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HEGEL

Hegel: filosofia e assoluto: (cap 1)
Hegel inizia le sue indagini filosofiche nel periodo storico a ridosso della rivoluzione francese tra il periodo napoleonico e la restaurazione. Egli innanzitutto parte dal presupposto che la filosofia illuministica ha separato e contrapposto aspetti della realtà di cui è invece indispensabile cogliere la profonda unità e il loro legame realizzando tra essi una “riconciliazione” (esempio:soggetto-oggetto,sentimento-ragione,morale-conoscenza ecc). Inizialmente questa sorta di riconciliazione egli la scorge in ambiti diversi da quello filosofico-speculativo: infatti nella “positività della religione cristiana” egli richiama la nostalgica coesione interna della polis dovuta alla peculiare religiosità dei greci , le quali divinità non erano viste come trascendenti ma come immanenti dell’eterno nella collettività umana. La crisi della civiltà classica è dovuta al venir meno della fiducia nell’autonomia e nella dignità dell’uomo e lascia diffusione al cristianesimo: una religione positiva con forte contenuto dogmatico in cui la divinità e intesa come potenza trascendente superiore ed estranea alla vita degli uomini. Aumentando l’abisso tra fragilità umana e onnipotenza divina il cristianesimo è responsabile della scissione tra uomo e Dio.

Critica di Kant,Fichte e Jacobi
Hegel afferma che alla filosofia spetta di ricomporre i diversi saperi in un quadro comune e sistematico e di elaborare così una comprensione unitaria delle differenti esperienze individuali e collettive. Per realizzare ciò la filosofia deve compiere una radicale autoriforma superando lacerazioni e contrapposizioni innanzitutto in se stessa. Hegel critica la filosofia di Kant e Fichte in quanto a suo parere nella loro filosofia esistono opposizioni irrisolte (io-nonIo,soggetto-oggetto,libertà-necessità). Kant secondo Hegel concepisce le forme a priori strettamente soggettive, contrapponendovi un’oggettività irriducibilmente estranea(l’inconoscibile cosa in sé).
Per quanto riguarda Fichte, Hegel afferma che l’Io assoluto è l’autentico principio della speculazione e anche qui l’io assoluto si oppone alla molteplicità infinita delle rappresentazioni finite. Quindi entrambe le filosofie di Kant e Fichte sono contrassegnate dal vizio che Hegel definisce “formalismo” ossia quella tendenza di scomporre e suddividere nel tutt’uno che è la conoscenza, il soggetto dall’oggetto, l’aspetto formale da quello materiale. Quell’unità viene quindi scissa in due opposte astrazioni: la forma universale e la materia.
Critica a Schelling e l’assoluto come soggetto:
La critica di Hegel si spinge anche all’assoluto di Schelling(originaria indifferenza o identità di soggetto e oggetto) il quale è paragonato sarcasticamente “alla notte che nella quale tutte le vacche sono nere” . Con questa metafora Hegel mette in evidenzia la confusa in distinzione in cui va persa ogni autonomia degli opposti. Per Hegel l’assoluto non è sostanza ma è l’unità del soggetto il quale rimane identico a se stesso in tutte le molteplici manifestazioni nelle quali si oggettiva ed è inoltre consapevole di esse come di proprie espressioni. L’assoluto espresso come soggetto è quindi pensabile come un movimento articolato in più passaggi: pensiero e realtà, soggettività e oggettività sono appunto momenti tra di loro distinti di quell’unico processo che è l’assoluto. Per questo diciamo che l’unità dell’assoluto, dato che implica passaggi, non è immediata in Hegel, come accade in Schelling, ma risulta un processo di mediazione.
L’assoluto come processo:
Per comprendere meglio l’assoluto basta paragonare l’assoluto al soggetto che siamo noi o il nostro pensiero. Immaginiamo di concepire nella mente gli aspetti essenziali di uno scritto, esso è dapprima presente nella nostra mente solo come essenza e quindi è puro pensiero o pura soggettività. In un secondo momento trascriviamo il nostro pensiero su un foglio, adesso il nostro pensiero non è più solo un nostro pensiero ma esso si è espresso, si è manifestato, ci sta di fronte come oggetto e quindi come direbbe Hegel si è oggettivato. Nel terzo momento si può riflettere sul fatto che il pensiero trasferito nello scritto non è altro che il nostro pensiero prima concepito solo mentalmente e che ora ci si presenta sotto forma di qualcosa di reale. Quindi il terzo momento (consapevolezza dell’identità tra ciò che abbiamo pensato e ciò che sta scritto sul foglio) si riguadagna l’identità dei due momenti precedenti considerati come separati cioè pensiero solo pensato e pensiero oggettivato. Quest’identità avviene tramite dei passaggi. Afferma Hegel che il pensiero dapprima solo concepito si completa manifestandosi come oggetto e realtà e poi in questo modo prende coscienza dell’identità che esiste tra sé e l’oggetto.

