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Il giusnaturalismo

Mentre Bodin sviluppa la sua riflessione, in Europa si sviluppa una corrente di tipo giuridico-politico, il giusnaturalismo. Queste scuole sostengono l'esistenza di un diritto naturale (diritto che è possibile leggere nella ragione umana, la ragione interroga se stessa e si chiede quali siano le regole del diritto riscontrabili al suo interno) anteriore al diritto positivo (diritto storico che nasce da un atto di un'autorità sovrana). L'idea di un diritto naturale come di un diritto razionale è propria degli stoici, che ritenevano che il logos, che è anche all'interno dell'uomo, fosse capace di dettare all'uomo delle norme di comportamento universali. L'idea è presente anche in Cicerone e altri giuristi.
Caratteri comuni nei pensatori giusnaturalisti:
⦁ Gli obbiettivi polemici
Il loro primo obbiettivo polemico è il modello aristotelico dell'origine dello stato. Aristotele era il sostenitore di un naturalismo politico, lo stato è per lui un organismo naturale. Per loro invece è una creazione artificiale: lo stato non è tale per natura e scaturisce sempre da qualcosa che rompe l'ordine naturale (discorso simile alla contrapposizione tra fiusis e nomos).

Il loro secondo obbiettivo polemico è la teoria del fondamento del potere politico: il giusnaturalismo sostiene che il potere politico non abbia un fondamento nel potere divino ma in coloro che sono in una comunità che si amministra attraverso un'entità di tipo politico. Il giusnaturalismo da voce a quell'esigenza di emancipare completamente la riflessione sullo stato e sulla politica da qualsiasi aspetto religioso. Questa esigenza va contestualizzata nel quadro delle guerre di religione. Se infatti fondo una comunità su un assunto di carattere religioso, essa si scontrerà con altri culti.
⦁ Gli assunti di carattere metodologico
Sun finire del 500 è in atto la rivoluzione scientifica che porta con sè una riflessione sul metodo. Viene privilegiato quello matematico geometrico come i trattati di Euclide rispetto ai metodi logici come quelli di Platone e Aristotele. Gli elementi di cui parla Euclide procedono in maniera rigorosa attraverso definizioni e postulati. Da questo momento tutte le discipline aquistano questo metodo, compresa la scienza politica e del diritto. Così anche il giusnaturalismo, attratto dai successi della fisica e dalla rivoluzione scientifica fa suo questo metodo deduttivo.
⦁ 5 grandi postulati teologici.
1. Al di fuori dello stato non può esserci alcuna convivenza civile, Extra Republica nulla salus (Agostino utilizzerà la stessa formula sostituendo a Repubica Ecclesia)
2. Lo stato ha una nascita di tipo artificiale, tesi opposta a quella aristotelica.
3. La nascita dello stato comporta il passaggio da stato di natura a stato civile.
4. Il passaggio da stato da stato di natura a stato civile avviene solo se c'è un contratto alla base, cioè il rispetto di autorità e leggi. Dunque ciò che determina l'obbligazione politica è Pacta servanda sunt.
5. Lo stato civile è uno stato altro rispetto allo stato di natura e alla condizione naturale. Lo stato di natura conserva tuttavia una valenza paradigmatica: le leggi positive (emanate da un'autorità, leggi storiche) vanno sempre valutate sulla base di quelle naturali (non emanate, sono nella semplice ragione) che fungono da criterio di verità. Per esempio in Hobbes la legge di natura dice "cerca la pace" e per assicurare appunto la pace viene creato lo stato.
Differenze tra i pensatori giusnaturalisti:
Per Rosseau l'uomo allo stato di natura è buono, empatico, incapace di violenza. Per Hobbes invece è egoista, lo paragona a un lupo. Rispetto al naturalismo aristotelico, che sostiene che per natura certi uomini siano schiavi, per il giusnaturalismo tutti gli uomini sono uguali e pertanto sullo stesso piano.
Il pensiero di bodin
Jean Bodin è un pensatore politico che vive l'esperienza delle guerre di religione in Francia. La sua opera politica fondamentale è "I sei libri della Repubblica", con un riferimento a Platone anche se nei suoi successi scritti appare un'intonazione antiplatonica. Bodin diede una spiegazione delle vicende economiche del suo tempo, ad esempio spiegò il fenomeno inflattivo del Seicento attribuendolo all'aumento della massa monetaria. Scrisse poi altre opere occupandosi del concetto di sovranità.
