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Georg Wilhelm Friedrich Hegel

La critica a Kant

Parte da Kant e sviluppa la sua critica al pensiero kantiano. Per Hegel la filosofia di Kant è la filosofia del finito perché non risolve la contrapposizione tra essere e dover essere, tra realtà e razionalità. In Kant permane un pensiero dualistico. Dipende dal modo in cui Kant intende la ragione e l'intelletto.
Per Kant l'intelletto ha una funzione conoscitiva e la ragione pretende di andare oltre l'esperienza nel tentativo vano di cogliere la totalità. In Hegel ciò si inverte: conoscere per Hegel = conoscere il tutto.
Parte dal presupposto che solo il vero è l'intero. Quando si conosce si conosce il tutto. Per Kant ciò è una pretesa, per Hegel è una premessa. Per Hegel è la ragione che conosce perché solo lei conosce la realtà. Invece l'intelletto è un concetto astratto. Esso è astratto perché analizza il particolare; la ragione è concreta perché analizza la totalità. L'intelletto è astratto perché non consente di arrivare all'intero. L'intelletto lavora con il principio di identità che sta alla base della logica. La vera conoscenza non è dell'intelletto ma della ragione.
Per Hegel comporre l'intero significa analizzare il particolare, negare la determinazione dell'intelletto e riaffermarla in un concetto più ampio. Questo processo è detto dialettico.
L'intelletto che analizza il particolare è la tesi, perché va negato e poi analizzato dalla ragione.

Kant divide la ragione in ragione teoretica e ragione pratica. A Hegel non piacciono le fratture. Per Hegel esiste la ragione in sé, che chiama idea: è la struttura logica del mondo, è Dio prima della creazione del mondo. L'idea nel divenire si incarna nella storia e diventa spirito, sostanza etica e autocoscienza teoretica.
Kant, non avendo capito che la ragione è nella realtà, aveva analizzato le forme della conoscenza prima di occuparsi dell'oggetto, della realtà. Il suo modo di conoscere è assurdo: è come lo scolastico che vuole imparare a nuotare prima di gettarsi in acqua. Kant vuole conoscere senza conoscere l'oggetto, la realtà.


La critica a Fichte

Hegel nel suo saggio analizza anche Fichte e Schelling. Anche Fichte, rifacendosi a Kant, resta nel finito: mantiene distinti io e non – io. Il suo tentativo di moralizzare il mondo partendo dall'io è compromesso a causa del dualismo tra io e non – io. Non si arriva mai a una sintesi e il processo è infinito.
La scissione rimane un grande tema romantico: scissione tra finito e infinito. Fichte era partito bene eliminando la cosa in sé ma poi sfocia nel cattivo infinito perché il problema non si supera del tutto, si ripropone.
Fichte: continua tensione tra essere e dover essere. Essere liberi vuol dire togliere l'ostacolo e ricondurlo all'io. Il processo non può però finire perché altrimenti verrebbe a meno l'esistenza stessa. Per Hegel in Fichte non si arriva mai a una sintesi (questa rimane apparente).

La critica a Schelling

Schelling: l'assoluto è un'unità indistinta tra spirito e natura. Piace a Hegel ma quello che lui contesta è il passaggio dalla definizione all'esistenza. Se l'assoluto è per definizione un'unità indistinta, nell'esistenza vedo invece una molteplicità distinta e quindi cado in contraddizione passando da indefinito (assoluto) a definito (realtà).
Es: nella notte tutte le vacche sono nere. Quando si accende la luce si vedono i contorni e si notano le differenze. Come è possibile il passo da definizione a esistenza?
Hegel: Schelling ha dato la migliore definizione di assoluto ma è caduto in contraddizione: se l'uno è l'essere indistinto come si può spiegare la natura che è differenziata (e quindi distinta)?

Il pensiero di Hegel


Nella fenomenologia dello spirito, Hegel parte dal presupposto che la filosofia è l'assoluto che si sviluppa nel suo percorso storico. Ogni filosofia è completamento e superamento della precedente. Crede che non possa essere detto nulla di nuovo e che il suo pensiero sia l'ultimo sistema: vuole dare delle risposte a tutta la realtà.
Tendendo conto della sua filosofia, si parla di idealismo assoluto perché sintesi dell'idealismo soggettivo di Fichte e di quello oggettivo di Schelling. Il pensiero di Fichte e Schelling è il momento preparatorio della filosofia hegeliana.
Nella prefazione dell'opera, Hegel prende le distanze dal Romanticismo. Hegel infatti non condivide il metodo della conoscenza: non fondato sulla ragione ma sull'intuizione e sul sentimento. Secondo lui il limite del Romanticismo è non aver riconosciuto il concetto.
L'assoluto per Hegel non può essere inteso come per Schelling. Per Hegel l'assoluto si può solo intuire. Concepirlo significa coglierne lo sviluppo storico, lo svolgimento e ciò può essere fatto solo con la ragione, grazie alla quale si conosce il mondo. Critica per ciò i Romantici: sono irrazionali. Per Hegel bisogna fare la fatica del concetto: ripercorrere il cammino, lo svolgimento dell'assoluto nel mondo.


I Presupposti della filosofia


Il punto di partenza di Hegel è l'idea (da cui prende il nome l'idealismo). In lui c'è coincidenza tra razionale e reale: panlogismo. Ci deve essere un progetto razionale, che si sviluppa nella storia e da vita al reale. Es: progetto della costruzione di una casa: così l'idea costituisce la struttura razionale del mondo. Il pensiero di Hegel è un sistema; essendo tale parte da principi che devono essere sviluppati. Per Hegel la filosofia è sistematica, è la lettura della realtà, è la lettura del progetto della realtà.
Uno dei grandi principi (nei lineamenti della filosofia del diritto): “ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale”.
Il reale è sviluppo della razionalità, che all'inizio è l'idea, preesiste prima del mondo. La filosofia non coordina questo processo ma semplicemente lo riconosce. La realtà ha una struttura razionale e la ragione umana la riconosce. La filosofia non è altro che il proprio tempo (=storia) appreso con il pensiero.

