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LA RIVOLUZIONE COPERNICANA MORALE

L’ultima caratteristica che deve avere la legge morale viene espressa da Kant attraverso una terminologia che già aveva utilizzato nella prima critica, ossia il concetto di rivoluzione copernicana. Dal punto di vista conoscitivo la rivoluzione copernicana si era avuta quando Kant aveva affermato che l’oggetto si adattava all’uomo, alle sue forme pure a priori, e quindi il contenuto si doveva adattare alla forma e non viceversa. Anche dal punto di vista morale si può vedere come il fondamento di una legge morale risiede nella forma, nel tu devi, che mi comunica non cosa devo fare, ma come devo agire. Il rovesciamento di prospettiva dal punto di vista morale fa sì che, mentre le morali precedenti affermavano cosa era buono e cosa era sbagliato, facendo una sorta di elenco, e definendo quindi prima che cosa era buono e cosa no adesso non devi fare più ciò che è bene ma è bene ciò che devi fare.

Le filosofie precedenti, infatti, distinguevano prima il contenuto e poi il singolo individuo si doveva adattare comportandosi in un determinato modo; dal punto di vista di Kant invece, quando seguo la legge morale, e compio un’azione morale, solamente seguendola posso capire di aver compiuto un’azione buona. Di conseguenza per Kant non esiste una definizione oggettiva del bene, ma il bene si ha solo se seguo la legge morale, con al centro l’azione e il bene che si adatta ad essa. Possiamo quindi affermare che dal punto di vista morale si ha la stessa inversione che si era avuta dal punto di vista conoscitivo fra soggetto ed oggetto in quanto mentre nelle filosofie precedenti il bene era il soggetto e l’oggetto il tu devi, adesso vi è lo scambio tra loro due.

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