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Karl Marx


È l’autore che ha maggiormente influenzato la storia mondiale. Il suo è un pensiero teorico ma deve tradursi in azioni. È il filosofo del comunismo ma è anche filosofo con portata mondiale. Nasce a Treviri nel 1818 da una famiglia ebrea. La sua famiglia si converte al protestantesimo per ragioni di politica e di soldi, di fatto però sono agnostici. Il padre è un avvocato molto affermato, dà al figlio un’educazione liberale. Frequenta l’università di Bonn, studia a fondo l’hegelismo. Passa da giurisprudenza a filosofia. Tesi di laurea: “Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e di Epicuro”. Abbandona la carriera a causa della politica sempre più conservatrice. Diventa redattore della “Gazzetta prussiana”. Lascia la Prussia per Parigi dopo che il governo chiude il giornale. Si sposa con una donna della vecchia aristocrazia renana. Scrive: “Critica della filosofia e del diritto di Hegel”: individua qui i problemi della filosofia.
1834: esce il primo numero degli “annali tedeschi”. Marx dirige la pubblicazione, qui si nota l’esplicito passaggio al comunismo. A Parigi: amicizia con Engels, il quale lo sostiene anche economicamente. Marx scrive i “manoscritti economico – filosofici”. Viene espulso dalla Francia a causa di un intervento prussiano e va a Bruxelles, dove scrive “La sacra famiglia” contro Bauer. Scrive “Tesi su Feuerbach” e “L’ideologia tedesca”: opere del 45 – 46, l’ultima è scritta con Engels, è inedita, vengono poste le basi materialistiche della storia.
’47: a Londra si tiene il primo congresso dei comunisti e Marx manda Engels come rappresentante. Pubblica contro Prudon, socialista francese, “La miseria della filosofia” e un documento teorico con Engels nel ’48 “Manifesto del partito comunista”
’49: a causa della vittoria controrivoluzionaria tedesca è espulso dalla Germania. A Colonia pubblica la “Nuova gazzetta renana”. Torna a Parigi: governo con difficoltà, vuole dargli l’asilo politico se si trasferisce in Renania ma va in Inghilterra.
Scrive articoli sul ’48. Viene scioltala lega comunista dopo un suo intervento. Inizia a lavorare al British Museum. Si tratta di un momento difficile per la famiglia, che viene aiutata economicamente da Engels.
’57 – ’58: “Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica”.
1864: nasce l’associazione internazionale dei lavoratori.
1866: redige la sua prima opera più importante: “Il capitale”.
1870: guerra franco – prussiana.
Stende la critica al programma di Gota: città tedesca di unificazione dei socialisti e definisce il comunismo maturo. Muore prima la moglie e nell’83 lui.

Pensiero di Marx: componente principale dell’’800 che si diffonde nel ‘900. Prima caratteristica: suo pensiero non è solo riducibile alla dimensione filosofica, si pone come dimensione globale della società per investire tutta la struttura del capitalismo, della borghesia nelle sue molteplici espressioni. Il marxismo non si può collocare in un sistema tradizionale di quel momento. Un altro aspetto: praxis, legame con la prassi = tendenza a tradursi in un impegno. Non è solo interpretazione ma è impegno a trasformare il mondo, alla rivoluzione. Engels sulla tomba di Marx dirà che prima lui è rivoluzionario e poi è filosofo. Unisce la teoria all’azione, alla prassi. Ciò sta alla base della scelta rivoluzionaria di Marx. Spinge i proletari alla rivoluzione.
Traduce in azione il rapporto tra realtà e razionalità proposto da Hegel. Vuole cambiare il mondo, creare una nuova società. Engels: Marx ha influenzato tutta la cultura, la filosofia, ed è stato influenzato dalla filosofia classica tedesca (Hegel, Feuerbach), dall’economia politica classica britannica, da San Simon a Owen. Marx riprende ciò ma lo rielabora in maniera creativa e poi le critica. Critica + rielaborazione = nuova visione del mondo.


