto da questi autori?
Perché dunque questa comunanza metodologica?
Dobbiamo risalire alle grandi scoperte che vengono individuate nel corso tra ʻ400 e ʻ500. In particolare risaliamo alla rivoluzione copernicana, la quale sostituisce la teoria geocentrica dellʼuniverso (e in generale il ruolo privilegiato di Aristotele). Non che nessuno mai, prima, avesse ipotizzato che non fosse la terra al centro dellʼuniverso ma che invece i pianeti girassero attorno al sole, solo che si è sempre trattato di voci isolate, che non sono mai state accolte; e finchè non ci sono stati gli strumenti che hanno dimostrato, testato appunto che è la Terra che gira intorno al Sole e non viceversa. La dottrina più accreditata, quella prevalente, è sempre stata la dottrina
tolemaica con conseguenze decisamente rilevanti. E questo ha contribuito a scalfire quel principio di autorità di Aristotele sulla base del quale a partire dal secolo 13esimo in avanti era stata edificata tutta la conoscenza. Tutto ciò che aveva scritto Aristotele, era considerato vero e quindi a lui si doveva prestar fede e anche la Chiesa si atteneva alla filosofia aristotelico-tomista.
Il fatto di ipotizzare, teorizzare, o tematizzare uno stato di natura quale primo passo per comprendere la natura del potere politico della società civile o politica come dir si voglia, veniva considerato un trasporre in ambito filosofico un metodo che veniva praticato per quanto riguarda lo studio della natura fisica. Aristotele rappresentava il principio di autorità, ma principio di autorità era inteso come principio del pregiudizio, perché se è vero solo quello che ha detto Aristotele, anche quando appunto qualcuno volesse mettere in dubbio ciò che Aristotele. aveva scritto, era decisamente limitato nel poter fare questo. Bisogna eliminare l’impiccio e tutto ciò che è fonte di pregiudizio,
bisogna liberare la cultura, la mente del pensatore da ogni condizionamento e quindi bisogna cercare di fare in modo di identificare un punto della storia in cui il pregiudizio non cʼè.
Bisogna insomma cercare di ritornare allʼinizio della storia, tornando indietro, per riedificare la scienza e la conoscenza prive di errori. E dunque, il ritenere che tutto ciò che è stato prodotto nella storia sia stato frutto di errori e pregiudizi, implicava necessariamente un ricercare di individuare quali fossero le condizioni in cui gli uomini vivevano, prima che la storia avesse origine. Allʼinizio la storia non cʼera, cʼera unicamente la natura.
Questo ritorno alla natura, a livello filosofico, si poteva identificare con il richiamo di Cartesio alla
necessità di un dubbio metodico per rintracciare ciò che sta alla base di ciascuna conoscenza (al cogito ergo sum - penso dunque sono). La costruzione di nuovi metodi empiristico e razionalistico, si riverbera anche in campi filosoficogiuridico e filosoficopolitico.
Lo stato di natura cioè, non è un concetto che abbia valore normativo, anzi spesso e variamente (secondo gli autori), lo stato di natura viene negato da ciò che accade successivamente, la società che si edifica a partire dal contratto sociale. Lo studio della natura che si estrinseca, che si esplicita nella descrizione di uno stato di natura originario, ha dunque eminentemente un valore logico e metodologico. Lo stato di natura è quella condizione in cui gli uomini sono vissuti o sarebbero vissuti, a seconda delle varie interpretazioni, prima del radunarsi in una società e questo stato di natura viene conosciuto e descritto in maniera completa dalla ragione dellʼuomo.
Certo, la presentazione dello stato di natura si avvale nei vari autori, o viene fatta nei vari autori, anche grazie alle letture dei resoconti che provenivano dai viaggi di esplorazione delle terre oltreoceano in cui le popolazioni si trovavano in condizioni di vita che venivano considerate appunto molto vicine alla natura, in cui la civiltà non aveva raggiunto lo sviluppo simile a quello che era in Europa. Ma questo stato di natura costituisce la premessa nota, e nota in tutti i suoi aspetti al pensatore che su di essa edifica poi lo stato, in relazione al fatto che lʼetà moderna, a partire dal ʻ600 in avanti, costituisce la massima espressione del razionalismo.
RAZIONALISMO
Quando ci si riferisce a razionalismo come elemento teoretico, non si allude al metodo razionalistico che si oppone al metodo empiristico elaborati non a caso tra Inghilterra e Francia tra ʻ600 e ʻ700, bensì ci si riferisce a quellʼatteggiamento, o a quella posizione teoretica, in base alla quale la ragione dellʼuomo è considerata in grado di conoscere la verità in maniera esaustiva.

