Riassunto sul pensiero di Hegel

Contestualizzazione

L’idealismo prende piede in Germania nel periodo culturale noto come Romanticismo. Questo periodo è caratterizzato da una tensione verso l’infinito, la totalià, che può essere inteso in termini panteistici (infinito=finito ovvero la natura) o trascendentistici (l’infinito diverso dal finito). L’uomo romantico presenta alcune caratteristiche; egli è: Desideroso, animato da forti desideri (senhsucht), Ironico, inteso come in grado di cogliere i limiti del finito. Il titanismo è un’altra delle caratteristiche dell’uomo romantico che vuole combattere contro i suoi avversari pur sapendo che verrà sconfitto, detto anche prometeismo. L’uomo romantico tende all’evasione, disprezza tutto ciò che è mediocre, abitudinario, è sempre inquieto, viaggia verso mete sconosciute ed irraggiungibili. Inoltre egli è convinto che la civiltà e l’intelletto avrebbero sradicato dall’uomo la spontaneità e l’armonia che, tuttavia, può ancora essere recuperata. La storia ,inoltre, non è vista come nell’illuminismo ma come provvidenza, creatrice della storia in modo razionale.

A partire dalle affermazioni di Kant nasce una nuova corrente, l’idealismo che ha come massimo esponente Hegel. I filosofi idealisti partono dai problemi lasciati irrisolti da Kant che sono:
- Come superare la contrapposizione tra fenomeno e noumeno.
- Se l’intelletto è legislatore della natura non è contraddittorio definirlo finito?
Gli idealisti arriveranno ad affermare che soltanto l’io nella sua assoluta libertà è realmente esistente.
L’Idealismo quindi si inserisce nel più ampio quadro del Romanticismo che è caratterizzato da: la nostaglia per l’infinito, l’esaltazione dell’arte e la rivalutazione della tradizione.
La nostalgia dell’infinito è data da un bisogno di assoluto, di Dio. Ciò porta il romanticismo ad essere una corrente particolarmente religiosa. Il Dio romantico è proprio quello personale della religione cristiana, quello che partecipa alle vite degli uomini e, la ricongiunzione con esso, costituisce la meta ideale per i Romantici.
L’arte viene esaltata come il un mezzo per cogliere l’intima essenza del mondo perché tramite essa l’io imita il divino artefice e riesce ad esprimere l’unità di finito ed infinito osservando la bellezza. L’artista, secondo Goethe esprime la duplicità umana caratterizzata dalla sete di sapere, il “demonico”, e la nostalgia di un modo finito ed assoluto.

Hegel

Georg Willhelm Friedrich Hegel nasce a Stoccarda nel 1770 e studia presso il seminario teologico protestante di Tubinga. Non essendo intenzionato a dedicarsi alla carriera ecclesiastica si trasferisce a Berna e poi a Francoforte dove scrive alcune opere ancora impregnate di idee giovanili ma che danno già un immagine dello stampo religioso della filosofia di Hegel che ne “Lo spirito del Cristianesimo e il suo destino” esalta il cristianesimo come la religione più compiuta in quanto è simbolo della riconciliazione fra Dio e l’uomo grazie a Cristo. Già in queste opere Hegel afferma che “Il vero è l’intero” cioè che la verità sta nel superamento della scissione e della separazione.
Nel 1817 a Berlino pubblica una delle sue opere più importanti, ovvero “Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio”, una sintesi di tutto il suo sistema.

I cardini del sistema Hegeliano

Hegel afferma che la realtà è un organismo unitario di cui tutto ciò che esiste è parte. Tale realtà è l’assoulto o infinito e coincide con il finito, la natura. Per Hegel esiste un’assoluta uguaglianza fra ragione e realtà, dice il filosofo:”Ciò che è razionale è reale ciò che è reale è razionale”. La razionalità è la forma di ciò che esiste e la realtà non è caos ma ha una struttura razionale. La funzione della filosofia è quella di prendere atto della realtà e cercare di comprenderne la sua strututra razionale.
I tre concetti chiave del sistema Hegeiano sono: la convinzione della razionalità del reale, l’idea di verità che coincide con l’intero e la concezione dialettica della realtà e del pensiero.

Secondo Hegel tutta la realtà coincide con il dispiegarsi progressivo di un principio razionale che è l’idea di assoluto. Questo principio è onnicomprensivo e non è sostanza ma processo, perciò la sua verità si rivela alla fine quando si realizza la sintesi di tutto ciò che è accaduto prima. La filosofia secondo Hegel è quindi la descrizione di ciò che è già avvenuto e la comprensione della struttura razionale degli eventi; deve essere come ma nottola di Minerva, spiccare il volo solo quando il giorno è terminato.
Per Hegel la verità coincide con l’intero. Essa non consiste nella considerazione parziale delle cose a se stanti, separate ovvero l’astrazione ma, invece, nella visione di esse nella loro completezza e globalità infatti ogni cosa ha senso solo nella relazione con tutte le altre cose, nella realtà.
Hegel concepisce dialetticamente la realtà e il pensiero perché secondo lui essi seguono una stessa legge di sviluppo che si divide in tre momenti: il momento Intellettuale o astratto, nel quale si afferma un concetto limitato, estrapolandolo dalla relazione con gli altri concetti o oggetti, detto tesi, il momento dialettico o della negazione, nel quale si nega la possibilità che il concetto sia solo come espresso nella tesi, limitato e finito, detto antitesi, il momento speculativo, nel quale si nega la negazione e si afferma l’unita e coesistenza delle determinazione opposte, tesi e antitesi, dando vita alla sintesi.