Marx e Hegel
Il loro rapporto è molto complesso. Interpretazioni diverse: Locas sottolinea la continuità tra i due, mentre Altusser sottolinea la rottura. Rimarrà la diatriba e una notevole influenza. Quando Marx si allontana da Hegel qualcosa rimane sempre del verbo hegeliano. C’è sfondo hegeliano. Non si può partire da Marx senza partire da Hegel.
Primo testo in cui Marx si confronta: “Critica della filosofia e del diritto di Hegel”: del ’43; opera rivalutata solo in seguito. È uno scritto filosofico – politico. Da importanti indicazioni sul metodo, sulla metodologia. Marx colpisce al cuore il metodo di Hegel, il suo modo di filosofare. La strategia di Hegel consiste nel fare della realtà empirica una manifestazione necessaria dello Spirito. Invece di limitarsi a constatare che nella società esiste la monarchia per es, Hegel afferma che in forza della sovranità incarnata nel monarca c’è la la personificazione del popolo. Ciò che è reale è razionale, se ne deduce la legittimità della monarchia, rappresenta razionalità in atto, è necessaria. Per Marx ciò è un misticismo logico e in virtù di ciò: le istituzioni anziché essere citate per ciò che sono finiscono per essere allegorie di una ragione che prende forma in esse. Marx esamina il pensiero e l’indagine speculativa, rifacendosi a Feuerbach, che arriva al capovolgimento di soggetto – predicato, concreto – astratto.

In ciò Marx vede il misticismo logico di H: prima crea il pensiero astratto di spirito e lo prende dalla realtà senza dirlo. Fa della realtà una manifestazione dello spirito. Ispirandosi a Feuerbach oppone il “metodo trasformativo”: capovolgere l’idealismo, bisogna riconoscere ciò che è veramente soggetto da ciò che è veramente predicato. Oltre ad essere fallace il metodo di Hegel è un metodo conservatore perché porta a santificare/canonizzare la realtà esistente. Esito: diventa un giustificazionismo speculativo: ciò che è reale è razionale. Viene giustificata la politica, si traduce in un’accettazione delle istituzioni e in un sostegno ideologico e in un atteggiamento reazionario.
Bisogna demistificare l’hegelismo. Marx riconosce però a Hegel dei meriti anche notevoli: quello di aver tematizzato la dialettica, la storia è un processo, è totalità e costituirà l’elemento fondamentale anche in Marx.

Nel ‘900 dopo la Rivoluzione sovietica:
• Comunismo: forze che si ispirano a Marx e alla Rivoluzione leninista di ottobre

• Socialismo: forze che respingono il modello sovietico.
Dal ’48: pubblicazione del suo Manifesto, Marx parla solo di comunismo. Il Manifesto contiene la critica allo stato moderno e alla società liberale. Il punto di partenza: convinzione anche del maestro Hegel che la modernità si identifichi con la categoria della scissione. La modernità è ciò che è separato, è frattura tra lo stato e società civile. Nella polis greca: unità tra individuo e comunità, non c’è frattura tra società e stato, tra sfera pubblica e privata, nel mondo moderno bisogna vivere una “vita in terra” = vita del borghese, improntata sull’egoismo; una “vita in cielo” = vita del cittadino proiettata sullo stato.
“cielo dello stato” è una visione illusoria. Lo stato ha la pretesa di porsi come organo superpartes, che è un’utopia, un’illusione. Anziché essere lo stato che imbriglia la società civile innalzandola al bene comune, è lo Stato borghese che sottomette lo Stato alle classi più potenti. Lo stato sancisce solo gli interessi particolari di gruppi e classi. L’uguaglianza formale dei cittadini è una grande conquista della Rivoluzione francese ma porta attivamente a presupporre una disuguaglianza. La società presenta egoismo, interessi particolari, la fratellanza e l’uguaglianza sono belle parole ma illusioni.
I cristiani: diversi in terra, si consolano sperando in un’uguaglianza in cielo
I borghesi: diversi per condizioni economiche si consolano perché nella legge sono uguali
Questa falsità deriva dal tipo di società che si sviluppa nel mondo moderno. Riprende da Hegel: società “Bellum omnia contra omnes”.
Lo stato post – rivoluzionario aveva legalizzato questa situazione riconoscendo le libertà individuali (Costituzione ’93), la proprietà privata come diritto; queste conquiste per Marx sono una proiezione politica di una società associale perché si fonda su libertà e proprietà personali. Questa critica allo stato è così forte che Marx critica ogni forma di Stato liberale, rifiuta in toto le conquiste fatte, anche il principio di rappresentanza perché presuppone una frattura alla base e rifiuta la libertà individuale perché per lui è atomismo borghese.
La critica di Marx è una critica al liberalismo e lo divide dal pensiero ortodosso.
Modello di società di Marx: democrazia totale dove c’è una perfetta compenetrazione tra individuo e società, dove ognuno si sente sé stesso solo nel demos, nel popolo.
Per Hegel: la società organica si può ottenere con strumenti politici (istituzioni); per Marx ciò è una mistificazione: le istituzioni non seguono fini universali, è un’utopia; modo che lui designa: eliminazione delle disuguaglianze di ogni uomo e la causa di essa stessa: proprietà privata (principio cardine del liberalismo).
Nel ’43: “Saggio della critica” fa ricorso al suffragio universale ma nel Manoscritto filosofico: l’arma per arrivare a questa società è la Rivoluzione sociale a opera del proletariato. È la classe che più soffre, che non ha proprietà privata, che è alienata dalla società borghese a firmare la condanna a morte della borghesia e a realizzare la democrazia comunista.
Alla società liberale Marx contrappone un’emancipazione umana. Per un’uguaglianza reale, sostanziale bisogna capire l’essenza dell’uomo.

