Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Kant analizza la conoscenza per definire i suoi limiti e possibilità attraverso le facoltà di sensibilità, intelletto e ragione.
  • La sensibilità si basa su intuizioni pure di spazio e tempo, fondamentali per ogni rappresentazione sensibile e alla base della matematica e geometria.
  • L'intelletto utilizza categorie puri per sintetizzare esperienze, con la figura dell'io penso che funge da legislatore della natura.
  • La ragione, nel tentativo di superare i limiti dell'esperienza, cade in illusioni trascendentali, tra cui quelle psicologiche, cosmologiche e teologiche.
  • Kant conclude che la metafisica non può essere considerata una scienza poiché richiederebbe un'intuizione intellettiva impossibile da ottenere.

Nella “Critica della Ragion Pura”, Kant si pone l’obiettivo di studiare la conoscenza al fine di porne i limiti e le possibilità.

Per raggiungere tale finalità, il filosofo tedesco partì dallo studio approfondito delle facoltà della conoscenza, ovvero sensibilità, intelletto e ragione.

Sensibilità e intuizioni pure

La sensibilità, intesa come facoltà immediata ed intuitiva, è studiata dall’estetica trascendentale (= condizione di conoscibilità degli oggetti), ovvero la dottrina che studia la conoscenza sensibile e le sue strutture al fine di riconoscere i concetti a priori sui quali essa si fonda. Tali concetti sono stati identificati dal filosofo tedesco nelle intuizioni pure (= indipendenti dalle concrete sensazioni), ovvero quelle di spazio e tempo. La prima intesa come modo di funzionare del senso esterno, la seconda come struttura del senso interno. Concetti ai quali, quindi, dovrà sottostare ogni tipo di rappresentazione sensibile. A tal proposito, Kant mosse una sorta di critica al valore assoluto di queste due forme a priori, tanto da attribuirvi, in seguito, la valenza di realtà empirica (= nessun oggetto può essere rappresentato senza essere collocato spazialmente o temporalmente) e, contemporaneamente di idealità trascendentale (= non ineriscono alle cose come loro condizione). In conclusione possiamo dire che, nella prima sezione della dottrina degli elementi, Kant riconosce i principi, oltreché della conoscenza sensibile, alla base della matematica, ovvero il tempo, e della geometria, ovvero lo spazio.

Intelletto e categorie

L’intelletto, invece, è studiato dall’analitica trascendentale, dottrina che si occupa di scomporre la facoltà intellettiva per trovare in essa le strutture su cui ponga le basi, cosi da studiarne l’uso in modo sistematico. Con il termine “intelletto”, Kant intende la facoltà di giudicare o, per meglio dire, la facoltà di unire sotto una rappresentazione comune il molteplice. Tale processo di sintesi avviene attraverso forme sintetizzatrici, che prendono il nome di concetti puri o categorie. Quest’ultime sono raccolte nella cosiddetta tavola delle categorie che si contrappone simmetricamente alla tavola dei giudizi, elaborata dalla logica formale di Aristotele. Importante sarà poi, in questa concezione, la giustificazione della pretesa della validità conoscitiva delle categorie, ovvero la deduzione trascendentale, che sarà tesa alla dimostrazione del fatto per cui i concetti puri a priori debbano necessariamente riferirsi agli oggetti. Tuttavia, poiché le categorie sono comunque 12 vi è la necessità di introdurre un’entità che possa divenire unità suprema dei concetti, ovvero l’io penso. Tale entità diverrà quindi un legislatore della natura (poiché il soggetto è strutturalmente supposto dal concetto di oggetto), o per meglio dire la struttura del pensare di ogni soggetto empirico. Di conseguenza, se per la conoscenza sensibile Kant aveva riconosciuto le forme a priori nelle intuizioni di spazio e tempo, nella conoscenza dell’intelletto esse risiedono nel concetto di io penso.

Ragione e illusioni trascendentali

La ragione, infine, è analizzata dalla dialettica trascendentale, che si occupa dello studio della ragione e dei suo limiti e che si risolverà di fatto in un’analisi critica delle illusioni. Per Kant, la ragione non è altro che l’intelletto nel momento in cui prova a superare i limiti posti dall’esperienza sensibile. Tale superamento, però, risulta impossibile poiché durante il tentativo di passaggio, la mente umana cade in errori inevitabili, che prendono il nome di illusioni trascendentali.

