ARTHUR SCHOPENHAUER
Nasce a Danzica il 22 febbraio del 1788 e muore a Francoforte il 21 settembre del 1860. Fa parte di quell’esperienza della filosofia che ha costituito una sorta di reazione all’idealismo romantico. La filosofia idealista voleva nascondere gli aspetti negativi del mondo. Articolerà dei pensieri filosofici più ancorati alle realtà effettive della vita degli uomini, infatti, vi sono delle critiche che questi filosofi fanno alla filosofia hegeliana. La filosofia hegeliana avrebbe commesso l’errore di presunzione rispetto all’assoluto. Tuttavia, la volontà della filosofia hegeliana di cogliere l’assoluto, conduce Hegel a sacrificare l’esistenza singola di un uomo, trascurando il male e l’irrazionale che spesso distruggono anche gli aspetti più propositivi della vita umana. Le filosofie che si presentano come una reazione all’idealismo hanno lo scopo di mettere in risalto la natura, gli oggetti effettivi e l’uomo concepito come esistenza propria e indipendente.

Suo padre aveva una solida attività commerciale che il figlio non voleva portare avanti. Il benessere economico familiare gli consentì di studiare serenamente e di dedicarsi inizialmente alle discipline umanistiche. Si laurea in filosofia nel 1813 dopo una piccola parentesi di studi in medicina. A partire dal 1820 è chiamato a Berlino ad insegnare presso l’università e Berlino è uno dei centri di maggior diffusione della filosofia hegeliana, che diventerà il bersaglio di critiche di Schopenhauer. Si scaglia contro l’idealismo di Hegel. L’opposizione ad Hegel ha causato la scarsa fama di cui Schopenhauer ha goduto presso i suoi contemporanei. Le sue opere vengono diffuse in tutta Europa. Muore a Francoforte nel 1860.
Il sistema filosofico di Schopenhauer è caratterizzato da una serie di spunti originali e di diversa provenienza. Nel costruire il suo sistema filosofico ha fatto riferimento a Platone, Kant e anche a tutta la filosofia orientale dalla quale Schopenhauer ha colto una sorta di svalutazione del mondo terreno. La filosofia di Schopenhauer parte dalle riflessioni di quest’ultimo della realtà, del mondo e Schopenhauer parte dalla concezione che il mondo sarebbe rappresentazione. La realtà che ci circonda, il fenomeno, non è mai colto in sé, nella sua vera essenza, ma solo in relazione a colui che se lo rappresenta. Schopenhauer accetta il concetto kantiano di fenomeno e per Kant il fenomeno e quello che possiamo conoscere, tuttavia, secondo Schopenhauer la conoscenza del fenomeno non è oggettiva, perché ogni uomo crea una propria visione, una propria rappresentazione di quello che lo circonda. Da questo concetto scaturisce un’altra riflessione.
La rappresentazione è caratterizzata da due elementi inseparabili, senza questi due elementi non vi è rappresentazione e sono: il soggetto e l’oggetto. Il soggetto conosce, l’oggetto è conosciuto. Secondo Schopenhauer la nostra mente e il nostro sistema nervoso inquadrano tutti i fenomeni in base a categorie a priori e sono delle forme, delle strutture insite nella nostra mente, nel nostro intelletto e queste categorie sono: lo spazio, il tempo e la causalità. Vuol dire che io soggetto, quando mi rapporto all’oggetto conosciuto, immediatamente lo inserisco in un contesto spaziale e temporale e stabilisco il rapporto di causalità tra l’oggetto studiato e gli oggetti che mi circondano. Per quanto riguarda Kant, aveva individuato dodici categorie. Schopenhauer riduce le dodici categorie kantiane ad una sola categoria: la causalità. Per il filosofo la vita di un oggetto è conoscibile solo in relazione alle altre cose. L’oggetto che io studio è il rapporto causale con un altro oggetto di studio.
Quest'azione di causalità degli oggetti può essere percepita dal soggetto conoscente, perché vi è un rapporto di causalità anche tra il soggetto conoscente e l’oggetto conosciuto, per questo Schopenhauer parla di corpi mediati che sarebbero i corpi differenti dal mio e di corpi immediati che indicano il mio corpo. I corpi o oggetti mediati possono essere conosciuti solo grazie al corpo immediato, al mio. Il nostro intelletto non ci porta oltre il mondo sensibile. Il mondo è quindi un fenomeno, tuttavia per Schopenhauer il concetto di fenomeno comincia a diversificarsi dal fenomeno kantiano. Secondo Kant il fenomeno può essere conosciuto. Per Schopenhauer è un illusione, un'apparenza e nasconde la realtà effettiva delle cose. L’uomo è un animale metafisico e quindi è portato ad interrogarsi sul fine ultimo della vita. La vita, essendo un’illusione, è definita come un sogno ingannevole. L’uomo per conoscere la realtà vera, l’essenza effettiva delle cose, dovrebbe strappare il cosiddetto velo di maya (elemento di cui parla la sapienza indiana) perché copre il volto vero delle cose e della realtà.