Tesi antitesi e sintesi:
Questi tre momenti si possono schemizzare così:
tesi: l’assoluto pone se stesso come essenza, puro pensiero.
Antitesi: il puro pensiero diviene altro,pone se stesso in altro,si oggettiva. Quest’oggettivazione è un momento fondamentale per Hegel in quanto non ha senso concepire l’assoluto se non nel suo manifestarsi: solo così l’interno si rivela all’esterno.
Sintesi: l’oggettivazione viene inteso come un momento dell’assoluto in quanto l’assoluto non è solo in sé (puro pensiero o essenza) ma anche per sé (per l’assoluto). Questo terzo momento ,che coincide con la consapevolezza che l’assoluto ha di se stesso attraverso la propria oggettivazione, nega sia il puro pensiero e sia le manifestazioni e vengono poi riguadagnati all’unità dell’assoluto: che è come dice Hegel in sé e per sé.
Dialettica:negazione e superamento:
L’assoluto comprende il nucleo della dialettica hegeliana. Il nome dialettica rimanda al processo dialettico di un tempo in cui riscuotevano importanza l’antitesi e la negazione: infatti esso rimanda all’antica tecnica della confutazione e quindi dialettico è il secondo momento del processo hegeliano (quello di antitesi) che si pone in conflitto col primo e ne rappresenta la confutazione.

Soffermandoci sul terzo momento(quello della sintesi) notiamo che qui è tolta l’opposizione tra tesi e antitesi: hegel parla di sintesi come negazione della negazione che riguarda l’opposizione reciproca dei due momenti: l’antitesi è quindi “tolta” in quanto opposta alla tesi ma “conservata” al pari della tesi come momento necessario di una superiore unità quella appunto della sintesi. Questo togliere e conservare è reso spesso col termine “superamento”
Lo svolgimento della dialettica negli oggetti concreti:
Hegel illustra la concezione dell’assoluto e della dialettica tramite un esempio:
il frutto (antitesi) rappresenta la negazione del Fiore (tesi) che si appassisce dopo aver fatto sviluppare il frutto. A sua volta la riproduzione della pianta (sintesi) richiede che sia negato (negazione della negazione) anche il frutto. Quest’ultimo corrompendosi fornisce al seme l’alimento necessario per il ciclo riproduttivo dell’organismo rendendo indispensabili i momenti di fioritura e di fruttificazione entrambi tolti perché l’uno nega l’altro ma conservati in quanto momenti necessari della vita della pianta che non potrebbe svilupparsi senza passare attraverso i 3 momenti considerati.

HEGEL:la formazione della coscienza: (cap2)
Il percorso della coscienza verso la filosofia:
Nella fenomenologia dello spirito Hegel esprime il suo “bisogno della filosofia” inteso come necessario per spiegare un epoca(quella napoleonica) di trapasso e di rinnovamento i cui tratti restano nascosti agli occhi di chi non dispone dei necessari strumenti filosofici. Il primo tema della fenomenologia dello spirito è costituito da una ricerca attorno ai passaggi e alle esperienze che la coscienza comune deve compiere per accedere alla conoscenza dell’assoluto. In questo senso la fenomenologia può essere resa come la narrazione dell’uscita dalla “caverna” platonica e del suo salire alla filosofia, ossia la storia delle esperienze che la filosofia deve attraversare per arrivare al suo sapere filosofico. Lungo qst itinerario la coscienza individuale gradualmente dovrà superare la duplicità(io-non io,soggetto-oggetto). Soltanto alla fine di questo processo formativo la coscienza giunge a far propria la prospettiva dell’identità dialettica tra soggetto e oggetto.

la Fenomenologia e il manifestarsi dello spirito:
Durante il percorso di crescita della coscienza sappiamo che essa non si libera dei suoi pregiudizi in un solo colpo in virtù di una scelta puramente intellettuale ma essa impara a dubitare di ciò in cui crede e di cui è certa soltanto attraverso un percorso segnato da esperienze negative e sconfitte. Il sapere della coscienza durante questo percorso, nonostante sia limitato rispetto al sapere assoluto o filosofico non è soltanto ingannevole, infatti le varie tappe in cui la coscienza viene a trovarsi durante la propria formazione esprimono altrettanti modi in cui l’assoluto si manifesta. Il termine Fenomenologia deriva proprio da questo manifestarsi dello spirito( dell’assoluto) in varie tappe. Le prime di esse sono: Coscienza,autocoscienza e ragione.


