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Marx


Politica fine 800-900, influenzata dalle sue idee (rivoluzione russa e cinese).
Nel suo pensiero è centrale la storia, è allievo di Hegel, la realtà è un prodotto dello spirito.
Marx afferma però di aver capovolto la filosofia di Hegeliana, ha fatto poggiare l'uomo sui piedi e non sulla testa, come Hegel.
Engels è collaboratore di Marx.
Hegel afferma che la realtà è un prodotto dello spirito e questo fa poggiare l'uomo sulla testa, sulla parte spirituale. Marx ha fondato la comprensione del corpo umano sulle basi materiali, facendo poggiare l'uomo sui piedi.
Hegel muore nel 1830, i suoi seguaci si dividono in due correnti:
1. Destra Hegeliana (conservatori)
2. Sinistra Hegeliana (liberare dalla filosofia di Hegel)
Queste due correnti dibattono di politica e religione. Siamo negli anni in cui si elaborano le idee di tipo liberale.
Il punto centrale della filosofia di Hegel è la dialettica e come sintesi ha l'AUFEBUNG (superamento e conservazione di tesi e antitesi), uno dei concetti più importanti di Hegel è questo.
La sinistra hegeliana sottolinea l'aspetto rivoluzionario, la destra sottolinea l'aspetto conservatore.
L'altro aspetto è la religione: con Hegel filosofia, arte e religione hanno lo stesso contenuto, ma forma diversa, si ha un'identità di contenuto, si espongono solo in maniera diversa.
La sinistra hegeliana sottolinea la differenza tra queste due, in quanto nelle religioni vi sono elementi irrazionali (miti) ed esprime lo spirito di un popolo. Un autore riconducibile alla sinistra hegeliana è Feurbach (1804-1872). Questo si occupa di religione. Le due opere principali sono "L'essenza del cristianesimo" e "L'essenza della religione", appartenenti agli anni prima della rivoluzione del 48. Si proclama poi ateo e verrà escluso dall'insegnamento universitario.
La sua filosofia è per Marx importante perché anche egli fa un ribaltamento della filosofia hegeliana. Il ribaltamento di Marx deriva dal ribaltamento di Feuerbach, ma quest'ultimo da un punto di vista religioso.
Secondo F. La religione è un'antropologia ribaltata, cioè l'uomo, nella religione, si immagina un prodotto di Dio, invece è il contrario, è l'uomo che crea Dio, ecco perché ribaltata.
L'uomo crea Dio, proiettando in esso tutte le caratteristiche (antropologia = descrizione delle caratteristiche dell'uomo). L'uomo prende le proprie caratteristiche e le trasferisce in Dio (rovesciata, ribaltata).
Perché l'uomo crea Dio?
F. afferma che l'uomo si aliena in Dio, Dio è alienazione dell'uomo (problema importante in Marx). Ha bisogno di immaginare un essere onnipotente che lo aiuti contro la natura.
Quindi l'uomo cos'è?
Un essere naturale. L'uomo si deve riappropriare degli attributi donati a Dio, per F. Occorre dunque ribaltare il ribaltamento.
L'opera in questo caso di F. È "L'uomo è ciò che mangia" in cui vi è un primo accenno ad una concezione materialistica, naturale, l'uomo ha dei bisogni naturali e questi plasmano quelli spirituali. Fin qui è la natura hegeliana. Marx parte da qui.

Marx nasce a Treviri (Germania) nel 1818, da una famiglia ebrea (come Freud e Einstain), il padre avvocato vuole che diventi avvocato anche Marx, lo iscrive dunque a Giurisprudenza a Berlino, ma qui si appassiona alla filosofia.
Una sua prima opera è "Critica alla filosofia del diritto di Hegel". Scrive le opere prima del 48, in questo anno Marx ed Hegel scriveranno "Manifestazione del partito comunista".
Prima del 48 ci sono le opere più importanti dal punto di vista filosofico.
Negli anni 60 uscirà "Il capitale", opera di tipo economico.
Marx morirà nel 1883.
Un'altra opera è del 44 e un'altra del 45. Poi verrà pubblicato il Manifesto del comunismo. Le opere giovanili riflettono su Hegel e il loro esito sarà l'impegno politico.
Marx condurrà degli studi economici che portano al "Capitale" del 67, critica della società Capitalistica.

Ripresa di Hegel e del dibattito che la filosofia Hegeliana ha suscita tra i suoi interpreti immediati. Gli interpreti di Hegel si sono divisi in due scuole:
Destra Hegeliana
Sinistra Hegeliana
Questa distinzione, è una distinzione di posizioni politiche, la destra e la sinistra, della destra hegeliana fanno parte i conservatori, coloro che credono di difendere con la filosofia di Hegel lo spirito della Restaurazione, la sinistra hegeliana invece ha tra i suoi esponenti coloro che aderiscono alle idee liberali.

Quindi:
muore Hegel, il suo pensiero viene interpretato, continuato, da due scuole, la destra hegeliana che è composta politicamente da conservatori che credono di difendere con la filosofia hegeliana l'esistente, cioè la restaurazione e la sinistra hegeliana invece composta prevalentemente da liberali che vedono nella filosofia hegeliana una giustificazione piuttosto di una rivoluzione, di una trasformazione in senso liberale.
Questa distinzione, tra destra e sinistra hegeliana, riguarda anche da un punto di vista filosofico l'interpretazione del rapporto tra filosofia e religione:
la destra hegeliana sottolinea l'elemento comune tra filosofia e religione, cioè che religione e filosofia hanno lo stesso contenuto, sono due forme dello spirito assoluto; quindi la destra hegeliana afferma che esse hanno lo stesso argomento, lo stesso oggetto. La filosofia quindi, non è altro che una concettualizzazione della religione. Questa è la lettura di Hegel della destra hegeliana;
la sinistra hegeliana invece afferma che hanno lo stesso contenuto, ma la religione lo esprime in forma mitica, la filosofia lo esprime in forma invece chiara, quindi cominciano ad affermare che la religione ha lo stesso contenuto, ma la forma, il mito che la religione utilizza, è qualcosa di irrazionale, che è espressione dello spirito di un popolo, quindi è qualcosa che deve essere da un punto di vista concettuale superato dalla filosofia. Quindi la sinistra hegeliana comincia a sottolineare il ruolo dello spirito del popolo nel dare la forma mitica che la religione dà al contenuto comune con la filosofia.
Tutto questo porta al più grande esponente della sinistra hegeliana che è Feuerbach il quale afferma che la religione è alienazione dell'uomo, cioè l'uomo proietta in Dio il proprio essere e gli attribuisce gli attributi che sono dell'uomo e quindi in questo la religione è un'alienazione dell'uomo, cioè l'uomo prende il proprio essere e lo trasferisce in Dio per poi capovolgere questo rapporto e affermare che è Dio che ha creato l'uomo.
Quindi:
Feuerbach afferma che la religione è alienazione della natura umana in quanto l'uomo crea Dio, lo inventa, proiettando in esso la propria natura, la proietta e la trasforma in una natura infinita e onnipotente. L'uomo prende le proprie caratteristiche, le proprie doti, le attribuisce a Dio, moltiplicandole per l'infinito e quindi rendendolo perfetto, perciò la religione è alienazione dell'uomo.

La seconda idea di F. È che la filosofia deve capovolgere questo rapporto: deve prendere la religione e ricapovolgere, cioè ritornare ad attribuire all'uomo gli attribuiti che l'uomo ha attribuito a Dio.
Alla fine in Hegel, se si pensa anche solo alla Dialettica, essa è AUFEBUNGH, superamento e conservazione, nella dialettica c'è un aspetto per cui essa è rivoluzione, cioè va oltre, va al di là di tesi ed antitesti, le abbandona, quindi essa in quanto supera tesi e antitesti è rivoluzionaria. La dialettica è anche conservatrice però, perché nella sintesi porta in sè la tesi e l'antitesi. La sintesi supera tesi ed antitesi, è rivoluzione, ma nel frattempo le conserva.
La destra hegeliana si può pensare come quella che sottolinea del sistema hegeliana l'aspetto conservatore, tutto ciò che è reale è razionale, è così ed è giusto che sia così, mentra la sinistra hegeliana come quella che invece sottolinea l'aspetto rivoluzionario della dialettica, per cui essa supera il presente.