In Manoscritti: approccio all’economia politica e analizza la società borghese. Marx ha un atteggiamento duplice:
• La considera come espressione teorica del capitalismo
• La accusa di fornire un’immagine falsa, mistificata del mondo borghese
Per Marx questa è causata dall’incapacità di pensare in modo dialettico, l’economia borghese eternizza il sistema del capitalismo, non considera il capitalismo come prodotto della storia tra tanti ma l’unico modo immutabile e razionale per produrre e distribuire la ricchezza del mondo. La proprietà privata diventa un dato di fatto, intoccabile, immutabile, eterno. Per Marx ciò è un equivoco perché l’economia borghese non si rende conto. Quest’opposizione Marx la chiama alienazione, termine già usato da Feuerbach e Hegel: l’alienazione è un movimento dello spirito che esce da sé, si oggettiva nella natura e torna in sé più arricchito; è positiva e negativa. Per Feuerbach è solo negativa e si identifica con l’uomo religioso, che proietta a Dio i suoi desideri estraniandosi dalla propria umanità.
Per Marx (si ispira a Feuerbach e alla sx hegeliana, trattiene la struttura del meccanismo dell’alienazione) come per Feuerbach ha qualcosa di malato, ma a differenza di Feuerbach, secondo cui l’alienazione è frutto dell’autocoscienza, deriva da un’errata interpretazione di sé, la radice dell’alienazione per Marx non è una questione coscienziale ma reale, di natura socio – economica: ci alieniamo per un motivo storico dettato dalla società capitalistica:
1) L’operaio è alienato rispetto al prodotto del suo stesso lavoro
L’operaio produce un oggetto ma non gli appartiene ma con il suo lavoro contribuisce al capitale = mostro che lo sottomette. Il prodotto crea un divario.
2) Il lavoratore è alienato rispetto alla sua attività
L’attività prende forma di un lavoro forzato, costruttivo, dove l’uomo ha fini estranei, il vero fine è il profitto del capitalista. L’uomo si considera animale e non uomo, il lavoro dovrebbe far sentire realizzato l’uomo. Alla fine si stordisce nel lavoro, deve farlo per vivere. Le funzioni del bere, mangiare sono funzioni umane e animali, quando il lavoro diventa unico scopo della vita rimane ben poco.
3) Il lavoro è alienato rispetto alla propria essenza (al Wesen)
Ciò che distingue l’uomo dall’animale è il lavoro libero, la creatività, sa costruire strumenti. Nella società capitalistica: lavoro monotono.

Marx parla dell'alienazione: non è solo un fatto di coscienza come per Feuerbach, è un meccanismo che aliena l’uomo e la causa che lo porta a essere bestia, a produrre per arricchire il capitalista risiede nella proprietà privata dei mezzi di produzione: l’industriale è possessore della fabbrica e dei suoi mezzi, può usare ciò per accrescere il suo profitto, che Marx chiama “sfruttamento” e “logica del profitto”. Se l’uomo è alienato va disalienato: consiste nel superamento della causa, del regime della proprietà privata per arrivare al comunismo: diventa soluzione dell’enigma della storia, ci salverà, porterà alla redenzione dell’uomo. per Marx: storia è il luogo dove l’uomo perde ma poi acquista la propria essenza. La visione della storia di Marx ha un eco nella Fenomenologia dello spirito di Hegel: la coscienza dopo essersi perduta in tante forme ritrova sé stessa nell’eticità, come l’uomo si ritroverà in un comunismo maturo senza classi sociali dove ognuno dà ciò che può.

