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Riassunto sul pensiero di Schopenhauer

Schopenhauer insieme a Kierkegaard, è il più feroce critico di Hegel.
In particolar modo Schopenhauer ritiene che quella di Hegel sia una filosofia del sistema, utile solo a giustificare lo stato prussiano.
Si trattava di una filosofia astratta, che non aveva niente a che fare con la realtà.
Schopenhauer capovolge la filosofia di Hegel: il senso di tutto non è l’assoluto ma la volontà, un istinto cieco, irrazionale, senza scopo.
Mentre per Hegel tutto avviene seguendo un processo razionale (Tesi- antitesi- sintesi), Schopenhauer paragona il perdurare dell'universo nel tempo "all'arcobaleno sulla cascata", che non incontrerà mai le acque della cascata.
Il motivo sta nel fatto che la Volontà essendo oltre la forma del tempo, è eterna e indistruttibile, ossia un Principio senza inizio nè fine.

Nasce nel 1788 a Danzica che in quel periodo era tedesca, e solo dopo la prima guerra mondiale viene dichiarata città libera cioè città non soggetta a sovranità.
Dopo la seconda guerra mondiale invece passa alla Polonia.
Era figlio di una scrittrice, proprio a casa della madre arrivavano persone di grande cultura, infatti conoscerà Mayer.
Studia prima medicina, poi inizia ad interessarsi alla filosofia, e decide di studiarla iscrivendosi all’università di Berlino.
Si interessò delle filosofie orientali, portando la suggestione di queste figure nella sua filosofia.
Le sue opere principali sono:
- “Sulla quadruplice radice del principio di ragione sufficiente” (Leibnitz): è la sua tesi di laurea
- “Il mondo come volontà e rappresentazione”: è la sua opera più importante
Viaggia molto, poi litigò con la madre e ruppe ogni rapporto con lei.
E’ un filosofo tedesco che vive nello stesso contesto in cui opera Hegel, proprio per questo non ebbe successo ( perché insegnò a Berlino dove in quel periodo insegnava anche Hegel, e nessun ragazzo seguiva le sue lezioni).
Criticava Hegel, filosofo ben voluto dallo stato prussiano.
La sua filosofia viene ripresa nel primo 900, che è il periodo delle 2 guerre mondiali, un momento di fragilità psicologica

Riprende vari filosofi:
- Kant
- Platone
- Leibnitz
- Tommaso
- Aristotele
In particolare riprende il filosofo Kant, che aveva parlato di fenomeno e noumeno.
Anche per Schopenhauer tutta la realtà è fenomeno, è una rappresentazione che presenta due unità inseparabili: un soggetto e un oggetto.

Il soggetto è fuori dallo spazio e dal tempo e ordina la realtà.
Qualcosa di simile aveva affermato anche Kant: L’”io penso” ordina la realtà secondo spazio tempo e categorie.
Schopenhauer si discosta però da Kant, in quanto nega l'esistenza della cosa in sè.
Schopenhauer sostiene che il mondo è un illusione perché sono io a creare i rapporti tra le cose, rapporti di causa effetto.
Schopenhauer non separa sensi dall'intelletto, mentre Kant si.
Per Schopenhauer c'è solo un intuizione intellettuale e contemporaneamente l'intelletto inserisce i dati nel tempo nello spazio secondo principi di causalità
Non può esserci lo spazio senza il tempo o il tempo senza lo spazio perché l'uno ha bisogno necessariamente dell'altro.
La causalità comprende entrambi i momenti.

Abbiamo 4 tipi di causalità:
- Principio del divenire: quando osserviamo un fenomeno naturale colleghiamo le cose secondo un rapporto di causa ed effetto. C’è quindi una causalità fisica. Per Schopenhauer è la nostra mente a creare queste relazioni
- // conoscere: causalità logica.
- // essere: causalità matematica.
- // dell’agire: quando agisco c’è sempre un motivo.

In effetti riprende Leibnitz che aveva distinto le verità di ragione cioè quelle matematiche dove vale il principio di non contraddizione (c’è una causa e un effetto), dalle verità di fatto, cioè quelle di tutti i giorni, in cui vale il principio di ragione sufficiente, cioè c’è sempre una ragione perché una cosa accade in un determinato modo e non in un altro.
Riprende questo pensiero perché dice che quando organizziamo la realtà la spazializziamo e tutte le cose le colleghiamo secondo una causalità.

