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Arthur SCHOPENHAUER (1788-1861)

CONTESTO STORICO - Idealismo, marxismo e positivismo erano accomunati da una fiducia nel progresso e nella razionalità, e dalla visione della conoscenza come “sistema”: queste correnti nacquero grazie allo spirito innovativo e di cambiamento della rivoluzione industriale. Ma questo periodo presentò anche numerosi problemi, fra i quali l’inurbamento incontrollato, il lavoro minorile e la degradazione - la nuova realtà provoca un’accelerazione del cambiamento, una crisi dei valori tradizionali e una perdita dei punti di riferimento, che sfociano in un recupero del singolo, tratto tipico della filosofia di Schopenhauer. Assieme a Kierkegaard, Schopenhauer abbandona la fiducia hegeliana nella ragione, per concentrarsi sugli aspetti a-razionali dell’uomo. Altra dura opposizione all’hegelismo venne da Herbart, realista, che attribuiva l’origine di ogni conoscenza all’esperienza (il riferimento fondamentale). Per superare molte contraddizioni, ammise che la realtà è una pluralità di enti che esistono, i reali (anche l’anima lo è).

BIOGRAFIA - Avviato all’attività commerciale, dopo la morte del padre Schopenhauer si dedicò agli studi classici, dunque alla medicina e infine alla filosofia. Frequentò anche un salotto letterario a Weimar grazie alla madre, scrittrice di fama. Nel 1813 si laurea e nel 1818 pubblica il capolavoro Il mondo come volontà e rappresentazione, insuccesso editoriale, ma che gli frutta la docenza a Berlino e un duro scontro con Hegel. Schopenhauer si dichiara contro l’idealismo, considerato come un fraintendimento di Kant. Schopenhauer presenta analogie con Fichte per esempio sul destino dell’uomo come un tendere all’infinito (Sehnsucht) e sua la lotta titanica; si differenzia dall’idealismo per il modo di considerare l’uomo, poiché all’ottimismo di Fichte e Hegel contrappone un pessimismo metafisico, storico e sociale. Trasferitosi a Francoforte, il clima di restaurazione e il ritorno al privato favoriscono il Parerga e paralipomena, una raccolta di brevi saggi su vari argomenti, indirizzati a un pubblico non specialistico.

IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE - Nel saggio del 1813, Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente (tesi della sua laurea) c’è la premessa indispensabile della sua filosofia, il principio di ragion sufficiente. Muovendo da considerazioni kantiane, Schopenhauer dice che il mondo si dà come rappresentazione, e la conoscenza avviene mediante le strutture a priori di tempo e spazio. Questo principio, fondamento delle scienze, sostituisce le 12 categorie kantiane e opera a 4 livelli:

• necessità fisica (causalità); • necessità logica (ragionamenti);
• necessità dell’essere (matematica); • necessità morale (azione).
Sono modi diversi di organizzare il mondo dei fenomeni (tipi di rappresentazione). Il principio, essendo a priori, è in noi e non nelle cose; il suo oggetto non è il mondo, ma la conoscenza di esso, la scienza. In tutte le scienze vi è un principio di causalità, diverso per ognuna, che consente di ordinare i fenomeni.

Risultato dell’applicazione del principio di ragion sufficiente è la RAPPRESENTAZIONE, cioè l’esperienza, tutto ciò che ci è dato conoscere (non si può andare oltre). La rappresentazione è basata sul meccanicismo, perché tutto ciò che avviene ha una causa. Questo vale per le prime tre necessità, ma non per la moralità, perché non si può prevedere il comportamento (che dipende dal soggetto).

La RAPPRESENTAZIONE (dal tedesco Vorstellung) è riferita al contenuto mentale corrispondente all’oggetto della conoscenza (non dipende dal soggetto) e all’operazione psichica (che è soggettiva).

Il SOGGETTO - Il mondo come rappresentazione è completo e autosufficiente (non rimanda ad altro) però presuppone sempre un soggetto che lo rappresenti (non esiste di per sé come oggetto). Il mondo esiste solo perché è percepito e il soggetto esiste solo perché percepisce (non si conosce il sole o una mano, ma solo l’occhio che permette di vederli). Tuttavia, il soggetto è inconoscibile (l’occhio che vede non può vedere se stesso), c’è una concezione impersonale del soggetto, che non può essere fenomeno.

IL VELO DI MAYA - Tra le forme a priori la più semplice è il tempo, e fa da modello per le altre. Il tempo è illusorio, in quanto ogni istante sopprime quello precedente, diviene subito passato (che non esiste in senso proprio). Anche le altre forme sono ingannevoli, proprio come il velo di Maya, che secondo una leggenda indiana, copriva la vera natura delle cose, rendendole ingannevoli. Inoltre, secondo Schopenhauer la cosa in sé non è inconoscibile - è al di là delle determinazioni dell’intelletto, ma questo non è l’unico strumento di conoscenza, si può comprendere il noumeno spostandosi su un altro piano.

La VOLONTÀ - La volontà è la facoltà di orientare il proprio comportamento, fondamento della moralità. In ambito cristiano il problema del rapporto conoscere/volere è legato al peccato, come trasgressione volontaria del comando divino. Tuttavia la volontà deve essere libera, in quanto se non lo fosse non esisterebbe nemmeno la moralità. Da Schopenhauer si distingue fra impulsi e motivazioni coscienti, dando una giustificazione morale al comportamento. Per Schopenhauer la volontà è l’espressione di una forza metafisica, di una Volontà universale, all’origine delle pulsioni di cui bisogna liberarsi.

