Schopenhauer

Viaggi in Francia ed Inghilterra e frequenta un’università di filosofia dove influirono le idee di Kant e Platone. Assistette alle lezioni di Fichte e divenne insegnante all’università di Berlino nel 1820.
Scrive “Il mondo come volontà e rappresentazione” in due copie di cui la prima fu un flop, nel 1818 mentre la seconda è di successo per il periodo in cui fu pubblicata: il positivismo infatti vede come alternativa l’idea cupa e “quasi negativista” di Schopenauer riguardo la concezione del mondo. (è il 1848)

Mostra interesse per più filosofie:
• Platone, Teoria delle idee viste come forme eterne

• Kant, Vede come lui la soggettività della gnoseologia


• Illuministi, Il materialismo e l’ideologia gli fanno vedere la vita psichica come conseguenza fisica del sistema nervoso

• Romanticismo, Tema dell’infinito, musica e arte come importanti, dolore.

Distingue fenomeno e noumeno kantiano e pone il fenomeno come illusione e sogno (ci fa vedere il mondo in modo falso, come in realtà non è), il noumeno non è altro che materia nascosta e ingannevole del fenomeno (sua conseguenza).
Il fenomeno definito è solamente la coscienza ed è rappresentazione interiore. Vede soggetto e oggetto come due cose prescindibili, nessuna delle due può dipendere o far dedurre l’altra. (Ecco perché è contro gli idealisti tedeschi come Fichte o Hegel collega universitario e contro i materialisti che riconducono soggetto all’oggetto)
Afferma l’esistenza di sole tre forme a priori, non dodici come Kant: spazio, tempo e causalità.
La causalità è cosa da cui dipendono le altre due, un’azione fa risolvere la realtà dell’oggetto che la compie.
La visione delle cose nel mondo per Schopenauer è deformata e trae l’idea di vita come sogno dove l’uomo è in continua via di stupefazione verso la domanda d’essenza della vita.
Cerca di rispondere e trovare una via d’accesso al noumeno tramite l’oggetto materiale quale è il corpo.
Il corpo infatti è presente sia in spazio che in tempo e portano una conoscenza ricca esplicata all’interno di noi stessi. Si conosce tramite sentimenti e sensazioni.
All’interno di noi abbiamo infatti volontà di vivere e brama di essere. Pone nella volontà di vivere l’essenza segreta di tutte le cose.
Quando ci si concentra sul proprio corpo per vivere le sensazioni interne non ci si può concentrare anche sul fenomeno e una volta vista la volontà come essenza del noumeno all’interno dell’uomo si può ricongiungere questa essenza nel corpo come essenza della realtà stessa. Nel corpo si risolve la realtà.

