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Critica della ragion pura


Kant ci dice che al centro del processo conoscitivo non c'è più l'oggetto ma il soggetto, è il soggetto che da la stabilità alla conoscenza delle sue forme a priori. Lui nella critica della ragion pura parla di rivoluzione copernicana, come più o meno Copernico aveva invertito i rapporti tra sole e terra nel senso che non è più il sole che gira attorno alla terra ma è la terra che gira intorno al sole allo stesso modo lui rivendica una rivoluzione copernicana.
La conoscenza non ruota intorno all'oggetto del conoscere ma intono al soggetto della conoscenza perché attraverso le sue strutture a priori forma la conoscenza stessa. Quindi il vero fulcro del conoscere della conoscenza umana non è più tanto l’oggetto ma il soggetto. È il soggetto conoscente che da stabilità al processo conoscitivo no viceversa. e quindi lui parla di rivoluzione copernicana perché la teoria della conoscenza non è più intono all’ oggetto ma al soggetto. Più o meno come Copernico aveva invertito i rapporti tra sole e terra.
Secondo concetto: la conseguenza di questa impostazione gnoseologica cioè la teoria della conoscenza che vede il soggetto al centro del conoscere è la distinzione tra fenomeno e non.
Fenomeno e non che cosa sono? Fenomeno , termine che deriva dal greco che significa realtà apparente, la realtà come ci appare.
Per Kant il fenomeno, però, non è sinonimo di illusione. Il fenomeno per Kant, è la realtà come appare a me.
Il banco ad esempio da un lato contiene un aspetto materiale, un dato sensibile e dall’altro lato contiene anche un aspetto formale, il fatto che lo vediamo come una cosa unica, che ha un rapporto di causa effetto con noi.
Il Fatto che il banco noi Lo conosciamo come banco è PER ME, la realtà che mi appare nella relazione che io ho con questi dati sensoriali. È tutta una serie di percezioni che stanno insieme in questa determinata forma, ed è qualcosa che dipende da noi, dalla nostra struttura a priori. È il modo in cui lo intuiamo, non la realtà.
Se noi ad esempio fossimo un fotone, questo banco non avrebbe la solidità che ha per noi in quando uomini, di conseguenza la cosa in sé non è banco, ma è ciò che appare a noi in quanto uomini. Il banco in sé indipendentemente dalla mia esperienza si definisce noumeno, cioè le realtà pensabili ma non esperibili.
Io non posso avere esperienza Di questo banco in sé indipendentemente da me, perché nel momento in cui io mi avvicino al banco sto attuando una relazione tra soggetto e oggetto. Posso solo pensare che sia un insieme altro da me, ma rimane nell’ambito della pensabilità.
Il fenomeno quindi è tutto ciò che posso conoscere, che appare a me in quanto uomo
Il noumeno invece allude alla realtà in sé indipendentemente da me che io posso solo pensare ma non posso conoscere.
Per Kant la realtà è sempre fenomenica, è sempre ciò che ci appare. Però devo anche ammettere che esista una realtà altra in sé indipendentemente da me.
Il concetto di noumeno serve a ricordare il limite della nostra conoscenza, ovvero il non poter andare al di là dell’esperienza.
Il terzo concetto è quello di trascendentale.
Il termine Trascendente allude al mondo che trascende il nostro. Dio è un’entità trascendente. Il termine ha un valore ontologico, esprime un’altra realtà.
Trascendentale invece ha un significato esclusivamente gnoseologico, ovvero alle strutture a priori che ci permettono di conoscere. Se parliamo di soggetto trascendentale alludiamo alle strutture comuni a tutta l’umanità, una funzione gnoseologica comune. Trascende l’individualità, quella struttura a priori che ci permette di conoscere e sono uguali a tutti gli uomini ad esempio tempo e spazio sono trascendentali.
Il principio di causa effetto è trascendentale cioè vale per tutti, ma non è trascendente (un’altra realtà)
La critica della ragion pura si divide in due grandi sezioni:
La dottrina degli elementi
La dottrina del metodo
La dottrina degli elementi ci spiega l’architettura del conoscere, gli elementi che costituiscono la nostra facoltà del conoscere. La conoscenza dell’uomo per Kant è fatta da un lato di sensibilità, da un altro lato da una conoscenza intellettuale dei dati sensibili e dall’altro lato dalla ragione. Per Intelletto intende la ragione applicata al mondo sensibile, per ragione intende l’uso dell’intelletto indipendentemente dall’esperienza.
Seconda parte Della dottrina degli elementi e la logica trascendentale è il mondo intellettivo. A sua volta Kant distingue tra un’analitica trascendentale e una dialettica trascendentale.
L’analitica studia com’è fatto l’intelletto umano, quali sono le forme a priori attraverso cui noi organizziamo la realtà, le strutture a priori della conoscenza intellettuale ovvero le 12 categorie (come il principio di causa effetto)
La dialettica trascendentale invece studia l’uso di queste categorie intellettuali indipendentemente dall’esperienza. Mentre l’intelletto è ancorato all’esperienza, la ragione ci permette di andare oltre l’esperienza.
Per intelletto Kant allude alla conoscenza vera e propria, quando parla di pensiero invece allude a un procedimento mentale che ci porta a speculare sulla realtà al di là dell’esperienza
Se va oltre l’esperienza il pensiero va ad una conoscenza razionale
L’intelletto è una facoltà della scienza
La ragione è l’organo della metafisica
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