Siamo nel massimo fiorire del razionalismo e la verità sta di fronte alla ragione dellʼuomo come lʼoggetto sta di fronte al soggetto che può possedere completamente lʼoggetto che gli sta di fronte.
Oltre al razionalismo, gli altri caratteri fondamentali del pensiero politico moderno sono individualismo e secolarizzazione.

Individualismo


Cosa si intende per individualismo quanto appunto si fa riferimento alla teoria politica moderna? Si intende quella concezione che per certi versi è alternativa rispetto allʼantropologia aristotelico- tomista.
Lʼuomo non è un essere socievole o sociale per natura, ma ciascun uomo è un individuum (traduce il greco atomos), atomo.
E allʼorigine dello stato, o il primo passo storico a fondamento dello stato, non è come aveva sostenuto
Aristotele e ribadito in tempi più recenti Bodin, la famiglia. Il primo elemento dello stato è invece lʼuomo singolo, lʼindividuo. Gli individui fondano lo stato liberamente e per decisione autonoma e si associano tra loro tramite un contratto.
Prima del contratto sociale, lo stato/la società civile non esiste e non può esistere se non sulla base di questo patto che viene stretto tra gli individui. Dunque, la società è una creazione dellʼuomo, la socialità non è un tratto caratteristico dellʼantropologia. Dunque si può intendere lʼetà moderna se ci si riferisce ad essa come unʼetà antropocentrica, il cui fulcro è lʼuomo e lʼuomo in quanto individuo. Questo, di contro allʼetà medioevale che invece si può definire, teocentrica, con Dio al centro del mondo.
Si può osservare che cʼè un problema logico che rende per certi versi più fragile lʼaffermazione di una cultura antropocentrica, rispetto ad una cultura teocentrica. Questo perché quando si parla di cultura antropocentrica, significa affermare che al centro stanno gli uomini perchè non esiste un uomo solo. A livello matematico, a livello logico, se noi pensassimo ad un cerchio, in età medioevale questo cerchio avrebbe come centro Dio, in età moderna si sostituisce Dio al posto del quale si pongono gli uomini. Ma Dio, in quanto uno, sotto il profilo logico, può essere assoluto. Essendo molti, gli uomini sono tutti considerati come uguali fra di loro e quindi, sempre sotto il profilo logico, bisognerebbe ammettere che ciascun uomo è/sia un assoluto. Però proprio lʼimpossibilità logica di pensare alla presenza simultanea di più assoluti, rende fragile, come vedremo, la concezione dello stato di natura teorizzata da Hobbes che più si avvicina, a livello teorico, ad una concezione dellʼuomo come assoluto.
Infine la secolarizzazione: cosʼè? Ci soffermiamo più sullʼaspetto teoretico piuttosto che sulla perdita di potere dellʼistituzione religiosa che già appunto era avvenuta.