La sinistra hegeliana afferma che siamo liberali, siamo rivoluzionari, il contesto è 1830, nel pieno della restaurazione, essere liberali quindi vuol dire essere rivoluzionari, quindi la sinistra hegeliana sottolinea della dialettica l'aspetto rivoluzionario e in campo religioso il fatto che la filosofia abolisce la religione, va oltre ed è un sistema concettualmente maturo, mentre la religione si porta con sè il mito.
La destra invece sottolinea l'aspetto conservatore della filosofia di Hegel, quindi la filosofia deve giustificare la politica esistente con il momento esistente, cioè la restaurazione e dal punto di vista religioso fornire le giustificazioni della religione esistente.
Questo è il contesto culturale in cui studia Marx da giovane. Marx fa la tesi di laurea nel 1842/3 quindi dodici anni dopo la morte di Hegel e trattava di Democrito ed Epicuro.
Dicono che Marx fosse il più colto degli allievi di Hegel, Hegel aveva una cultura enorme, ha scritto una storia della filosofia, l'ha inventata.
Marx giovane si muove nel contesto della destra e sinistra hegeliana, è molto affascinato dalle idee di Feuerbach che considera una punta di diamante, inizia una collaborazione con Friedrich Engels, tant'è che spesso si associano le due figure, come fosse un unico pensatore. Inizia come giornalista, poi a causa delle sue idee emigra dall Germania, va in Francia, in Belgio e poi stabilisce la sua residenza in Inghilterra a Londra, dove vive con Engels, non è particolarmente ricco, vivono del denaro di Engels, il padre di Engels aveva un'industria, il figlio la vende e con i soldi mantiene le loro ricerche. Non ha la carriera di Kant o Hegel di professore all'Università, le sue idee rivoluzionarie gli impediscono di avere una carriera accademica o anche di provarla, vive come esule a Londra, dove muore e viene seppellito. E' ateo.

Le opere:
l'anno di svolta per le opere di Marx è 1848. Nel 48 Marx ed Engels pubblicano la loro opera più famosa ed importante che è MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA, è un'opera di svolta, perché le opere precedenti sono fondamentalmente delle opere di filosofia, non sono state pubblicate e verranno pubblicate dopo la sua morte, soprattutto negli anni 20 e 30 in Russia, negli anni di Stalin, in cui viene fondato un istituto che ha il compito di pubblicare tutte le opere di Marx ed Engels. Le più importanti sono: I MANOSCRITTI ECONOMICO-FILOSOFICI (44), L'IDEOLOGIA TEDESCA (45-46), e CRITICA DELLA FILOSOFIA DEL DIRITTO DI HEGEL (43), sono le opere filosofiche dette giovanili. Pubblicano il manifesto, che è un'opera divulgativa, ovvero con il concetto di divulgare le idee del comunismo. Le opere filosofiche giovanili riflettono su Hegel, la sinistra hegeliana e il loro esito sarà la politica, cioè l'impegno politico in senso socialista-comunista. Marx ha questo punto condurrà degli studi economici che portano a quella che è l'opera più importante di Marx che è IL CAPITALE, pubblicato nel 67 (primo volume), ci mette quasi vent'anni per scriverlo, è un'opera di economia, ma anche di critica della società capitalistica, gli altri due volumi saranno pubblicati postumi. Marx muore nel 1883, Engels una decina di anni dopo.
Quindi:
iniziale periodo di riflessione filosofica, che parte dalla critica ad Hegel, esisto politico di questa riflessione che è Il manifesto del partito comunista, l'approfondimento di questo attraverso lo studio dell'economia.

La filosofia di Marx si dice MATERIALISMO STORICO. La filosofia di Hegel è una forma di IDEALISMO, quella di Marx è un materialismo storico.
Materialismo qui ha un'accezione molto differente da quella dell'antichità, di Democrito ed Epicuro, mentre per essi significava la tesi per cui solo la materia, nel senso dei corpi, è reale, per Marx invece va pensato nel senso della civiltà, cioè le basi materiali della civiltà sono la vera realtà della civiltà stessa.
Mentre nell'antichità materialismo significava quelle teorie che affermano che la realtà è materia, cioè è corpo (Democrito: tutto è atomo), qui materialismo è l'affermazione è che cio che è fondamentale nella civiltà è la sua base materiale. La base materiale è l'economia, cioè le condizioni materiali di esistenza di una civiltà, sono l'elemento fondamentale della civiltà stessa. Si parla di come è fatta la civiltà e la sua storia, cioè è un materialismo storico. L'altra idea centrale è che le civiltà hanno un'evoluzione storica (Hegel), non sono qualcosa di fermo, di fisso, di immutabile, ma divengono storicamente. Il confronto con Hegel è fondamentale, si potrebbe dire che quello di Hegel è un IDEALISMO STORICO, cioè l'affermazione che la realtà è un prodotto dello spirito e questo spirito diviene storicamente, quello di Marx è la teoria capovolta, la realtà sociale, economica, della civiltà, è un prodotto delle sue basi materiali le quali divengono storicamente.
Questa filosofia è un capovolgimento di quella di Hegel, questo capovolgimento è stato esplicitamente teorizzato da Marx e soprattutto da Engels. La filosofia di Marx capovolge quella hegeliana.
Engels, a cui si deve questa formula del capovolgimento, ha avuto il merito di rendere in termini semplici la filosofia di Marx. Engels afferma che Hegel ha fatto poggiare l'uomo sulla testa, Marx ha capovolto il sistema hegeliano e l'ha rimesso sui piedi. Mentre Hegel ha pensato che tutto derivasse dalla testa, cioè il luogo dello spirito, e ha pensato la realtà come un prodotto dello spirito, Marx ha rimesso l'uomo in piedi ed ha immaginato che la realtà umana, la civiltà cioè, sia un prodotto invece delle basi materiali dell'uomo, i piedi, come i piedi fossero la base materiale su cui poggia l'umanità. Le basi materiali sono la produzione, l'economia. Questo capovolgimento di Hegel, Marx l'ha visto innanzitutto nell'opera di Feuerbach, che è stato il primo a capovolgere qualcosa, aveva capovolgo la religione, aveva visto in essa il fenomeno di alienazione, nel quale l'uomo proiettava la propria natura in Dio e quindi si trattava di capovolgere il sistema religioso, cioè non pensare che sia Dio a creare l'uomo, ma l'uomo a creare Dio. Questo capovolgimento è contributo che ha dato alla filosofia, secondo Marx, che deve essere applicato alla filosofia hegeliana. Si tratta di tornare a pensare l'uomo come il prodotto delle sue condizioni materiali di esistenza e non come prodotto dello spirito.
Lo spirito, che per Hegel veniva prima, viene dopo per Marx, è il prodotto delle condizioni materiali di esistenza dell'uomo.
C'è anche una teoria del prima e del dopo: per Hegel c'è prima lo spirito e poi la realtà materiale, le condizioni materiali di esistenza e poi l'uomo come essere naturale; per Marx, giovane, che prende spunto da Feuerbach, questo va capovolto, prima ci sono le condizioni materiali di esistenza, l'esistenza concreta, naturale, e poi c'è lo spirito che è prodotto da esse. Marx giovane intuisce già che ciò che gli uomini pensano, è un prodotto del mondo in cui essi concretamente vivono. Invece secondo Hegel, prima c'è il pensiero e poi il modo concreto di vivere che ne è una conseguenza.
Tutto questo lo porta alla Critica della filosofia del diritto di Hegel. Hegel secondo Marx è vissuto in un determinato momento storico, luogo storico, la Prussia e in conseguenza di ciò ha avuto certe idee dello stato. Le condizioni cioè concrete di esistenza, la Prussia di inizio 800, l'hanno portato a pensare una certa teoria dello Stato. Però Hegel ha compiuto un'operazione opposta, non ha dichiarato questo, ma ha formulato una teoria dello Stato e poi ha preteso di dedurre da questa l'esistenza dello Stato Prussiano e del suo modo di essere. Abbiamo Hegel e la sua teoria dello Stato, ovvero che esprime lo spirito di un popolo, la critica della democrazia, del liberalismo, questa teoria, secondo Marx, è il prodotto delle condizioni storiche in cui è vissuto, cioè lo stato Prussiamo di inizio 800, che Hegel ha vissuto e ha trasformato in concetti universali, facendo tale trasformazione, ha pensato, si è illuso, di dedurre da questi concetti universali, l'esistenza dello Stato Prussiano concreto, ma questo è un capovolgimento di quello che è avvenuto in realtà: il realtà è avvenuto che Hegel ha vissuto nello Stato Prussiano e l'ha trasformato in concetto e poi ha fatto finta che da questo concetto derivasse lo Stato Prussiano, in modo analogo a quello che l'uomo compie in campo religioso, ha una certa natura, la proietta in Dio e poi immagina che Dio lo abbia creato. Così nella storia, l'uomo, Hegel, vive in una certa condizione storica, lo Stato Prussiano, la astrae e formula il concetto di Stato e poi pretende di dedurre da esso la realtà dello Stato Prussiamo. Parte dall'Universale per poi arrivare al Particolare, ma in realtà è partito dal Particolare per arrivare all'Universale. Questo è il MISTICISMO LOGICO di Hegel, cioè il pensare che la realtà sia prodotto del LOGOS, quindi LOGICO in quanto afferma che la realtà concreta è prodotto del LOGOS, dello spirito. MISTICISMO nel senso che questa produzione è misteriosa ed incomprensibile. Invece per Marx è perfettamente spiegabile, è il prodotto delle condizioni concrete in cui è vissuto Hegel.