Marx – Feuerbach

Per Marx: “La religione è l’oppio dei popoli”. Per Hegel ha grande importanza. Nel pensiero di Marx: Feuerbach è l’unico a porsi in maniera critica su Hegel, a fare passi in avanti; per Marx è il vero superatore della filosofia.
Nel ’45: tesi su Feuerbach
Nel ’48: ideologia tedesca
Delinea il suo rapporto con Feuerbach e lo supera. La grandezza di Feuerbach e la sua rivoluzione sta nel fatto di aver rivendicato la concretezza, l’umanità dell’uomo e rifiuta l’immagine teologizzata/idealizzata dell’uomo; Feuerbach ha avuto il merito di aver invertito soggetto – predicato mettendo nella giusta posizione l’uomo, dal concreto porta all’astratto e viceversa, ha demistificato la dialettica hegeliana ribaltando i rapporti predicativi. Feuerbach ha perso di vista la storicità dell’uomo: più che natura è società, non ha capito la storicità dell’uomo: sempre insieme a qualcuno, siamo un insieme di rapporti sociali sempre, non è un’essenza fuori dal tempo e dallo spazio ma è individuo storico, dalla società storica in cui vive viene plasmato.
Se facciamo discorso sull’uomo va fatto anche sulla storia. Non basta l’antropologia ma l’indagine storica, sociale ed economica. Questa dimensione storica – sociale manca da Feuerbach.
Feuerbach ha scoperto che alla base dell’alienazione, la sua natura è di tipo religioso: l’uomo proietta in Dio in bisogni, crea Dio; Feuerbach con visione naturalistica dell’uomo, non ha capito le cause reali, vere della religione, per cui l’uomo cerca Dio, non è stato in grado di offrire validi mezzi per l’alienazione.
Feuerbach scrive: “l’essenza del cristianesimo”. Per Marx gli è sfuggito che a produrre la religione non è un individuo astratto ma quello prodotto dal mondo in cui vive.
Oppium des Volkes: la religione è sospiro di una creatura oppressa, è il prodotto di un’umanità alienata, malata a causa di ingiustizie sociali; cerca nell’aldilà ciò che in vita è negato. Marx lega la religione alla storia, alle condizioni socio – economiche. La chiave di lettura per lui è materiale e non spirituale.
Marx: “tu pensi che il mondo sia libero ma in realtà lo stesso pensiero è soggetto a condizionamenti, non è libero dallo zoccolo economico – sociale”. Le idee non nascono dal nulla.
La religione è oppio, serve per narcotizzare le masse. L’alleanza trono – altare è comoda, è sintomo di una condizione sociale alienata. Accusa Feuerbach di essere rimasto ad un’analisi intellettuale, per lui bisogna trasformare con una rivoluzione della società. La religione è frutto malato di una società malata, eliminare la malattia = eliminare le istituzioni sociali. La disalienazione religiosa ha come presupposto la disalienazione economica, l’abbattimento della società borghese.
Altro limite di Feuerbach: essere troppo astratto, teorico. Ignora la praxis umana, la parte attiva della natura umana. Quello di Marx: materialismo, non è quello antico che si basa solamente sulla materia ma è uno nuovo, che considera l’uomo come praxis, è l’azione che conta. Marx: “i filosofi fino ad ora hanno solo interpretato il mondo, ora si tratta di cambiarlo”.

L’ideologia tedesca

Espone la concezione materialistica della storia. Si registra il passaggio da umanesimo (che si occupa dell’antropologia, ancora astratta) a materialismo storico. L’opera è scritta insieme all’amico Engels. Si tratta di un’opera molto originale, che cerca di cogliere il movimento reale della storia al di là dell’ideologia. L’ideologia ha sempre velato la struttura vera della storia, ciò che muove la storia è molto concreto, materiale. Ha un approccio storico – materialistico che contrappone ideologia e scienze reali. Ciò che muove la storia non sono le idee, ma è qualcosa di molto materiale.
Intende l’ideologia come falsa rappresentazione della realtà, è una mistificazione, nasconde la verità e i rapporti oggettivi tra gli uomini. Si parla di rappresentazione ideologica del mondo come mistificazione, creata dall’uomo per nascondere la verità. L’intervento di Marx è quello di togliere questo velo, di andare oltre l’ideologia, smontarla per mostrare la realtà obbiettiva della storia, descrivere non ciò che gli uomini appaiono in base a un’ideologia ma ciò che sono.