KIERKEGAARD
Nasce a Copenaghen nel 1813. Viene educato in un clima di grande religiosità. Obbligato dal padre si iscrive alla facoltà di biologia e successivamente decide di proseguire con gli studi filosofici. In Danimarca, in quel periodo, si afferma l’hegelismo in contrasto con le sue idee. Infatti, si dedica alla scrittura di opere che si contrappongono all’hegelismo. La sua vita può essere divisa in tre periodi: periodo giovanile, ovvero quello del fidanzamento, e il periodo estetico, il periodo filosofico e il periodo religioso durante il quale condanna la corruzione della Chiesa; la sua concezione è laica pur essendo credente. Le opere più importanti sono: Aut aut, Diario di un seduttore, Briciole di filosofia, Il concetto dell’angoscia, Stadi sul cammino della vita e La malattia mortale.
Nell’opera Aut aut inizia a criticare l’hegelismo, ovvero la mentalità pagana che con Hegel è una religione concettuale; l’aver ridotto la filosofia ad un pensiero oggettivo (per Kierkegaard soggettiva); la separazione tra vita reale e filosofica; la presunzione di spiegare la realtà con il sistema totalizzante. L’opera Aut aut viene così chiamata per indicare l’inconciliabilità delle scelte. In quest’opera si analizza la vita del singolo: una vita possibile e contingente (cioè che si può scegliere in maniera soggettiva) con la scelta che diventa un dilemma ovvero scegliere o non scegliere. Tuttavia, l’uomo è condannato a scegliere, poiché anche la non scelta è una scelta. Le scelte permettono al singolo di crearsi una propria identità e i propri ideali, diventando quello che decide di scegliere. L’unica via d’uscita è la fede che sottrae l’uomo dalla noia e l’angoscia. Gli stili di vita, che lui chiama “stadi dell’esistenza”, sono tre:

1. STADIO ESTETICO: questo stadio cerca di rispondere alla domanda “qual’è il senso della vita”. In questo stadio, l’uomo decide di non scegliere e va alla ricerca del piacere: ne parla nel libro “diario di un seduttore”, ispirato al Don Giovanni di Mozart. Questa continua ricerca del piacere porta a voler superare la monotonia, ma alla fine l’uomo cade nella disperazione che è una malattia mortale come il libro scritto da lui. Il fine di questo stadio è la disperazione alla quale si arriva attraverso l’angoscia che, per Kierkegaard sono delle condizioni umane. L’angoscia viene dalla vertigine della libertà, poiché siamo posti dinanzi a tante scelte. Questo tipo di libertà è molto vicino al sublime kantiano e rappresenta un salto verso l’incognito, l’uomo che ha paura di queste scelte si angoscia. L’angoscia è un motivo esistenziale, una condizione che attraversa l’Io con il mondo, a differenza della paura che è provocata da un qualcosa di preciso e si può anche superare. La disperazione riguarda soltanto l’Io ed è una malattia mortale che porta l’uomo a perdere il senso della vita e l’Io a fuggire da se stesso.
2. STADIO ETICO: E' il contrario dell’estetico in cui l’uomo decide di scegliere e si impegna a portarle avanti con fedeltà. Se la vita estetica è in continuo cambiamento questa si fonda sulla normalità e anche sulla ripetitività. Neanche questo stadio conduce alla felicità ma alla noia. Qui si parla della vita dell’uomo caratterizzata dal matrimonio, dalla famiglia e dal lavoro.
3. STADIO RELIGIOSO: Esso viene descritto nell’opera Timore e tremore. In questo stadio, l’uomo va oltre i propri limiti mettendosi a disposizione di Dio e degli altri. Kierkegaard cita Abramo nel momento in cui lascia tutto per guidare il suo popolo nel luogo indicatogli da Dio; Abramo non aveva figli e grazie all’aiuto di Dio, Sara concepisce Isacco, tuttavia, Dio chiederà ad Abramo di sacrificare Isacco, mettendolo alla prova. Dio, a volte, ci chiede cose paradossali, scomode e rischiose, prove che se superate portano ad andare oltre la disperazione. In questo stadio spiega anche il significato di tempo. Questo è un istante che conta, poiché Dio si manifesta e si fa conoscere.
Il concetto di Hegel si basa sul “noi”. Quello di Kierkegaard invece si basa sull’Io. In Hegel si parla di dualismi, ovvero, conciliabilità. In Kierkegaard si parla di inconciliabilità. Il fatto che Kierkegaard parli di angoscia, destino ed esistenza che lo rendono il padre dell’esistenzialismo. L’esistenza è un concetto filosofico in rapporto con l’essere. L’esistenza è l’essere nel mondo che garantisce all’uomo di poter decidere e di vivere in modo contingente. Per Hegel invece l’individuo non conta, la religione agisce.

FEUERBACH
L’uomo prima di trovare la sua essenza in sé, la traspone all’esterno del sè (ciò equivale alla religione), esigenza dell’uomo e della coscienza umana. Nelle religioni il progresso storico viene considerato come qualcosa di soggettivo. Viene considerato qualcosa di umano dalla filosofia e non dalla religione. Il compito del filosofo sarà quello di dimostrare che tutto va dimostrato. Questa posizione sarà appoggiata da Marx. La religione è l’atteggiamento che l’uomo ha con sé stesso, convivere in maniera pacifica con gli uomini. Feuerbach rimane un materialista: “l’uomo è ciò che mangia”. La sua filosofia si mantiene lontana dal puro materialismo (umanismo integrale). L’uomo è fatto di carne, ma anche di sentimenti.
Per Feuerbach sono importanti sia le istanze, le esigenze terrene che quelle religiose. Feuerbach si è concentrato sull’aspetto prescrittivo delle religioni. L’unica prescrizione valida per l’uomo è il sentimento. Per Feuerbach nessuna prescrizione religiosa può portare l’uomo ad annullare la sua coscienza. L’uomo deve riconoscere la necessità della sua vita reale per realizzare il suo bisogno comunicativo. Questo bisogno rimanda alla dialettica di Hegel. Però, per Feuerbach, la dialettica è uno scambio comunicativo incessante tra un io singolo e corporeo e un tu singolo e corporeo (sintesi dell’amore. Amore = riconoscimento dei bisogni propri e dell’altro). Questo aspetto del pensiero di Feuerbach è detto filantropismo.

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