Marx osserva che Hegel è vissuto in un determinato momento storico e all'interno dello stato Prussiano dalla realtà in cui è vissuto ha ricavato i concetti dello stato, però nella filosofia di Hegel c'è una sorta di misticismo logico per cui questo concetto viene presentato come una categoria dello spirito da cui si deduce la realtà dello stato prussiano.
Abbiamo lo stato prussiano, dallo stato prussiano Hegel ricava il concetto di Stato, idea universale di stato. Hegel viene dallo stato prussiano e da esso ricava il concetto di stato, l'idea universale di stato senza dirlo, cioè è quella condizione in cui lui vive ed è lì che si sviluppa, qui si ha la genesi del Marxismo, ma Hegel dopo che ha ricavato l'idea universale di stato, pretende di dimostrare che questa idea si incarna nello stato prussiano.
Critica del misticismo logico:
Secondo Marx lo stratagemma di Hegel consiste nel fare delle realtà empiriche delle manifestazioni necessarie dello spirito, cioè, la realtà empirica, lo stato prussiano è una manifestazione e deriva dallo spirito, dal concetto di stato, questo significa che invece di limitarsi a constatare ad esempio che in certi ordinamenti storici esiste la monarchia, Hegel afferma che lo stato presuppone per forza la sovranità.
Marx definisce questo procedimento misticismo logico, poiché in virtù di esso le istituzioni, anziché comparire per ciò che difatto sono, finiscono per essere allegorie o personificazioni di una realtà spirituale che se ne sta occultamente dietro di essi, Marx arriva alla conclusione che essa è il capovolgimento idealistico fra soggetto e predicato, fra concreto e astratto.
L'idealismo fa dunque del concreto la manifestazione dell'astratto e ciò he viene prima la manifestazione di ciò che viene dopo. Tutto questo è: Hegel inverte soggetto e predicato, concreto ed astratto, cioè per Hegel ciò che è concreto è lo spirito, mentre è astratta la realtà empirica, Hegel usa i termini astratto e concreto ok senso opposto al nostro, per noi concreto è un oggetto, astratto è ad esempio la nozione di un oggetto, o astratto è il concetto di bene, per Hegel invece concreto è lo spirito, quindi il concetto di bene, astratto è l'individuo, perché è un'astrazione essendo finito, dall'infinito.
Per Hegel concreto è lo spirito astratto è la manifestazione dell'infinito, Marx osserva che sta dicendo le cose al contrario, ciò che è invece per Marx concreto è la realtà empirica cioè, poniamo per esempio lo stato prussiano esistente, ciò che è astratto ed è prodotto dallo stato prussiano esistente è l'idea in generale di stato, invece per Hegel è l'opposto, quindi inverte soggetto e predicato, cioè il soggetto è veramente sostanza della realtà è lo stato prussiano, il suo predicato, quello che ne deriva, è l'idea di stato, Hegel le inverte, ritiene sostanza l'idea di stato e predicato lo stato prussiano. Quindi se ha invertito soggetto e predicato, astratto e concreto, capovolge il capovolgimento. Feuerbach ha osservato che la religione è antropologia rovesciata, per ritornare all'antropologia bisogna rovesciare la religione, rovesciando il rovesciamento lo raddrizziamo, così dobbiamo rovesciare la filosofia di Hegel, pensare cioè che l'idea di stato sia il prodotto della concreta condizione in cui gli stati esistono. Questa operazione di Hegel è un GIUSTIFICAZIONISMO POLITICO, perché se lo stato prussiano è una manifestazione dell'idea di stato prussiano, è manifestazione dell'idea di stato, quindi è giustificato da un punto di vista politico, quindi la sua filosofia è una filosofia conservatrice.
Critica della filosofia del diritto di Hegel:
Hegel inverte astratto e concreto, pensa che sia reale e concreto lo spirito e sia invece un'astrazione la realtà. La realtà invece secondo Marx è ciò che esiste concretamente e lo spirito è un prodotto, quindi se per Hegel la realtà concreta è prodotto dello spirito, occorre capovolgere la sua filosofia, seguite in ciò Feuerbach e pensare lo spirito come un prodotto della realtà concreta, se seguissimo invece Hegel daremmo una giustificazione politica all'esistente. Il suo misticismo logico alla fine è una giustificazione dell'esistente.
GIUSTIFICAZIONISMO: se lo stato prussiano concreto è manifestazione dell'universale è giustificato ad essere quello che è. Nella filosofia l'identità di reale e razionale fa si che il reale sia sempre giustificato perché è manifestazione del razionale.
Lo stato esistente è manifestazione della categoria stato, quindi è giustificato nella sue caratteristiche. Afferma che Hegel è un conservatore, giustifica da un punto di vista politico lo stato esistente, vedendo in esso la manifestazione del concetto di stato.
Critica dell'economia borghese e la problematica dell'alienazione:
È esposto il contenuto di alcuni manoscritti economico-filosofici del 44. In questi manoscritti ci sono alcune idee importanti. La prima idea è questa: la critica di quella che Marx chiama ECONOMIA POLITICA BORGHESE, l'economia politica borghese, cioè gli studiosi di economia politica borghese, per esempi Adam Smith e David Ricardo. Il primo è un importante economista scozzese, 1676, le sue opere più importanti sono: LA RICCHEZZA DELLE NAZIONI, Ricardo invece è inglese, di qualche decennio successivo.
Marx comincia a studiare questi economisti, la sua critica è questa:
Questi economisti hanno un merito importante e commettono contemporaneamente però un errore altrettanto importante, il merito è quello di analizzare in modo dettagliato l'economia capitalistica per ricostruirne le leggi, quindi questi economisti hanno il grande merito di aver analizzato in modo corretto la società capitalistica, di averne ricostruito l'anatomia e di averne descritto correttamente le leggi.
Nelle leggi che hanno descritto ha un ruolo fondamentale la proprietà privata. L'errore che hanno commesso è stato di pensare la proprietà privata e le leggi del capitalismo come leggi eterne, che riguardano e riguarderanno sempre tutte le società umane;
Quindi: se hanno avuto il merito di analizzare in modo corretto l'economia capitalistica, ricostruirne le leggi e ruolo fondamentale per la proprietà privata, dall'altra commettono l'errore di pensare queste leggi come leggi eterne della società umana e con essa eterna considerano la proprietà privata. Cioè all'economia politica borghese manca la dialettica, cioè la concezione storica della società, pensano che tutte le società si reggono sulle stesse leggi economiche e che la proprietà privata sia come una categoria universale dello spirito.
Invece secondo Marx, tutte le società hanno una storia, tutto ha una storia, anche la proprietà privata ha avuto un'origine, un'evoluzione ed ha una fine, quindi Marx critica l'economia politica classica perché non è dialettica, cioè non pensa in termini dialettici la società, come qualcosa che si evolve, le cui leggi economiche sono soggette all'evoluzione e con essa la proprietà privata.
Quindi si sta delineando il progetto di Marx, da una parte si tratta di prendere Hegel e capovolgerlo, tornare a far poggiare l'uomo sono più sulla testa, ma sui piedi, i piedi sono le condizioni materiali di esistenza.
Con condizioni materiali di esistenza intende, non l'atomismo di Epicuro e Democrito, ma l'economia, il livello economico della società.
Capovolgere Hegel: non pensare più l'uomo come un prodotto dello spirito, ma delle sue condizioni materiali di esistenza, cioè il livello economico della società che è stato ben descritto dall'economia politica classica, quindi si tratta di capovolgere Hegel prendendo gli economisti, ma si tratta anche in qualche modo di correggere gli economisti prendendo da Hegel la storia, cioè la dialettica, gli economisti hanno commesso l'errore di pensare che le leggi d'economia siano universali, eterne ed immutabili, si tratta di prendere queste leggi d'economia e pensarle storicamente, come un prodotto storico e quindi come qualcosa destinato ad avere un'origine, un'evoluzione, una fine e con esse la proprietà privata, vuole arrivare a dire che si può costruire una società dove si abolisce la proprietà privata, cioè il comunismo.
Tornando ai manoscritti del 44, la società capitalistica, le leggi del capitalismo, hanno una storia perché il capitalismo, le leggi economiche, contengono in sè delle contraddizioni. Le leggi economiche, i rapporti di proprietà, sono contraddittori, Marx quando afferma ciò, essendo un hegeliano, pensa alla contraddizione Th e Antith, per lui dire che le leggi del capitalismo sono contraddittorie e dire che sono dialettiche è dire la stessa cosa, se sono contraddittorie è perché ci sono elementi che contrastano tra loro e quindi le leggi dell'economia capitalistica sono destinate a muoversi, ad avere una storia, un'evoluzione, un inizio ed una fine.
Quindi: la società capitalistica contiene delle leggi che spiegano le caratteristiche e queste leggi sono destinate ad un'evoluzione, cioè vanno pensare in termini dialettici, cosa che gli economisti non hanno fatto, perché vi è una contraddizione, cioè gli elementi che caratterizzano la società capitalistica sono in conflitto, la contraddizione che Hegel pensava tra Tesi ed Antitesi, qui diventa un conflitto tra proletari che non hanno nulla e proprietari capitalisti che hanno mezzi di produzione. In altre epoche, nel Medioevo, potevano essere i servi, i nobili, nel mondo romano i padroni e gli schiavi. Questo è il contenuto di uno dei manoscritti.
Un altro manoscritto molto famoso è dedicato all'alienazione del lavoro. Marx afferma che il lavoro di per sè, staccandolo dalle condizioni storiche, è oggettivazione dell'uomo. Nel lavoro l'uomo si oggettiva, perché nel lavoro l'uomo trasporta il proprio essere nell'oggetto (intelligenza, forza, abilità). Alla fine l'oggetto è oggettivazione del nostro essere perché noi abbiamo trasportato nell'oggetto le nostre qualità, abilità.
Quindi Marx pensa il lavoro come una forma di oggettivazione in cui l'uomo prende il proprio essere e lo trasporta bella cosa, nella società capitalistica, ma l'oggetto prodotto non appartiene al produttore, l'operaio produce qualcosa ed il prodotto non gli appartiene, appartiene al capitalista, quindi questa oggettivazione produce l'alienazione, dall'oggettivazione deriva nel capitalismo l'alienazione, cioè la perdita.
Quindi nel lavoro noi trasportiamo il nostro essere nell'oggetto, se però produciamo nella forma produttiva del capitalismo, in cui l'oggetto non appartiene al produttore, ma appartiene ad un altro, noi perdiamo l'oggetto è quindi perdiamo con l'oggetto il nostro essere, questa è l'alienazione.
Il termine alienazione, l'abbiamo già incontrato in Hegel, parlando della natura: la natura è spirito alienato, cioè lo spirito che diventa altro da sè, la natura è la forma più bassa dello spirito ed è spirito che diventa altro da sè, diventa materia, quindi il termine alienazione indica nel linguaggio di Marx, hegeliano, proprio questo diventare altro da sè.
Quindi: quella che è inizialmente un'oggettivazione, quella che di per sè sarebbe un'oggettivazione, si trasforma nel capitalismo nel diventare altro da sè, in una perdita, concetto negativo di alienazione.
Quindi nella società capitalistica si sta trasformando il lavoro da oggettivazione, da arricchimento in qualche modo, se lavoro mi arricchisco anche in senso spirituale, creo un mondo umanizzato, cioè trasporto me nelle cose, secondo Marx nel capitalismo questo trasportare sè nelle cose diventa non umanizzare il mondo, ma un perdersi.

