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I concetti di Dasein, Gestell e Aletheia nell'Heidegger pensiero

Riprendendo una distinzione già operata da Kierkegaard, Heidegger opera una distinzione tra essere ed esistere: solo l’uomo esiste, in quanto egli è un progetto incompiuto continuamente aperto verso il futuro; in particolare, l’uomo è “Dasein”, “esserci”, dove la particella “ci” indica sia la consapevolezza, da parte dell’uomo, di esistere, sia il fatto che ogni esistenza è “gettata”, consegnata, in un mondo non neutrale, in un mondo dove conoscenza e condizioni sono già state scritte e depositate nel linguaggio.
Nella “Introduzione alla metafisica” inoltre Heidegger sostiene che il pensiero occidentale è sempre stato metafisico, ma che da Aristotele in poi ha imboccato la strada sbagliata, tendendo a “entificare” l’essere e annullando via via la differenza ontologica. Nietzsche, secondo Heidegger, sarebbe stato il punto di arrivo della filosofia nichilistica, in quanto ha evidenziato il fenomeno della “Gestell”, cioè la sempre maggiore imposizione da parte dell’uomo sulla natura grazie alla tecnica, determinando però un ulteriore impoverimento dell’uomo. Tuttavia, secondo Heidegger, Parmenide, nel suo “Poema sull’essere”, aveva già intuito la vera natura dell’essere: egli infatti narra di aver incontrato la dea della Verità, “Aletheia” (αλέθηια), termine formato da alfa privativo (-α) e dal verbo “lanthano” (λανθάνω), ovvero “nascondere”; quindi Parmenide aveva capito che l’essere è uno svelamento, un’apertura, che nel momento stesso in cui si svela si annulla, permettendo agli enti di essere visibili e comprensibili.

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