Il pensiero razionale è il mondo stesso. La filosofia deve riconoscere la razionalità nel concreto.
Ciò che è reale non coincide con ciò che esiste. È in questa mancata coincidenza che si inserisce la filosofia, che ha il compito di inserire la razionalità nel pensiero. L'esistente non è razionalità ma ha razionalità. La razionalità è l'aspetto necessario grazie al quale conosciamo. Essa non è del singolo ma costituisce la trama di tutto ciò che esiste. Devo cercare la razionalità non nel singolo ma nel processo.

Es: posso comprendere la pianta solo se ne capisco il procedimento. Se la considero in un momento separato del processo non comprendo la pianta. È solo nel processo che essa coglie un significato.
Il razionale è l'universale che diventa individuale. Nella realtà esistono solo individui determinati e non generali. Es: non si può identificare la frutta (generale) nella mela, pera, banana, melone. La frutta da universale diventa particolare e si realizza nella mela...
il passaggio da universale a particolare = da universale astratto a concreto.
L'universale (cioè l'infinito) non è mai separato dalla realtà, universale e particolare non si identificano ma l'universale si esprime nell'individuale. Il particolare deve risolversi nell'assoluto, nell'infinito; in caso contrario non si capirebbe. Es: Marco e Luca possono essere compresi solo se collegati alla loro natura umana.
Universale e particolare non coincidono ma non possono nemmeno essere separati. La soluzione consiste nel considerare il particolare come qualcosa che rimanda a qualcos'altro e che non si esaurisce in sé stesso. L'universale è l'insieme, il processo di sviluppo dei rimandi. Es 1: La pianta non è solo come la vedo in autunno. Essa è diversa nelle varie stagioni, non è sempre così ed è un processo che l'ha portata ad essere così.
Es 2: prima c'è il bocciolo, poi il fiore e infine il frutto. Se le prendo separate sono diverse e ogni realtà nega l'altra (fiore non è il bocciolo, il frutto non è il fiore). Se guardo con la ragione, capisco che è necessario che il bocciolo debba appassire per lasciare posto al frutto. La verità non sta in nessuno dei momenti presi in sé stessi, ma nell'intero processo che li comprende. Il processo viene definito dialettica: il movimento scandisce diversi momenti.

La dialettica è composta da 3 momenti (già teorizzati da Fichte e ripresi da Hegel)

▪ tesi
▪ antitesi
▪ sintesi
la visione dialettica parte dal presupposto che solo il vero è l'intero. Ogni momento per essere superato deve essere negato. Il vero è sempre il tutto. Quando parlo di verità, non posso basarmi su un momento particolare, perché esso è parziale. Per Hegel il rapporto tra parte e tutto è dialettico, il divenire. La totalità compare solo alla fine del processo. L'intero è il risultato di un processo visibile solo alla fine di esso. Ciò presuppone che la realtà è la totalità di tutti i suoi momenti. L'assoluto va inteso come totalità dei momenti. Non si può intuire. La dialettica è sia contenuto che metodo perché prevede il ricongiungimento di individuale e di assoluto.


la definizione di sostanza


questo discorso implica una nuova definizione di sostanza: non è rigida, non è solo contenuto ma è processuale, diviene. Per Kant la sostanza non è realtà soggettiva ma è una categoria = forma dell'intelletto. Hegel definisce la sostanza come un soggetto, che continua a divenire, è un processo in cui il particolare rimanda alla totalità.
Facendo della sostanza una categoria, il limite di Kant: sostanza è solo forma. Per Hegel è realtà che dipende dal soggetto (inteso come pensiero che si incarna nella storia).
Nel sistema hegeliano: la storia è processualità. Ne deriva una concezione dinamica della realtà. La realtà è pantarei (come per Eraclito) e tutto è dialettico. Ciò sembrerebbe una catena infinita; per Hegel la dialettica assume la forma di un cerchio perché alla fine di tutto si arriva a una conclusione. La storia della filosofia si conclude con la sua filosofia. La storia politica del mondo, ha termine nella costituzione prussiana.

Marx (esponente della sx hegeliana) accusa Hegel di sacralizzare l'esistente. Come fa la dialettica, che di per sé è divenire a chiudersi? Il vero non è l'assoluto in sé ma nel suo sviluppo. Ogni parte del sistema non può essere intuito ma va ricostruito nelle sue mediazioni, che tutte formano il reale, la totalità. L'assoluto prende coscienza di sé stesso e dopo aver ripercorso l'intero processo diventa spirito. Esso non è immediato ma è il risultato di un divenire storico e si manifesta nella coscienza umana.
Ci sono 3 piani di analisi:
1. l'idea si realizza diventando realtà
2. l'idea si riconosce come realtà, nella realtà che ha prodotto. Quando si riconosce nella realtà diventa idea autocosciente = spirito.
3. L'auto riconoscimento è la sostanza di tutte le coscienze individuali che devono ripercorrere il percorso dell'idea nel mondo
l'idea è Dio prima del mondo; senza di lei non ci sarebbe nulla.

La fenomenologia dello spirito


i primi 2 piani riguardano il sistema generale, l'ultimo piano quello della coscienza singola, individuale. Tema della fenomenologia dello spirito: consapevolezza della coscienza di essere parte dello spirito. Inizia a scrivere l'opera nel 1805 con titolo iniziale: “Sistema della scienza” e la pubblica nel 1807 come titolo “Sistema della scienza – parte prima: fenomenologia dello spirito”.
Il fenomeno per Kant è ciò che appare, per Hegel è la scienza dell'esperienza della coscienza = ciò che appare alla coscienza. Tutti noi abbiamo un patrimonio di conoscenze acquisite. Ora sono ovvie, note e poi ci sono le cose che si stanno conoscendo (che sono in divenire). L'intento di Hegel è di rendere fluido ciò che la coscienza comune scopre in un processo storico. Nella nostra coscienza c'è una conoscenza umana e si può diventarne consapevoli attraverso la consapevolezza della propria autocoscienza.