Progetto comporta “pars destruens”: rompere il vecchio approccio e creare una nuova scienza che permette di dimostrare come tutti gli uomini sono realmente. Tolte le ideologie e abbracciate le visioni scientifiche cos’è l’umanità?
Fondamentale per Marx è cogliere il movimento concreto della storia. C’è contrapposizione tra falsa scienza e quella “reale” di Marx. Tutte le ideologie sono interpretazione falsa della storia. Per Marx: l’umanità è il vero soggetto della storia, è una specie evoluta, composta da individui con una vita associata e che lottano per la sopravvivenza. L’umanità per Marx è un processo non spirituale ma materiale, che si fonda sulla dialettica tra bisogni dell’uomo e soddisfacimento del bisogno.
Marx: prima azione storica dell’uomo è stata creare strumenti per i propri bisogni, ciò che lo distingue dalla bestia. Obbiettivo: mantenersi in vita. Il lavoro umanizza l’uomo. ciò che distingue gli uomini dagli animali è il fatto che l’uomo ha iniziato a produrre i propri mezzi di sussistenza.
Lavoro: creatore di civiltà, cultura, umanizza l’uomo. L’uomo è emerso dall’animalità primitiva e si è distinto dagli altri esseri viventi con il lavoro.
L’uomo vive in relazione con gli altri in una produzione sociale dell’esistenza. Bisogna distinguere due elementi che sono alla base di questa produzione sociale:
• Forze produttive
• Rapporti di produzione
Entrambi stanno alla base della scienza storica marxista. Le forze produttive sono gli elementi storici al processo di produzione: uomini perché producono forza lavoro, i mezzi usati per produrre e le conoscenze tecnico – scientifiche per migliorare la produzione. I rapporti di produzione sono i rapporti tra gli uomini nel corso della produzione, regolano il processo e la ripartizione di ciò che si produce. Trovano espressione nel rapporto di proprietà dal punto di vista giuridico. Entrambi costituiscono nella loro totalità il modello di produzione di una certa epoca.

Il modo di produzione costituisce la base economica ed è dato da forze + rapporti. Costituisce la struttura, lo scheletro economico della società: per Marx è organismo complessivo con scheletro il modo di produzione. Rappresenta il piedistallo su cui si eleva una sovrastruttura giuridica – politica – sociale.
Non è lo stato, la religione, politica a determinare la struttura economica della società ma è il contrario: “materialismo storico”. Il termine di Marx “materialismo” non ha niente a che fare con l’accezione della filosofia tradizionale = materia è sostanza delle cose. Per Marx è il convincimento che le forze della storia non hanno una natura spirituale ma socio - economica.
Il materialismo di Marx si contrappone all’idealismo socioeconomico.
Forze produttive e rapporti di produzione sono la chiave di interpretazione per la dinamica della dialettica storica perché sono la molla propulsiva della storia.
Marx: a un determinato grado di sviluppo delle forze produttive corrispondono rapporti di produzione. Es:
forze agricole medievali: servi della gleba, signori feudali.
I rapporti di produzione sopravvivono quando favoriscono le forze corrispondenti mentre muoiono quando ostacolano le forze stesse. (i rapporti tendono a conservarsi; per l’equilibrio iniziale se cambiano le forze devono cambiare anche i rapporti).
Se le forze cambiano ma i rapporti sono statici: si crea un attrito, una dialettica tra i due elementi e ciò genere una rivoluzione sociale. Le forze cono incarnate nella classe in ascesa che sta emergendo mentre i rapporti con la classe al tramonto. Nasce uno scontro economico, politico e sociale: trionfa quasi sempre la classe in ascesa che riesce a imporre le nuove forme di produzione, distribuzione di ricchezza e la propria visione del mondo. Diventa potenza spirituale e materiale dominante del mondo.

Marx: rivede il capitalismo moderno. Le industrie, le fabbriche moderne pur essendo degli industriali producono solo grazie agli operai. C’è una produzione sociale della ricchezza (operai), dovrebbe essere sociale anche la distribuzione della ricchezza. Il capitalismo porta con se questa contraddizione: è destinato ad essere sconvolto. Porta come passo successivo il socialismo, che prevede una distribuzione sociale della ricchezza.
È necessaria la rivoluzione comunista: lotta tra operai e borghesia. Marx designa la visione della storia secondo grandi tappe economico – sociali con modi di produzione specifici. La storia può essere divisa in 4 epoche:
• Epoca asiatica: forme comunitarie di proprietà
• Epoca antica: modello schiavistico
• Epoca feudale: servitù della gleba
• Epoca borghese

Con Engels Marx premette: comunità primitiva di stampo comunista dove “tutto è di tutti, in comune”. Da questa si sarebbero sviluppate le successive. Queste epoche rimandano alla Fenomenologia dello spirito. Rappresentano in modo generico gradi di società dal comunismo primitivo a uno del futuro. Nella dialettica marxiana il soggetto: struttura economica delle classi sociali, osservabile dai fatti stessi. Le opposizioni non sono astratte come Hegel, ma concrete tra le classi sociali. Ciò da scientificità alla legge di Marx.