coscienza,percezione e intelletto:
La coscienza nel processo della fenomenologia assume un significato di certezza: certezza che la verità sia tutta fuori dalla coscienza cioè nell’oggetto. La prima parte della coscienza è rappresentata dalla certezza sensibile: infatti la coscienza ad una prima analisi è convinta che il dato sensibile rappresenti la realtà. Ciò risulta successivamente errante e di carattere illusorio. Quindi il passaggio alla successiva figura , quella della percezione che rappresenta la negazione della precedente certezza. Ora si crede che la verità sia nella cosa percepita e anche questa veduta della coscienza non ha maggior solidità della precedente. Con la negazione della verità della percezione avviene il passaggio alla terza ed ultima figura della coscienza: l’intelletto. Nell’intelletto infatti la coscienza non pone più la verità nella cosa o nella sostanza ma la verità sta nelle relazioni con le altre cose. Così la verità dell’oggetto risiede non nell’oggetto bensì nell’Io.
La costruzione dell’identità dell’autocoscienza:
il processo della coscienza si conclude con il passaggio all’autocoscienza: conoscendo l’oggetto , la coscienza si impegna a conoscere se stessa e a divenire cosciente di se e scoprire che la verità dell’oggetto sta nell’auto-coscienza. L’autocoscienza si costruisce attraverso una serie di prove che portano la coscienza a fare i conti con i propri limiti, a superare le paure e a misurarsi. Tutto ciò serve a far acquisire alla coscienza “certezza di sé”. L’autocoscienza si presenta come “appetito”(chiedere per ottenere), che nega l’oggetto eliminandolo(alimentandosene). Eliminando l’oggetto l’autocoscienza rivolge il suo appetito ad altri oggetti ed è proprio questo continuo desiderio dell’autocoscienza a rivolgersi ad altri oggetti che la fa rendere conto che ella non potrebbe sussistere senza gli oggetti. Affinché questo desiderio trovi appagamento bisogna che l’appetito dell’autocoscienza venga rivolto ad un oggetto a sua volta capace di indipendenza: un'altra autocoscienza.
lotta tra autocoscienze e il riconoscimento:
Così si arriva al passaggio di una nuova figura in cui ciascuna delle autocoscienze è indipendente, in quanto appetito negatore dell’oggetto, ma d’altro canto rappresenta per l’altra autocoscienza un semplice oggetto da consumare:ossia ciascuna autocoscienza diventa oggetto per l’appetito dell’altra autocoscienza. Ciò viene superato col fatto che ciascuna delle due autocoscienze riconosce l’altra come tale(come autocoscienza). Questo riconoscimento è frutto di uno scontro in cui è messa in discussione la vita e la morte. Nella contesa una delle due autocoscienze si mostra capace di mettere a repentaglio la propria esistenza e a rischiare nella lotta, l’altra invece,troppo legata alla vita, ha paura di rischiarla e così si assoggetta all’altra.


la servitù,il lavoro e lo stoicismo:

Questi due diversi atteggiamenti delle due autocoscienze ha come risultato una relazione di ineguaglianza nella quale chi ha saputo rischiare si afferma come autocoscienza indipendente e impone la propria signoria sull’altra. Chi invece non ha saputo mettere in gioco la propria vita per paura di perderla deve soccombere al signore e subordinarsi a lui con un rapporto di servitù.
In un successivo momento la relazione signore-servo giunge al suo capovolgimento:sarà la coscienza servile a mostrarsi come essenziale nel rapporto: infatti essa attraverso il lavoro si oggettiva ed è messa in condizione di ritrovarsi stabilmente nei propri oggetti, mentre la coscienza del signore si mostra dipendente per la soddisfazione dei suoi appetiti dal lavoro del servo.
Ciò è riscontrabile solo in tempi in cui “paura e servitù”(presupposti della coscienza servile) si accompagnavano ad un generale sviluppo della cultura ,come nel caso della civiltà ellenistico-romana, in cui alla perdita delle libertà collettive che aveva contrassegnato la polis e all’affermarsi di imperi e regni dispotici si accompagna il diffondersi della cultura greca. Nei tempi di “paura e servitù” l’autocoscienza è libera nel senso che come pensiero è svincolata da condizioni esteriori. Il saggio stoico si sente libero sia in catene che sul trono. La libertà infatti si realizza soltanto come libertà di pensiero. Come stoicismo l’autocoscienza è soltanto concetto e non compiuta attuazione della libertà umana.
lo scetticismo e la coscienza infelice:
Per far si che la libertà dell’autocoscienza si realizzi bisogna passare alla figura dello scetticismo. Infatti lo scetticismo è quell’atteggiamento del pensiero che prendendo in esame le molteplici determinazioni in cui il mondo si presenta ne afferma la non verità: revocando in dubbio la verità di ogni determinazione finita la coscienza fa esperienza della propria libertà e si conosce come infinita potenza negativa. Così il pensiero scettico tenta sempre di smontare, di confutare la realtà dell’oggetto che gli si presta davanti opponendogli sempre la stabile identità dell’io con se stesso. Tuttavia la coscienza scettica è costretta a rivolgere la sua potenza nientificante contro se stessa: e ciò rende la coscienza scettica differenza e non identità opposta all’infinita differenza dei contenuti di pensiero di cui essa nega la verità. Quindi essa da un lato si erge come universale al di sopra delle infinite differenza mentre dall’altro essa si dimostra come determinazione particolare come differenza tra le differenze. Così essa oscilla tra pensarsi come autocoscienza identica e il rappresentarsi come coscienza accidentale. Qst perenne oscillazione rende la coscienza scettica contraddittoria e i 2 momenti di questa contraddizione sono inconciliabili e tener separati i termini della contraddizione è il limite dello scetticismo. La verità dell’autocoscienza sta nel raccogliere in se stessa i due poli della contraddizione. L’autocoscienza è dolorosa consapevolezza della contraddizione e questa verità viene alla luce in una nuova figura: la coscienza infelice.

la ragione e lo spirito:
Nella sezione sulla ragione la coscienza per Hegel si riconosce come universale e coglie se stessa nell’essenza della realtà. La ragione quindi rappresenta un superamento dell’opposizione tra coscienza, per cui tutta al verità è nell’oggetto, e autocoscienza, che pone la realtà nel soggetto considerando l’oggetto inessenziale.
La formazione della coscienza cmq nn può considerarsi completata, infatti sappiamo che Hegel ritiene il criticismo e l’idealismo fichtiano incapaci di soccorrere al bisogno di filosofia del tempo presente: tempo a cui si addice soltanto una filosofia che intende il vero come l’intero (quella proposta da Hegel). Quindi l’ultimo passo della formazione della coscienza individuale sarà l’acquisizione di questa nuova prospettiva filosofica. La formazione della coscienza singola avviene sulla basa della cultura dell’epoca: le idee i valori dominanti ne condizionano il punto di vista. La formazione individuale consiste nel prendere coscienza da parte dell’individuo della sostanza spirituale del proprio tempo e la coscienza deve rivisitare il movimento storico che ha generato l’epoca presente e nel quale l’eredità spirituale delle epoche precedenti si conserva benché tolto e conservato