La Fenomenologia dello spirito

Nella fenomenologia dello spirito Hegel considera positivo lo sviluppo dell’umanità e giudica la sua epoca come determinante grazie alla filosofia poiché è in grado di analizzare la storia riconoscendo la necessità di tutti i suoi momenti arrivando ad ottenere, progressivamente, un’autocoscienza. Se riusciremo a ripercorrere tutte le tappe della nostra storia, secondo Hegel saremo in grado di capire il significato della storia dell’umanità con uno sforzo relativamente basso rispetto alle fatiche che tutti gli uomini hanno compiuto nel corso della loro storia. L’opera prende la forma di un romanzo che racconta la storia della manifestazione della coscienza umana nella storia he segue precise tappe o figure che sono: coscienza, autocoscienza e ragione.

Nella fase della coscienza nella quale l’uomo acquisisce la consapevolezza di se e della sua produttività. Qui l’uomo ottiene un sapere dell’immediato, che considera le cose nel loro essere “In se”, isolatamente. Questo sapere si rivela subito insufficiente in quanto ogni cosa non può essere ben colta se non nella sua complessità, ogni sensazione implica una mediazione da parte del soggetto. Ad esempio: se ci chiediamo “cos’è questo?” ci accorgiamo che questo ha due aspetti: “il qui” e “l’ora” e questi aspetti hanno a loro volta altri aspetti, ad esempio, giorno e notte. L’uomo non si accontenta e vuole arrivare a gradi superiori di conoscenza: la percezione e l’intelletto. Nella percezione le varie qualità delle cose vengono colte come facenti parte di un’unità. Con l’intelletto queste unità vengono inserite in una rete di rapporti regolati da leggi. Entriamo così nel regno della scienza moderna che tuttavia, secondo il filosofo, possiede la verità solo a spezzoni in quanto è limitato all’insieme delle unità finite. L’uomo necessita allora di superare questo limite tramite l’autocoscieza.
Tramite l’autocoscienza avviene il riconoscimento di se attraverso l’altro. Solo con il rapporto con altre autocoscienze, coscienze di se, è possibile avere la conferma della propria identità. Questa conferma implica però il conflitto nel quale bisogna mettere in gioco la propria vita per ottenere la supremazia sull’altra autocoscienza. Quando un’autocoscienza ne sconfigge un’altra questa si sottomette per aver salva la vita. Si crea così un rapporto servo-padrone, questo è il momento della tesi nel quale il padrone si determina come soggetto libero e avente autorità sul servo. Il padrone si rende però dipendente dal servo che lavora per lui e il servo è consapevole della sua posizione. Questo è il momento dell’antitesi nel quale il padrone diventa servo del servo e il servo padrone del padrone. Così il servo afferma la sua autonomia, negando la tesi iniziale e ottenendo la libertà. Questo è il momento della sintesi nel quale la libertà risulta un valore universale.
Hegel muove una critica allo Stoicismo e allo Scetticismo sostenendo che gli stoici, affermando la loro libertà rispetto alle cose esterne si illudono solamente e ottengono una finta libertà interiore. Gli scettici invece, negando il mondo esterno,paradossalmente, affermano una verità che è appunto la certezza che la verità non esiste. Entrambe le correnti, dice Hegel hanno creato una scissione ,cercando di separasi dal mondo e dagli altri, fonte di instabilità mentale. Lo smarrimento dovuto a questa scissione è stato superato dall’autocoscienza cristiana che, pur essendo cosciente della mutevolezza della realtà, tende all’immutabile, ovvero Dio. Da ciò deriva la coscienza infelice, una condizione della coscienza mortale che si percepisce come finita ed inadeguata in rapporto con l’infinità divina. Nello sforzo di annullare la separazione fra Dio e se stesso l’uomo nega se stesso mediante la mortificazione e l’ascetismo, rinunciando al proprio volere per raggiungere Dio.
La negazione di se stessi porta, dialetticamente, all’eliminazione della scissione in quanto la coscienza, nel suo tentativo di raggiungere Dio si rende conto di essere essa stessa Dio. È così che l’auto coscienza si eleva a ragione e comprende ogni relatà. Questo è ciò che avviene, secondo Hegel, nel Rinascimento perché l’uomo cerca il divino ne mondo e in se stesso. Con l’avvento dell’idealismo di Hegel l’autocoscienza si eleva al di sopra della natura e delle cose, eliminando ogni scissione.
La prospettiva di Hegel è ottimista in quanto, pur presentando in se l’antitesi, supera la negatività e raggiunge il suo termine ovvero la sintesi che è presente indistintamente in ogni triade. La dialettica è quindi un processo finito che però, ogni volta che si conclude, si apre in una nuova triade ascendente.
Il filosofo è lo strumento della rivelazione dell’autocoscienza che è accaduta secondo un disegno razionale. Questo è il senso dell’affermazione :”Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale.”. Ovvero ciò che è accaduto è così come deve essere razionalmente. È logico tendere a rifiutare questa affermazione perché si può vedere come, nella storia, spesso sia successo che trionfasse l’irrazionale o l’illogico. Hegel spiega che con realtà non bisogna intendere ogni esistenza erronea o errore in generale. La realtà si identifica con i grandi eventi che lasciano un segno nella storia del mondo.
Per Hegel, Kant ha sbagliato a negare l’esistenza della metafisica perché ha distaccato il pensiero dall’essere. Bisogna, secondo il filosofo, ricongiungere questi due aspetti sulla base del fatto che le idee “Hanno mani e piedi” e agiscono sulla realtà modificandola.
Il pensiero di Hegel viene chiamato giustificazionismo perché il filosofo ha il compito di mostrare l’intrinseca razionalità della storia e di, appunto, giustificare gli eventi e le azioni che sono avvenute. Tutti gli eventi della storia sono, secondo il filosofo, tesi verso il il risultato finale ovvero il presente, inteso come l’epoca del dispiegamento della ragione.