Aspetti ideologici della sinistra hegeliana

Gli esponenti della sx hegeliana vengono definiti “ideologi” da Marx, come profeti, pensatori che vivono di ideologia. Non hanno capito che le idee non hanno un’esistenza autonoma. Hanno smarrito il contatto con la realtà, si sono ritirati nel pensiero, hanno costruito castelli ideologici:
• Sopravvalutato le idee: viste come forze trainanti della società
• Sopravvalutato gli intellettuali: visti come fabbricanti della storia
• Non si sono resi conto che le idee hanno natura economica – ideologica – sociale
• Il male del mondo risiede in idee sbagliate
• L’umanità può emanciparsi sostituendo le idee false con quelle giuste
• Hanno dato origine a un’immagine mistificante della realtà

Marx contrappone:
• Forze motrici della storia: no le idee ma le forze sociali
• Le idee non hanno valore universale perché rispecchiano determinati rapporti
• L’alienazione non deriva dalle idee ma da come l’uomo vive nel mondo del lavoro. La disalienazione è un problema sociale e va risolto con la rivoluzione
• Le idee sociali hanno emesso “belati filosofici”, non combattono ingiustizie del mondo ma è una lotta ideologica
• Sapere effettivo non è conoscenza ideologica ma aderente alla società

Il Capitale

È un saggio che si propone di mettere in luce i meccanismi strutturali della società borghese. Fine: svelare la legge economica della società moderna. È il capolavoro di Marx.
Sottotitolo: “critica dell’economia politica”: contrapposizione con l’economia classica.
Marx si differenzia per il metodo storico dialettico. A differenza degli altri per Marx non esistono leggi eterne dell’economia, ma leggi diverse per ogni società.
Società borghese: contraddizione strutturali la mirano, ponendo le basi per il suo crollo. Per Marx: l’economia deve fare uso dello schema della totalità dialettica, organica, viva.
Studiare il capitalismo = studiare la struttura, i meccanismi tutti collegati mettendo in risalto elementi di fondo ed eliminare quelli secondari e accidentali. Sugli aspetti strutturali e tendenze di sviluppo di società si possono formare previsioni. C’è un carattere tendenziale di legge: a ogni tendenza può contrapporsi una controtendenza. Marx vuole fare previsioni scientifiche.
Nonostante la rigorosità linguistica il capitale si presenta come un libro di predizioni del capitalismo moderno. Verrà letto come un insieme di profezie sbagliate. Il capitale non è solo un classico di economia; nel capitale c’è la chiave per capire la società, fa una fotografia critica della società capitalistico – borghese, dove all’economia si lega tutto.

Per Marx: la caratteristica della produzione capitalistica è quella di produrre merci.
Nella prima parte: “cos’è una merce?” la merca deve posseder un valore d’uso, deve poter servire a qualcosa, è utile perché nessuno compra cose inutili ma per soddisfare i propri bisogni. In secondo luogo la merce deve avere valore di scambio che garantisce la possibilità di essere scambiata con altre.
Per gli economisti inglesi: valore = lavoro.
Per Marx: il valore dipende dalla quantità di lavoro socialmente necessaria per produrre una merce (si riferisce al fatto che la merce ha produttività media). La merce che oggi vale X, domani vale Y. In virtù del mezzo di produzione il prezzo può mutare, non è costante nel tempo.
Es: capocchia di spilli di Smith. Nella Rivoluzione industriale con la produzione in serie ne viene prodotta una quantità sterminata.
Per Marx: il valore di una merce non si identifica con prezzo, su cui influiscono altri valori (abbondanza, scarsità..., non ci si deve basare sul prezzo, che può rifarsi alla moda del momento.
Condizioni generali: somma complessiva delle merci coincide con la somma complessiva del valore. La merce si presenta con un prezzo, che non è il valore. Alla base del prezzo c’è il valore di scambio.

Marx: “feticcio delle merci”: tendenza che considera le merci come oggetti a sé stanti, dimenticando che sono frutto di entità umana e che quindi hanno rapporti sociali. Nel capitalismo questa non è finalizzata al consumo ma all’accumulo di capitale, di denaro.
Il ciclo capitalistico che prevale nella società pre – borghese è: Merce – Denaro – Merce (MDM).
Con il capitalismo: Denaro – Merce – Più denaro (DMD’): con il denaro compro l’industria, la forza lavoro degli operai, produco merce, che mi produce più denaro.
Soggetto: capitalista, che investe denaro, compra merce umana: operai e alla fine aumenta il capitale. Logica nuova: merce gli procura più denaro, denaro coincide con il valore. Il più denaro è un più monetario, detto da Marx “plus valore”. Il processo del + valore sembra all’inizio una magia perché non può provenire dal denaro, né dalla pratica dello scambio perché essi sono sempre equivalenti, il plus valore deriva dal fatto che il capitalista acquista merce particolare: merce umana, gli operai che hanno la particolarità di produrre valore. Il capitale paga gli operai secondo esigenze socialmente utili e il valore per comprarlo per l’operaio è il salario. L’operai ha capacità di produrre con il lavoro più valore di quanto viene dato in busta paga. Il plus valore si identifica con il valore del lavoro in più dell’operaio.

