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Il mondo come rappresentazione e volontà


"Il mondo come rappresentazione e volontà" è uno dei tanti libri di Schopenhauer. Secondo il filosofo il mondo è rappresentazione, ovvero realtà costantemente svelata. L'unica realtà conoscibile è quella noumenica, ovvero la cosa in sè. Per Schopenhauer è fondamentale arrivare alla cosa in sè sradicando il velo di Maya. Il velo di Maya ci fa apparire la realtà in un modo quando in realtà non è così.
Inoltre il filosofo parla anche della relazione intrinseca che esiste tra soggetto e oggetto, legati attraverso il principio di causalità. Essi sono mossi dalla "ragion sufficiente" che è caratterizzata dal divenire, dall'essere, dall'agire e dal conoscere.
L'altra visione del filosofo è il mondo come volontà. Per Schopenhauer la volontà costituisce l'uomo. La radice noumenica dell'uomo è la volontà di vivere, oggettivata nel corpo. La volontà di vivere è unica, anonima, irrazionale e cieca.
Il filosofo associa la vita ad un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore, i due punti estremi. Il dolore è provocato dal desiderio non appagato ma quando però questo desiderio trova il suo appagamento, subentra la noia. Di conseguenza questa situazione si ripeterà all'infinito.
Fondamentale è anche il pessimismo in Schopenhauer. Egli lo estende a tutte le società lo tripartisce:
1) pessimismo storico
2) pessimismo sociale
3) pessimismo cosmico
Infine anche i concetti di amore e dolore sono essenziali. Per quanto riguarda l'amore, egli dà una valutazione negativa. Esso ha come unico scopo la procreazione, il continuare l propria razza. Dopo il momentaneo godimento successivo all'atto sessuale, l'uomo non prova appagamento perchè non ha fatto nulla per se stesso ma ha solo obbedito alla natura. Quindi l'amore è legato al venire alla luce, una luce che presto si offusca perchè c'è dolore. Il dolore è un altro concetto ricorrente nella filosofia di Schopenhauer. Tutto soffre, non c'è nessuna via d'uscita se non la morte. Il filosofo rifiuta il suicidio e quindi la ricerca della morte in quanto se la volontà dell'uomo è quella di vivere non deve cercarla. Con il suicidio si nega la vita. Esso non elimina il dolore ma la fisicità e l'individualità del singolo. Elimina cioè il fenomeno, non il noumeno.
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