Fenomenologia = ciò che appare alla coscienza. Il fenomeno non è qualcosa di esterno (Kant) ma è manifestazione dello spirito nella storia. Ci sono 3 momenti:
1. coscienza: oggetto appare esterno
2. autocoscienza: la coscienza prende consapevolezza di sé, capisce che è lei a determinare l'oggetto
3. spirito: ritrova nella realtà la propria razionalità
lo spirito diventa consapevole di essere tutto nella realtà. La storia ha 2 direzioni: ha uno sviluppo dello spirito nella storia e poi uno della coscienza che ripercorre a ritroso questo percorso diventando autocoscienza. Questo ripercorrere porta a figure dello spirito = tappe fondamentali. La coscienza ripercorre il processo ma non come se partisse da 0 perché tutto è già accaduto; ne riconosce le tappe fondamentali, dette figure, che sono parte di questo processo.
Es: una figura è l'illuminismo. Non è in divenire ma è già avvenuta. Per conoscerla devo analizzare ciò che è stato. Nel '700 non era una figura perché in divenire, in pieno svolgimento. È possibile rivivere la storia nella nostra coscienza.
La fenomenologia è un romanzo della conoscenza, non storico, è un romanzo di formazione. Essa avviene mediante un viaggio che lo spirito ha percorso.
Il singolo prende coscienza di essere parte di un percorso storico e nel momento in cui compie questo lavoro si identifica nell'universale.
Trova in sé gli stessi passaggi che hanno portato al sapere universale. Ogni individuo è il risultato dell'intera evoluzione del sapere nella storia. La coscienza deve sapere ciò e ricongiungersi all'universale. Alla fine del processo la coscienza aumenta l'autocoscienza.

I parte: coscienza


divisa in 3 parti:
1. certezza sensibile
2. percezione
3. intelletto
La coscienza perviene alla conoscenza mediante i 3 momenti, che sono successivi.
Nella certezza sensibile la coscienza prende coscienza che esiste qualcosa fuori di sé che percepisce come realtà. Ciò succede nell'esperienza, dove la coscienza comune capisce che la realtà esiste. Ogni sensazione è possibile grazie a determinazioni che appaiono immediatamente legate al soggetto. Per avere coscienza della realtà bisogna avere coscienza di sé, del soggetto. Le qualità delle cose dipendono da come io le registro, da come avviene il rapporto soggetto – oggetto. La diversità delle percezioni dipende dai sensi. La molteplicità di qualità dipendono dai sensi che rimandano a soggetti diversi. È l'intelletto che attribuisce a un oggetto quelle qualità analizzate dalle percezioni. A livello dell'intelletto le cose sono percepite come fenomeni. L'intelletto unifica le qualità delle cose. Concluso questo processo la coscienza pervenuta alla consapevolezza di sé diventa autocoscienza.

La coscienza interagisce con altre coscienze. Quando la coscienza ha raggiunto la consapevolezza di essere la protagonista della conoscenza ha come desiderio quello di interagire con le altre. Ingaggia una lotta per l'affermazione di sé. Tutte le coscienze vorrebbero prevalere, si ingaggi una lotta.
La lotta è paragonata al rapporto servo – padrone o signoria – servitù. La coscienza non è solo appetito ma è anche desiderio di riconoscimento. La lotta è determinata dal signore = chi è disposto a lottare e a sacrificare la propria vita; e dal servo = chi nella lotta si piega al più forte. È una lotta di potere dove vince quella che sacrifica sé stessa perché si eleva sopra le altre; quella che si piega perde perché rimane alla naturalità, rifiuta la morte = negazione di sé, rinuncia alla propria libertà e accetta di sottomettersi al signore.
Si rispecchia in questo pensiero il periodo del dispotismo orientale. Il servo è strumento con il quale agire sulle cose: il signore si fa servire dal servo, si rapporta a lui come a una cosa, è esecutore di ordine. Il servo ha davanti a sé una coscienza (quella del signore). Non lavorando manca il momento dialettico dell'oggettivazione = riconoscimento di sé in un altro.
L'autocoscienza del signore è immediata ma ha poca consistenza perché non lavora. Il signore, sottomettendo il servo, ne fa strumento, il lavoro dei servi produce tutti quei beni che usa il signore (è parassita). Il signore ha con le cose un rapporto passivo perché fruisce di esse: dietro al godimento passivo la signoria viene distrutta. Il servo attraverso il lavoro acquista consapevolezza di sé (persa dal signore). Il lavoro è momento di formazione sociale e della coscienza, il servo si oggettiva = vede realizzare sé stesso nella cosa. Il lavoro gratifica. Avviene quindi un rovesciamento dialettico: il servo diventa autocoscienza pur partendo svantaggiato mentre il signore la perde perché non si applica. Usa queste figure per dimostrare che la storia è un processo dialettico.
Il signore dipende dal servo e il servo dipende dal signore. Quando c'è dipendenza c'è mancanza di libertà. La coscienza si sottrae a questo rapporto quando ha preso coscienza di sé. Il servo mette tra parentesi l'essere dipendenti, lavora e cerca di affermarsi a prescindere dal suo essere servo.
Nello stoicismo: uno può essere libero anche se schiavo in catene perché la libertà dipende dallo stato dell'anima. La libertà è possibile: non dipende dall'esterno ma dall'anteriorità.

La coscienza è scissa in sé in 2 realtà: parte positiva, immutabile, intrasmutabile e la parte negativa, in divenire. Il polo positivo è tramutato dalla coscienza fuori di sé nel Dio trascendente, quello negativo è posto nella condizione umana. La risultante produce una coscienza infelice perché scissa: vuole aspirare a Dio ma non ci riesce (la religione è alienazione). La coscienza soffre, la sua infelicità è rappresentata nel cristianesimo medievale: ha sottolineato molto il peccato (Sant'Agostino, Lutero).

