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Fenomenologia dello spirito

La “fenomenologia dello spirito” è la prima grande opera di Hegel scritta nel 1807 e segnò la rottura definitiva con la filosofia di Schelling. In questa opera viene analizzato il percorso che lo spirito effettua per giungere alla comprensione di sé, dunque all’assoluto, attraverso diverse figure o gradi divisi in triadi, la principale è coscienza, autocoscienza e ragione.
L’Assoluto viene raggiunto in tipico stile Hegeliano attraverso un processo dialettico in cui nessun aspetto o momento della realtà viene considerato separatamente dal resto poiché Hegel afferma che il vero è l’intero e l’intero è il soggetto che si completa mediante il proprio sviluppo. Dunque ciò vuol dire che l’intero, nonché il vero, non è precostituito alla realtà ma è il risultato di questo sviluppo.

Fenomenologia significa ciò che si manifesta, dunque l’opera tratterà del manifestarsi dello spirito attraverso figure che quindi sono solo apparenze che rivela piano piano lo spirito come principio della realtà, attraverso sempre il processo dialettico.
La concretezza del progetto Hegeliano sul susseguirsi di tappe che non danno solamente conto di un’evoluzione conoscitiva, ma rappresentano anche momenti storici.
Le tappe fondamentali del processo che fa lo spirito sono quattro: coscienza, autocoscienza, ragione e spirito stesso. La coscienza rappresenta il momento più basso di autoconsapevolezza dello spirito, in cui lo spirito infatti si rapporta con l’oggetto come qualcosa di altro da sé. Questo costituisce il primo punto della coscienza ovvero la certezza sensibile, in cui allo spirito si oppone un “questo” indefinito che avrà una unità soltanto con il secondo momento, la percezione. L’ultimo momento è quello dell’intelletto che consiste nella percezione dell’oggetto come manifestazione di una legge generale della natura e rappresenta pertanto il conoscere scientifico.
Dalla coscienza si passa dunque all’autocoscienza perché l’intelletto rivela la funzione della coscienza come attività unificatrice che forma l’unità del soggetto. L’autocoscienza infatti implica l’acquisizione della consapevolezza della proprio indipendenza dal mondo naturale. Una volta presa autocoscienza di sé è necessario un confronto tra coscienze che deve necessariamente tradursi in uno scontro per il riconoscimento dell’autocoscienza stessa. La prima tappa dell’autocoscienza consiste nella celebre dialettica servo-padrone che ha come premessa il fatto che il riconoscimento non può avvenire escludendo l’altra coscienza.
In un primo momento il padrone prevarica sul servo solamente perché non teme la morte e allora si avrà il riconoscimento della coscienza del padrone in rapporto con il servo. Questo rapporto tende però a stravolgersi quando il padrone ignora la coscienza del servo che vi si oppone, infatti egli è padrone solo perché ha un servo e dunque adesso è il padrone che dipende dal lavoro del servo. Il servo mediante il suo lavoro trasforma le cose costituendo il proprio controllo sulla realtà e il lavoro stesso rappresenta la vittoria sulla morte ed è la verità dell’autocoscienza. Il lavoro inoltre è oggettivazione dell’uomo nella natura che non è altro che l’alienazione Marxiana. Il secondo momento è quello dello stoicismo-scetticismo, in cui si cerca di giungere all’affermazione della libertà della coscienza ma di conseguenza si giunge anche alla sua crisi: lo stoicismo porta all’acquisizione di un atteggiamento libero indipendente dal mondo materiale, poiché la libertà è una condizione interiore di autosufficienza che non dipende dal mondo; invece lo scetticismo esaspera il pensiero stoico arrivando a mettere in dubbio l’esistenza stessa del mondo e dunque la scissione servo-padrone risulta adesso una scissione interna alla singola coscienza. L’ultimo momento si deve al fatto che lo scetticismo arriva a mettere in dubbio persino la coscienza stessa, si parla infatti di coscienza infelice, storicamente la religiosità medievale: la coscienza si percepisce come ente accidentale dovuto alla presenza di una forza esterna identificata in Dio. Tuttavia si ha la ricomposizione ottenuta tramite l’ascesi mistica che vede Dio come momento dell’autocoscienza umana.

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