Secolarizzazione


Intanto il termine secolarizzazione, viene anticipato quando vengono sciolti tutti gli ordini religiosi e i principi incamerano il patrimonio degli ordini religiosi, ma il termine
secolarizzazione è un vocabolo che ha un significato giuridico che viene citato nei trattati di Westfalia (1648).
Noi intendiamo la secolarizzazione a livello teorico, culturale, come lo spossessamento dellʼoriginario significato teologico di alcuni termini e di alcuni concetti, per assumerne un altro che è lontano dallʼoriginario valore semantico religioso, e dunque la secolarizzazione è un processo che conduce lentamente alla laicizzazione.
Laicizzazione è vocabolo che deriva da “laico”. Il significato originario di “laico” è un significato che appunto trae origine in ambito religioso. Infatti nella Chiesa si distinguono i laici dai chierici. Chierici che sono le persone consacrate o addirittura chi diventa sacerdote o vescovo, ma anche i religiosi; tutti gli altri sono i laici, dunque coloro che allʼinterno della Chiesa cattolica non sono consacrati. Questo è lʼoriginario significato del termine laico che per altro deriva da laos che significa popolo.
La secolarizzazione può avvenire secondo due percorsi:
• per separazione da parte religiosa: si propone di separare quanto appartiene alla religione da quanto invece religione non è, allo scopo di salvaguardare quanto attiene alla religione;
• per separazione da parte laica: per proclamare lʼidentità della sfera laica, cioè non sacra, profana, rispetto a tutto ciò che è religioso.
Non cambia molto, che si tratti di una o dellʼaltra. Qualora si ponga un muro, un confine, è irrilevante quale parte lo ponga: in ogni caso vi è spaccatura, rottura, confine, separazione. La secolarizzazione per trasformazione per certi versi è quella più rilevante perché essa indica proprio lo spossessamento in alcuni termini, in alcuni concetti, in alcune locuzioni dellʼoriginario significato teologico, e lʼassunzione da parte degli stessi concetti, da parte degli stessi vocaboli di un valore semantico che prescinde da alcun riferimento alla religione, al soprannaturale.
La cultura moderna è leggibile, è interpretabile proprio alla luce di una progressiva secolarizzazione di tutta una serie di concetti che assumono poi un valore esclusivamente politico prescindendo dal contesto originario di riferimento.
Altro vocabolo che ha avuto origine e aveva un significato religioso è il termine “propaganda” che forse è stato un poʼ smarrito come termine. La propaganda, che appunto indicava una serie di attività
legate alla diffusione di una determinata ideologia o alla promozione di un determinato candidato rispetto ad altri, veniva legata alla congregazione “Propaganda Fidei” che era stata istituita alla fine del ʻ500, inizi del ʻ600, proprio allo scopo di diffondere in ambito cattolico la dottrina ortodossa in risposta a tutti i cambiamenti che erano avvenuti. Successivamente, il suo esser nato in ambito cattolico è stato totalmente smarrito tanto che la prima allusione che veniva in mente, quando si parlava di propaganda, era lʼaspetto politico della stessa e non invece il suo essere connessa ad un fine eminentemente di diffusione della fede.
Per quanto riguarda la nozione “stato di natura”, essa, che designa la premessa dalla quale i giusnaturalisti moderni muovono per costruire la loro teoria politica, è leggibile come secolarizzazione di una concezione medioevale della teoria degli status. Teoria che ha la sua nascita in contesto teologico e che vale a descrivere la storia della salvezza, la cosiddetta “historia salutis”, che riguarda ovviamente tutta lʼumanità. Essa procede da uno stadio iniziale
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che viene definito “status naturae integrae” e prosegue attraverso uno “status naturae lapsae” per finire poi con uno “status gratiae”.
Ovviamente della condizione originaria/dellʼetà dellʼoro originaria si era parlato già nella Grecia classica e nella cultura ebraica. Per quanto riguarda la descrizione della storia della salvezza, la concezione lineare del tempo tipica “nostra” proviene dal cristianesimo, mentre invece la cultura greca
classica conosceva una concezione circolare del tempo legata allʼosservazione della natura, dallʼavvicendarsi delle stagioni e via seguitando.
La concezione lineare del tempo si basa proprio sulla descrizione di questa “historia salutis” che promana, che ha un momento di inizio e che identifica altri momenti decisamente rilevanti nella storia dellʼumanità che conferiscono una svolta allʼumanità, alla storia stessa.

Lo stato di natura integra (Stus naturae integrae)


E’ la condizione degli uomini prima del peccato originale (gli uomini erano Adamo ed Eva). Si tratta di una condizione, di uno stato, e così comʼè tutta la historia salutis, che ha un carattere storico, non ha un carattere ipotetico, non ha un valore puramente ermeneutico metodologico, ma si tratta della descrizione di alcuni passaggi della storia, perché tutta la storia dellʼumanità è storia della salvezza dellʼumanità, che ha come suo inizio questo status naturae integrae in cui Adamo ed Eva sono stati creati e collocati nel Paradiso terrestre.
Quali erano i tratti che caratterizzavano lo status naturae integrae? La natura era integra in quanto gli uomini sono stati creati esenti dalla morte, dal peccato, dallʼignoranza e dal dolore.
Questi elementi erano totalmente assenti nella condizione originaria dellʼuomo, nella condizione edenica (propria dellʼEden, paradisiaca).
Tuttavia questo stato ha avuto la sua conclusione, ed è cessato in ragione del peccato originale. Peccato originale il quale ha determinato la caduta dellʼuomo e il suo ingresso nello “status naturae lapsae”, stato di natura decaduta.