La coscienza non può superare la scissione tra individuo e assoluto con l'intuizione. Per Hegel è un lavoro che presuppone la fatica del concetto. Propone come soluzione l'annullamento dell'individualità e della capacità davanti a Dio. La distanza è irraggiungibile e produce dolore.
Per Hegel il cristianesimo è la venuta di Dio che si fa uomo, che si presenta come spiraglio di salvezza per ricolmare la distanza Dio – uomo. È speranza di salvezza, di ricongiungimento.
Hegel presuppone che la coscienza diventi Dio non attraverso la discesa dell'intrasmutabile nell'individualità bensì con l'innalzamento dell'individualità all'infinito.
L'atteggiamento della coscienza verso Dio non può avvenire con il cristianesimo (non è una soluzione). Il senso di impotenza porta la coscienza ad annullarsi. Ci sono 2 comportamenti:
1. cristianesimo medievale: sottomissione alla Chiesa, ai suoi precetti
2. ascetismo: rinuncia al mondo
Entrambe sono scelte complesse. La soluzione per superare la frattura è quella di rinunciare a sé stessi: in questo modo la coscienza si sente parte di una realtà più ampia
Per Hegel il dolore è necessario per arrivare a una sintesi definitiva. Bisogna passare dalla morte pe avere più vita.

Il terzo momento: ragione: rappresentazione della certezza della coscienza di essere, nella sua singolarità, assolutamente in sé, o di essere ogni realtà. Identificandomi nello spirito è lo spirito che produce la realtà. Senza questo spirito non abbiamo contatto con la realtà. Con la ragione si inizia dal Rinascimento: dove la libertà dell'uomo è data dalla centralità del soggetto.
Si divide in:
1. ragione osservativa
2. ragione attiva
3. ragione esaminatrice
La coscienza nella ragione osservativa cerca sé stessa nelle cose e in esse l'universale. Cerca di ottenere ciò con la classificazione degli individui in determinate specie. Coglie gli elementi statici perché la classificazione è generalizzazione dell'esperienza mediante l'esperimento. Le leggi del mondo organico sono astratte, esterne all'individuo. Quelle del mondo organico sono in divenire. Ogni individuo vivente è sintesi tra universale della legge e individualità. In ciò si identifica la coscienza in maniera intuitiva, senza spiegazioni. La coscienza va incontro ai naufragi della ragione e della psiche. Mostra così che la psicologia non è scienza. Esistono 2 psicoscienze:
1. fisiognomica
2. frenologia
Sono due discipline della psicologia che non hanno nulla di scientifico. La fisiognomica deduce le tendenze caratteriali dai tratti del volto, la frenologia dalle dimensioni e dalla forma del cranio. Entrambe cercano di mettere in relazione interno ed esterno.

La ragione osservativa non può ricomporre la frattura tra coscienza e mondo. L'unione tra le due è compito della ragione attiva, che ha come scopo l'unione di una comunità etica. La coscienza deve trovare sé stessa piegando la sua razionalità per porre sé stessa agli altri. Il cammino fallisce finché mediante l'unione con le singole coscienze nasce lo spirito, che le contiene tutte.
1. Appetito: desiderio dell'uomo di appropriarsi delle cose. In maniera egoista si chiude in sé stesso
2. legge del cuore: coscienza fa del sentimento una legge universale ed entra in conflitto tra universale e individualità.

Nella virtù riconosce il giacobismo francese e l'eroe romantico: sacrifica sé stesso per bene più grande nella condizione che la coscienza si affermi. Da una parte vuole affermare sé stesso e dall'altra vuole che il bene universale trionfi. La virtù è il corso del mondo stesso. La ragione conscia di essere la realtà cerca in sé stessa le leggi, che possono avere valore universale.
Difetto di Kant: morale rimane in ambito morale. Per Hegel rimane nella coscienza. La ragione si fa legislatrice delle leggi, di eleva sopra di esse. Ciò avviene attraverso determinazioni individuali. La legge morale diventa legge dello stato, è incarnazione nel tempo della legge universale.

La filosofia dello spirito

L’idea dopo essersi estraniata nella natura e oggettivata nella materia prende consapevolezza di sé. L’idea è in sé e per sé. Ora è spirito = realtà nella sua forma più alta, è realtà intellegibile. La filosofia dello spirito riguarda la realtà nella massima attuazione, è conoscenza più alta dello spirito.
La filosofia dello spirito rappresenta la terza e ultima parte del sistema hegeliano e viene esposta nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche. Essa si articola in 3 momenti dialettici:
1. Spirito soggettivo: rappresenta la consapevolezza che lo spirito ha di sé in quanto singolo individuo umano.
2. Spirito oggettivo: nel quale la libertà umana – termine del processo dello spirito soggettivo – si realizza, si oggettivizza nella comunità sociale e nelle istituzioni. Rappresenta la consapevolezza dello spirito a livello di rapporti umani, di vita sociale
3. Spirito assoluto: nel quale lo spirito acquista consapevolezza di sé come Assoluto, cioè come ragione universale e compiuta.
La filosofia dello spirito oggettivo
La prima determinazione dello spirito oggettivo è il diritto. Il diritto è inteso come volere individuale che ha assunto realtà oggettiva. Da una parte si pone come costrizione, dall’altra esprime la libertà dell’individuo perché spogliata e ricondotta alla pura razionalità. Rispettando la legge sta la mia libertà e obbedendo alla legge, obbedisco a me. All’inizio è esterna, poi si arriva all’interiorizzazione. Il diritto è oggettivazione dello spirito nella storia. La morale è interiorizzazione del diritto.

Il diritto sta nella proprietà, un individuo è in rapporto con gli altri attraverso la proprietà, il possesso ottiene riconoscimento sociale. Si formalizza nel contratto: è riconoscimento reciproco tra i singoli individui, è un accordo privato. È passibile di violazione (es: il diritto contro il torto), anche se questa dinamica è contradditoria. Il rispetto del contratto deve esserci altrimenti c’è la pena: è giusta, serve a ripristinare il diritto violato. Andare contro il diritto è una contraddizione. Di fronte ad essa il reo non basta che paghi ma deve interiorizzare, capire la violazione, è lui che dovrebbe chiedere la pena.

