Heidegger, Martin- Riassunto

Vita
Nasce nel Baver nel 1889 da famiglia cattolica.
Liceo classico e poi suo padre ambisce a una sua carriera ecclesiastica. Inizia a studiare teologia.
Borse di studio cattoliche.
Dopo l incontro con Husserl decide di abbandonare il cattolicesimo perché diceva che per fare buona filosofia non si può essere cattolici.

Matrici del pensiero
1- fenomenologia/ontologia: Husserl
2- protocristianesimo (Paolo e Agostino)
3- Aristotele

1) Vita fattuale (=Il modo di essere originario della vita)
L oggetto della sua filosofia é la vita fattuale (quindi Heidegger è più radicale di Husserl), non la coscienza pura. Ciò che gli permette di indagare questo campo é la fenomenologia.
Principio della correlazione: non c é mai un soggetto senza oggetto
L uomo non é nel mondo come un oggetto é nello spazio, ma vuol dire essere in queste tre dimensioni, secondo Heidegger sono queste le nostre coordinate.

Essere-nel-mondo:
Mondo-ambiente--> ambienti che ci circondano
Mondo-condiviso-->persone intorno a noi, legate affettivamente e non.
Mondo-proprio-->interagisco con il mondo circostante in un modo del tutto personale.
Heidegger ci sta dicendo che la vita è il mondo. Il mondo é l oggetto e la vita il soggetto. La mia vita c é solo nella misura in cui c é il mondo. La vita non ha un significato ma é essa stessa il significato. Tale significato non sarà mai più grande della vita, ma si manifesta all interno della dimensione fattuale della vita stessa, della sua origine.
Il significato non é una parola metafisica ma descrive il rapporto che costantemente l uomo ha con il mondo. Il significato quindi non é nell aldi la, é nel mondo, l unica esperienza nella quale siamo e di cui possiamo parlare.

2) Riflessione sul protocristianesimo
Riprende il cristianesimo guardandone la forma, non il contenuto.
Riflette prima sulle lettere paoline. Lettera ai Tessalonicesi.
Carattere storico della vita:
La vita é sempre una storia, e la storia e lo scorrere del tempo non sono visti in senso positivistico. Cos é il tempo in senso positivistico? Susseguirsi di attimi tutti misurabili. San Paolo sottolinea che la vita umana non é mai data, non é mai presente, é sempre aperta a qualcosa, é un movimento mai concluso. Gli antichi greci avevano il Kairòs=il momento opportuno in cui si gioca tutto, descritto nella Lettera ai Tessalonicesi. Riferito alla seconda venuta.

"Come un ladro nella notte"--> cit. San Paolo riguardo al giorno del giudizio, la seconda venuta (o parusìa). Questo é il momento in cui ci si gioca tutto secondo Paolo, ma non é presente, arriverà come un ladro nella notte. L uomo vive sempre in un presente decentrato, ha sempre una proiezione fuori dal presente, verso ciò che deve avvenire (dimensione escatologica, esistenza di una vita dopo la porte). Il futuro determina la mia vita presente. Ma nel presente io sono ciò che sono divenuto: quindi sono determinato anche dal passato (storicità della vita)
Il passato non é semplicemente ciò che é accaduto, ma continua ad accadere. Il passato mi costituisce (Se il passato fosse passato non ne parlerei). Solo l uomo possiede se stesso perché é rapporto con il tempo, ma proprio per questo possesso l uomo vive in una perenne insicurezza proprio perché non é mai compiuto e non é detto che l uomo riesca a realizzare il suo compimento. L uomo si compie proprio perché é incompiuto.

3) Domanda ontologica
Aristotele dice: l essere é molte cose. Essere é un movimento. É un movimento che ha cause sempre interne alla fisica stessa, quindi la fisica aristotelica é una fisica atea. Secondo Heidegger questa é la più decisiva interpretazione sulla vita, il carattere ontologico della vita (non semplice azione o possibilità).


Essere e tempo
1927 Essere e tempo, opera incompiuta, pubblicata in piccoli tomi. Conclude dicendo che gli mancano le parole perché quello che deve dire é ineffabile.
Il problema " che cos é l essere" é stato confuso. Bisogna riproporre questo problema: questo è lo scopo della sua opera

Dall ontologia all analitica dell esistenza:

Sembra un problema astratto. Si é diffuso un dogma: che é un concetto vago e vuoto e che é frequentato da tutti sempre. Si pensa che porre questa domanda sia una cosa ovvia e banale, però nessuno sembra aver mai compreso del tutto cosa sia l essere.
Cos é l essere per l uomo comune? Ciò che é, che é presente, l oggetto--> Heidegger dice che non basta, l essere é qualcosa di molto più ricco.
Questo problema deve essere posto. Porre un problema significa cercare. Il cercare ha un carattere proprio perché compiuto da un soggetto: il cercante. E ha un oggetto: il cercato e anche l’interrogato. Chi sono il cercante e il cercato?
In quale ente si dovrà capire cos’è l’ essere? É indifferente il punto di partenza o c é un ente da cui partire? Si, il cercante.
Porre la domanda sul senso dell essere significa rendere trasparente l ente (il cercante), perché a me interessa l essere.
Questo cercante per Heidegger é l Esserci (Dasein). Non lo chiama uomo perché è troppo impegnativo, non vuole accettare la definizione di uomo come animale razionale, si libera dei pregiudizi. Parte da zero (metodo fenomenologico)
Perché esserci? Io sono qui e sono anche responsabile del mio essere qui e ora. Questa possibilità é presente qui e ora. É sempre concretamente situato, ci é. L esistenza é un "essere sempre mio".