Confronto con macchiavelli: Ci occupiamo di Bodin invece che di Macchiavelli perchè quest'ultimo si occupa della configurazione dello stato italiano, un progetto utopistico che interessa la nostra penisola, infatti il finale del Principe è un'esortazione alle armi e all'unificazione. La sua riflessione è imbevuta dell'immanentismo umanistico dell'epoca. Secondo l'immanentismo la politica non può essere motivata a partire da un ordine trascendente (mentre nel mondo medievale il potere politico scaturiva dal peccato originale). Alla base del pensiero politico di Macchiavelli c'è un'antropologia che egli ritiene immutabile e da essa scaturisce la costituzione dell'ordine politico. Il problema relativo al suo paese che si pone Macchiavelli è come sia possibile aquistare e conservare un regno, infatti in Italia c'è un'estrema volatilità degli organismi politici. In Francia questo problema non esisteva perchè c'era uno stato territoriale all'interno del quale vi erano contese per il potere da parte di diverse fazioni. Non c'è in questione la nascita di un regno: c'è già un regno, si discute a proposito della sovranità.
Bodin definisce in che cosa consiste l'esercizio della sovranità, quali siano i limiti e la natura del potere sovrano.
Definizione di stato: l'unione del popolo sotto un potere sovrano. Lo stato è il governo giusto (cioè legittimo) esercitato secondo la legge. Da questa definizione emerge che non qualsiasi esecuzione dell'attività di governo da vita allo stato ma è necessario un governo giusto. I primi soggetti su cui viene esercitata la sovranità sono le famiglie, non gli individui, e tutto ciò che esse hanno in comune. Questo si differenzia dal pensiero platonico perchè per Bodin il diritto non può alterare la proprietà privata, può esercitarsi sui beni di carattere pubblico, materiali (es. strade, città) e immateriali (es. la pace). DEFINIZIONE DI SOVRANO: potere assoluto, perpetuo e indivisibile proprio dello stato. Non conosce alcun potere superiore se non quello di Dio, non decade mai perchè è un'entità impersonale.
La forma migliore di sovranità è per Bodin quella monarchica, perchè è quella meglio in grado di assicurare l'unità del potere sovrano. Attenzione però egli distingue la monarchia dalla tirannide e dal dispotismo. Il despota infatti ha titolo ad esercitare il potere sovrano ma lo esercita male e con violenza, ovvero ex defectu exercitii, e utilizza i beni privati delle famiglie come propri. Il tiranno invece non ha alcun titolo per esercitare il potere, ovvero ex defectu tituli.
Il pensiero di Grozio
Grozio è il primo vero rappresentante del giusnaturalismo nonchè fondatore del diritto internazionale moderno. La sua opera è "De iura bellis et pacis", che si occupa di un diritto che riguarda la guerra quanto la pace. Grozio è mosso verso questi tipo di riflessione perchè vuole fondare su basi razionali il diritto sia esterno che interno agli stati. Si è anche occupato di diritto marittimo essendo l'Olanda all'epoca una potenza mercantile.
La cornice storica all'interno di cui matura il pensiero di Grozio è ancora una volta quella delle guerre di religione. Fino all'inizio del 500 gli stati in guerra ricorrevano alla mediazione, ovvero all'assistenza diplomatica data dalla figura del papa o figure appositamente create dalla chiesa per risolvere controversie internazionali. Ma l'utilizzo della mediazione papale aveva senso nella misura in cui si riconosceva allo stato della Chiesa una funzione super partes ma con le guerre di religione questo cessa. Inoltre la guerra dei Trent'anni aveva inclinato la credibilità dell'intervento papale. Quindi è necessario un diritto internazionale su basi razionali per salvaguardare la sovranità dei singoli stati e la comunità (cioè cooperazione tra gli stati) internazionale.
Il principio che Grozio pone alla base del suo pensiero è Appetitus Societatis, ovvero il desiderio che ha l'uomo di vivere in società, come già aveva sostenuto Aristotele definendo l'uomo un animale sociale. Per Grozio però l'uomo non è spinto a unirsi in società dall'utile. Questo è un bene, ma diverso dal bene sociale. Nè è spinto alla società dalla paura, come asserisce Hobbes. Ci sono delle condizioni in cui l'uomo ha paura e si rifugia nella società, ma la sicurezza sulla paura è diversa dal bene sociale. L'Appetitus Societatis quindi non è né l'utile né la paura, bensì il fatto che la società assicura la pace, che è un bene non solo utile o sicuro, qualcosa di più.
Grozio si muove su una laicizzazione del pensiero giuridico e questo si capisce anche dal fatto che per lui i principi del diritto naturale sono evidenti. Ma l'evidenza di questi principi sussiste anche senza l'esistenza di Dio. Questa laicizzazione delle leggi naturali però non fa si che queste entrino in conflitto con quelle religiose, solo che Grozio ha dedotto questi principi con il semplice uso della ragione, quindi sono svincolati dal piano della religione.
