Ominide 610 punti

Antigone: commento di Hegel

Il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) è il rappresentante più esemplificativo dell’idealismo tedesco. È famoso soprattutto per la sua teoria sulla filosofia dello spirito, espressa nella celeberrima “Fenomenologia dello spirito” e particolarmente suggestiva grazie alle pagine dedicate a uno dei miti greci più famosi di sempre: l’Antigone di Sofocle, personaggio molto amato da Hegel, sebbene non siano nominato direttamente.
La tragedia ha come protagonista Antigone, appunto, sorella di Ismene, Eteocle e Polinice, tutti figli di Edipo e Giocasta ma molto diversi tra di loro. Un terribile giorno Eteocle e Polinice entrarono in conflitto, l’uno in difesa della loro città, Tebe, e l’altro contro. I due si uccisero reciprocamente e Creonte, un loro zio che regnava su Tebe, fece seppellire il patriota con tutti gli onori mentre ordinò che nessuno seppellisse, pena la morte, Polinice, che era andato contro i suoi stessi concittadini. Antigone non potè sopportare che il suo caro fratello rimanesse insepolto e che il suo spirito vagasse nel limbo senza la pace eterna. Così andò dalla sua salma e la seppellì simbolicamente con un po’ di terra. Purtroppo Creonte la scoprì e mantenne la sua promessa: la fece murare viva dentro una grotta dove, per non subire questa ignominia, la ragazza s’impiccò. Ne conseguì il suicidio del suo promesso sposo nonchè figlio di Creonte, Emone, e dopo di questo anche quello di sua madre, Euridice, incapace di sopportare il dolore. Rimangono Creonte e Ismene, gli unici che avevano rispettato le leggi dello Stato avendone però in cambio solo dolore.
In effetti, il commento di Hegel verte proprio su questo dibattito etico-politico tra legge dello Stato e legge della natura. La legge dello Stato è rappresentata da Creonte, la legge umana e civile del regno, mentre quella della natura è Antigone, che segue la legge del cuore, divina e non scritta. È più importante la formalità del diritto della città o la concretezza della legge religiosa mediata dalla famiglia? Hegel risolve questa questione affermando che nessuna delle due ipotesi è sbagliata, perchè si tratta di un processo dialettico, fatto di una tesi, un’antitesi e una sintesi finale, necessario per interpretare la realtà dello spirito. Infatti, la filosofia dello spirito consiste nello studio dell’idea che, dopo essersi estraniata da sè, sparisce come natura per farsi soggettività e libertà, cioè auto-creazione e auto-produzione ovvero autocoscienza. La tesi da cui si distacca l’autocoscienza è Creonte, l’Io razionale della ragione etica, che però fallisce quando non riesce a proteggere la famiglia stessa del suo più strenuo difensore: questo perchè è fredda, arida e incapace di ammettere e rispettare chi si oppone ad essa. Allora si sente la voce di Antigone, l’antitesi, sarebbe a dire il sentire etico del “Sè”, la parte sociale dell’io che si costruisce in base alla relazione con gli altri. Esso coincide con l’annullamento della propria individualità (non-io, perdita di parte dell’essere assoluto) in favore della convivenza con il resto dell’umanità, e quindi con la forza di disobbedire per diventare il proprio vero essere. È una scelta terribile, come svela la ripetizione della parola δεινός (deinos) all’inizio della tragedia, ma è l’unico modo per arrivare alla soggettività: il tutto si contrappone al singolo, ma il singolo si risolve nel tutto, sono due spressioni diverse della stessa razionalità. Così dallo scontro tra ragione e realtà nasce la sintesi del dovere divino, che sancisce l’essenzialità dei legami familiari esplicitata dall’azione morale, perchè la civiltà umana (razionalità che diventa essere) è frutto dell’azione razionale (scelta) ma storica (realizzazione concreta dello spirito) dell’uomo.
Il problema della legge di Creonte è che è superficiale, perchè non crea la storia; Antigone invece crea qualcosa di nuovo e di innovativo, opponendosi al destino comune, dunque è positivo che la legge del cuore abbia un ruolo importante. Sofocle in questo sembra conciliare le due prerogative dei personaggi, ma in verità riconosce solamente la loro comune origine: l’umanità, che vive necessariamente di entrambe nel percorso verso l’autocoscienza.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email