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La rivoluzione copernicana di Kant


Un’altra domanda posta nella critica è “Come sono possibili i giudizi sintetici a priori? Come lavora l’intelletto per comprenderli? Dove l’intelletto trova quel predicato che non è intrinseco nel soggetto?”
La rivoluzione copernicana di Kant è una parallelismo con cui si mettono a confronto la rivoluzione astronomica di Copernico e quella gnoseologica di Kant. Infatti secondo quest’ultimo la conoscenza, come viene spiegato nella Dissertazione, è formata da una materia esterna a noi e una forma, data dall’intelletto, che ordina la materia. Ciò significa che la conoscenza dipende direttamente da come si ordina la materia: non è l’uomo che gira intorno all’oggetto di conoscenza ma il contrario, perché la conoscenza dipende da come la materia, altrimenti informe, viene ordinata. Questo determina una centralità del soggetto conoscitivo e non dell’oggetto.
Copernico aveva stabilito, invece, che non era la terra a trovarsi al centro dell’universo con tutti i pianeti che le ruotavano intorno ma il sole: l’uomo è dunque il sole della situazione, perché la conoscenza è il prodotto dell’abilità conoscitiva di ciascuno. [Questo porre l’uomo al centro viene definito dunque dal filosofo una “rivoluzione copernicana”]
La Critica della Ragion Pura è divisa in tre parti, e in ciascuna di queste viene analizzata una facoltà conoscitiva che viene definita “trascendentale” (ad es. “estetica trascendentale”.
Trascendente ≠ Trascendentale
Trascendente è l’opposto di immanente, e indica dunque qualcosa che va oltre la percezione e il fenomeno: si può dire che la filosofia di Platone è trascendente, mentre quella empirista è immanente. Kant dà 13 definizioni del termine trascendentale: la più rappresentativa lo identifica come ogni conoscenza che si occupa non di oggetti ma del nostro modo di conoscerli, in quanto questa (la conoscenza) deve essere possibile a priori.
Questo concetto è legato alla rivoluzione copernicana, in quanto è il soggetto che dà i contorni alla conoscenza (è lui ad essere trascendentale) e mette le cose nell’atto stesso di conoscerle, e acquisisce conoscenza mediante i giudizi.
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