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Rivoluzione Scientifica

Con “Rivoluzione Scientifica” si indica quel periodo successivo al Rinascimento in cui ci fu una svolta del sapere scientifico e un graduale cambiamento sociale e culturale grazie a grandi innovazioni tecnologiche e scoperte varie.
La nuova economia necessitava di un sapere pratico iniziato a diffondersi nel Rinascimento e che, in contrapposizione con le idee dell’epoca e della Chiesa, doveva necessariamente distinguersi.
Questo sapere pratico aveva subito un impulso a partire dal Quattrocento, quando sorsero le prime botteghe della cultura in cui si formavano gli artisti o gli intellettuali. Anche l’alchimia e la magia giocano un ruolo importante nella determinazione del nuovo sapere scientifico, accompagnate dall’importanza rivestita dalla filosofia neoplatonica, secondo cui tutto è animato e la natura è razionale ed è il perno attorno al quale ruota tutto l’universo.
La nuova scienza diventa più meccanica, poiché comincia a basarsi sulle prove concrete e i risultati degli esperimenti, piuttosto che su congetture filosofiche o teorie astratte. Questa finalità pratica del sapere deve esprimersi nel miglioramento della vita umana e formare un carattere collettivo di ricerca, in modo che tutti possano accrescere il proprio sapere. Tutto ciò si realizzerà quando Galileo proporrà per la prima volta il giusto metodo scientifico.

Mano a mano che questa nuova scienza progredisce, i vari ambiti del sapere allargano i propri orizzonti e sono applicati sempre più alla realtà quotidiana. Non tutti, però, sono d’accordo con il progresso, specialmente la Chiesa e il clero sparso in tutta Europa, i quali si rifiutano di far crollare le loro teorie che hanno governato l’uomo per secoli. In una società orientata verso il futuro e la ricerca, c’era bisogno di istituire nuovi ambienti per la conoscenza. Si ha così uno sviluppo delle Accademie e una riforma delle università, svincolate dalla religione e in sintonia con la scienza.

La Rivoluzione Scientifica operò in diversi settori. Ad ogni modo, è passata alla storia prevalentemente per il suo aspetto di riforma astronomica, sostenuto dai progetti di Copernico, Galileo e altri astronomi. Fino al Cinquecento gli studiosi avevano ormai accettato e riconosciuto come vero il sistema planetario imposto dalla Chiesa, specialmente perché trovava conferma nelle opere filosofiche del passato (Aristotele e Tolomeo). Quando le recenti scoperte introdussero il superamento di questo modello obsoleto ed errato, il principio di autorità indiscussa della Chiesa venne meno e così la centralità dell’uomo e la sua capacità di sentirsi vicino a Dio. Sebbene il concetto moderno di “relativismo” spunterà fuori nel Novecento, già Galileo ne gettò le basi, proponendo una sorta di forma rudimentale.

Niccolò Copernico

Niccolò Copernico nacque nel 1473 in Polonia e fin da giovane si interessò di astronomia. Presentò agli inizi del Cinquecento la concezione eliocentrica, rifacendosi al modello di Aristarco di Samo, pure lui criticato dall’opinione pubblica del suo tempo. Copernico cercò di dimostrare le sue teorie basandosi an-che su osservazioni empiriche e giunse a porre il Sole al centro dell’universo, con tutti i pianeti che ruo-tano attorno ad esso. Inoltre, per spiegare i moti apparenti delle stelle, fu costretto a implicare il moto di rotazione della Terra e di altri pianeti.
Con questa nuova concezione cosmica, non solo veniva annientato il geocentrismo, ma anche la divisione tra mondo sublunare e mondo celeste. Occorreva inoltre abbandonare l’idea delle sfere celesti, ma pur essendo una concezione sbagliata per noi uomini moderni, all’epoca risultava difficile rifiutare quel modello. Le opere di Copernico furono accantonate e prese in scarsa considerazione, soprattutto perché la maggior parte degli europei non era istruita e si fidava soltanto dell’autorità della Chiesa, per cui finché essa non avesse dichiarato fallito il suo modello – e non lo avrebbe fatto neppure di fronte all’evidenza - nes-suno avrebbe cambiato idea.

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