Karl Marx

Ci sono tre critiche alla filosofia di Hegel: Schopenhauer, Kierkegaard e Marx.
Marx nasce in Germania ed entra in contatto con i giovani hegeliani di sinistra, nel 1841 si laurea in filosofia.
La corrente hegeliana si divide in due fazioni: la destra, che sostiene la perfetta compatibilità della filosofia hegeliana con il Cristianesimo, e la sinistra, che guarda la filosofia di Hegel come processo dialettico e non va quindi d'accordo con il Cristianesimo. Marx si inserisce appunto nella seconda.

Per Hegel il presente è l'apoteosi della razionalità, ma muore nel 1831 e non sperimenta le trasformazioni industriali; cosa che invece farà Marx. La società sta diventando sempre più moderna e Marx mira a fornire un’interpretazione della nuova società borghese capitalista: la classe operaia.
Propone da subito una concezione nuova del pensiero del filosofo: la cultura deve entrare nei problemi del mondo, la realtà è complicata e lo diventa ogni giorno di più e, per risolvere problemi complicati bisogna riflettere. I filosofi devono costruire un progetto per cui la cultura possa risollevare i problemi della società. La filosofia è vista come prassi: diventa uno strumento politico di trasformazione del mondo.

Gli uomini trasferiscono il proprio essere in Dio poiché stanno male nella loro condizione e proiettano in lui tutti i loro desideri e le loro aspirazioni per ottenere una consolazione. Il Dio di una società è ciò che manca agli uomini di quella società (cioè la manifestazione dei loro desideri). Non serve più quindi la teologia come studio dell'essenza di Dio ma essa diventa un metodo per guardare dentro la società. Marx si confronta poi con una nuova tematica religiosa: l'alienazione (portata in primo piano da Feuerbach).

Marx capisce che Feuerbach però non ha analizzato le cause sociali di questo fenomeno. Bisogna perciò ricercare per trovarne una soluzione.
Come rappresentanti del mondo moderno Marx sceglie il proletariato inglese della rivoluzione industriale poiché vede in loro il destino di tutte le altre classi. Marx capisce che il lavoro non è la maledizione data da Dio, ma un modo per umanizzare l'uomo e riconciliarlo con la natura, non può essere quindi tolto dall'uomo. Il lavoro della società capitalista non raggiunge questo scopo perché ciò che il lavoratore, l’operaio è alienato in 4 aspetti fondamentali:

produce poi non è suo quindi il lavoratore è arenato in primis rispetto al prodotto.
rispetto al processo produttivo, siamo liberi di scegliere come arrivare al prodotto e in fabbrica la sua immaginazione viene meno. Il lavoratore è alienato rispetto alla sua essenza umana non può quindi esprimersi poiché viene ridotto a bestia all’interno della fabbrica e quando poi uscirà si comporterà come tale (criminalità, prostituzione, alcolismo,…). Dove l'uomo dovrebbe sentirsi bestia, al lavoro, si sente uomo e viceversa nella vita fuori dalla fabbrica.

rispetto ai suoi simili: rispetto al al padrone è alienato poiché è visto come nemico perché lo sfrutta e rispetto ai suoi compagni di lavoro è alienato perché coloro che gli stanno affianco sono suoi concorrenti (durante il periodo dopo la rivoluzione industriale i lavoratori non godevano di alcun diritto).


L’organizzazione capitalista è l’origine della alienazione, essa è fondata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione (macchinari, stabili, tecnologie,..). Il padrone possiede tutto, gli altri devono sottostare al suo potere.
Cosa bisogna fare per ridare la libertà al lavoratore? Prima di tutto analizzare e capire quelli che sono i meccanismi della società contemporanea. Occorre quindi promuovere una rivoluzione sociale che abbia come protagonista il proletariato.
Marx critica i suoi contemporanei perché hanno pensato come naturali i processi che in realtà non lo sono, ma sono storici e quindi devono essere capiti poiché avranno un inizio, uno sviluppo e una fine.

La concezione materialistica della storia è una rivisitazione della filosofia hegeliana: la storia procede per opposizioni. L’uomo diviene ciò che è in base alle condizioni materiali in cui si trova a vivere (soprattutto l’attività lavorativa). La storia è un procedimento dialettico dove ciò che evolve si trasforma sotto la spinta di dinamiche socio-economiche.

Per comprendere il movimento della storia è necessario eliminare le ideologie: dottrine e teorie che offrono un’immagine deformata della realtà (cultura). Il massimo ideologo è Hegel: ha preteso di razionalizzare l’intera storia dell’umanità.

Per capire un’epoca storica, una società,.. è necessario capirne il modo di produzione. Questo a sua volta presenta due elementi fondamentali: le forze produttive (forza-lavoro, mezzi utilizzati, conoscenze tecniche e scientifiche) e i rapporti di produzione (organizzazione del lavoro e relazioni tra i soggetti all’interno del processo produttivo). Tutto ciò compone la struttura, ovvero l’ossatura della società.
Secondo la dialettica di Marx, ci sono delle forze che inevitabilmente fanno si che si superi un determinato mezzo di produzione e si passi a quello successivo.
La dialettica di Marx è diversa da quella di Hegel: il carattere fondamentale di quella hegeliana era la sintesi (cioè tenere tutto assieme), per Marx il motore della storia sono le contrapposizioni della storia che ne fanno vincere una e ne fanno perdere un’altra (lotta).
Sono esistiti fino a quel momento 3 metodi di produzione: economia schiavistica, mondo feudale, mondo borghese capitalistico ed ognuno di questi sistemi vive in un’opposizione dialettica rispetto agli altri.