Marx riprende la filofia di Hegel, ma la vuole capovolgere, vuole capovolgere il rapporto, riportarlo sui piedi. Vuole però mantenere di Hegel la dialettica, cioè la dimensione storica della società e della civiltà umana, quindi è vero che vuole seguire Feuerbach nel porre l'uomo sui piedi, ma contemporaneamente non vuole perdere la lezione fondamentale di Hegel, cioè quella di pensare la realtà come frutto di contraddizioni, che determinano l'evoluzione della società e quindi la storia.
Critica dell'economia politica: l'econimia politica è analisi della società borghese e delle sue leggi, ma queste leggi vengono eternizzate, vengono considerate immutabili, come leggi che appartegono ad ogni società umana. Ma non è così, queste leggi hanno una storia e quindi vanno storicizzate, cioè pensate in termini dialettici, cioè in termini di contrapposizioni tra elementi, che sono fondamentalmente quella tra CAPITALE e LAVORO e quella tra BORGHESI e PROLETARI, questo era il primo dei Manoscritti.
Il secondo, quello molto celebrato da un punto di vista teorico, è relativo all'ALIENAZIONE: per Marx il lavoro è oggettivazione, cioè col lavoro l'uomo trasferisce le proprie qualità dell'oggetto, nel lavoro si oggettiva. Nella società capitalistica però, l'oggetto non appartiene al produttore, quindi appartiene ad altri, perciò l'uomo nel momento in cui si oggettiva si aliena, cioè perde se stesso. Riprende il termine alienazione da Hegel e da F.: per Hegel era la Natura alienazione dello spirito, per F. Era Dio alienazione dell'uomo. Per Marx l'alineazione è questa, che avviene nel lavoro, in una società in cui esiste la società privata e l'uomo oggettivandosi si perde. In questo manoscritto cita altre tre forme di alineazione che sono meno importanti di queste e subordinate.
Una seconda forma di alienazione è rispetto all'attività: l'uomo nella società capitalistica, si sente ed è strumento della macchina. Mentre dovrebbe essere il contrario, la macchina strumento dell'uomo. Nella società capitalistica, si ribalta il rapporto tra uomo e macchina, l'uomo diventa strumento della macchina, dovrebbe essere l'opposto, la macchina dipende dall'uomo, mentre nella società capitalistica, i ritmi della società dell'uomo sono regolati dai ritmi delle macchine. Sta pensando alla meccanizzazione del lavoro che si è avuta con la Prima Rivoluzione Indistriale. I gesti e comportamenti, i tempo dell'uomo, sono dettati dalla macchina. Mentre normalmente è la macchina ad essere strumento dell'uomo, nella società capitalistica questo si inverte e quindi anche qui si ha un'alienazione.
Una terza forma di alienazione è rispetto alla propria essenza: l'uomo nella società pre-capitalistica, in un ipotetico stato di natura, si differenzia dall'animale in quanto lavora. Esso lavora e questo lo rende differente. L'uomo è in gradi di lavorare, mentre l'animale no. Ha l'idea di lavoro come attività coscente e intenzionale. Gli animali lavorano collettivamente, l'individuo risponde ad un rituale collettivo, l'uomo lavoro individualmente, ognuno coscentemente copie il suo lavoro e ci mette l'intelligenza, l'animale l'istinto. L'uomo lavora, produce, è tale nel momento in cui lavora, è animale nel momento in cui riposa. Afferma che nella natura dell'uomo è specifico lavorare, è comune agli animali il riposarsi. Nella società capitalistica il lavoro è alienato e quindi è anche alienato questo rapporto con l'essenza dell'uomo. L'uomo si sente umano quando si riposa, cioè fa ciò che è animale, e si sente animale nel momento in cui fa ciò che è umano, cioè lavora.
L'uomo per essenza è un produttore, lo accumana agli animali il riposo. Nella società capitalistica il rapporto si inverte.
La società capitalistica inverte il rapporto tra il lavoro e la realtà, l'oggettivazione diventa perdita, l'attività rende l'uomo strumento della macchina, si sente uomo a riposo.
La quarta forma di alienazione è rispetto all'altro: l'altro uomo dovrebbe essere un essere con cui è legato da rapporti di comunanza, pensieri, interessi, invece nella società capitalistica diventa il suo avversario, cioè il capitalista. Rispetto al prossimo invece di avere un legame che unisca, ha un rapporto conflittuale, ovvero il coflitto tra operaio e capitalista.
Quindi la società capitalistica aliena l'uomo, gli fa perdere l'oggetto, la sua attività rispetto alle macchine, la sua essenza di essere umano rispetto agli animali, il rapporto con l'altro uomo che diventa antagonista. Il fine del comunismo è abolire la proprietà privata e quindi eliminare l'alienzione.