Quando il reo chiede la pena nasce il sentimento della moralità: sintomo di responsabilità. La morale consente di distinguere tra bene e male partendo da sé. Essa si articola in 3 momenti:
1. Proposito: riconoscimento dell’azione come propria, della responsabilità
2. Intenzione e benessere: il benessere è riconoscimento che l’azione debba contenere i bisogni dell’individuo
3. Contrasto tra bene e male
Per Hegel l’errore di Kant è stato quello di circoscrivere la morale nell’ambito individuale e non darle contenuto concreto.

L’attuazione del bene come dover essere e realizzazione storica può compiersi solo nell’eticità, punto di arrivo del processo storico. Nell’eticità l’universalità si manifesta nell’ordine reale di un popolo. È punto di arrivo del processo storico:
1. Virtù
2. Costume
3. Eticità: sintesi di diritto e moralità
la virtù è realizzazione dell’etica a livello individuale. Implica l’opposizione tra bene e male e per questo solo alcuni uomini la realizzano. Hegel è contrario al liberalismo, perché guardava ai singoli cittadini. Manca la nozione di popolo. In questo è la polis il modello perché sostanza etica con il compito di formare cittadini giusti. Per Hegel la moralità non è individuale, ma sociale e storica. Si traduce nell’ethos di un popolo, che è indipendente dai singoli individui, è l’ethos che li forma moralmente. Ethos = spirito oggettivo dell’individuo, è superiore all’individuo e lo forma moralmente.
L’eticità si articola in:
1. Famiglia
2. Società civile
3. Stato = sintesi di famiglia e società civile
Per Hegel la famiglia è espressione di sostanza etica e si forma su un contratto d’amore. La famiglia non è solo fisica ma spirituale, perché i figli vanno cresciuti, educati. Lo scopo della famiglia è la procreazione: non è solo mettere al mondo i figli ma educarli. Non è un contratto, ha importanza etica e morale. è unità dialettica di polo maschile e femminile, diversi che si compensano. I tre momenti della famiglia sono:
1. Matrimonio
2. Patrimonio
3. Educazione dei figli: grazie alle quale diventano cittadini sociali

Hegel rifiuta la filosofia di Cartesio, che proponeva la separazione del corpo (macchina) e dell’anima. Propone l’avvicinamento alla filosofia aristotelica, che proponeva l’esistenza di un sinolo tra corpo e anima. Lo spirito oggettivo corrisponde alla fase in cui la libertà si gioca nella società. Si realizza nel costume, nelle leggi, nelle istituzioni di un popolo. È l’oggetto della storia comunemente intesa.

La filosofia

La filosofia deve cogliere nella realtà storica la razionalità, che è propria dello spirito oggettivo ed espressione dell’assoluto. Il compito della filosofia è comprendere il proprio tempo mostrandone razionalità. Ciò che è deve essere così. Negare questo principio significa negare il principio immanente e divenire Dio. Dio = logos, razionalità. La filosofia deve mostrare razionalità, non inventare. Il rapporto tra essere e dover essere è spiegato nei “Lineamenti della filosofia del diritto”. “Ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale”. La filosofia deve cogliere il presente e giustificarlo con razionalità.
L’identificazione tra reale e razionale avviene perché:
1. Dio è reale, è la cosa più reale che esista. È l’unica cosa totalmente reale perché unico soggetto della storia: è il tutto. Tutte le cose sono finite ma Dio no. Ogni cosa si realizza nell’infinito. La cosa in sé non ci dice nulla se non inserita in un processo.
2. L’esistenza comune è fenomeno, apparenza, manifestazione accidentale, è realtà solo in parte. La mentalità comune attribuisce erroneamente il nome realtà a tutto ciò che esiste.
Per Hegel sono realtà le cose che durano, non quelle che passano. I sentimenti sono effimeri; le leggi, le istituzioni, gli stati in cui gli uomini si realizzano sono realtà.
Es: colori dell’arcobaleno non sono realtà
Leggi fisiche che lo determinano sono realtà
La realtà è razionale perché si muove. A prima vista è caotica, confusa nei suoi singoli aspetti, non troviamo un senso. Se la guardiamo nella sua totalità si capisce il senso. La filosofia deve comprende ciò che la realtà è, metterla in relazione con le strutture razionali, cogliere la relazione tra tutto e particolare.
Perché appaia il disegno (inteso come razionalità del tutto) bisogna che esso sia già compiuto, già accaduto. In questo senso la filosofia non è progettualità, deve comprendere e spiegare ciò che accade e ciò è possibile se il processo è divenuto intero, se si è compiuto. La filosofia non può procedere la realtà ma solo comprenderla.
Hegel paragona la filosofia alla nottola (civetta) di Minerva. La nottola inizia il volo al crepuscolo, quando il giorno è compiuto. Così deve fare la filosofia: deve lavorare quando il giorno è compiuto. Non può dare direttive alla realtà. Un’ epoca storica è compresa dal pensiero filosofico quando sta per concludersi. La filosofia ha per oggetto ciò che è accaduto.
Es: noi comprendiamo l’illuminismo perché viviamo dopo, se lo avessimo vissuto sarebbe diverso.

L’eticità

Rappresenta la sintesi di diritto e della legge morale. L’autentica vita morale si realizza quando i cittadini decidono di realizzare l’ethos = tradizioni, costumi di un popolo. Dal punto di vista etico la virtù è prendersi cura del bene comune fino anche al sacrificio di sé. Gli aspetti unilaterali del diritto e della moralità (le leggi sono concrete ma esterne, la moralità è interna ma astratta) si superano nell’eticità = moralità sociale. L’eticità è la realizzazione del bene nell’esistenza concreta, nelle relazioni della famiglia, società, nello stato. Famiglia, società e stato sono viste come istituzioni.
Correnti romantiche: cercano di studiare la storia attraverso la poesia, i miti.
Per Hegel non c’è storia senza istituzioni. Si distanzia dalle teorie contrattualistiche (Locke e Hume) perché lo stato non è esito di un contratto e gli uomini non sono già liberi prima della società. La società è la seconda natura che nel processo storico costituisce l’ethos di un popolo.
La moralità è individuale, l’eticità è universale, è il livello più alto e sintesi di diritto e moralità.
La famiglia non è solo società naturale basata sull’unione tra uomo e donna.