LA STORIA DELLO SPIRITO: Cap.3

lo spirito:una storia ideale della civiltà umana:
Nella sezione riguardante lo spirito della fenomenologia le figure che incontriamo non sono più semplici coscienze individuali ma figure di mondi, effettive realtà: ossia civiltà storiche in cui l’assoluto si manifesta oggettivandosi nella vita,credenze istituzioni ecc assumendo quindi la forma di una coscienza collettiva. Lo spirito si sviluppa nel tempo quindi è storia. A ciascun mondo spirituale corrisponde un epoca storica caratterizzata da tradizioni,istituzioni. La successione delle manifestazioni storiche delinea una storia ideale dell’umanità dai tempi più remoti fino all’epoca presente.
Dalla sostanzialità alla libera soggettività:
All’inizio del percorso storico lo spirito si presenta come semplice sostanza: l’individuo si ritrova completamente assorbito dalla dimensione collettiva(come in particolare nella polis greca-qui hegel spiega la disputa tra Antogone e Creonte su Sofocle come non un litigio tra psicologie diverse ma scontro tra i due opposti elementi dello spirito greco). Nella modernità invece l’individualità va ad assumere la massima importanza e afferma nella rivoluzione francese la propria libertà assoluta. Nella rivoluzione francese quest’affermarsi della libertà non ha corrisposto a dar sostanza positiva alla libertà con la costruzione di istituzioni moderne. Di conseguenza, come dimostra l’esperienza del “terrore scaturito da Robespierre” la libertà si manifesta solo in forma distruttiva e negativa. Con la rivoluzione Francese quindi non si è giunti ad una dialettica dello spirito che mira alla costruzione di una società guidata da una soggettività libera, la quale realizzazione si pone come il compito cui deve mirare l’epoca presente.
La filosofia della storia e la realizzazione della libertà:
La storia per Hegel appare percorsa da un immanente razionalità che ne guida teologicamente lo sviluppo verso la definitiva realizzazione della libertà che non coincide con l’affermarsi sempre più compiuto di istituzioni moderne come la monarchia costituzionale. Alla base di questa concezione riprende la filosofia di Herder distinguendosi tuttavia per il fatto di negare il fatto che la storia sia dominata dal caso e dall’accidentalità ma che il suo svolgimento rappresenti il manifestarsi di un unico principio spirituale e razionale(lo spirito del mondo) che permea la vicenda dei popoli nel tempo e nello spazio. Gli uomini( che credono di agire secondo fini individuali) agiscono invece senza averne consapevolezza secondo fini imposti dallo scopo universale della ragione immanente nella storia: Questa eterogenesi dei fini è definita da Hegel Astuzia della Ragione.
Lo spirito del mondo si incarna in popoli diversi che rappresentano gradi differenti dello sviluppo spirituale. Il processo storico si manifesta tramite lo il conflitto tra i popoli ognuno dei quali rappresenta una manifestazione dello spirito del mondo conseguendo alla formazione di un popolo “dominante” sull’altro. La storia è quindi intesa come “tribunale del mondo” cioè il popolo dominante risulta essere quello rappresentante del presente e dunque del più alto grado di sviluppo dello spirito del mondo, mentre gli spiriti degli altri popoli sono privi di diritti ed essi non contano più nulla nella storia. Quindi notiamo come questa posizione assunta da Hegel neghi la ragionevolezza del diritto internazionale e sia così lontana dal ideale cosmopolitico di Kant.
Lo sviluppo della storia da oriente a occidente:
La storia è stata caratterizzata dal prevalere di alcuni popoli in determinate epoche storiche. Ciò è dovuto secondo Hegel dal manifestarsi dello spirito in tali popoli determinandoli come “popolo dominante”. Ha notato Hegel che la manifestazione dello spirito ha comportato uno spostamento della civiltà da oriente verso occidente accompagnato da un progressivo sviluppo della libertà.
Abbiamo quindi dapprima il regno orientale il cui principio risiede nel dispotismo(libertà di uno solo). Segue poi il regno greco dove si afferma la libertà di pochi delle aristocrazie elleniche; poi quello romano in cui l’individuo sottomettendosi al potere assoluto dello stato è riconosciuto come astratta persona giuridica. Infine il regno germanico che comprende lo sviluppo dell’era cristiana fino alla riforma luterana e all’età moderna che ha imposto come principio spirituale “l’assoluto orgoglio della soggettività”.