L'idea di Marx è quella di fare la rivoluzione. Egli inizialmente si laurea in filosoifa, compie studi filosofici anni 43-48, nel 48 scrive il Manifesto. Quando lo scrive, la sua idea è che la filosofia deve cambiare il mondo, da qui in poi si dà da fare per organizzare il movimento operaio e comunista. Una cosa pratica che farà sarà fondare La PRIMA INTERNAZIONALE nel 1864, lo scopo era quello di guidare la rivoluzione. E' un filosofo che comprende che non basta la filosofia, ma bisogna cambiare il mondo e si dà da fare per farlo. Ciò avviene facendo la rivoluzione comunista. Questo cambiamento di attività è anche teorizzato.

Critica della civiltà moderna:
Marx critica la società borghese e lo stato liberale, che è espressione della società borghese. Secondo Marx, lo stato liberale, cioè quello che si basa sul Parlamento, le elezioni ed il consenso del governo, è una finzione, perché ogni stato è l'espressione del dominio di una classe. Quindi lo stato liberale, che si propone come democratico, come espressione della volontà popolare, di fatto non è tale. Ogni stato è una forma di dittatura, della dittatura di una classe sociale sulle altre, lo stato cioè è uno strumento che la classe sociale che domina una certa società utilizza per realizzare questo dominio.
Lo Stato Moderno Liberale, si pone come universale, cioè come uno stato che fa gli interessi di tutte le classi sociali, questo è impossibile, è impossibile che faccia gli interessi di tutte, perché non esiste un interesse comune a tutte le classi sociali, che sono il conflitto e in contrapposizione tra loro. L'interesse del proletariato è opposto a quello della borghesia, quindi uno stato non potrà mai essere universale, cioè fare gli interessi di tutte le classi sociali. La società ha dei conflitti, lo stato è l'espressione di essa. Ribalta anche qui la filosofia di Hegel: per Hegel prima viene lo Stato, poi lo Stato pone disciplina e realizza la società civile, attraverso la polizia e le corporazioni, invece per Marx è il contrario, prima c'è la società civile, che ha come struttura fondamentale quella economica, qui c'è una contrapposizione tra classi, e quella che nella società civile domina, nella sua epoca la borghesia, esprime anche un potere politico, e quindi lo stato, quindi ogni stato è sempre espressione del dominio di una classe sulle altre. Se è questa la natura dello stato, è questa anche quella dello stato liberale. Di fatto i meccanismi della società impediscono a chi appartiene alla classe subalterna di governare effettivamente. Questa è l'idea di base.

Un altro concetto importante è che la democrazia borghese di basa sul principio della rivoluzione francese che la legge è uguale per tutti, nel momento in cui la legge è uguale per tutti, si sta misurando con la stessa legge, soggetti diversi, che hanno potere economico, e quindi libertà differente, perciò la società borghese affermando che la legge è uguale per tutti sanziona le differenze di fatto tra gli individui. La democrazia si basa sull'idea che la legge sia uguale per tutti, Marx afferma che la legge uguale per tutti non fa altro che riconoscere le differenze sostanziali tra gli uomini, se la legge è uguale per tutti, il più ricchi è più potente del più povero e quindi se misuriamo gli uomini allo stesso modo, si sancisce un potere maggiore di chi è più ricco e minore a chi è più povero.
Quindi è una società che non fa altro che sancire la disuguaglianza, in questo è espressione degli interessi della classe sociale dominante, la borghesia, che è quella che ha potere economico. Il comunismo deve andare al di là di queste disuguaglianze e abolirle. Deve abolendo la proprietà privata, cancellare le disuguaglianze di fatto dei cittadini. Vuole realizzare un'uguaglianza di fatto. Vuole riequilibrarle. Il socialismo si propone una giustizia sociale, nel senso che vuole far si che coloro che sono meno ricchi, abbiamo le stesse possibilità di coloro che lo sono di più. Invece il pensiero liberale parte dall'idea che si stabiliscono regole uguali per tutti poi il più bravo giocatore sarà più ricco, il peggiore sarà più povero, però se garantiamo a tutti le stesse regole del gioco prima o poi anche il giocatore più scarso riuscirà a guadagnare qualcosa. Il socialismo vuole che lo stato aiuti le classi più basse. La legge deve essere tale da favorire le disuguaglianze sociali, cioè una dittatura del proletariato. L'obiettivo della rivoluzione comunista è la dittatura del proletariato. Ogni stato secondo Marx è una dittatura, più o meno mascherata, lo stato liberale è la dittatura della borghesia, perchè ha come legge fondamentale che tutti sono liberi e uguali di fronte alla legge, in questo modo è favorevole a chi è più ricco e potente. L'obiettivo della rivoluzione comunista è eliminare la proprietà privata e la dittatura del proletariato.
Riassumendo:
ogni forma di stato è nel modo mascherato la dittatura della classe sociale dominante. Lo stato liberale è l'espressione del dominio della borghesia, cioè della classe sociale che in quel momento domina la società. Esso afferma che la legge è uguale per tutti ed in questo modo dà maggiori possibilità ha chi ha più potere economico. Il comunismo è l'intenzione di eliminare le disuguglianze sociali abolendo la proprietà privata, quindi in qualche modo togliendola a coloro che la possiedono, cioè la borghesia. Tratta in modo diversa il capitalista, perchè rende la sua proprietà privata collettiva, vuole rendere tutti uguali di fronte alla legge, ma anche economicamente. Il modo che indica Marx per eliminare le disuguaglianze è fare una rivoluzione, e questa deve portare alla dittatura del proletariato.