La famiglia

La famiglia non dura tutta la vita, è la prima cellula della società. Non è solo istinto sessuale o un accordo, ma è un’istituzione con valore spirituale. Non bisogna sposarsi per forza, deve esserci amore e voglia di educare i figli. Quando i figli crescono la famiglia si disgrega. Essi formano altre famiglie (perché è un ciclo). I rapporti cambiano. I figli nella società trovano scontri economici. Essi entrano nella società civile.

La società

Per Hegel la società è una vita associata in cui esistono interessi particolari che si incontrano e che si scontrano. È un sistema di bisogni perché è organizzazione razionale delle attività volte ai bisogni degli uomini. Risponde ai bisogni degli uomini (per l’istruzione nascono le scuole, per la sanità gli ospedali).
Hegel fa una disamina dei bisogni degli uomini, parla del lavoro e di una società articolata in classi: agricoltori, industriali, commercianti (danno forma ai prodotti naturali), funzionari pubblici (unici per cui il loro lavoro coincide con l’interesse dello stato).

Lo Stato

Lo stato è l’ambito in cui i conflitti della società dovrebbero trovare una composizione. È il momento più alto dell’eticità. Dovrebbe conciliare gli interessi della famiglia con l’universalità. Essendo sintesi deve conciliare famiglia e società. È un organismo che deve comprendere i cittadini, è un grande organismo unitario. Gli individui possono realizzarsi in pieno solo nello stato. Preso solo il cittadino non ha senso, lo acquisisce nello Stato. È nello stato che l’uomo è individuo razionale. Esso è libero quando si identifica con la legge, non è l’essere autonomi, indipendenti dallo stato. Libertà = facente parte dello Stato.
Rivoluzione americana e francese: diritti inalienabili dell’uomo.
La libertà per Hegel non è questa, ma è l’obbedienza alla legge e la collaborazione con lo Stato per il bene comune. Il bene individuale è bene comune.
Tesi di Hegel: priorità dello Stato sull’individuo. Prende le distanze dalle teorie liberali del ‘600 – ‘700:
• Liberalismo: stato deve essere garante del benessere individuale. Per Hegel ciò è compito della società. Per Hegel il compito dello Stato è la realizzazione del bene comune mettendo in primis il benessere dello stato.
Hegel usa sempre la stessa logica: il particolare (individuo) deve realizzarsi nell’universale (stato). Solo così si realizza la libertà.
• Rousseau: la proprietà privata è male. Lui è un democratico. La sovranità spetta al popolo, deriva dal contratto.
Per Hegel fuori dallo stato non c’è un popolo ma solo una massa uniforme. La sovranità dello stato deriva da sé e ha in sé la propria ragion d’essere. Non si forma sugli individui perché non esistono prima dello Stato ma nascono nello stato già esistente.
Lo stato hegeliano non è un aggregato di individui come un’associazione, ma è un organismo vivente che supera le parti perché è più delle parti.
L’universalità dello stato viene prima dell’individualità, la sfera pubblica è più importante di quella privata.
Lo Stato è lo scopo dell’individuo.
La rivoluzione francese pone fine all’Ancien Regime. Dopo ciò quale forma può realizzarsi? Per Hegel il modello è lo stato prussiano: incarna l’Assoluto, è ingresso di Dio nello stato, è absolutus (sciolto da qualsiasi legame che possa ostacolarne l’azione).
Lo Stato di Hegel è di diritto, non è dispotico, tirannico. Deve operare in base e attraverso le leggi, che concedono razionalità. Lo Stato è un organismo e per manifestarsi ha bisogno di una forma, che è la costituzione. Non è necessario sia scritta, può essere anche un insieme di consuetudini che vivono in un popolo. La forma migliore per Hegel è la monarchia costituzionale, dove il re ha valore simbolico e accanto a lui c’è il governo, con potere esecutivo. Esso traduce le leggi a livello partico. Il parlamento fa da ponte tra i cittadini e lo stato.


I rapporti tra gli Stati e la guerra


Lo Stato è il momento più alto dell’eticità, è espressione dell’ethos. È spirito che si incarna nelle istituzioni. I popoli non sono tutti uguali, sono divisi da interessi diversi, che portano a tensioni, a contrasti. I rapporti interstatali si configurano come punti di forza. Le tensioni portano alla guerra.
Per Kant è possibile instaurare un’istituzione capace di garantire la pace tra gli stati. Per Hegel ciò è astratto, è un’utopia, è un dover essere estraneo dalla realtà delle cose. Hegel nega un organismo capace di regolare i rapporti.
Solo la storia (=vicende tra stati) può fare da giudice tra gli stati. La pluralità degli stati e la guerra hanno valore positivo perché ciascuno stato entra in concorrenza con gli altri e cerca un miglioramento. (Es: la molla negativa è momento dialettico positivo).
La guerra non è solo inevitabile e necessaria ma è qualcosa di buono in senso dialettico:
• Assume valore spirituale perché gli interessi particolari (della collettività) passano in secondo piano
• La guerra porta a nuova vita perché impedisce la putrefazione (situazione in cui gli stati rischiano di fossilizzarsi), porta avanti la storia.

