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La rivoluzione copernicana della conoscenza: Kant elabora una concezione della conoscenza che costituisce una vera e propria rivoluzione, perché al centro del processo conoscitivo non pone più l’oggetto ma il soggetto con le sue capacità e attività. La conoscenza consiste nell’attività con cui il soggetto organizza i fati forniti dall’esperienza, ordinandoli, elaborandoli, unificandoli mediante l’intervento di alcune funzioni mentali. La conoscenza si figura, pertanto, come il risultato di un’attività, una costruzione umana. L’oggetto della conoscenza non è un dato ma è un prodotto della sua attività. La conoscenza non crea i propri oggetti, ma da forma a una materia del conoscere fornita dall’intuizione sensibile. Il cambiamento è radicale. Fino a Kant la definizione di verità cui la cultura filosofica occidentale di era attenuta era quella di derivazione aristotelico-tomista, l’adeguamento dell’intelletto all’essere. Ora invece, si sostiene che è la realtà a doversi adeguare ai modi con i quali il soggetto conosce le cose. In questa prospettiva, la conoscenza, per Kant, si configura come sintesi fra una materia del conoscere e una forma con cui questi la organizza. Infatti, afferma Kant con una frase famosa “tutto ha inizio dall’esperienza, ma non tutto deriva dall’esperienza. Così il filosofo sostiene che nella conoscenza operano forme e strutture che no provengono dall’esperienza e che sono a priori. Si costituisce così un campo conoscitivo comune a tutti gli uomini, proprio perché comuni sono i criteri di organizzazione del materiale dell’esperienza. Quindi ognuno di noi ha un modo di organizzare le sensazioni che poggia su condizioni comuni a tutti gli uomini. Tali condizioni sono le forme a priori della conoscenza: cioè funzioni indipendenti dall’esperienza e da noi possedute “prima” dell’esperienza sensibile, perché appartenenti al nostro modo di percepire e di pensare. Le forme a priori costituiscono dunque le condizioni di possibilità della stessa esperienza. L’indagine su tali forme costituisce la “filosofia trascendentale”. In tal senso il termine “trascendentale”, riferito alle forme a priori mediante cui si costituisce l’esperienza, ha un significato diverso da quello di “trascendente” che riguarda invece una sfera che fa al di la dell’esperienza stessa (la trascende). Solo ammettendo la presenza di quelle forme e strutture a priori, è possibile spiegare l’esistenza di conoscenze universali e necessarie. Per questo si può affermare che “Noi delle cose non conosciamo a priori se non quello che noi stessi vi mettiamo”. Questa svolta nel campo della teoria della conoscenza è definita da Kant una “rivoluzione copernicana”. Il ruolo centrale diviene quello “dell’osservatore”, cioè dell’uomo che indaga e investiga sulla natura. L’accentuazione di questo ruolo dell’osservatore ha lasciato un segno non solo nella filosofia ma anche nella fisica del 900’.

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