Schelling

Fino a 37 anni Hegel, nonostante fosse più vecchio, fu discepolo di Schelling e quindi solo quando era già grande maturò un suo pensiero.
L’idealismo di Schelling è definito oggettivo o estetico, per il valore che dà all’arte. È un filosofo romantico.
Kant è un filosofo del finito, che è tipico dell’illuminismo. Infatti è un illuminista, anche se vive alla fine del 1700. Il Romanticismo invece, periodo in cui vive Schelling, ha una delle sue idee centrali nell’infinito e nel suo raggiungimento.
Schelling e Hegel non elaborano una scienza della natura sciolta dalle scoperte scientifiche del loro tempo, conoscevano le dottrine scientifiche dell’epoca, ma cercavano di inserirle in uno schema che faceva si che risultavano totalmente errate, opinabili se non arbitrarie.
La filosofia della natura di Schelling è una costruzione tipicamente romantica. Alla base di tale filosofia sta il rifiuto dei due tradizionali modelli esplicativi della natura: quello meccanicistico – scientifico da un lato e quello finalistico – teologico dall’altro. Il primo, parlando in termini di materia si trova in difficoltà a spiegare gli organismi viventi. Il secondo, ricorrendo alla “magia” di un intelletto divino agente dall’esterno del mondo, finisce per compromettere l’autonomia e l’autarchia dei processi naturali. A questi due modelli Schelling contrappone il proprio organicismo (ogni parte ha senso solo in relazione al tutto e alle altre parti) finalistico e immanentistico nell’universo al di là del meccanicismo delle sue forze si manifesta una finalità superiore (oggettiva e reale) che, tuttavia, non deriva da un intervento esterno, ma è interna alla Natura stessa. Ecco il finalismo immanentistico.

Questa è la sua terza via fra meccanicismo e finalismo tradizionale sebbene in natura esista una connessione preordinata fra parte e tutto, mezzo e fine, tale connessione non è prima conosciuta da una mente e poi realizzata nelle cose, come accade nel caso del Dio Architetto. In altri termini la Natura è “un organismo che organizza se stesso” e non già “un’opera d’arte in cui il concetto stia fuori di essa, nella mente dell’artista”.
Fino a Darwin si sosteneva che la materia in movimento non spiegava gli organismi. Per confutare Darwin si faceva riferimento agli organi particolarmente complicati come l’occhio; questo si diceva avesse un’evoluzione finalistica (=fatto da un disegno divino).
La risposta moderna a questa teoria dell’evoluzione dell’occhio è che molte strutture come quelle più complesse sono nate per fare più funzioni. Inizialmente erano nate strutture primitive che non servivano a vedere ma servivano all’autoregolazione (per distinguere la notte dal giorno) ma poi grazie a dei miglioramenti si è arrivati all’occhio.
Quindi chiamare in causa Dio è addirittura superfluo, ma all’epoca materia e movimento non spiegavano il materialismo e quindi ci si rifaceva a un’evoluzione finalistica.
Schelling non è ne finalista né meccanicista e quindi dice che c’è un finalismo interno. La Natura è definita da Schelling come un’entità spirituale inconscia; parlare di uno spirito inconscio sembrerebbe contradditorio, invece a questo livello deve essere inconscio perché la coscienza è attributo dell’uomo, di Dio, dell’Io e quindi la consapevolezza arriva con l’uomo. Quindi non è contraddittorio parlare di uno spirito inconscio perché la consapevolezza nasce con l’uomo, non a questo livello.
Schelling ha definito la propria filosofia della natura fisica speculativa che significa dire che essa procede sistematicamente, ossia mostrando come ogni fenomeno naturale testimoniato dall’esperienza faccia parte di una totalità organica da cui necessariamente deriva ed entro cui necessariamente si colloca. Quindi definisce aprioristica la sua scienza della natura perché non deve spiegare solo il perché, ma deve arrivare a dire che le conclusioni a cui si è giunti sono necessarie, che non può che essere così. Questo vuol dire che, secondo lui, in natura non c’è spazio per il caso.

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