HEGEL: la filosofia dello spirito:

Nello spirito oggettivo l’attenzione per il singolo lascia posto all’esame dei rapporti che legano gli individui tra loro. Lo spirito oggettivo rappresenta la realizzazione dell’idea di libertà che coincide con l’essenza spirituale dei rapporti giuridici e morali e delle istituzioni sociali e politiche.
Per Hegel un sistema sociale,economico e politico come quello delineato nell’eticità costituisce il fondamento delle relazioni tra persone giuridiche( il diritto) e della problematica morale( moralità).
Diritto astratto(proprietà,contratto,illecito)
Il primo ambito per la realizzazione della libertà è quello del diritto astratto, uno stato in cui la libertà è soltanto in sé ossia corrisponde alla prospettiva del singolo e non della collettività. Hegel comprende nella sezione del diritto astratto il diritto alla proprietà che comprende soprattutto il “habemus corpus” cioè la proprietà del proprio corpo condannando quindi la schiavitù. Un secondo punto del diritto astratto è il “contratto” ossia un punto in comune determinato da “volontà differenti” basandosi sull’arbitrio dei singoli contraenti. Hegel critica il contrattualismo politico perché crede di poter fondare uno stato sul contratto quanto invece esso appartiene ad una sfera superiore: l’eticità. Il terzo punto del diritto astratto infine è l’illecito e la pena: chi compie un illecito violando le regole del diritto di tutti(negano quest’ultimo a tutti e opponendovi un diritto individuale). Hegel però sostenendo che tutti hanno diritto a determinare la propria libertà affermerà, contraddicendo le tesi di Beccaria sulla pena di morte , che anche chi ha commesso un illecito deve attraverso una pena espiare la propria colpa negandola. Per Hegel la pena, anche la pena di morte, è un diritto di chi ha commesso l’illecito e non va intesa come vendetta della volontà particolare della persona giuridica offesa.
Il principio moderno della moralità:
il secondo momento dello spirito oggettivo è quello della moralità cioè un passaggio dall’esteriorità dei rapporti giuridici all’interiorità della coscienza morale. Lo spirito oggettivo che si presenta come concreta realizzazione della libertà è tenuto ad assumere la moralità come proprio momento necessario.
L’astrattezza della morale kantiana:

L’incarnazione dell’eticità nelle istituzioni:
Nella sfera superiore dell’eticità l’inserimento del singolo nella famiglia, nella società e nello stato comporta doveri determinanti in rapporto con la collocazione familiare, sociale, politica di ciascuno. Inoltre qst istituzioni rappresentano i diversi livelli e i doveri imposti dall’appartenenza a esse sono doveri scaturiti dall’autonomia della ragione: essi conseguono dalla volontà razionale che in quelle istituzioni si incarna facendosi reale.
FAMIGLIA E SOCIETA’ CIVILE:
le istituzioni dello spirito oggettivo:
Nell’eticità la volontà libera perviene nell’esistenza concreta degli organismi di famiglia, società e stato.
La famiglia:espressione moderna dello spirito etico:
La famiglia è il primo momento della dialettica dell’eticità . Essa rappresenta per Hegel il momento dell’immediata unità, infatti tra i tre momenti quello familiare è il più unito, quello in cui i suoi membri nel rapporto con l’esterno si misurano come se fossero una sola persona, un tutt’uno. La famiglia inoltre è identificata da Hegel non come le antiche famiglie intese come stirpe o casate ma bensì come la semplice famiglia borghese padre madre e figli. Per Hegel la famiglia si fonda sul matrimonio, cioè l’atto libero di volontà di due individui, in cui viene trasfigurata in un rapporto spirituale la relazione sessuale che è il fondamento che accomuna l’uomo agli animali. L’amore condiziona anche gli altri momenti della famiglia oltre al matrimonio ossia il patrimonio e l’educazione dei figli. Prima di Hegel matrimonio, patrimonio e educazione dei figli erano visti come espressioni della volontà paterna.

L’automatizzazione della società civile:
come ogni processo triadico alla tesi (rappresentata nell’eticità dalla famiglia e quindi segno di unità immediata e compattezza) corrisponde un antitesi che la neghi che è rappresentata in questo caso dalla “società civile” che inversamente alla “famiglia” rappresenta un momento di necessario smembramento e di dispersione che tuttavia sarà superato lasciando il campo ad una più profonda e ricca unità. Nella società civile quella compattezza e quell’unità che caratterizza la famiglia va man mano diminuendo fino a scomparire, questo perché essa è formata da una pluralità di famiglie che sono presentante come individui i quali esprimono il proprio agire determinato soltanto dall’interesse del particolare senza che vi si manifesti una purché minima dimensione collettiva.
Il sistema dei bisogni:
Nonostante la completa disgregazione e massima dispersione anche nella seconda fase della società civile che Hegel chiama “sistema dei Bisogni”, l’unità comincia a manifestarsi benché soltanto nelle forme fragili e precarie dell’intraprendenza economica.
La divisione del lavoro ha portato alla soffocazione dell’egoismo dei privati i quali ora dipendono dal lavoro degli altri il cui lavoro serve a soddisfare non più solo se stessi ma i bisogni di tutti gli altri. Al superamento della dispersione “atomistica” dei membri della società conseguono 2 cause: la diffusione moderna della cultura che immette l’individuo nella comunicazione con gli altri membri del corpo sociale e l’aggregarsi in conseguenza della divisione del lavoro di “classi sociali distinte” e omogenee al loro interno.
Le strutture etiche della società civile:
nel secondo momento della società civile Hegel considera l’amministrazione della giustizia come quel momento in cui il diritto astratto considerato in precedenza si concretizza: ciò perché si incarna in un sistema di leggi positive. Nella giustizia si rafforza il rapporto singolo-totalità ed infatti il diritto del singolo viene strettamente collegato al diritto universale. E’ singolare anche considerare che Hegel non considera i giudici come espressione del potere giudiziario e quindi autonomi dagli altri poteri dello stato ma li considera come funzionari dell’esecutivo.
Nel terzo momento Hegel considera la polizia intesa come amministrazione statale e legame etico tra singolo e totalità che si manifesta con maggior forza. Infatti l’amministrazione pubblica tutela i beni e i diritti del singolo e si fa carico del benessere dei membri della società mediante programmi educativi e politiche economiche : facendo ciò Hegel si propone di prendere delle contromisure agli squilibri della società moderna come la miseria.