Essenza dell’uomo - Umanismo
Heidegger: uomo=esserci. L uomo é esistenza, qui e ora.
L essere dell esserci é esistenza. L esistenza é la natura dell esserci.
Stessa parola usata da Kierkegaard (Heidegger lo conosce): per lui l esserci é scelta. Infatti l esserci é responsabile del proprio essere, deve scegliere continuamente, é sempre possibilità o decisione.

Però questa definizione é troppo negativa.
Esistenza= quell essere verso cui l esserci può comportarsi in un modo o in un altro.
Quindi esistenza= scegliere di comportarsi.
La natura dell uomo é il poter essere.

Le strutture fondamentali dell'esistenza
-Essere-nel-mondo
Capire l esserci equivale a capire il mondo. Riprende Husserl. Se non ci fosse l uomo, il mondo sarebbe nulla.
Ermeneutica= interpretazione
Ermeneutica filosofica
Essere-nel-mondo--> fenomeno unitario
In-essere --> essere dentro. Carattere proprio dell esistenza. Non é solo la presenza spaziale di una cosa dentro l altra, infatti "in" originariamente deriva da abitare. L uomo non é dentro il mondo, lo abita, quindi é famigliare con esso, é in rapporto.
Anche "io sono" ha la stessa radice di abitare ("ich bin").

La cura
L essere-nel-mondo ha la forma del prendersi cura. L uomo ha cura del mondo in cui vive, in qualche modo se ne occupa. Il prendersi cura é usato come termine ontologico.

Le cose come strumenti
Il rapporto originario é sempre un rapporto strumentale, ogni cosa che l uomo vede é una possibilità. Non esistono solo presenze per l uomo, ma le colloca sempre in un orizzonte di senso.
L ente di cui ci prendiamo cura é un mezzo per, non è mai semplice presenza, come la scienza descrive. Critica alla scienza.
Comportamento pratico non é ateoretico, non c é una divisione tra pratico e teoretico, sono in origine insieme.

L'essere-per-la-morte
• L esserci porta con se un "non ancora"

• Un ente che giunge alla fine ha il carattere di non-esserci-piú.
• La morte implica un modo di esserci che non é assolutamente possibile sostituire
• L esserci é caratterizzato da una costante "non totalità" a cui solo la morte pone fine.

La morte è l’unica che sovrasta l esserci.
Nessuno può assumersi il morire di un altro. Ogni esserci deve assumersi la propria morte. Posso solo morire per un altro. La morte é l orizzonte in cui tutti gli uomini sono gettati.
La morte è una possibilità di essere che l esserci deve assumersi da se, questo ci distingue dagli animali. E non deve nasconderlo.

Angoscia (parola di Kierkegaard) davanti alla morte, non é angoscia davanti alla morte fisiologica ma davanti alla possibilità del morire. Per esempio ti viene quando muore un amico perché potresti essere stato tu.
Ogni volta che si dice "si muore", non mi riferisco mai a me stesso, é un si impersonale che quindi non indica nessuno. Si parla della morte come un caso, come qualcosa che accade, ma non a me. Si perde nel "si" e quindi non si assume la propria morte coprendone le sue caratteristiche di possibilità, incondizionatezza e insuperabilità.
Il si non ha il coraggio dell angoscia davanti alla morte. Quando c é un morente si cerca sempre di consolarlo dicendogli che certamente sfuggirà alla morte, quindi questa mancanza di coraggio caratterizza anche i consolanti.
Conclusione: Vivete sempre in anticipazione della morte!

L Esserci come progetto- L uomo é sempre in rapporto con un futuro, un non ancora. É sempre in rapporto con la sua temporalità, con l attesa della morte. Tutto convoglia nella morte ed é questo che ci fa uomini.
Tanti teologi, però, hanno scambiato l'apertura dell Esserci come "apertura a Dio". "Il mio cuore é inquieto finché non riposa in te" (S.Agostino)--> allora questo vuol dire che se la seconda venuta è reale, essa abolisce questa tensione che sola rende autentica l esistenza umana. L uomo é domanda, ma se ad essa segue una reale risposta, l uomo cessa di esistere, diventa un "niente". Per questo Heidegger pensa l essere in modo nichilistico. Nichilismo (tutto finisce nel nulla, assenza di una seconda venuta)- vita come possibilità che é l impossibilità di tutte le altre possibilità.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email