La Logica e la Filosofia della Natura

Hegel crea un’altra modalità di indagine rispetto alla fenomenologia. Ne “Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio” il suo sguardo diventa sistematico e va delineare un percorso in tre momenti dialettici che sono:
- Il momento della tesi: “l’idea in sé per sé” ovvero l’idea indipendente dalla concretezza.
- Il momento dell’antitesi: “l’idea fuori di sé” ovvero estraniata, alienata nel mondo concreto ovvero nella natura.
- Il momento della sintesi:”l’idea che ritorna in se” dopo essersi alienata nella natura, torna nell’uomo.
A questi tre livelli corrispondono tre fasi del pensiero filosofico che sono:
- La logica ovvero la scienza dell’idea in sé per sé
- La filosofia della natura ovvero “la scienza dell’idea nel suo alienarsi”
- La filosofia dello spirito ovvero “la scienza dell’idea che ritorna in sé”
Queste tre sezioni vengono divise in triadi dialettiche che sono:
- Per la logica: dottrina dell’essere, dell’ essenza e del concetto
- Per la filosofia della natura: meccanica, fisica e organica
- Per la filosofia dello spirito: filosofia dello spirito soggettivo con antropologia, fenomenologia e psicologia, dello spirito oggettivo con diritto, moralità ed eticità, dello spirito assoluto con arte, religione e filosofia.

La filosofia dello spirito oggettivo

Nella filosofia dello spirito oggettivo Hegel afferma che la prima determinazione è il diritto che nasce dalla volontà libera degli individui con la funzione di regolare i loro rapporti esterni attraverso il contratto che comporta il riconoscimento reciproco tra soggetti di diritto e la pena che è invece finalizzata a ripristinare l’ordine giuridico violato. La seconda determinazione è la moralità che riguarda la dimensione dell’interiorità dell’uomo inteso come soggetto libero e responsabile e si fonda sulla separazione tra il soggetto che agisce e il bene che deve essere realizzato. La terza determinazione è l’eticità che è la sintesi tra diritto è moralità e si realizza nelle istituzioni che esprimono l’eticità di tutto un popolo. L’eticità è, a sua volta, articolata in tre momenti che sono:
- La famiglia: un’unità sprirituale fondata sull’amore e realizzata tramite il matrimonio, l’accumulazione del patrimonio e l’educazione dei figli.
- La società civile: costituita da individui estranei vincolati da norme giuridiche.
- Lo Stato: il supremo moderatore del conflitto sociale e la massima incarnazione della razionalità e dell’universalità.

La filosofia dello spirito assoluto di Hegel

Nella filosofia dello spirito assoluto Hegel afferma che lo spirito diventa assoluto in quanto ritorna in se stesso e si scopre sostanza della realtà intera grazie a tre fattori: l’arte, la religione, la filosofia.
L’arte consente all’uomo di comprendere in modo intuitivo ed immediato la compenetrazione tra spirito e natura e quindi contenuto ideale e materia. Essa si distingue in tre forme: l’arte simbolica, classica e romantica. La prima implica uno squilibrio tra contenuto e forma a favore della forma, la seconda implica una prefetta armonia tra le due e la terza implica un ultimo squilibrio a favore del contenuto.
La religione consente di comprendere l’assoluto in forma rappresentativa ma, essendo appunto rappresentata, rimane ancorata alla sensibilità.
La filosofia consente di cogliere l’assoluto tramite il concetto. La filosofia coincide con la storia dal momento che quest’ultima è il dispiegarsi progressivo dell’idea. L’idealismo di Hegel rappresenta l’ultima filosofia in quanto il essa è lo spirito stesso che porta a termine il suo percorso.

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