Possiamo così comprendere meglio anche i rapporti che esistono tra i vari aspetti della società poiché esistono anche altri aspetti come ad esempio quelli culturali, religiosi, politici, artistici. Questi livelli sociali, chiamati sovrastruttura, sono determinati dalla struttura produttiva: una società capitalistica avrà una sovrastruttura diversa da quella di un sistema feudale.

Nel 1848 Marx pubblica un libro, il Manifesto del partito comunista, che era l'edizione stampata di un discorso inaugurale tenuto ad una conferenza della lega dei comunisti e perciò conteneva delle idee. Le idee di Marx erano spiegate in modo semplice nel testo:
enuncia una filosofia della storia;
fa previsioni che poi si avvereranno;
avanza una critica nei pensieri socialisti precedenti;
si apre alla speranza in quanto disegna un quadro sul futuro della società.

Il Manifesto illustra come, nella società comunista, il conflitto tra la classe dominante (borghesia) e la classe oppressa (proletariato) potrà cessare data l’eliminazione delle diverse classi. La società capitalista invece cadrà in ogni caso poiché in esso agiscono forse oggettive e autodistruttive che lo porteranno alla dissoluzione. Queste forze verranno spiegate all’interno del “Capitale”.
Il “Capitale” è la seconda opera di Marx divisa in 3 volumi.

Marx (filosofo ed economista) si confronta coi maggiori economisti del tempo e ad essi rimprovera di aver trattato l’economia e le presunte leggi economiche come se fossero leggi naturali oltre ad aver definito la società capitalista come unica possibilità.

Nel primo volume del capitale Marx analizza il concetto di merce, attorno ad essa ruota infatti tutta l’attività economica.
La merce è un fatto naturale (coltivo qualcosa esso diventa merce), ma nel corso del tempo questo concetto si è ampliato ed ha assunto due valori, ad esempio una maglia: ha un valore d’uso, in questo caso riparare dal freddo (cambia in base a molte condizioni) e il valore di scambio, in questo caso pagare la maglia al venditore.

Molte merci diverse però possono avere lo stesso prezzo, cosa da ad esse lo stesso valore di scambio? Il lavoro o meglio la quantità di lavoro socialmente necessaria per produrre queste merci, cioè il tempo medio di produzione un determinato periodo.

Il lavoro umano è una merce che ha una particolare proprietà: esso produce valore.
Il lavoro deve essere ripagato tanto quanto è necessario per il suo sostentamento.
Se il lavoratore nelle sue 10 ore di lavoro in 8 ore ha già prodotto il valore di merce necessaria per coprire le spese per il suo mantenimento, nelle restanti 2 ore produce altro valore di merce che rimarrà nelle mani del capitalista.
Questo valore extra viene chiamato plusvalore e dipende quindi dal pluslavoro. La paga del lavoratore è detta capitale variabile.

Ma perché il lavoratore possa lavorare deve avere un ambiente, materie prime, luce, riscaldamento,.. questi costi vanno alla paga del lavoratore e vengono chiamati capitale costante, poiché non variano nel tempo. Il capitalista deve fare in modo che non si aggiungano altri costi per guadagnare il più possibile.
Per far in modo di guadagnare di più, può far si che il lavoratore lavori di più (aumento assoluto), ma è una condizione temporanea (+pluslavoro).
Per guadagnare può comprare macchinari nuovi, ma in questo modo aumenterebbe il capitale costante (per l’evoluzione del mondo moderno questo è destinato ad aumentare = caduta tendenziale del saggio di profitto).
Aumentando il capitale costante acquistando macchine diminuirà la necessità di operai che cominceranno quindi a produrre meno pluslavoro e perciò il guadagno del capitalista diminuirà poiché si riduce il saggio di profitto.

Aumenterà la disoccupazione e e perciò i consumatori non acquisteranno la stessa quantità di merce. Aumenteranno i proletari e diminuiranno i capitalisti. Emergerà poi la conflittualità tra gli stati e comincerà il fenomeno della conquista dei mercati generando lotte fra stati (guerra).

Una volta salito al potere il proletariato inizierà la sua dittatura: ci sarà un periodo di transizione in cui si dovrà estinguere ogni forma di Stato. Il proletariato cercherà di creare una società senza classi in cui venga abolita la proprietà privata attraverso la collettivizzazione dei mezzi di produzione e in cui vengano meno le diseguaglianze tra gli uomini.

Se la classe lavoratrice prende il potere, deve ridare a tutti i lavoratori quei beni che gli erano stati sottratti (valore del pluslavoro) ma non può succedere altrimenti la produzione non può andare avanti. L’unico modo per far si che succeda la ridistribuzione dei beni sono i servizi dello stato (es. istruzione, sanità, trasporti a basso costo,…).

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