La filosofia della storia


La storia è molto importante in Hegel. Lo spirito oggettivo si esplica nella storia. Essa è razionale (si può fare una filosofia della storia). A ciò dedica un ciclo di lezioni. Raccoglie le sue lezioni in un testo “Lezioni sulla filosofia della storia”, pubblicato da Eduard Gauss.
Hanno per oggetto la storia universale (di tutti gli uomini). L’obbiettivo è capire il senso organico della storia (solo la filosofia può farlo). La storia non è opera degli uomini ma della ragione, che governa il mondo. È sviluppo razionale, è momento dialettico necessario. Segue una linea ascendentale, dove compaiono eventi negativi, considerati dagli uomini male (es: guerra). Sono male se si guardano con lo spirito finito, assumono altra valenza se si guardano con gli occhi del filosofo perché esso deve cercare la razionalità.
Nel movimento dialettico l’elemento negativo è positivo, è necessario. Nella storia il male ha avuto un ruolo di stimolo per il raggiungimento del bene. È molla in sé negativa ma porta effetti positivi.
Es: il peccato è stato necessario per la risurrezione.
La storia è u da Dio. Hegel ha una formazione teleologica ed è influenzato dal cristianesimo.
Fede: afferma l’intervento divino, Dio interviene nel mondo. Non si preoccupa di costruire un sapere che studi i modi in cui la provvidenza opera. Per Hegel questo ruolo è della filosofia della storia. A questa spetta il compito di cogliere il significato complessivo al di là dei singoli elementi.
Protagonista della storia è la ragione, della “spirito del mondo” o “assoluto”. Questo spirito si incarna nei popoli. In ogni epoca storica si esprime ogni livello di civiltà, e in ognuna emerge un popolo sugli altri anche con la forza. In questo caso è lo spirito che si esprime in maniera più forte nel popolo. Questo dopo aver raggiunto l’apice della sua azione si avvia al decadimento, momento nel quale lo spirito lo abbandona per incarnarsi in un altro popolo. La storia va avanti in una linea progressiva dove il popolo soggetto è superiore al popolo tramontato.
Gli individui sono strumenti per realizzare l’obbiettivo dello spirito del mondo nella storia. Le grandi personalità sono detti “individui storici”: sono serviti all’astuzia della ragione per realizzare fini universali senza che essi ne avessero necessariamente coscienza. L’astuzia della ragione governa il mondo, si serve degli individui.
Questi uomini sono detti: uomini storici, uomini cosmico storici, uomini del destino. Gli individui storici che fanno progredire la storia sono pochi. Tutti questi uomini concorrono a realizzare i fini dell’astuzia della ragione, che li usa in maniera spregiudicata.

Lo spirito oggettivo è espressione dell’Assoluto. Il fine della storia del mondo è la libertà. Non si può arrivarci subito, ma per gradi, ovvero da tappe caratterizzate dalla presenza di individui liberi. Le grandi epoche della storia del mondo sono:
• Mondo orientale
• Mondo greco – romano
• Mondo cristiano – germanico
Nel mondo orientale, che parte dalla civiltà cinese, indiana, persiana, comanda un solo uomo (tiranno, monarca) e gli altri sono sottomessi. Questo uomo è despota, fa quello che vuole.
Nel mondo greco – romano una parte di individui sono liberi. Esiste la schiavitù: schiavi, donne e stranieri non sono liberi. Hegel parla di “libertà bella”, che va in crisi con la nascita del diritto, dove l’uomo è considerato come individuo giuridico e per questo entra il conflitto, non si identifica ancora con lo Stato.
Nel mondo cristiano – germanico, la libertà si realizza pienamente. Tutti gli uomini sono liberi anche se ci sono schiavi all’inizio del cristianesimo. La libertà si afferma nella coscienza.
Nel cristianesimo: tutti gli uomini sono figli di Dio, il cristianesimo predica questa uguaglianza, porta alla luce la libertà autentica di figli di Dio. Nel Medioevo il cristianesimo ottiene riconoscimento, molto potere (papa detiene non solo il potere spirituale ma anche quello temporale) e rapporto uomo – Dio è scisso perché l’uomo rimane schiacciato dall’immensa onnipotenza di Dio.
Solo con la Riforma Luterana (1517) cambia la visione di Dio: non è più totalmente trascendente ma è presente nell’uomo, parla all’anima dell’uomo. L’individuo appare libero.
Ha risvolto politico nel mondo protestante, non c’è bisogno di una rivoluzione (come in Francia) perché l’uomo tedesco è già libero.

La rivoluzione interiore ha epicentro in Germania perché lo stato prussiano è più solido, è modello di stato nazionale per Hegel, la monarchia costituzionale prussiana è manifestazione dello spirito.

Lo spirito assoluto


Lo spirito culmina nello Stato e poi Dio fa il suo ingresso. Il processo nonostante l’ingresso di Dio non è ancora assoluto. I due momenti opposti, rispettivamente spirito soggettivo e spirito oggettivo, si risolvono nello spirito assoluto, che è la sintesi. Essendo culmine, giunge al termine del processo quando si riconosce come identità spirituale. Questo riconoscimento avviene attraverso:
• Arte
• Religione
• Filosofia
Sono collocate dopo la vita politica, quindi sono superiori perché spirituali. Sono la forma più alta dell’attività etico – politica. Lo spirito Assoluto può manifestarsi solo negli uomini perché sono essi a fare arte, religione, filosofia. A questo livello l’Assoluto si manifesta nell’umanità in un continuo processo di perfezione. Hegel parla di ciò nelle sue lezioni.

L’arte


È la prima forma in cui l’assoluto ha consapevolezza di sé. Arte, religione e filosofia hanno lo stesso oggetto ma forme diverse.
L’arte non è imitazione della natura (Platone). Hegel non ha molta considerazione della natura, perché è negativa, inferiore allo spirito. Dice: “lo scarabocchio più infimo fatto dall’uomo è spiritualmente superiore alla natura” perché è qualcosa di spirituale (la natura è estraneazione dello spirito).
L’arte deve idealizzare la natura attraverso immagini, forme attraverso cui l’artista si esprime. L’organo con cui l’arte coglie l’assoluto sono i sensi. Si esprime attraverso corpi sensibili: sono forme d’arte e contengono l’Assoluto. Quando l’arte raggiunge la perfezione si realizza un equilibrio tra forma e contenuto. Hegel analizza la storia dell’arte. Essa nasce in oriente come arte simbolica, dove la forma è simbolo, inadeguato rispetto al contenuto. L’arte simbolica trova massima realizzazione dell’architettura, dove il contenuto è ridotto rispetto alla forma. Segue l’arte classica, che sorge nel mondo greco della polis dove lo spirito si distingue dalla natura e contrappone alle divinità primitive (fenomeni naturali) le divinità umanizzate (figure umane idealizzate). La rappresentazione plastica umana è ciò che conta, è equilibrio tra spirito e rappresentazione sensibile. Queste statue sono però prive di luce, risultano come uomini nella parte esterna, non brillano di luce interiore perché non hanno vita. Con il sopravvento del cristianesimo lo spirito si riconosce nell’individualità. Il contenuto assume la forma della soggettività pura. L’arte ora è meno importante esteriormente ma c’è più partecipazione emotiva, sentimento.