Es: un operaio lavora 12h, il capitalista ne paga 8. Le restanti 4 ore non le paga, ma l’operaio lavora e ciò è il plus valore che va a formare il capitale. Il plus valore si fonda sul plus lavoro dell’operaio.
“sfruttamento capitalistico” coincide con la possibilità per gli imprenditori di sfruttare la forza lavoro per i propri vantaggi. Il capitalista possiede i mezzi di produzione, l’operaio ha solo la forza lavoro ed è costretto a vedersi per sopravvivere. Dal plus valore deriva il profitto ma non si identificano in quanto il profitto presupponendo un “furto” non coincide con il plus valore.

Capitale variabile = salari, il capitale mobile investito nei salari
Capitale costante = capitale investito nelle macchine + spese per il funzionamento
Il saggio del plusvalore = plus valore/capitale variabile
Il saggio del profitto = plus valore /Capitale variabile + capitale costante

I due valori non coincidono: saggio del profitto è sempre minore rispetto al saggio del plusvalore. Il saggio esprime in maniera precisa il guadagno del capitale.
DMD’: descrive un ciclo. Fine strutturale del capitalismo è D’, accumulare plusvalore. Ciò fa sì che il capitalismo insegua tutte le vie possibili per aumentare il profitto. Si caratterizza come società sulla logica del profitto, chi si arricchisce èil borghese, il capitale; alla base: c’è l’interesse privato e non collettivo.

Cercando di delineare la società Marx esamina le strade che il capitalismo ha imboccato per auto accrescersi. Vuole mettere in luce le contraddizioni e le difficoltà che mirano alla base il capitalismo:
• Il capitalista cerca di accrescere il suo plusvalore aumentando le ore lavorative: plusvalore assoluto
• Pluslavoro relativo

Queste sono state le due vie. Se l’operaio invece di impiegare 12 h ne impiega 6, il plusvalore ricavato dal capitalista sarà maggiore.
Per preservare la produttività bisogna lavorare sul plus lavoro relativo. Storicamente: diverse fasi:
• Cooperazione semplice
• Fabbrica
• Grande industria
Svolta: meccanizzazione dell’industria. Macchina: mezzo più potente per aumentare il lavoro, non ha i limiti umani, va a sostituire la manodopera necessaria. Vantaggio: aumento di produzione, svantaggio: sostituzione dell’uomo. il profitto deriva però dal plus lavoro; nella macchina posso alimentare il plus lavoro assoluto e relativo, si può prolungare la giornata lavorativa a 24 ore. La macchina rende meno pesanti le operazioni lavorative e permette di ricorrere a una nuova manodopera: donne e bambini. Azione della macchina: semplice e produttiva. Il fenomeno dell’aumento della produttività genera: crisi di sovrapproduzione, è un problema ciclico. Nella storia: crisi deriva dalla mancanza, ora dal surplus di produzione. Nelle società capitalistiche: crisi dipende dalla sovrabbondanza della merce. La sovrapproduzione produce un’anarchia.
I capitalisti si precipitano alla ceca nei settori dove il profitto è più alto, ma a un certo punto si verifica un eccesso di produzione rispetto alla domanda; segue una crisi che ha come effetto la distribuzione dei beni perché ce n’è troppa e produce disoccupazione: l’industria è costretta a licenziare.
La disoccupazione crea un “esercito industriale di ricerca”. Per il capitalismo è necessario trovare nuove tecnologia per reggere i meccanismi di produzione. Il rinnovamento tecnologico genera la caduta tendenziale del saggio di profitto: Marx vuole indicare una legge, secondo cui aumentando il capitale costante diminuisce il capitale variabile.

Il profitto deriva dal lavoro degli operai e dal “furto” del capitale. Meccanismo:
1) Plusvalore non è generato dalle macchine ma dal lavoro vivo, pagato dal capitale variabile
2) Saggio del plusvalore = plusvalore /capitale variabile
3) Saggio del profitto = plusvalore /capitale variabile + capitale costante
Se capitale variabile rimane stabile: rimane stabile il plusvalore.
Se il capitale costante aumenta: il saggio del profitto diminuisce.