Lo stato di natura decaduta (Status naturae lapsae)


La caduta/decadenza dellʼuomo è conseguente al peccato originale, che è un atto libero compiuto da Adamo ed Eva contro il comandamento divino che vietava appunto di mangiare dallʼalbero della conoscenza del bene e del male. La caduta determina lʼingresso del dolore, dellʼignoranza, della morte e del peccato nella vita di ciascun uomo, non solo nella vita di Adamo ed Eva, ma anche nella vita dei loro discendenti, e dunque di tutti gli uomini.
Dopo lo stato di natura integra, si parla di uno stato di natura decaduta, in cui lʼuomo appunto conosce i disagi del dolore, “partorirai con dolore”, “guadagnerai il pane con il sudore della tua fronte” (vedremo poi come questi temi ritornino anche nella filosofia di Locke). Lʼuomo poi conosce inoltre lʼignoranza e la morte. La morte è una conseguenza del peccato.
Questa condizione, periodo in cui lʼuomo conosce la decadenza e in cui è preda del peccato, si conclude con il sacrificio di Cristo, con la morte e risurrezione di Cristo che introduce la terza fase, lo “status gratiae”, lo stato di grazia.

Lo stato di grazia

Inizia con sacrificio di Cristo, ovvero con la sua morte e risurrezione. In realtà, a partire dallʼincarnazione di Cristo e dalla sua morte e risurrezione, si inaugura lo stato di grazia ma non
cessa di essere presente lo stato di natura lapsae, per cui dallʼanno 0 in avanti (o anno 33).
Stato di natura decaduta e stato di grazia convivono insieme: peccato, ignoranza, morte e dolore che convivono tuttavia con lʼintervento da parte di Dio che appunto con la sua grazia aiuta gli uomini a raggiungere la salvezza.

Stato di natura come secolarizzazione per trasformazione


Lo stato di natura, concepito come punto iniziale della storia, momento della storia in cui ancora non cʼerano gli errori perchè la storia non esisteva ancora, consente di edificare dalle origini la società.
La metodologia che viene introdotta innanzitutto a livello giuridico e poi in campo politico dai giusnaturalisti moderni, è una metodologia che prevede progressivamente la scomparsa del metodo interpretativo in ambito giuridico. Tale metodologia prevede, lʼedificazione in maniera scientifica del diritto e della politica a patto di non tener più presente lʼammonimento che Aristotele aveva rivolto ai suoi lettori allʼinizio dellʼetica nicomachea: “non si può chiedere una dimostrazione rigorosa ai re e, nellʼambito della conoscenza pratica, della conoscenza delle azioni dellʼuomo, bisogna accontentarsi solo di una conoscenza di tipo probabile e non mai di una conoscenza certa o vera. Non si può applicare alle azioni umane il metodo matematico, il metodo proprio della geometria e della
matematica”.
Ciò, invece, questi autori giusnaturalismi moderni - e Hobbes in particolare - tendono, anzi pretendono di compiere. Infatti: A partire dallʼinizio del ʻ600 i filosofi ritengono necessario avvalersi del metodo matematico, del metodo geometrico per lo studio del diritto e della politica, compiendo quello che Aristotele avrebbe definito un “grave errore metodologico.” Ma appunto, a partire da questʼetà, politica e diritto vengono costruiti sulla base del modello tipico delle scienze teoretiche, e non quello che fino ad allora aveva caratterizzato le scienze pratiche.
Ciò che si vuol costruire è una conoscenza del diritto e della politica, ma anche della morale, che solo a partire dal ʻ600 in avanti cominciano ad essere concepite come scienze separate, mentre fino a quel momento venivano concepite come un tuttʼuno. Il metodo relativo al sapere scientifico, il quale si intende quello proprio delle scienze matematiche e delle scienze fisiche, viene catapultato in altre sfere.
Il primo autore che si muove in questʼottica e colui che lo fa per la prima volta in maniera decisamente consapevole, che estende questo metodo allo studio dellʼuomo nella sua totalità è proprio Thomas Hobbes, di cui abbiamo accennato prima.

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