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Il primo momento della "Fenomenologia dello spirito" è la Coscienza. In questo momento predomina l'attenzione per l'oggetto; dunque la coscienza si rivolge al mondo. La coscienza, intesa in senso gnoseologico, vive la contrapposizione con il mondo, cioè riconosce che il mondo sia qualcosa che è altro da sé. La conoscenza che la coscienza ha del mondo è contraddistinta da un'opposizione tra il soggetto (cioè la coscienza) e l'oggetto (il mondo). Questa prima tappa percorsa dallo spirito è composta da tre figure: la certezza sensibile, la percezione e l'intelletto. Nella prima figura, ossia la certezza sensibile, "il particolare", cioè la sensazione (ad esempio: questo freddo in questo momento in questo luogo), appare come verità, come una certezza assoluta. Ma ben presto il particolare appare contraddittorio, perché nella certezza sensibile, ciò di cui si è sicuri è un "questo" (cioè un concetto) a cui è indifferente la particolarità della cosa. Per questo motivo la coscienza è già sicura di conoscere un universale. Perciò si ha questa contraddizione tra astrazione e concretezza, tra universalità e particolarità. Ma, secondo Hegel, nella certezza sensibile, vi è il massimo dell'astrazione, dell'universalità e dell'indeterminatezza; non vi è dunque nessuna concretezza, anche se la coscienza crede di averla raggiunta. Quindi tutto ciò che si presenta ora alla sensazione è un universale, un concetto frutto della mente, e questo concetto è la certezza che "questo" esiste (anche Hegel, come Fichte, tenta di eliminare la realtà esterna). Nella seconda figura, ovvero la percezione, vi è ancora una volta una contraddizione; questa volta tra l'unicità di una cosa e la molteplicità delle qualità che contraddistinguono tale cosa. Ma tutte queste qualità sono comunque tenute unite dal soggetto, ossia dalla coscienza, la quale prende consapevolezza del fatto che è proprio essa a dare unità all'oggetto. Nella terza figura, l'intelletto, si arriva alla gnoseologia di Kant: l'oggetto non è pensato né come una sensazione come nella prima figura, né come una cosa come nella seconda figura. Esso ora appare un fenomeno, il quale non è una realtà indipendente dallo spirito umano, ma è una forza che agisce sulla base della legge dell'intelletto (cioè la legge del soggetto). Ma l'intelletto è solo ordinatore del mondo, non creatore, dunque non si è ancora arrivati all'idealismo che afferma l'identità di soggetto e oggetto. Tuttavia, la coscienza ha scoperto qualcos'altro di sé: ora, infatti, essa è consapevole di essere la legge dei fenomeni spazio-temporali; la coscienza, che ha acquisito sempre più consapevolezza di sé, è pertanto diventata Autocoscienza.

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