HEGEL:LO STATO
Il primato ontologico dello stato sulla società:
Riprendendo il solito processo triadico questa volta si passa dalla famiglia alla società civile per terminare con la fondazione dello Stato. Lo stato rappresenta la fondazione ontologica della famiglia e della società civile .Questa concezione dello stato fa seguito alla critica al giusnaturalismo contrattualistico che vede nell’individuo il fondamento e nello stato il risultato di un processo che porta dall’individuo allo stato.
La realizzazione oggettiva della razionalità dello stato:
La volontà libera è completamente realizzata nello stato e in cui la libertà si incarna in istituzioni oggettive. Lo stato moderno è razionale proprio in quanto attraverso le sue articolazione istituzionali la soggettività autoconsapevole prende il comando dell’ordine oggettivo confermando ai propri fini etici e orientandolo verso di essi. :S :S
La monarchia costituzionale come culmine dell’organismo statuale:
La totalità dello stato si specifica nei tre momenti dell’ Universalità(potere per poter ricavare l’universalità e quindi la legge), della particolarità(potere di poter applicare la legge ai casi particolari e quindi l’esecutivo) e della individualità (potere monarchico).
La Monarchia costituzionale rappresenta per Hegel la struttura politica fondamentale, culmine del intero organismo statuale in cui i poteri sono raccolti nell’unità.
La sovranità dello stato e i rapporti internazionali:
Per quanto riguarda il rapporto tra Stati Hegel afferma che il rapporto tra stati è simile a quello tra gli individui e quindi una lotta tra autocoscienze dove il più forte riesce ad imporsi sul “servo”. Non esiste dunque una volontà universale che istituisca il diritto internazionale. Quest’assenza di una volontà particolare dei singoli stati porta Hegel ad allontanarsi dall’idea kantiana di “pace perpetua” tra i singoli stati per evitare i conflitti. Hegel infatti ritiene inevitabile e legittimo il ricorso alla guerra per risolvere le controversie tra stati quando venga meno l’accordo tra loro. D’altronde il conflitto tra stati è compreso come un momento dell’affermarsi della razionalità immanente della storia.
LO SPIRITO ASSOLUTO
Le forme della conoscenza dell’assoluto.
Il movimento dello spirito si compie nelle forme dello spirito assoluto. L’idea qui giunge a conoscere se stessa, ha consapevolezza di sé, e quindi come essenza della realtà. Nello spirito assoluto Hegel considera le forme più alte dello spirito umano, l’arte la religione e la filosofia. Queste tre forme non si distinguono per il contenuto del loro sapere che è per tutt’e tre l’assoluto bensì ciò che cambia è la forma con cui esse conoscono l’assoluto: nell’arte la forma è quella dell’intuizione sensibile, nella religione il sentimento e nella filosofia è il concetto.
Arte simbolica e arte classica:
la storia dell’arte si sviluppa attraverso 3 stadi: l’arte simbolica l’arte classica e l’arte romantica.
L’arte simbolica (antico Egitto e oriente) è caratterizzata da un inadeguata espressione sensibile dell’elemento concettuale. Il pensiero non è ancora riuscito a elaborare autonomamente significati universali, quindi essa coincide con una fase originaria della costituzione del pensiero che lotta per liberarsi dall’immediata connessione con le immagini sensibili.
L’arte classica( antica grecia) è per Hegel il momento di perfetta coerenza tra il contenuto concettuale e l’espressione sensibile.
L’arte romantica invece spezza questo equilibrio. Questo squilibrio dell’età romantica è di segno opposto a quello dell’arte simbolica: ora è l’estrema ricchezza del contenuto concettuale che ricalcitra a essere adeguatamente espressa in forma sensibile.
La religione come rappresentazione dello spirito assoluto:
La religione rappresenta Dio ossia la verità stessa. Su questa base critica tutte le espressioni del deismo illuministico che avevano cercato di sostituirsi al cristianesimo, la religione naturale. Il pensiero illuministico fraintende il valore e il significato autentico dell’esperienza religiosa che si configura come la via attraverso cui tutti gli uomini entrano in rapporto con la verità e l’assoluto.
Nelle “lezioni sulla filosofia della religione” Hegel considera lo sviluppo storico delle religioni ponendo ogni religione in relazione con le caratteristiche spirituali dell’epoca in cui sorge e giunge ad indicare il cristianesimo come la religione assoluta. Compito della scienza filosofica della religione è di fondare razionalmente ciò a cui il cristiano crede per fede: la reinterpretazione filosofica di fondamentali credenza cristiane quali i dogmi dell’incarnazione di cristo e della trinità.
La filosofia e la sua posizione nel sistema:
lo stesso contenuto ideale che l’arte coglie in forma intuitiva e la religione in forma di rappresentazione è oggetto da parte della filosofia di conoscenza concettuale. E’ solo nella filosofia che l’autoconoscersi dello spirito consegue la sua forma assoluta.

