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Identità, ragione e realtà


Con la formula “Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale”, Hegel indica la sostanziale identità tra ragione e realtà; per Hegel, infatti, non esiste niente nella realtà che non sia espressione di razionalità. Ciò implica anche l’identità tra l’essere e il dover essere in quanto tutto ciò che è risulta anche ciò che razionalmente deve essere, a differenza della filosofia di Fichte e della filosofia di Kant in cui l’essere era scisso dal dover essere: Hegel, in tal modo, supera quello che chiama il “cattivo” infinito di Fichte in cui l’essere non si completa mai nel dover essere e supera anche la filosofia di Kant secondo cui lo sforzo dell’uomo di superare i limiti della cosa in sé (noumeno) attraverso la morale è uno sforzo mai concluso.
Questa dottrina è indicata con il termine “panlogismo” (dal grecoPan”= tutto e dal greco “logos”= ragione)

Dunque in Hegel la filosofia ha un atteggiamento giustificazionistico nei confronti del reale, poiché il filosofo afferma che tutto ciò che esiste nella realtà ha una sua razionalità (“tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale”; nel mondo dunque non esiste niente di irrazionale). Per questo nella filosofia di Hegel tutto quello che esiste nella realtà, anche ciò che è negativo, trova una giustificazione. La filosfoia hegeliana, in tal modo, compie la cosiddetta “dialettizzazione del negativo”: per il filosofo il negativo diventa il presupposto per un suo superamento ed è quindi visto come un fattore di accrescimento dell’uomo.
Per questo la filosofia di Hegel è assimilata alla nottola di Minerva, civetta che inizia il suo volo sul far del crepuscolo, poiché la filosofia interviene solo quando la realtà si è già spiegata

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