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L’IO PENSO

La spiegazione del sistema conoscitivo come da Kant individuato, ossia attraverso dei filtri che sono presenti a tutti i livelli di conoscenza, presentava dei punti, più precisamente due, rimasti in sospeso. Il primo problema, era il collegamento tra sensibilità ed intelletto, visto che esso non avviene in modo meccanico ma deve avvenire sempre in modo trascendentale, a priori, e vi deve essere qualcosa che lo garantisca, altrimenti non vi è un collegamento scientifico tra la sensibilità e l’intelletto: quindi anche il corridoio che collega la sensibilità e l’intelletto deve essere trascendentale, ossia universale e necessario, ed egli risponderà a tale problema con lo schematismo trascendentale. L’altro problema, più impellente, è il modo in cui si passa dalle categorie, dai filtri dell’intelletto, al giudizio, in quanto se il processo terminasse con le categorie sarebbe cieco, poiché dietro al filtro vi deve essere qualcuno o qualcosa che raccoglie questi dati, un elemento soggettivo che formula il giudizio: questo elemento posizionato dietro le categorie viene definito da Kant io penso o appercezione trascendentale. Il termine appercezione era già stato utilizzato da Leibniz per parlare delle monadi dotate di consapevolezza, come quelle della mente: ed infatti l’io penso è il punto in cui si giunge ad una conoscenza consapevole ed esso è trascendentale, quindi universale e necessario, perché è innato, a priori ed è presente in tutti gli uomini. Il processo attraverso cui arriviamo a dimostrare che ci deve essere l’io penso è chiamato deduzione trascendentale: esso è basato sul fatto che senza un elemento unificatore il processo conoscitivo sarebbe cieco e non servirebbe a nulla mentre l’esistenza dell’io penso è giustificata poiché la conoscenza trascendentale esige un elemento unificatore alle spalle delle categorie. L’io penso non è quindi un oggetto che possiamo conoscere sensibilmente ma ne deduciamo l’esistenza attraverso un ragionamento in base al quale visto che la conoscenza funziona in un certo modo ci deve essere un elemento unificatore. Apparentemente però così viene meno la premessa fondamentale, ossia i filtri, anche se egli spiega che l’io penso si rende necessario per spiegare la conoscenza con i filtri e la stessa conoscenza tramite i filtri esige l’io penso: questo è un passaggio tautologico, dove il primo elemento dimostra il secondo e viceversa.

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