La volontà di cui parla Schopenauer è esente da categorie quali spazio e tempo essendo noumeno e no fenomeno. Possiamo dire che la volontà di Schopenauer è:
• Primordiale e inconscia dato che l’intelletto e la consapevolezza sono aspetti successivi e secondari a questa.
La volontà è mero impulso.
• E’ unica essendo fuori da spazio e tempo, ciò non la rende individualizzabile.
• E’ eterna ed indistruttibile ed è paragonabile quindi all’universo e al tempo
• E’ assoluto, rimpiazza Dio.
La vita è dolore per essenza. La coscienza porta di fatti volontà che porta bisogni.
L’uomo è portato a desiderare in uno stato di perenne tensione, desidera per una mancanza e soffre.
Una volta appianata la mancanza e soddisfatto il bisogno questo raggiunge il godimento o la gioia e il dolore cessa finchè non si presenta la noia e il bisogno successivo.
Il piacere non è altro che derivazione del dolore.
Il male è nel principio da cui dipende il mondo.
La natura rappresenta null’altro che la volontà di sopravvivenza della specie portata a sua volta dall’amore come si impadronisce dei pensieri dell’umanità e diviene più forte stimolo dell’esistenza.
L’amore ha fine solo perché voluto dalla natura e tale fine è quello dell’accoppiamento che porta alla sopravvivenza. La manifestazione biologica è l’amore che comporta la sessualità e fa nascere successivamente vergogna perché di sola matrice procreativa. L’unico amore da poter elogiare è quello della pietà, quello “Normale” non è altro che l’incontro di due infelicità che ne creeranno una terza per sopravvivere.
Schopenauer è palesemente contro l’ideologia tedesca soprattutto quella di Hegel e smaschera i suoi luoghi comuni della razionalità d’essere e dell’esistenza umana come felicità. Condanna la visione di questo ottimismo cosmico ponendo la creazione di Dio come semplice atto di consolazione per la vita di sofferenze dell’uomo. La vita non era per lui razionale e il mondo era teatro di tale irrazionalità non prevedibile.
Attacca inoltre anche l’idea di necessità di relazione che pone Hegel. Per Schopenauer di fatti basta poco per far infervorare due individui e portarli quindi al conflitto, gli uomini non vivere insieme per volontà conscia ma solamente per bisogno e le leggi dello Stato sussistono per difendere gli uomini da papabili aggressioni tra loro e non per eticità. E’ anche pessimista antropologicamente.
Questo tipo di aggressività ed egoismo è atta a portare nella volontà dell’uomo la vita per la pietà così da portare giustizia e amore.
E’ polemico contro ogni forma di storicismo, vede la storia come il costante ripetersi degli avvenimenti per la causa finale e comune dell’uomo. La storia è sempre stata catalogata in basa alla fiducia che l’uomo risiedeva nel progresso, l’uomo non è mai stato analizzato e capito rendendo così il corso storico una pura catalogazione e non vera sostanza.
La storia non è scienza.
La ciclicità della storia si eliminerebbe solamente consegnando la risposta del destino dell’uomo.
Essendo la vita essenzialmente dolore la virtù si afferma in esistenza di esso (il dolore) e poco per volta si pensa di non volerla più.
Il suicidio è però da condannare per Schopenauer in quanto non è altro che puro atto di volontà da parte del corpo, si andrebbe quindi così ad affermare la volontà e si sopprimerebbe una sola manifestazione della volontà di vivere, quella del “Malcapitato”
La vera liberazione è la liberazione dalla volontà stessa di vivere tramite induzioni prese da un cammino non da tutti percorribile. Si divide in tre tappe:
• L’arte è liberatrice.
Non avendo spazio e tempo ed essendo fatta di idee pure eleva la persona e fa dimenticare il dolore e le volontà ma è momentanea. Il soggetto qui osserva le idee e il mondo puro in rappresentazione.
Troviamo in maggioranza il dramma e la tragedia che sono rappresentazioni che fanno dimenticare le stesse dell’osservatore e la musica che rivela la volontà e connette alle radici della vita stessa.
• La pietà.
Ci si impegna nel mondo a favore del prossimo e si soffre insieme compatendo.
La moralità produce conoscenza e attraverso la compassione conosciamo separando il rimorso e l’angoscia in modo temporaneo.
La giustizia è pietà espressa in morale ed è il primo freno all’egoismo, non facendo male riconosciamo gli altri e noi stessi.
La carità è il secondo atto morale che è volonta positiva e propositiva del far bene.
• L’ascesi come unica via percorribile a livello perenne.
E’ la liberazione totale dalle volontà, vivere compresa. Si estirpa ogni tipo di volontà e bisogno primario e di sopravvivenza isolandosi e portandosi a castità perfetta, umiltà, digiuno, povertà e sacrificio che conducono all’automacerazione in grado di sciogliere la volontà umana.
E’ il raggiungimento del Nirvana buddista solamente visto come il tutto da parte di Schopenauer (nonché come spazio luminoso di serenità) e il nulla per i buddisti che lo vedono come negazione del mondo stesso.

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