L’opera medievale a differenza di quella classica non dà serenità ma turbamento, inquietudine, impotenza e consapevolezza di non riuscire a esprimere il contenuto interiore in una forma perché troppo ricco. Questo dramma si realizza nell’arte romantica: tramonto dell’arte perché incapace di trovare una forma per rappresentare lo spirito interiore. Questo momento è superato dalla religione.


La religione


La religione ha per oggetto l’Assoluto. L’arte lo coglie con l’intuizione estetica, la religione attraverso la rappresentazione. L’Assoluto va oltre l’immagine, è trasferito alla sfera del pensiero: non è mai particolare bensì universale. La religione è conoscenza. La rappresentazione però non riesce a sbarazzarsi dell’immagine, rimane sospesa tra intuizione e pensiero. Il contenuto della religione rispetto al pensiero rimane al di fuori, l’oggetto è fuori dal soggetto. L’oggetto è Dio, pensato come altro, trascendente da me, non si identifica nel soggetto. Nel cristianesimo c’è l’esigenza di interiorizzazione attraverso il culto ma rapporto uomo – Dio è dualistico. Soggetto e oggetto non si identificano. Ciò decreta: l’impossibilità che la religione sia la forma ultima dello spirito per questa dualità che impedisce di conoscere Dio. Dopo la religione deve quindi esserci una forma più alta: la filosofia. Hegel analizza le forme storiche della religione:
1. Nasce in oriente: è una religione naturale, semplice, non c’è dualismo, l’uomo vive un’unità con la natura, Dio è presente in ogni evento
2. Religione determinata o definita: Dio è una persona. Ciò avviene nell’ebraismo, nella religione greca (sottolinea la bellezza della divinità), religione romana (sottolinea il significato etico della divinità).
3. Religione rivelata o assoluta: è la religione perfetta dove Dio rivela il suo carattere divino. Culmina nel Cristianesimo: esprime alcune verità dell’Assoluto attraverso dottrine. Dio ha due nature: umana e divina. Dogma: l’attività di Dio è dialettica: Padre – Figlio – Spirito Santo. Lo Spirito Santo è sintesi, unità potente del padre e del figlio. Hegel è come se avesse tradotto la verità religiosa in filosofica. Ciò è possibile quando nell’Assoluto, nella ragione immanente non c’è distinzione tra elemento sovrannaturale e naturale.
La differenza tra religione e filosofia è nella forma perché la filosofia è sistemazione concettuale di contenuti religiosi. La religione rappresenta Dio, i dogmi; la filosofia spiega la realtà attraverso i concetti. La filosofia è l’unica scienza dell’uomo che porta a conoscere la verità per tutti non solo per chi si occupa di filosofia.

La filosofia


È l’espressione più alta dello spirito assoluto, espresso attraverso i concetti. Il concetto è l’unico modo adeguato per esprimere la verità. La conoscenza intellettuale è più alta perché c’è identità tra oggetto e soggetto.
La filosofia è eros, è desiderio di sapere per Platone.
Per Hegel: la filosofia è sapere in atto, sapere assoluto totale autosufficiente, coglie il reale nella totalità più profonda, quindi è vero sapere. Opera solo attraverso i concetti. Per fare filosofia bisogna fare la fatica del concetto = la verità va conosciuta razionalmente. Cogliendo ciò coglie Dio.
L’Enciclopedia della logica si apre con la natura, che alla fine del processo diventa spirito. Il concetto è l’idea in sè. Hegel parte da un’idea e giunge al concetto = idea in sé più ricca, porta in sé i frutti del processo, è spirito.
Per Platone: idee sono trascendenti, appartengono a un altro mondo, al quale ci si eleva con l’intelletto, con la ricerca.
Per Hegel: c’è un solo mondo, quello che si vede. L’essenza di ciò che si vede sta nell’idea, che è immanente e non trascendente. Dio è questo qua e non va ricercato.
Hegel: la filosofia coincide con la storia della filosofia. Per lui non esistono filosofie diverse, altrimenti esisterebbero tante verità. La filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero. Come si può fare filosofia senza condizionamenti storici? La filosofia è figlia del proprio tempo. Il processo con cui lo spirito umano giunge alla verità è lo stesso con cui la verità giunge alla propria coscienza di sé.

Hegel sostiene la storicità della filosofia. La verità prende coscienza di sé e la filosofia parallelamente prende coscienza della verità. La filosofia è autoconsapevolezza dello spirito e coincide con la storia dello spirito. Lo spirito prende consapevolezza di sé e la filosofia riconosce questo processo. Dobbiamo vedere la storia come un continuo divenire. La storia della filosofia non è un insieme di pensieri diversi, ma un organismo in cui la filosofia è sistematica. Ogni filosofia è sempre vera perché esprime la verità adeguata in quel determinato periodo. In questo senso la filosofia contiene la verità tutta in maniera implicita. Per Hegel l’idea deve diventare ciò che è. L’idea legata alla storia esprime il massimo. La filosofia è un organismo che si sviluppo. Ha già in sé il fine. Come tutti i processi deve svilupparsi per realizzare la verità. Le opere antiche della filosofia sono più povere, mentre con il tempo si arricchiscono. Hegel abbozza una crescita del pensiero filosofico. La verità cresce nel tempo e crescendo supera le posizioni precedenti diventando sempre più ricca. Per Hegel la storiografia deve cercare di cogliere il filo rosso e mostrare come tutto vada verso la verità.
Quando un popolo ha superato l’apice e si avvia al tramonto emerge la filosofia nella sua complessità. Si può capire in questo momento l’epoca. Es: una persona si capisce nella maturità, non alla nascita.

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