Principi fondamentali:
⦁ Il diritto di proprietà, da cui scaturiscono obbligazioni nei confronti degli altri, ovvero l'astenersi dalle cose altrui, la restituzione di ciò che non ci appartiene e dell'eventuale utile ricavato da ciò. Quindi se danneggi una proprietà altrui, devi risarcire.
⦁ L'obbligazione nei confronti delle obbligazioni, Pacta servanda sunt, se stipuli un patto lo devi rispettare. Quindi se non rispetti un patto devi sopportarne le conseguenze. L'unico caso in cui è ammessa la guerra tra gli stati per Grozio è quando i patti non vengono rispettati, ma anche in caso di guerra bisogna attenersi alle leggi naturali.
Come nasce lo stato civile? Lo stato di natura per Grozio è costituito da minisocietà (ad esempio la famiglia, gli amici, le associazioni), quindi la società vera e propria nasce da un contatto libero e volontario tra gli individui. Gli individui nello stato di natura stavano vivendo senza un potere statale sovrano quando decidono di stipulare un contratto per istituire e trasformare le obbligazioni della legge naturale in obbligazioni della legge positiva, cioè far si che ci sia una legge dello stato che preveda norme e punizioni. Questo passaggio avviene perchè c'è una pressione demografica, un aumento cioè di individui nello stato naturale, che ha effetti anche dal punto di vista economico.
Grozio distingue anche il passaggio da un comunismo originario, che vi è in società molto ristrette, alla poprietà privata nel momento in cui la popolazione aumenta, e se si accresce troppo e nascono delle contese sulla proprietà privata, è necessaria la stipulazione di un contratto sociale e l'istituzione di un potere sovrano. Come pensatore contrattualista non accetta la possibilità di rifiuto del contratto o del potere sovrano.
Il pensiero di Hobbes
L'antropologia e la riflessione politica di Hobbes sono caratterizzate dal pessimismo, per lui la società non è ch un ritrovato artificiale che l'uomo accetta dopo che vede i vantaggi che l'associarsi comporta. Rifiuta quindi la visione aristotelica secondo cui l'uomo è un animale socievole. Tuttavia fa propria quella parte della Retorica di Aristotele in cui il filosofo parla delle parole come armi di guerra e della pericolosità del linguaggio. Inoltre assimila la versione negativa della democrazia ateniese proposta da Tucidide ed eredita il pessimismo ontologico di Lucrezio.
Testo l'origine dello stato: Per Hobbes l'uomo non rispetta la legge naturale in quanto tale perchè non riceve da essa la certezza che avendo agito bene non subirà danni e se si rende conto di ricevere di più trasgredendola, lo farà perchè il suo fine ultimo è salvaguardare la vita e la sicurezza. Lo stato di natura è quindi Bellum omnium contra omnes cioè tutti sono contro tutti, per questo la legge di natura rimane silenziosa. Le leggi positive invece non solo dicono che cosa sia giusto, ma lo pretendono, in caso contrario ci sarà infatti una punizione.
Sempre al fine di salvaguardare la vita e la sicurezza è necessario creare una coalizione, un numero di alleati sufficente a scoraggiare ogni progetto di attacco altrui. Ma la coalizione deve essere talmente ampia da impedire all'avversario di crearne un'altra altrettanto estesa. Questa coalizione è il contratto. La coalizione però è provvisoria e serve qualcosa che la tenga unita anche se non vi è più la minaccia di un nemico, qualcosa cioè che sancisca l'irrevocabilità del patto.
Concetto di ragione
Tanto Hobbes quanto i giusnaturalisti sono razionalisti, tuttavia intendono in modo differente quella facoltà detta ragione, tema centrale nel 600. Si può fare un paragone tra Hobbes e Grozio, che condivide il pensiero di Cartesio. Per Grozio la ragione è la capacità dell'uomo di intuire con chiarezza ed evidenza alcuni concetti alla base dell'ordine politico, per esempio ciò che è giusto e ciò che non lo è. Questo processo è dato dalla capacità di intuizione ed è compiuto dall'anima attraverso di essa. Per Hobbes invece la ragione è la capacità di calcolo e convenzione, ovvero la capacità che ha l'uomo di stipulare degli accordi e di individuarne in maniera rigorosa le conseguenze. Presenta quindi un processo con una funzione convenzionalistica. Sul piano politico le conseguenze che scaturiscono dai due ragionamenti sono che per Hobbes le convenzioni di giusto e di sbagliato derivano da un patto, antecedenti ad esso non possono essere pensate dall'uomo.