Illusioni psicologiche e cosmologiche

Queste illusioni sono raggruppate nella tavola delle idee, che si contrappone alla tavola dei sillogismi, e sono tre: l’idea psicologia, l’idea cosmologica e l’idea teologica. L’idea psicologica, ovvero quella dell’anima, determina un paralogismo poiché si tenta una sostanzializzazione dell’io penso, che viene per cui trasformato erroneamente in entità ontologica sostanziale. Definiamo tale trasformazione errata in quanto significherebbe applicare al soggetto delle categorie un concetto di se come oggetto delle stesse, producendo quindi un salto dal piano logico a quello ontologico inammissibile. Seconda idea è quella cosmologica, ovvero l’idea di mondo inteso come intero metafisico. In questo ragionamento, la mente umana, così come nel precedente, tende a cadere in altre illusioni che si concretizzano di fatto nelle quattro antinomie (ovvero contraddizioni strutturali) che stanno alla base della cosmologia razionale. Queste contraddizioni determinano degli errori in quanto hanno, al loro interno, due ragionamenti tra loro antitetici, entrambi giustificabili e allo stesso tempo non provabili. Di conseguenza, si entra in una strettoia dalla quale, difficilmente, la mente umana può divincolarsi.

Qual è l'illusione teologica e le prove dell'esistenza di Dio?

L’ultima idea è quella teologica, ovvero quella di Dio. In questo ambito l’uomo cade nelle illusioni nel momento in cui tenta di dimostrare l’esistenza di un essere superiore.

Tre sono le vie utilizzate nel passare dei secoli per dimostrare l’esistenza di Dio: la prova ontologica a priori, la prova cosmologica e la prova fisico teleologica. La prima prova partiva dal concetto di Dio come assoluta perfezione per dedurne l’esistenza (prova formulata da S. Anselmo), Kant rileva che l’argomento ontologico cade nell’errore di scambiare il predicato logico con quello reale. La prova cosmologica, invece, parte dall’esperienza, quindi non è interamente condotta a priori. In questo contingente Kant riscontra due errori principali.

In primo luogo, il principio di causa-effetto su cui si fonda l’esperienza non può dar luogo ad una preposizione sintetica se non nell’ambito dell’esperienza. Ma soprattutto, Kant rileva che la prova cosmologica ripropone l’argomento ontologico camuffato: infatti, una volta che si è pervenuti all’Essere necessario come a condizione del contingente, resta da provare proprio ciò di cui si trattava, ossia la sua esistenza reale. La prova fisico-teleologica, infine parte dalla bellezza del mondo, ovvero risale a Dio considerato come Essere ultimo e considerato come causa. Così, analogamente al ragionamento proposto nei confronti della seconda prova, Kant sostiene che questa tesi potrebbe al più dimostrare un architetto del mondo, limitato dalla capacità della materia, piuttosto che un creatore del mondo, alla cui idea tutto è sottoposto. Per provare ciò, quindi ancora una volta, si passa alla prova cosmologica, che a sua volta non è altro che una prova ontologica mascherata.

Conclusione sulla metafisica

Se quindi grazie allo studio della sensibilità si erano definiti i principi a priori della matematica e della geometria, per quel che concerne alla metafisica giungiamo alla soluzione per cui essa non può essere intesa come scienza, poiché la sintesi a priori metafisica supporrebbe un’intuizione intellettiva.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'obiettivo principale della "Critica della Ragion Pura" di Kant?
  2. L'obiettivo principale di Kant è studiare la conoscenza per definire i suoi limiti e le sue possibilità, analizzando le facoltà della conoscenza come sensibilità, intelletto e ragione.

  3. Come Kant definisce la sensibilità e quali sono le intuizioni pure?
  4. La sensibilità è la facoltà immediata e intuitiva, e le intuizioni pure identificate da Kant sono lo spazio e il tempo, che sono fondamentali per ogni rappresentazione sensibile.

  5. Qual è il ruolo dell'intelletto secondo Kant?
  6. L'intelletto è la facoltà di giudicare e unire il molteplice sotto una rappresentazione comune, utilizzando concetti puri o categorie, che sono essenziali per la conoscenza.

  7. Cosa sono le illusioni trascendentali e quali tipi di illusioni identifica Kant?
  8. Le illusioni trascendentali sono errori inevitabili della ragione quando cerca di superare i limiti dell'esperienza sensibile. Kant identifica tre tipi: psicologiche, cosmologiche e teologiche.

  9. Qual è la conclusione di Kant riguardo alla metafisica?
  10. Kant conclude che la metafisica non può essere considerata una scienza, poiché richiederebbe una sintesi a priori che suppone un'intuizione intellettiva, non accessibile alla ragione umana.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community