Distingue due tipi di stato rivoluzionari:
SOCIALISMO, caratterizzato dalla dittatura del proletariato (dal punto di vista politico) , A CIASCUNO SECONDO I SUOI MERITI (dal punto di vista economico);
COMUNISMO, abolizione dello stato (dal punto di vista politico), A CIASCUNO SECONDO I SUOI BISOGNI (dal punto di vista economico)

Si ha il capitalismo, poi la rivoluzione, la rivoluzione porta alla dittatura del proletariato, cioè al comando di una classe con l'obiettivo di abolire le classi sociali, la borghesia va eliminata in quanto classe, non in quanto individui e ci vuole una dittatura, c'è ancora una lotta di classe, c'è ancora uno stato che è la dittatura di una classe sociale, in questo momento a ciascuno secondo i suoi meriti, vuol dire seocondo il suo lavoro. Secondo Marx nella società capitalistica non vale a ciascuno secondo il suo lavoro, perché in essa si guadagna in funzione del fatto che abbia no la proprietà privata, guadagna in basse alla sua proprietà, non in base ai suoi meriti. La rivoluzione deve portare a dare a ciascuno in base a quanto ha lavorato, una volta che la dittatura del proletariato si è realizzata ed è stata cancellata la borghesia come classe, non c'è più lotta di classe, quindi non c'è più bisogno di uno stato che realizzi il dominio della classe dominante, perciò il passo dopo è l'abolizione dello stato, ed è il vero e proprio comunismo e si basa sul principio a ciascuno secondo i bisogni, cioè in base di quanto ha bisogno. TEORIA POLITICA DI MARX
Marx riconosce nella proprietà privata la causa di tutti i mali: causa l'alienazione e le differenze sociali, la misera del proletariato. Si intende la proprietà privata dei mezzi di produzione, che va abolita.

Teoria politica di Marx:
ogni stato è espressione della società civile, è espressione della classe che domina nella società, che domina nella società diventerà, che DOMINA NELLA STRUTTURA ECONOMICA DELLA SOCIETA'; la classe che è economicamente dominante è la classe che è anche socialmente dominante ed esprime il potere politico. Per Marx le classi sociali nel capitalismo, ma anche nelle epoche antiche, sono sempre state in conflitto, è un dialettico, un hegeliano, pensa che la realtà sia un insieme di conflitti, quindi non può esserci uno stato che non esprima questo conflitto e ne esprime il vincitore, quindi lo Stato è sempre l'espressione della classe dominante. Non esiste uno stato universale che fa gli interessi di tutte le classi sociali perché le classi sociali hanno interessi conflittuali, quindi non possono essere espressi dallo Stato. Quindi Marx propone la rivoluzione: il proletariato non può pensare di modificare lo stato parlamentare borghese, perché esso è espressione della borghesia; quindi non può far altro che fare una rivoluzione e creare uno stato nuovo, che sia espressione del suo punto di vista sulla realtà. Essa deve portare al Socialismo, che è dittatura del proletariato, questo procede all'eliminazione delle classi sociali ed evolve nel Comunismo. Il Socialismo della seconda metà dell'800, è stato profondamente influenzato dalle idee di Marx, ma nonostante questo, queste idee sono state modificate, criticate; in particolare a fine 800 il movimento socialista si divide in due correnti: i massimalisti (più fedeli alle idee di Marx, bisogna fare la rivoluzione ed ottenere il massimo, cioè l'abolizione della proprietà privata) ed i riformisti (correggono alcune idee di Marx, non vogliono puntare alla rivoluzione, ma sfruttare gli strumenti che la democrazia borghese mette a disposizione del proletariato, il quale vincendo le elezioni può fare leggi che eliminino le ingiustizie sociali). Mentre l'idea di Marx era: non si possono correggere le ingiustizie sociali, queste sono intrinseche al capitalismo.

Concezione materialistica della storia:
la filosofia di Marx è detta MATERIALISMO STORICO, talvolta anche MATERIALISMO DIALETTICO, le due espressioni storico e dialettico sono equivalenti, perché la storia è appunto dialettica, ed è la dialettica che permette di pensare in termini storici, nonostante questo però Engels nell'ultima fase della sua vita, ha cercato di allargare il Marxismo ad una concezione complessiva della realtà, non solo nei rapporti sociali e politici, ma comprendendo anche la natura ad esempio, e si è riservata talvolta l'etichetta di Materialismo Dialettico a questa visione più allargata della realtà. Nell'ultima fase del pensiero di Engels, si è lasciata l'etichetta Materialismo Storico per pensare la politica, la storia, la società, invece si è utilizzata l'etichetta Materialismo Dialettico per pensare ad una teroia più generale della realtà influenzata dal Marxismo, questa sarà una cosa incoraggiata negli anni di Stalin.
Il Materialismo storico è la teoria per cui la storia è storia dei modi di produzione, pensa la storia come storia delle lotte di classe, delle classi sociali (definizioni parallele).
Modo di produzione: è composto da due componenti:
FORZE PRODUTTIVE + RAPPORTI DI PRODUZIONE/RAPPORTI DI PROPRIETA'
Le forze produttive sono l'aspetto più materiale della produzione, sono gli uomini, le loro conoscenze, i metti tecnici di cui dispongono, la loro organizzazione, le loro abilità; I rapporti di produzione sono i rapporti in cui gli uomini stanno rispetto ai mezzi di produzione, rapporti che collocano gruppi di uomini in rapporto ai mezzi di produzione.
Esempio:
MODO DI PRODUZIONE: Capitalismo, consiste di queste due componenti dunque.
In esso le FORZE PRODUTTIVE sono le industrie, l'organizzazione industriale della produzione, uomini che hanno le conoscenze necessarie ad una produzione industriale ed utilizzano certi mezzi, macchine, capannoni industriali (Industrializzazione), i mezzi di produzione sono fondamentali e sono macchine, capannoni, materie prima: questo livello descrive le forze produttive. INDUSTRIALIZZAZIONE
I RAPPORTI DI PRODUZIONE invece, è il rapporto in cui gli uomini stanno rispetto ai mezzi di produzione, descrivere cioè che rapporto hanno gli uomini con i mezzi di produzione, in questo caso: alcuni uomini sono propritari dei mezzi di produzione (capitalisti), altri non ne sono proprietari e posseggono solo la loro capacità di lavorare, detta FORZA LAVORO. Rapporto tra uomini ed industrie. La società capitalistica è divisa in due classi: capitalisti che posseggono, operai che posseggono solo la loro forza lavoro. SI possono anche chiamare RAPPORTI DI PROPRIETA' perché sono i rapporti in cui gli uomini stanno rispetto alla proprietà dei mezzi di produzione, questi sono rapporti di proprietà e non-proprietà.
CHI POSSIEDE LE INDUSTRIE E CHI NO

Secondo esempio:
SISTEMA FEUDALE DI PRODUZIONE;
FORZE PRODUTTIVE: contadini, zappe, campi, tecniche che hanno nel coltivarli;
RAPPORTI DI PRODUZIONE: il possesso delle Forze Produttive, chi le possiede e chi no.