HEGEL: IL SAPERE ASSOLUTO cap.4
L’auto-comprensione dello spirito:religione e filosofia
Nell’ultima parte della fenomenologia dello spirito Hegel inizia a ripercorrere nuovamente le tappe dell’umanità come aveva fatto precedentemente per la storia ma questa volta ricostruendo le forme culturali in cui l’autocoscienza dello spirito si è espressa in campo artistico,religioso e filosofico. Si passa quindi a considerare le forme più alte nelle quali i diversi popoli concepirono se stessi fino a giungere ad un punto di vista più maturo e rappresentato dall’epoca presente: il sapere assoluto è appunto autocomprensione dello spirito di un tempo maturo in cui nella filosofia si può superare la contrapposizione soggetto-oggetto che caratterizza la coscienza comune.
Storia della filosofia e sistema filosofico:
Hegel inizia col fare una distinzione tra la storia delle filosofie del passato e il suo sistema filosofico che è come lui dice “apprensione del proprio tempo in forma di pensiero”. Ciascuna filosofia è x Hegel “apprensione in forma di pensiero di una determinata epoca” e lungo il cammino storico la filosofia che precede una determinata epoca storica si trova con essa in un rapporto di opposizione dialettica. Essa infatti nel suo sviluppo non sostituisce le sue dottrine ad altre ma le riconosce tutte come propri momenti, deponendone gli aspetti accidentali e conservandone il nucleo essenziale. Nel sistema filosofico più maturo le precedenti dottrine sono “tolte” in quanto superate ma “conservate” negli aspetti più significativi.
Scienze filosofiche e scienze empiriche:
Innanzitutto dobbiamo fare una distinzione tra Filosofia (insieme delle scienze filosofiche) e scienze(esempio la fisica,biologia), che Hegel chiama scienze empiriche poiché esse muovono dall’esperienza e dall’osservazione per cercare di dare delle motivazioni razionali. X Hegel le scienze empiriche non possono essere assunte come modello di scientificità(cosa ke invece ammette Kant nella Ragion Pura, anche se poi si contraddice non ammettendo la possibilità di una scienza metafisica). Questo perché le scienze naturali hanno un carattere ipotetico: i dati empirici possono in effetti essere interpretati in molti modi diversi e quindi nessuna teoria si può rappresentare con caratteri di assoluta necessità che pretende la filosofia. Il compito della filosofia quindi è offrire alle scienze empiriche la “necessità” di cui mancano e quindi di dare una spiegazione filosofica a concetti o leggi fondate sull’esperienza. La filosofia riesce a “giustificare” le scienze empiriche secondo il criterio della conformità e coerenza del movimento dialettico dell’assoluto:il criterio secondo cui il vero è l’intero e quindi gli elementi particolari non sono altro che momenti dello sviluppo dell’intero stesso.
La tripartizione del sistema Hegeliano:
Il sistema hegeliano delle scienze filosofiche si articola in tre grandi sezioni:
La Logica, costituisce l’idea in sé per sé, studia il pensiero in quanto tale e affronta interpretandoli i problemi oggetto di metafisica e logica formale.
La Filosofia Della Natura, o scienza dell’idea nel suo alienarsi, si propone la fondazione speculativa delle scienze empiriche della natura discutendo e confrontando lo statuto con le filosofie romantiche della natura.
Filosofia Dello Spirito, o scienza dell’idea che dal suo alienarsi torna in sé, discute i fondamenti del sapere riguardanti l’uomo sia in quanto individuo e sia nella collettività.


HEGEL: la LOGICA (cap 5)
Il processo dinamico del pensiero:
La logica studia la struttura del pensiero in quanto tale, quindi la sua forma pura cioè indipendentemente dagli ambiti del reale in cui si esplica. Il pensiero è una totalità complessa e anche a questa realtà Hegel fa coincidere il principio secondo cui il “vero è l’intero” quindi anche il pensiero si compone di vari momenti secondo un processo dinamico e non statico consentono di passare da un operazione di pensiero all’altra.

Coincidenza tra pensiero e realtà:
La logica, che come abbiamo detto studia il divenire del pensiero che è allo stesso tempo norma essenziale per lo sviluppo della realtà(concepita anche essa come il pensiero in maniera dinamica), è intesa come “logos” ossia sia come “pensiero” e sia come “idea” nel senso di nucleo razionale del reale, quindi la logica hegeliana è un ontologia. Hegel critica la logica Aristotelica in quanto non riconosce la logica come Organon cioè uno strumento da usare nella conoscenza che significherebbe porre l’io che pensa al di sopra del pensiero.

