Secondo Fichte, il principio di tutte le cose era l’Io, ovvero l’Io creatore, quell’attività creatrice da cui nascono tutte le cose. Schelling rifiuta questa concezione, e critica Fichte. Fichte non può delineare come principio di tutte le cose un principio soggettivo, ma alla base di tutto dev’esserci un’unità che sia insieme soggettiva e oggettiva: l’Assoluto (un principio supremo, un Dio, che è insieme soggetto e oggetto, ragione e natura). Fichte, nell’opera “La dottrina morale”, aveva detto che il non-io, ovvero l’oggetto, e quindi la natura, era semplicemente un ostacolo che il soggetto (e cioè l’Io creatore) si creava apposta per poterlo superare, usandolo dunque come strumento per realizzarsi moralmente. Schelling, riprendendo la concezione di Spinoza va contro Fichte, dicendo che non può portare la natura a rango di “ostacolo”, e non può renderla così fittizia e inutile, perché la natura ha vita, razionalità ed è talmente importante che deve avere in sé un principio autonomo che la spieghi in tutti i suoi aspetti, e tale principio dev’essere identico a quello che spiega il mondo: l’Assoluto. Questo cosa significa? Significa che la natura per Schelling è presente come Dio stesso (l’Assoluto) e quindi natura e Assoluto sono la stessa identica cosa.

La filosofia della natura
Abbiamo constatato l’importanza che la natura ha per Schelling e abbiamo detto che essa è presente e importante quanto l’Assoluto. Ma di che tipo di natura si tratta per Schelling? In passato vi sono stati due tipi tradizionali di natura:
- meccanicistica-scientifica: spiega l’origine delle cose secondo la scienza.
- finalistica-teologica: spiega l’origine delle cose secondo la religione (e cioè un Dio agente dall’esterno del mondo che ha creato il mondo stesso).
Tali modelli di natura hanno dei limiti, perché il primo tipo di natura non riesce a spiegare gli organismi viventi, e il secondo compromette l’autonomia e l’autarchia dei processi naturali dicendo che tutto è stato originato da Dio. Schelling trova una soluzione. La natura non è né meccanicistica né finalistica. E’ entrambe. E’ dunque una natura organicistica e spiritualistica:
- organicistica: poiché tutte le cose della natura vivono in funzione del tutto.
- spiritualistica: perché vi è anche la presenza di un’entità superiore che però non è esterna ad essa ma è interna.
Schelling denomina la natura anima del mondo, perché è ciò che sostiene la continuità del mondo organico e inorganico e unisce tutto in un solo organismo universale e le fa attribuire gli stessi caratteri di fondo che Fichte aveva attribuito all’Io. La natura è dunque, come l’Io creatore per Fichte un’attività spontanea e creatrice. Come aveva stabilito Fichte, l’Io non poteva assumere una coscienza di sè non vi era quello scontro con il non-io che in un primo momento lo determinava, ma che poi veniva utilizzato come ostacolo di superamento dell’Io per potersi realizzare (quindi ammetteva la presenza di un urto, ovvero quando il non-io ci determina l’Io, e di un controurto, cioè quando è l’Io a determinare il non-io). Dunque secondo Schelling anche la natura per riconoscersi era caratterizzata da due scontri (chiamati anche principi di base): l’attrazione e la repulsione (questa concezione si chiama principio di polarità).
Secondo Schelling le tre fasi attraverso le quali si concretizza la polarità di attrazione-repulsione sono magnetismo, elettricità e chimismo, alle quali nel mondo organico corrispondono sensibilità, irritabilità e la riproduzione.
Schelling n vuole dimostrare come il non-io determini l’Io, mostrando il progressivo farsi intelligenza della natura, e configura la natura stessa come uno spirito inconscio in moto verso la coscienza, cioè un processo in cui si verifica una progressiva smaterializzazione della materia e un progressivo emergere dello spirito. E articola la storia della natura in tre potenze o livelli di sviluppo:

- mondo inorganico (in cui la natura è cieca)
- la luce (in cui la natura si fa visibile a sé stessa)
- mondo organico (dove grazie alla sensibilità, abbiamo il preannuncio iniziale dell’autocoscienza).
Con la sua filosofia della natura Schelling dà origine a una fisica speculativa, cioè Schelling ha voluto creare un’immagine della natura che prescinde dall’esperienza, ed infatti è stato anche criticato da scienziati che lo hanno accusato di aver costruito una sorta di “romanzo della natura” allontanandosi dalla tipica natura “galileiana-newtoniana”. Quindi questa filosofia fallisce.

La filosofia teoretica
Schelling vuole dimostrare come l’Io determini il non-io facendo vedere come lo spirito si risolva nella natura (cioè come lo spirito sia fatto della sua stessa sostanza). Quindi parte dall’idealismo (dal soggetto) per giungere al realismo (l’oggetto). Schelling sostiene che il soggetto giunga a prendere progressivamente coscienza di sé (quindi giunga a un’autocoscienza) come attività creatrice, attraverso tre diverse epoche:
- la prima epoca procede dalla sensazione all’intuizione produttiva (l’Io riceve la sensazione e nonstante sia ancora passivo, cieco, tramite l’intuizione produttiva inizia a svegliarsi).
- la seconda epoca va dall’intuizione produttiva alla riflessione (l’Io diventa intelligente di sé e si riconosce come elemento differenziato rispetto a tutti gli altri oggetti)
- la terza epoca va dalla riflessione alla volontà (L’io ha ottenuto il raggiungimento pieno della conoscenza di sé stesso, si è riconosciuto completamente).
Schelling si pone una domanda analoga a Fichte: Come fa il soggetto a non accorgersi che l’oggetto è fatto della sua stessa sostanza? Schelling, come Fichte, risponde che l’Io genera inconsciamente i propri oggetti e quindi tramite un’immaginazione produttiva, come la chiamava Fichte, o come la definisce Schelling: produzione inconscia.

Abbiamo detto che nella terza epoca, lo spirito si pone come volontà, ovvero come intelligenza che sa decidere da sola. Questa “volontà” si divide in morale (l’agire liberamente) e diritto (l’agire in modo legale e necessario). Si crea così un’antitesi tra libertà e necessità che abbiamo riscontrato precedentemente anche in Kant che Schelling sostiene inizialmente risolvibile attraverso la storia. La storia infatti non è altro che sintesi di libertà (consapevolezza) e di necessità (inconsapevolezza), poiché mentre gli uomini credono di operare liberamente non sanno che alla base c’è già un disegno prestabilito che si va attuando gradualmente. In particolare la rivelazione storica dell’Assoluto avviene in tre periodi:
- il primo periodo è quello in cui la potenza superiore appare sotto forma di destino
- il secondo periodo è quello in cui il destino si rivela come natura
- il terzo periodo p quello in cui il destino che poi si è rivelato come natura si rivela come provvidenza.

Tuttavia non sappiamo quando ciò succederà, l’unico momento sarebbe il giorno dell’Apocalisse, ovvero quando il figlio di Dio scenderà sulla Terra un’altra volta. Schelling cerca dunque di trovare un’altra soluzione, e cerca di trovare un’attività nella quale si armonizzano completamente spirito e natura, il produrre inconscio e quello conscio: l’arte. Di fatti l’arte non è altro che la sintesi di un momento inconscio o spontaneo (ispirazione) e di un momento conscio e meditato (l’esecuzione dell’artista che avviene in modo cosciente). Quindi l’arte si configura come un produrre spirituale in modo naturale ma anche un produrre naturale in modo spirituale, e Schelling la configura come organo di rivelazione dell’Assoluto nella quale si armonizzano completamente spirito e natura.

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