Quindi:
la storia è storia dei modi di produzione, un modo di produzione consiste di due componenti: FORZE PRODUTTIVE + RAPPORTI DI PRODUZIONE. Il primo è l'organizzazione materiale della produzione, le conoscenze, i mezzi, le materie prime; il secondo sono i rapporti di proprietà rispetto ai mezzi di produzione in cui stanno gli uomini.
La storia è questo, l'evolversi dei modi di produzione.

Ha definito il modo di produzione come la somma di due componenti, afferma che i modi di produzione si evolvono perché c'è una contraddizione (Dialettica), tra il primo elemento, le forze produttive, ed il secondo, i rapporti di proprietà. Tesi Marxista.
Questo è dialettico: dialettica tra forze produttive e rapporti di proprietà, quindi il modo di produzione è la sintesi e si evolve perché questi due elementi entrano in conflitto. Entrano in conflitto perché secondo Marx ad un certo punto, i rapporti di produzione ostacolano/impediscono l'ulteriore sviluppo delle forze produttive (visione ottimista).
Applicato al capitalismo: esso si evolverà quando, e secondo lui il momento è prossimo, i rapporti di proprietà, cioè il fatto che ci sia un borghese capitalista da una parte e dall'altra l'operaio, impedirà l'ulteriore sviluppo dell'indistria.
CAPITALISMO = INDUSTRIA + DIVISIONE IN CLASSI
Esso avrà un'evoluzione quando la divisione in classi, proletari e boghesi, impedirà lo sviluppo ulteriore dell'elemento trainante, le forze produttive. Il Socialismo sarà il passo avanti delle forze produttive, c'è l'industria organizzata in un certo modo, il fatto che questa organizzazione si è gestita in modo capitalistico, impedisce ad un certo punto l'evoluzione dell'industria stessa, ecco che allora dovrà imporsi un altro modo di distribuire i rapporti di proprietà, che è il Socialismo.
Nel sistema di produzione feudale: esso ad un certo punto crolla perché gli uomini si sono resi conto che la divisione in classi impediva l'ulteriore sviluppo dell'agricoltura.

L'altra definizione di Materialismo storico ovvero la storia è storia delle lotte di classe, è d'accordo. Poiché un modo di produzione consiste di rapporti di proprietà, la sua storia è anche la storia di questi rapporti di proprietà, cioè la lotta tra le classi sociali. Poiché un modo di produzione consiste anche di rapporti di proprietà, la sua storia e la storia di essi è la storia della lotta fra le classi sociali (definizione presente nel Manifesto).

Capovolgimento dalla filosofia di Hegel:
per Hegel, la storia è la storia dello spirito, per Marx la storia è la storia dei modi di produzione. Marx ha rimesso l'uomo sui piedi, i piedi sono il modo di produzione.
Da ciò deriva un'altra tesi importante del materialismo storico: il modo di produzione, è la struttura della storia. Tutto il resto, la cultura, lo spirito, l'arte, la scienza, la religione, appartiene alla sovrastruttura.
Il materialismo storico implica la distinzione tra il modo di produzione che è la struttura + tutto il resto che è sovrastruttura. In una società ci sono due elementi, la STRUTTURA cioè il modo di produzuione, il livello economico della società e la la SOVRASTRUTTURA, in essa finisce tutto il resto. Lo Stato è Sovrastruttura, come la cultura, la religione.
Quindi:
STRUTTURA è ciò che sostiene una determinata società, cioè un determinato modo di produzione, tutto il resto poggia sulla struttura e costituisce la SOVRASTRUTTURA. Questo è il capovolgimento di Hegel, per Hegel la società poggia sulla cultura, se vogliamo, sullo spirito, che si incarna nello Stato e così tiene in piedi tutto quanto, Marx l'ha capovolto, la società non poggia sulla testa dello spirito, ma sui piedi dell'economia, il modo di produzione.

La prima conseguenza di tutto questo è che se vogliamo cambiare una certa società, dobbiamo cambiare la struttura, è inutile partire dalla sovrastruttura, che sarà sempre espressione della struttura. Il cambiamento di una società avviene quando cambia la struttura, cioè il modo di produzione. Bisogna partire dal cambiare il modo di produzione, non la sovrastruttura.
Una rivoluzione non si fa cambiando lo stato, ma cambiando il modo di produzione, lo stato è sempre l'espressione del modo di produzione.
La realtà si cambia cambiando il modo di produzione e quindi la rivoluzione socialista, come poi di fatto è avvenuto in Unione Sovietica, avviene nel momento in cui si cambia il modo di produzione, tutto il resto deriverà. Lenin è stato per molti versi colui che storicamente ha realizzato queste idee.
Quindi:
le rivoluzioni non avvengono a livello filosofico, ma pratico. Marx ha iniziato a fare studi di filosofia, con essi è arrivato a questa concezione della realtà, a questo punto doveva impegnarsi a cambiare la struttura, cioè il modo di produzione, allora ha organizzato la Lega dei Socialisti, ha fondato la prima internazionale, ha diffuso le sue idee, per riuscire a cambiare la struttura.
C'è una sua fase famosa, inserita nell'opera L'IDEOLOGIA TEDESCA, in essa critica la sinistra hegelina e in ciò afferma: "Fino ad ora, i filosofi, si sono limitati ad interpretare il mondo in modo diverso, ora si tratta di cambiarlo", le filosofie sono state interpretazioni diverse della realtà, perché la filosofia è un prodotto del modo di produzione, ora si tratti di non fare più filosofia, ma di cambiare il mondo, cambiando il modo di produzione. Bisogna cambiare la struttura, ed il cambiamento non potranno farlo i filosofi, perché partono da qui, dalla struttura, in questo Marx è d'accordo con Hegel, la cultura è un prodotto di qualcos'altro, è il prodotto del modo di produzione, quindi le rivoluzioni non le faranno i filosofi.
Ogni cambiamento storico deve partire dal cambiamento della struttura, le rivoluzioni non sono rivoluzioni filosofiche, ma sono trasformazioni del modo di produzione, questo spiega anche perché Marx ad un certo punto ha abbandonato il lavoro del filosofo, per darsi da fare ad organizzare l'Internazionale Comunista e quindi la rivoluzione, per cambiare appunto il modo di produzione. I filosofi, in questo, sono espressione di un modo di produzione e non fanno altro che rifletterne le caratteristiche.
La cultura è prodotto del modo di produzione, "In ogni epoca, le idee dominanti, sono quelle della classe dominante" (frase contenuta nell'IDEOLOGIA TEDESCA), la cultura, la filosofia, sono espressione del modo di produzione.
L'IDEOLOGIA TEDESCA è la più importante delle opere giovanili di Marx, in essa si occupa del concetto di IDEOLOGIA, la cultura è espressione del modo di produzione, come la filosofia, in particolare, tutte le nostre idee, sono prodotto del modo di produzione, tutte le idee di una determinata epoca sono espressione del modo di produzione. Chiama IDEOLOGIA, quelle idee che mascherano, nascondono la loro origini nel modo di produzione; sono ideologia secondo Marx, quelle idee che nascondono la loro origine nel modo di produzione. Si vede che una teoria nasconde la propria origine nel modo di produzione dal fatto che si propone come universale, cioè come valida per tutte le classi sociali. Ogni teoria, ogni pensiero, ogni idea sono espressione degli interessi di una classe sociale.
Le idee sono espressione del modo di produzione, le idee dominanti sono espressione della classe dominante, quindi sono prodotto delle classi sociali, in particolare le idee che trionfano, che vincono, sono le idee espressione della classe socialmente dominante, tra queste idee, chiamiamo ideologia, quelle idee che pur essendo espressione della classe dominante, fingono di non esserlo, fingono di valere per tutti, quindi fingendo ciò, fingono di essere indipendenti dal modo di produzione (la maggior parte).
Esempio: Cristianesimo, ha un contenuto che vale per tutti, il Cristianesimo dell'800 è anch'esso espressione delle classi dominanti, serve con la minaccia dell'Inferno, a tenere a bada gli istinti rivoluzionari dei proletari. Quindi è anch'esso espressione delle classi dominanti, però propone il proprio messaggio che vuole valido per tutte le classi, quindi nasconde la propria origine nel modo di produzione, fa finta di non esserne influenzato, quindi è ideologia.
Una filosofia come quella di Hegel, che voleva valere per tutta l'umanità, di nuovo è ideologia.