La nostra coscienza è fuori dallo spazio e dal tempo e organizza la realtà inserendo le cose contemporaneamente nel tempo e nello spazio e collegandole con principi di causa ed effetto
Forme del conoscere
Per Schopenhauer non possiamo sapere realmente com’è il mondo, perché lo vediamo sempre filtrato dalla nostra coscienza. Per osservarlo dovremmo uscire dalla nostra coscienza, e osservare tutto dall’esterno.
Schopenhauer è d’accordo con Kant sul fatto che tutti rappresentiamo il mondo allo stesso modo usando spazio tempo e causalità.
Kant ci ha insegnato che il conoscere avviene attraverso forme a priori, che sono: spazio tempo e le categorie.
La prima differenza rispetto a Kant è che il soggetto per ordinare la realtà non usa le 12 categorie, ma una sola categoria che è la CAUSALITA’.
Il mondo è uno perché tutti i soggetti conoscono gli oggetti utilizzando le stesso forme.
Anche la materia è causalità: la materia di ciascun oggetto interagisce con quella di altri oggetti attraverso la catena causale
Non esiste una relazione causale tra soggetto e oggetto perché è il soggetto che attraverso l’intelletto pone la causalità nel mondo: il soggetto però non può essere oggetto di conoscenza. Schopenhauer risolve la controversia tra realismo e idealismo.
Secondo lui alla base di queste polemiche c’è l’errata convinzione che l’oggetto sia causa del soggetto (realismo) o viceversa (idealismo di Fichte). Invece la causalità agisce solo tra oggetti, la cui realtà non discende dal soggetto
Idee e corpo
Le idee sono rappresentazioni del soggetto, e sono rappresentate al di fuori delle forme del conoscere.
Sono eterne e universali.
Secondo Schopenhauer a ciascuna idea corrispondono le diverse specie di animali o le forze della natura.
Il soggetto può conoscere le idee solo nel momento in cui rinuncia alla propria individualità e alle relazioni causali con gli altri. Ad esempio nell’illuminazione estetica l’artista dimentica se stesso per contemplare l’opera d’arte.
Per il soggetto il corpo è un oggetto, perché gli appare ogni volta che interagisce col mondo.
Il mondo come volontà
Mentre per Kant il fenomeno è ciò che è conoscibile per Schopenhauer è un illusione, (velo di maya).
Maya era una divinità orientale, che secondo i libri antichi, aveva creato un mondo illusorio per ingannare l'uomo, aveva creato un velo attorno alla realtà e solo chi era capace di strappare questo velo scopriva la realtà, il noumeno (chiamato così impropriamente)
Schopenhauer un po’ si avvicina all'idealismo, perché anche lui nega che ci sia il NOUMENO, la realtà in sé.
Il senso del mondo non si può comprendere a partire dagli oggetti.
Kant non si era posto questo problema perché aveva affermato che ci è possibile conoscere solo il fenomeno, e tutto il resto non ci riguarda.
Il compito del filosofo è proprio quello di svelare il segreto del mondo.
Tutto ciò che vediamo dunque è un illusione: solo se potessi uscire dalla mia coscienza e osservare il tutto da un punto di vista esterno, allora vedrei la realtà com'è effettivamente. Invece ognuno di noi osserva la realtà a partire dalla propria coscienza, di conseguenza non ci rendiamo conto che siamo noi stessi ad organizzarla, la vediamo sempre filtrata dalla nostra coscienza.
Per uscire dal mondo della rappresentazione dobbiamo prestare attenzione al corpo.
Questa è un’assoluta novità perché fino a quel momento la tradizione filosofica aveva privilegiato la mente, lo spirito, non di certo la corporeità come strumento per scoprire la verità.
Se ti accorgi che sei tu che stai organizzando la realtà puoi strappare il velo di maya e puoi scoprire il noumeno (realtà solo pensabile ), che non è che non esiste.
La realtà che è dietro l’illusione c’è e la puoi scoprire, quindi non è più noumeno.
Se riesci a strapparlo capisci che la realtà è dominata dalla volontà, che non è un atto della ragione, ma un cieco istinto di conservazione, di sopraffazione, ed è senza fine e senza scopo.
E’ un desidero di sopravvivere a tutti i costi, calpestando indifferentemente tutto e tutti, che di conseguenza ti porta a non avere alcun rapporto di amicizia. La volontà che domina l’universo domina anche l’uomo.
Il corpo stesso è volontà, perché quando vogliamo qualcosa il corpo si attiva per realizzare il nostro volere, rendendolo visibile.
Il sistema
Schopenhauer dice che dobbiamo liberarci della volontà, prima di tutto dobbiamo renderci conto della volontà attraverso il corpo che è la manifestazione della volontà.
Durante la contemplazione dell’opera d’arte, l’artista perde la sua individualità per cogliere l’universalità dell’opera. In quell’istante coglie il mondo libero dalla volontà.
La musica è immagine della volontà stessa: attraverso la musica ci rendiamo immediatamente liberi dal dominio della volontà
“La vita umana è un pendolo che oscilla tra la noia è il dolore”  l’uomo soffre perché la vita è priva di senso, e in più si illude di essere felice ma viene costantemente in contatto col dolore della realtà. È infelice fino a quando non raggiunge lo scopo che si è prefissato, ma non appena lo raggiunge cade nell’angoscia della noia. Si riprende solo quando pensa a nuovi desideri e quindi ricadrà in un'altra infelicità.
Solo negando la volontà possiamo interrompere il suo dominio. Dobbiamo capire che il nostro dolore lo provano anche gli altri: l’essenza della virtù sono la compassione e la condivisione del dolore, perché aprono il cuore alla carità, all’amore verso il prossimo, e l’amore più grande si manifesta sacrificando se stessi per la salvezza degli altri.
Quando scopriamo il dolore capiamo che l’unico rimedio al male del mondo è smettere di volere. Bisogna giungere all’ascesi  la negazione di ogni desiderio, la noluntas.
L’opposizione voluntas/noluntas rappresenta il punto di arrivo della ricerca di salvezza. Quando abbiamo annullato del tutto la volontà allora finalmente possiamo sentire la gioia e la felicità

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