Lo stato di natura e la fondazione dello stato civile
Hobbes fa una distinzione tra:
⦁ legge di natura (lex) non è un comando universalmente valido, ma piuttosto una regola di condotta e pudenza. E' composta da comandi ipotetici che la ragione indirizza a se stessa e che non valgono incondizionatamente ma solo nel momento in cui sono poste certe certe condizioni, cioè i fini. Il fine dell'uomo è quello di conservare la propria vita e integrità il più a lungo possibile.
⦁ diritto di natura (ius) regola secondo cui tutti hanno diritto a tutto e non c'è motivo per cui qualcuno debba astenersi da qualcosa. E' in conflitto con la lex. Nello stato di natura è questo che vige.
Hobbes articola lo stato di natura (ovvero la condizione naturale dell'uomo) in tre dimensioni:
1. Dimensione prestatale, condizione dell'uomo non ancora civilizzato
2. Dimensione antistatale, condizione di coloro che combattono, rifiutano e si ribellamo allo stato entro cui sono inseriti
3. Dimensione interstatale, condizione di rivalità tra diversi enti statali
Hobbes sostiene che ci sia stato un superamento dello stato di natura poichè in questo nessuno è tanto forte da assicurare la sicurezza a sè e agli altri. Fa un esempio tratto dalla Bibbia: nessun Golia può essere sicuro da Davide, infatti anche l'individuo più debole può essere una minaccia per l'individuo più forte, questo perchè vale lo ius, il diritto di tutti a tutto. Di fronte ad uno stato non rassicurante l'uomo si rifà alla prima delle leggi naturali secondo cui bisogna cercare la pace. Da questa prima legge scaturisce che il diritto di tutto a tutti non può essere conservato. L'uomo arriva al mutamento dello stato di natura solo quando ha la certezza che una forza superiore lo protegga nel momento in cui rinuncia alla propria forza e che gli altri individui come lui faranno lo stesso.Questa certezza è data dal contratto a cui viene aggiungo un sistema di sanzioni e punizioni. Hobbes concepisce il contratto come:
⦁ pactum unionis, patto attraverso cui gli individui decidono di associarsi e di dare forma alle corporazioni civili
⦁ pactum subiectionis, patto per cui gli individui associati si sottomettono ad una autorità, che può essere rappresentata da un singolo o da un gruppo
Questi due patti, concepiti precedentemente come distinti, sono in Hobbes simultanei e inscindibili l'uno dall'altro, perchè gli uomini decidono di rinunciare allo ius. L'uomo nello stato di natura è uno stato in miniatura: rappresenta i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Nel passaggio allo stato sociale l'individuo rinuncia a questo: non è più il singolo a farsi le leggi, giudicare i torti o gestire l'esecuzione delle norme poichè questi poteri, legilativo, giudiziario ed esecutivo, vengono demandati ad un terzo, il sovrano, in un processo detto di alienazione. Quest'ultimo esercita i poteri in nome di tutti coloro che glieli hanno attribuiti.
In che senso il contratto di Hobbes da origine a una concezione dello stato di tipo assolutistico? In Hobbes c'è l'idea dell'irrevocabilità del patto, per cui questo una volta stipulato deve essere rispettato. Questo perchè:
1. Hobbes si preoccupa di evitare che in qualsiasi momento chi è interno al patto se ne tiri fuori e torni allo stato di natura in una dimensione antistatale andando così a minacciare lo stato sociale
2. il patto è stipulato tra una comunità politica e un terzo, è un contratto consensuale e per essere revocato c'è bisogno del consenso di entrambe le parti. Difficilmente il sovrano sarà daccordo che qualcuno si sottragga al suo stato
3. la revoca di un patto presuppone l'unanimità dei contraenti, ma non è possibile che tutti i membri della comunità decidano di togliersi da essa
I caratteri della sovranita'
In Hobbes viene ripreso il concetto di sovranità assolutistica (nessun potere nè superiore nè inferiore può limitarlo, egli è al di sopra anche della legge) che vi era in Bodin con però una visione contrattualistica e pessimistica. L'assolutezza però non va intesa in senso dispotico o tirannico, essa è semplicemente una prerogativa del pensiero assoluto.
Rapporto del sovrano con i poteri politico e religioso
Hobbes crede nell'indivisibilità del potere sovrano, che deve gestire sia il potere legislativo che quello giudiziario ed esecutivo. Il suo timore è che la divisione e delegazione dei poteri porti alla guerra civile. Inoltre il potere sovrano è anche religioso, Hobbes condivide il principio cuius regio eius religio per cui in fede sua il suddito può credere in ciò che vuole ma quando traduce la propria fede in atti esteriori deve attenersi alle indicazioni del sovrano.

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