La dialettica triadica e le partizioni della logica:
Nella logica abbiamo detto viene studiato il pensiero nella sua forma pura e non nelle sue “manifestazioni nella natura e nella storia”. Quindi dato che il vero è l’intero applichiamo il processo triadico di tesi antitesi e sintesi anche alla logica per fare in modo che essa si riconosca come forma pura: innanzitutto bisogna muovere dallo studio di categorie di pensiero più “astratte” cioè quelle che sono isolate dalle altre e lontane dal fluire globale del pensiero (tesi)
Quindi ad esse si opporranno altre categorie negandole ( antitesi), infine ciò porterà alla luce ciò che accomuna le diverse determinazioni del pensiero e quindi l’attività unitaria del pensiero(sintesi).
I tre momenti quindi principali della logica sono dunque: la dottrina dell’essere o del concetto in quanto è in sé; la dottrina dell’essenza ossia il concetto in quanto è per sé e dunque si manifesta; la dottrina del concetto che considera il concetto si riconosce tale e quindi torna in sé, in altre parole il concetto in sé e per sé.

L’essere,il nulla e il divenire:
il primo oggetto del pensiero è “l’essere” e l’essere è la pura assenza di determinazioni quindi esso è indeterminato. La nozione di essere assolutamente vuota di determinazioni coincide immediatamente con quella di “nulla”. Il “nulla” non è l’assoluto altro rispetto all’essere ma anzi si rivela identico ad esso in quando sia “essere” che “nulla” risultano due nozioni prive di significato determinato. Ricordiamo che Parmenide diceva che l’opposizione tra essere e non essere era al fondamento di ogni nozione metafisica. Quindi il divenire è l’unità di “essere” e “nulla”. Quindi essi sono 2 momenti di quell’unico movimento che è il divenire. Quindi il divenire è il presupposto dell’essere e del nulla e quindi costituisce la prima categoria della logica.

L’esser determinato e il negativo:
Dato che il divenire rappresenta la prima categoria della logica bisogna quindi dedurne che il movimento incessante del pensare deve essere la condizione ultima di qualsiasi pensiero. Ogni pensiero è un pensiero determinato ossia noi possiamo coglierlo soltanto se riuscissimo ad arrestare il movimento del pensare. Questa è la seconda categoria che Hegel chiama “essere determinato” che anche essa è unità di essere e nulla ma con relativa stabilità e positività che gli si conferiscono dal momento in cui l’abbiamo tratto fuori dal movimento del divenire. Egli inoltre afferma che il pensiero acquista la propria stabilità soltanto attraverso una sorta di battaglia volta ad assicurarsi l’affermazione contro le infinite altre determinazioni che essa esclude da sé. Quindi ogni “finito” è pensabile come relazione conflittuale di un essere in sé (stabilità) e di essere per altro (altre infinite determinazioni negate) e ciò è alla base del passaggio che conduce dal finito all’infinito. Da questa relazione per Hegel corrispondono due inconciliabili concezioni dell’infinito che sono designate come la “cattiva” e la “vera” infinità.
La cattiva infinità e l’infinito della ragione.
Il cattivo infinito coincide con le innumerevoli determinazioni che si trovano al di là del finito il quale risulta mancante. Soltanto che quando andiamo a considerare queste infinite determinazioni al di là dell’infinito esse ci risultano sempre a via a via finite( per spiegare ciò possiamo ricorrere all’esempio dei numeri. Se volessimo attingere all’infinito un numero per quando grande possa essere ci risulta sempre un numero finito e nonostante noi aggiungessimo sempre più cifre il numero che ricaviamo è sempre un numero finito). Quindi per attingere al vero infinito bisogna superare la contrapposizione tra finito e infinito e assumerli nella loro originaria unità. Quindi il vero infinito è il movimento del finito che negato dall’infinito torna in sé riconoscendosi.

La dottrina dell’essenza e la negazione dell’immediatezza:
Il secondo momento della logica è rappresentato dall’essenza. Ricordiamo la distinzione tra essere ed essenza: l’essere è la cosa in sé, l’essenza è invece sono le proprietà fondamentali dell’essere grazie alle quali il processo conoscitivo perviene alla verità. Riproponendo sempre il processo triadico l’essenza risulta per Hegel come il risultato del movimento dialettico dell’essere e quindi una fase avanzata dell’essere, la fase in cui si verifica la verità del momento precedente. Quindi nell’essenza (che è il momento di passaggio(MEDIAZIONE) tra essere e concetto) viene negata l’immediatezza dell’essere e vengono poste in relazione tra loro le opposizioni che danno luogo alla negazione dell’unità e compattezza dell’essere. La caratteristica dell’essenza è la duplicità e il carattere bipolare, e queste opposizioni verranno poi superate e riconciliate nell’unità del concetto.

La dottrina del concetto e l’automovimento del pensiero:
Quindi essere ed essenza si risolvono nel “concetto”: essi quindi vengono tolti in quanto determinazioni assolute e indipendenti e conservate come suoi momenti. Quindi il concetto si mostra come “la loro verità” e il “loro fondamento”. Essendo i caratteri distintivi dell’essere (l’immediatezza) e dell’essenza (la mediazione), il carattere distintivo del concetto sarà l’auto sviluppo della totalità. La dialettica del concetto mira ad un riassorbimento dell’oggettivo nel soggettivo e quindi in altre parole l’affermazione dell’assoluto o idea. Quindi la dialettica del concetto richiama il movimento dell’”intero” i cui momenti erano l’essenza (in sé), l’oggettivazione (per sé) e l’autoconsapevolezza (in sé e per sé ). Questi ora si manifestano come soggettività, oggettività e idea. L’idea è il momento conclusivo della dottrina del concetto e di tutta la logica.

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