Secondo Schopenhauer l'individuo non ha alcun valore rispetto alla natura. Il regno della natura infatti è un tempo infinito e uno spazio infinito, nel quale sono possibili un numero infinito di individui. Per questa ragione la natura è sempre pronta a sacrificare l'individuo, il quale non soltanto è esposto al pericolo di morte, ma è originariamente destinato e guidato dalla stessa natura verso la morte. Una volta esaurito l'ultimo compito al quale gli individui sono naturalmente destinati, la conservazione della specie appunto, essi diventano irrilevanti. La forza che permea l'esistenza e le creature viventi spingendole a vivere e a riprodursi non è altro che la volontà di vivere. La vita di conseguenza non è che la manifestazione della volontà per mezzo di quella rappresentazione che è il mondo.

Comunque ciò che è tragico nella concezione di Schopenhauer è che la volontà non è una forza benefica, ciò significa che non è una forza dotata di uno scopo diverso dalla semplice conservazione della specie. La volontà è priva di scopo e di razionalità, non è una provvidenza divina tesa a realizzare un piano nel mondo, non è, secondo Hegel, l'astuzia della ragione nascosta nello sviluppo storico ma è semplicemente 'assenza di scopo'. Per Schopenhauer la volontà non è soltanto libera ma è onnipotente e da essa non derivano soltanto una serie di azioni ma il mondo stesso. La volontà utilizza l'intelletto per i propri scopi sfruttandone la razionalità e le funzioni.

Anche Spinoza aveva elaborato un sistema filosofico nel quale gli individui non hanno un esistenza eterna ma l'universo di Spinoza appare permeato da una razionalità la cui conoscenza permette di assicurare uno scopo e soprattutto di garantire un conforto. Nella filosofia di Schopenhauer invece l'universo è privo di senso e di ordine. Di conseguenza deriva l'impossibilità di costruire un sistema filosofico: infatti manca un senso generale a partire dal quale esso potrebbe essere organizzato. Inoltre se il fenomeno e la volontà coincidono, se la vita e la volontà rappresentano la stessa cosa, questo significa che il carattere essenziale della volontà stessa consisterebbe nell'estrinsecarsi in individui che nascono e periscono come tante manifestazioni temporanee di quello che non conosce né tempo né fine (la volontà stessa). Comprendiamo che morte e nascita sono i due poli della vita che non è altro che l'estrinsecarsi della volontà.

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