La sua filosofia, non è ideologia, perché essa è la filosofia di una classe sociale, il proletariato. Non vuole valere per tutte le classi sociali, ma solo per il proletariato rivoluzionario. Ha origine nel modo di produzione capitalistico, che ha due classi, capitalisti e proletari, la sua è l'espressione delle idee del proletariato, non è ancora dominante perché domina ancora la borghesia e diventerà pensiero dominante quando con la rivoluzione il proletariato diventerà classe dominante.
La filosofia di Marx è una FILOSOFIA DELLA PRASSI, cioè una teoria che serve a guidare l'azione in trasformazione della realtà. Non è l'ennesima interpretazione del mondo, ma è la filosofia che deve guidare l'azione rivoluzionaria del proletariato.

La concezione materialistica della storia è quella concezione per cui la storia è storia del modo di produzione, materialistica perché qui il modo di produzione è l'aspetto materiali di una civilità, quello in cui una civiltà produce i propri beni e li distribuisce. Il modo di produzione cosiste di Forze Produttive e Rapporti di Proprietà, quando questi due entrano in conflitto si hanno rivoluzioni e cambiamenti. Questa è la struttura di una società, il modo di produzione, il resto è sovrastruttura, si poggia sulla prima.
L'ideologia è quel tipo di cultura che nasconde la propria origine nel modo di produzione, tutte le forme di cultura hanno origine nel modo di produzione, sono un suo prodotto, quelle che lo nascondono sono dette ideologie, le ideologie si collocano nell'Empireo, nel cielo di qualcosa che vale per tutti, mentre ogni teoria è sempre il prodotto degli interessi delle classi sociali, dal punto di vista materiale. L'elemento che permette di smascherare questa natura mistificante dell'ideologia è il fatto che si propone come universale.
Nell'opera L'IDEOLOGIA TEDESCA, Marx sostiene che l'origine dell'ideologia si è avuta nel momento in cui si è differenziato il lavoro intellettuale da quello manuale, nel modo di produzione. In quel momento di separazione, il lavoro intellettuale inizia a pensarsi come indipendente dal lavoro manuale e quindi indipendente dal modo di produzione. Ha scambiato la separazione con l'indipendenza, questo è un errore.
Marx pensa che nelle società primitive tutti gli uomini svolgevano tutte le funzioni, poi ad un certo punto si sono separati sacerdoti, dagli altri. Il sacerdote dunque si trova a svolgere un lavoro diverso dal contadino, agricoltore, ma questo non vuol dire che è indipendente, perché una società può mantenere un sacerdote solo se c'è chi lavora la terra, quindi il lavoro intellettuale del sacerdote è separato dal lavoro manuale, ma non è indipendente. Invece, ad un certo punto, la religione si pensa indpendente e quindi ecco che ha origine l'ideologia.
Non c'è nessun lavoro intellettuale che è indipendente da quello manuale.

La struttura è il modo di produzione, la sovrastruttura tutto il resto, quindi essa dipende dalla struttura, dal modo di produzione, la struttura condiziona, determina, la sovrastruttura.
Questa tesi è stata molto dibattuta tra i filosofi marxisti nel 900, si sono fatte tante precisazioni tra questo rapporto.
Se vogliamo cambiare la storia, dobbiamo cambiare la struttura, perchè la sovrastruttura dipende dalla struttura. Quindi Lenin il primo giorno dopo la rivoluzione fa i decreti di novembre con cui dà la terra ai contadini e nazionalizza le terre.
Questo rapporto non è semplice, se è vero che ciò che è fondamentale è la struttura e la sovrastruttura dipende, però non si ha un rapporto meccanico o necessario, la sovrastruttura è si determinata, ma forse è meglio dire influenzata, ha una relativa indipendenza dalla struttura (secondo un filone interpretativo di Marx) e la cultura è determinata dal modo di produzione ma non in modo necessario e meccanico, ha una relativa indipendenza e può talvolta influenzarla, ad esempio a volte la sovrastruttura immagina, anticipa, cambiamenti della struttura.
La lettura positivista di Marx appoggia il rapporto meccanico tra struttura e sovrastruttura (fine 800), l'altra che appoggia la maggiore indipendenza, viene approvata da interpreti che sottolineano il rapporto tra Marx ed Hegel.

STRUTTURA = DETERMINA "MECCANICAMENTE" LA SOVRASTRUTTURA, lettura Positivista di Marx
Il Positivismo è una corrente culturale che mette l'accento sul ruolo della scienza nello sviluppo della cultura umana, è la lettura più scientifica di Marx, questa lettura è stata incoraggiata soprattutto da Engels, che più è stato influenzato dal Positivismo. Fa della filosofia Marxisma un socialismo scientifico. Vede il rapporto tra struttura e sovrastruttura meccanicamente determinato, cerca di vedere nel marxismo un socialismo scientifico, da distinguere da quello utopistico.
La lettura di Marx che pensa che la SOVRASTRUTTURA ABBIA DEI GRADI DI INDIPENDENZA DALLA STRUTTURA, è in parte indipendente da essa, indipendente perché l'anticipa, è una lettura più influenzata da Hegel, LETTURA HEGELIANA: accosta, sottilinea il collegamento tra Hegel e Marx. E' dovuta soprattuto ad un ungherese George Lucas, anni 20, filosofo marxista. Verrà severamente criticato dall'Internazionale comunista e poi costretto a dire pubblicamente che aveva sbagliato.

Il Manifesto del Partito Comunista:
opera scritta nel 48 da Marx ed Engels, per divulgare le idee del socialismo, opera più importante dal punto di vista storico che filosofico per l'influenza che ha avuto sul movimento socialista internazionale.
Il Manifesto afferma che la storia è la storia della lotta di classe.
SOCIALISMO UTOPISTICO: prende in considerazione i socialisti a lui precedenti, Owen, Furier, essi si basavano secondo Marx, su qualcosa di utopistico, perché pensano che il socialismo debba essere instaurato facendo appello alla buona volontà. Erano animati da ottime intenzioni, giustizia sociale, abolizione ingiustizie, ma esse secondo questi, dovevano essere il frutto di un appello alla buona volontà: si appellavano ai capitalisti affinché non sfruttassero più i loro operai, questo è secondo Marx UTOPICO, cioè non ha luogo, perché sono le leggi stesse del capitalismo, che implicano lo sfruttamento dell'operai, il la macchina capitalismo che porta con sè lo sfruttamento dell'operaio e quindi non si può fare appello alla buona volontà per eliminare le ingiustizie sociali.
Nel CAPITALE, Marx analizza i meccanismi del capitalismo e fa vedere come sia intrinseco ad essi lo sfruttamento degli operai. Questo sfruttamento non può essere eliminato con la buona volontà, o costruendo unità abitative produttive in cui gli uomini fossero liberi di produrre, perché saranno schiacciati dalle leggi del capitalismo, se do uno stipendio più alto ai miei operai, fallisco. Non si può moderare lo sfruttamento del capitalismo, sostituirlo con qualcosa che non lo sia, sono le leggi stesse del capitalismo, altrimenti il capitalista viene travolto, il capitalismo è una macchina che va avanti e non si può fermare con la buona volontà.
La sua critica ai socialisti utopistici, assomiglia alla critica che Hegel fa agli illuministi: come gli illuministi vogliono, in virtù di una ragione, che secondo Hegel non ha storia, cambiare la realtà, ma la realtà è razionale.

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