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Differenza tra Volontà e volontà di vita

Secondo la sua teoria, Schopenhauer arriva a dedurre che in fondo la Volontà si qualifica come l’Essere, quindi bisogna denotare affondo i caratteri distintivi dell’Essere che va a qualificarsi come Volontà. La volontà di vita è un impulso vitale dell'essere umano che giustifica ogni atto, ogni esistenza, ogni realtà, ma che in sé e per sé è ontologicamente ingiustificabile e inspiegabile nel suo significato ultimo. Si tratta meramente di impulso coglibile dall’esperienza che noi compiamo abitualmente, in cui è inimmaginabile una totale assenza di Volontà. Non c’è un atto di vita che non sia un atto di volizione. Per conoscere la volontà dobbiamo muovere da noi stessi, impulso universale che si manifesta in ogni essere vivente, che è la singolarizzazione in noi della Volontà universale. Per accedere a quest’ultima, per coglierla, ma non per conoscerla, o meglio per conoscere ciò che è al di fuori della conoscenza rappresentativa, dobbiamo muovere da noi stessi, perché anche noi siamo Volontà, sua manifestazione parziale. Perciò, se noi guardiamo a noi stessi non ci cogliamo soltanto come entità configurabile secondo conoscenza oggettuale e rappresentativa. Non siamo soltanto ragione, siamo soprattutto ed essenzialmente volere. L’uomo non è un’alata testa d’angelo senza corpo.

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