La Volontà non fa parte del mondo fenomenico, è unica ed eterna, ed estranea al principio di ragione. Schopenhauer risolve il passaggio Volontà (Assoluto) - pluralità degli esseri supponendo che la Volontà si concretizzi in modelli, in idee platoniche eterne e immutabili e organizzate gerarchicamente.

VITALISMO - La natura per Schopenhauer è costituita da forze che la muovono, e il filosofo argomenta questa tesi con l’esempio dei semi ritrovati su una piramide, che nelle adatte condizioni, hanno mantenuto una forze vitale che li ha fatti germogliare dopo millenni. La Volontà si esprime in natura in modo conflittuale, le sue manifestazioni sono sempre in lotta: questa visione è tragica, poiché la natura è presentata come animata da una forza irrazionale, come una battaglia senza senso tra individui dalla chimica (lotta per contendersi la materia) agli animali (che si sopprimono a vicenda per sopravvivere). Schopenhauer ricorre con frequenza alle scienze naturali per ribadire le sue tesi sulla natura.

CONDIZIONE UMANA - La filosofia di Schopenhauer è una filosofia dell’esistenza, poiché si concentra sulla realtà del singolo e perché “solo guardando dentro di sé l’uomo può individuare l’essenza della Volontà”. Ogni uomo è dunque oggettivazione della Volontà, che si manifesta in lui - il volere non è una condizione per la moralità, bensì una forza estranea che fa dell’uomo un suo strumento, e che provoca in lui una condizione di infelicità. Derivando dal bisogno, il volere è sofferenza: l’appagamento è di breve durata, perché una volta raggiunto, abbiamo già altri desideri - PESSIMISMO ESISTENZIALE.
MORTE e NOIA - L’unico principio morale proprio dell’uomo è l’egoismo, perché l’uomo tende alla propria autoconservazione. Esso però rende il destino umano essenzialmente tragico, perché sebbene l’uomo sa che è destinato a perire, fa di tutto per auto-conservarsi. La morte è dunque un orizzonte ineliminabile per l’uomo - la Volontà, d’altra parte, fa sì che solo il desiderio è motivo per un’azione, e quando viene rimosso dall’appagamento (condizione di noia) questo stato diventa spiacevole. L’uomo percepisce la noia come morte spirituale, e cerca di sopprimerla con sempre nuovi desideri.

Schopenhauer distingue 2 tipi di motivi del comportamento: quelli coscienti, determinati dalla ragione, indirizzati verso fini che, se conseguiti, appaiono appetibili, e quelli inconsci, indotti dalla Volontà, che mirano alla conservazione. Il desiderare dell’uomo non è desiderare qualcosa, ma è manifestazione della Volontà che agisce in lui; l’appagamento non dà piacere, è solo una temporanea cessazione del dolore.

SOCIETÀ e STORIA - Al pessimismo esistenziale si aggiungono quelli sociale e storico. La società è la prova della condizione di infelicità dell’uomo, e la vita umana non è altro che noia, dolore e desiderio. Il mondo storico, nella sua malvagità, conferma questa teoria, e Schopenhauer rifiuta ogni ottimismo. Inoltre, la storia non ha in sé alcun disegno, non è un divenire razionale e orientato con dei fini, ma è il “regno del caso”, non esiste spirito, né provvidenza - critica all’ottimismo sociale dell’idealismo.

ARTE - Il volere, causa dell’infelicità umana, chiude l’individuo in se stesso, e lo rende inconsapevole strumento della Volontà. Liberandosi da se stessi, verranno meno tutti i motivi legati a individualità e volontà. La contemplazione estetica è superamento dell’individualità, sia della cosa, sia del soggetto contemplante - l’arte è dunque mezzo per superare il principium individuationis. Il rapporto estetico libera dall’individualità, con esso il soggetto è sottratto alla volontà. Particolare attenzione è rivolta alla musica, arte che non ha nessun riferimento al mondo concreto e rappresenta direttamente la Volontà.

COMPASSIONE - Anche la compassione contribuisce alla liberazione dalla volontà, è il primo livello di un processo di negazione che culminerà con l’ascesi. L’etica e la necessità di solidarietà non vengono citate da Schopenhauer in un’ottica di miglioramento, ma fanno parte della sua concezione metafisica. Nella società bene e male si sommano e si annullano, ma questa regola non lascia posto a nessuna libera iniziativa del singolo, perciò la compassione è un “patire con”, sentirsi parte della sofferenza universale.

ASCESI - La liberazione dalla volontà si completa con l’ascesi, il cui risultato è il raggiungimento della noluntas, la non-Volontà, lo spegnimento in sé di ogni desiderio e ogni brama. La via per raggiungere questo stato comporta un distacco dalla propria singolarità - ai motivi, legati a individualità e volere, si sostituiscono i quietivi. Il superamento della volontà avviene mediante l’ ”astensione dal piacevole” e la “ricerca dello spiacevole”. Per certi aspetti questa visione di Schopenhauer richiama i precetti buddisti, secondo i quali la vita è dolore, la cui causa è il desiderio; metodi per superare questa condizione sono la castità, la povertà, la non-violenza e, per Schopenhauer, anche l’autoflagellazione (più cristiana). Il fine del buddismo è il Nirvana, il nulla come rimozione di ogni dolore e purificazione da ogni desiderio.

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