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Idee per una filosofia della Natura - Schelling

Friedrich Wilhelm Joseph Schelling era particolarmente affascinato dall’opera di Fichte, soprattutto per quanto riguarda il rapporto dialettico di Io e Non-Io. Per Schelling però, non si trattava solamente del riconoscimento della Natura da parte dell’Io, perché questa è una realtà unica: non vi è una frattura tra l’Io e la Natura, l’uomo È la Natura, o meglio uno dei suoi prodotti migliori. Infatti, l’uomo e tutto il genere umano sono lo spirito della sua intelligenza, la cosiddetta “Natura invisibile”, mentre tutta la realtà, compreso il Non-Io, confluisce nella “Natura assoluta”; perciò si può dire che non esista alcun rapporto dialettico tra i due. Questa Natura ha anche le sue caratteristiche particolari: è panteistica, ovverosia eterna e infinita come quella di Spinoza (“tutta la Natura diventa l’essere fondante della realtà”); è organicistica, sarebbe a dire che è in armonia col mondo e con l’essere umano; e infine è finalistica, perché ha dentro di sé un principio auto-produttivo ma inconscio, visto che non sa che cosa verrà dopo. Questo la rende il contrario della Natura meccanicistica di Galileo e Newton: non si può misurare il tutto, solo i singoli, cioè la parte per il tutto. Infatti, nel Rinascimento si era sviluppata l’idea dell’anima mundi che, presupponendo che fosse organicistica, dimostrava che ci sono delle corrispondenze, delle sostanze che influiscono sull’uomo in modo che il macrocosmo condizioni il microcosmo dell’uomo. Tutto è vita, l’anima come ogni altro elemento che ci appartiene, cosicché tutto sia in equilibrio. Concretamente, questo si risolve nella dialettica di attrazione e repulsione in tutte le cose del mondo, nel finalismo della fisica dell’elettricità come nell’organicismo della fisica del magnetismo e anche come nella fisica del cambiamento, ovvero il chimismo, anch’esso organicistico. Quest’ultimi sono i principi di autoregolazione e autogoverno della Natura, completamente opposti alla pura filosofia di Fichte. L’unica cosa che non sappiamo sono i fini della Natura, ma è comprensibile, perché essa non è bloccata in se stessa, ma è vivente, tuttavia Schelling ci propone una lista di “potenze” della Natura, in altre parole gli stadi attraverso cui è passata quasi come la teoria dell’evoluzione di Darwin, ma prima della sua pubblicazione del 1850! La prima è quella del mondo inorganico, una realtà non dotata di vita, ma cui partecipa, la seconda è la luce, con cui la Natura si rende visibile a se stessa, e la terza è il mondo organico, ovverosia l’uomo, il primo approccio allo spirito. Non si può parlare di una senza prima parlare dell’altra, bisogna fare una progressiva smaterializzazione della materia fino all’avvicinarsi all’uomo come quindi un progressivo emergere dello spirito.
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