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Le vie di liberazione dal dolore e il suicidio


Poiché l’esistenza di Schopenhauer è sostanzialmente dolore, la soluzione più logica sarebbe quella di un “suicidio universale”. Ma il filosofo condanna il suicidio, in quanto non è un rifiuto, una liberazione dalla volontà, ma un’affermazione di essa stessa (invece che negare la volontà, egli nega la vita e si libera dal corpo).
Inoltre, il suicidio sopprime solo una delle tante manifestazioni fenomeniche della volontà di vivere, lasciando intatta la stessa volontà che, pur morendo in un individuo, rinasce in mille altri.
La vera risposta al dolore dell’esistenza non consiste nell’eliminazione di una o più vite, ma nella liberazione dalla volontà di vivere stessa. Schopenhauer individua tre vie di liberazione dal dolore:
-L’arte: l’arte, come sosteneva Kant nella Critica del giudizio, è la conoscenza libera e disinteressata, che permette di sollevare lo sguardo dal mondo fenomenico, rivolgendolo alle idee, ai modelli ideali ed eterni delle cose. Attraverso la contemplazione delle idee, quindi, l’arte consente all’individuo di estraniarsi dai bisogna e dai desideri quotidiani, staccandosi dalla realtà (l’uomo non vive la vita ma la contempla, elevandosi al di sopra della volontà e del dolore). Le arti sono organizzate gerarchicamente, dall’architettura (livello più basso = volontà si manifesta nella materia inorganica), alla scultura, alla pittura, alla poesia e infine alla musica (immediata rivelazione della volontà, non riproduce le idee mimeticamente). L’arte ha però un carattere temporaneo e parziale, non definitivo (conforto alla vita).
-La morale: la morale è per Schopenhauer, non è un imperativo categorico fondato sulla scelta della ragione sull’istinto (Kant), ma nasce da un superamento dell’egoismo e da un sentimento di compassione e pietà (Hume) nei confronti del prossimo, tramite il quale avvertiamo come nostre le sofferenze degli altri e ne condividiamo i dolori. Essa si concretizza in due virtù: la giustizia, che consiste nel non fare il male e riconoscere all’altro ciò che riconosciamo a noi stessi (lato negativo); e la carità, la volontà positiva e attiva di agire per gli altri e fare del bene al prossimo. La morale, però, rimane lo stesso all’interno della vita, presupponendo un attaccamento ad essa, in quanto ci si libera dall’egoismo ma non dal dolore connesso alla volontà.
-L’ascesi: l’ascesi è l’ultima via di liberazione dal dolore, che nasce dall’orrore dell’uomo per l’essere di cui egli stesso è manifestazione (volontà). Essa è quindi l’esperienza attraverso la quale l’individuo tenta di estirpare il desiderio di esistere, godere e volere, tramite la castità, l’umiltà, il digiuno, la povertà, il sacrificio e l’automacerazione. La rinuncia alla dimensione materiale e corporea, legata alla volontà, provoca la morte del corpo e, quindi, della volontà di vivere (vinta completamente in un solo individuo perirebbe tutta poiché è una sola). Vinta la dimensione materiale l’uomo diviene autenticamente libero.
Raggiunta l’ascesi con le pratiche ascetiche, il cammino per la salvezza giunge al nirvana, che Schopenhauer identifica con la noluntas, l’annullamento del volere (essenza profonda del mondo), che permette di sperimentare il nulla (nulla relativo al mondo, una negazione del mondo stesso che consente di trovare l’autentica quiete).
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