Le contraddizioni della società borghese devono costituire la base della rivoluzione da parte del proletariato: deve prendere la forza con il potere politico e trasformare la vecchia società da capitalismo a comunismo.
Proletariato: missione storica e universale per compiere questo passaggio.
Passat: strutture rivoluzionarie si traducono nel trionfo dell’egemonia di una nuova classe sociale: borghesia. La rivoluzione comunista non abolisce una certa divisione del lavoro, una certa proprietà privata ma cancella la proprietà privata, dando origine a una nuova epoca nel mondo; come l’avvento di Dio questa rivoluzione deve essere epocale.
Lo strumento tecnico della trasformazione rivoluzionaria: socializzazione dei mezzi di produzione: dalle mani di pochi a quelle della comunità. Bisogna porre fine allo sfruttamento di classe. Ritiene che la rivoluzione come storia implica l’uso della violenza, negli ultimi anni della sua vita crede in una via pacifica. È possibile che la lotta tra lavoratori e capitalisti sia meno dura che tra borghesi e signori feudali.
Può avvenire anche pacificamente. La Rivoluzione proletaria deve mirare all’abbattimento dello Stato borghese e alle sue istituzioni. Il proletario deve impadronirsi della macchina, ma lo scopo è eliminare gli apparati istituzionali perché sono espressioni della borghesia, non è neutrale.
Lo stato non è una macchina neutra, deve essere eliminato. Ogni società al potere forgia una macchina statale. Rifiuta la macchina borghese.
Già nel Manifesto: “dittatura del proletariato”; la lotta di classe conduce alla dittatura del proletariato come Marx dice nella “Critica al programma di Gota”. Per arrivare al comunismo bisogna passare dal socialismo: non è il fine ma è il passaggio di transizione.
Nel capitalismo: stato esprime la dittatura di classe della borghesia; il proletariato non può fare a meno della sua dittatura: composta da ex oppressi che si oppongono a ex oppressori. Per fare ciò: statalizzazione di tutto.

Lenin si rifà a Marx. Marx si rende conto che la dittatura del proletariato è una misura storica momentanea e che deve essere finalizzata al superamento dello stato.
Guardando alla storia: tutti gli stati: affermazione di oppressori sugli altri, abolendo le classi (=porre le basi per il deperimento dello stato) tutti daranno uguali, azzerati gli interessi, la proprietà privata. Per Marx lo stato è lo strumento con il quale la società dominante governa.
Nel Manoscritto del ’44: Marx pone la distinzione tra comunismo rozzo e comunismo autentico (superiore).
Comunismo rozzo: 1° forma, è istanza socialista. Qui la proprietà non è totalmente soppressa ma trasformata in proprietà da pochi a molti, viene statalizzata la casa, i beni sono della comunità, gli uomini sono tutti uguali, proletari, stessa paga, la comunità assume ora il ruolo che prima aveva il capitalista. Questa società è post – capitalista e pre – comunista. Marx sa che questo non è il massimo. Qui Marx parla di “comunione delle donne”, proposta: non esiste il matrimonio borghese visto come proprietà dell’uomo sulla donna; ciò viene sostituito dal comunismo volgare. In campo sessuale c’è analogia con le merci tutte messe assieme. Pur facendo un passo avanti verso il capitalismo, questo comunismo è immaturo: la donna è preda, è proprietà dell’uomo, permane un’ideologia dell’avere.
Comunismo autentico: rappresenta la soppressione della proprietà privata, l’uomo ha abbandonato quest’idea e non ha un rapporto di possesso con le cose. Deve nascere un uomo nuovo.
All’ “homo economicus” Marx contrappone un uomo nuovo: unilaterale, totale, esercita potenzialità, creatività e instaura nuovi rapporti, è l’uomo dell’essere non dell’avere.
Sulla critica dei programmi di Gota: contrappone 2 fasi della futura società: comunista, appena nata da quella capitalistica, porta in sé le caratteristiche morali e culturali dalla quale è uscita. Si ha una socializzazione dei mezzi di produzione, c’è un unico datore di lavoro e tutti sono salariati, vige il principio di uguaglianza. Viene pagato quanto ognuno darà. Questo livello dove domina l’uguaglianza è di tipo borghese perché non considera le differenze individuali, la società è livellata, dimentichiamo che siamo tutti diversi. È un ideale imperfetto.
Segue una nuova fase, che deve essere superiore di uguaglianza: comunismo autentico, deve tenere conto dei bisogni individuali. La società può scrivere sulle sue bandiere: “ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”.
La critica al programma di Gota: documento più importante di Marx sull’idea della società, riassume quello che crede fin da piccolo.
Il filo rosso: idea positiva del lavoro. Critica il lavoro che aliena, lotta per l’antitesi tra lavoro intellettuale e mansione lavorativa. Il lavoro deve essere volitivo e non ostruttivo. Il lavoro è il fine della storia. In questo comunismo ognuno vivrà bene perché i mali sono sconfitti.
Lui è un hegeliano. All’orizzonte si profila la società comunista: no sfruttamento, divisioni tra uomini, proprietà privata, stato.

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