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Galileo Galilei


Nasce a Pisa. Nel 1581 si iscrive all'università per seguire Arte e Medicina, ma nell'85 lascia gli studi senza alcun titolo. Inizia privatamente uno studio sotto la guida di Ostilio Ricci, alunno di Tartaglia. Nel 1586 scrive il Trattato sulla bilancetta idrostatica, che presupponeva la conoscenza degli scritti e esperimenti di Archimede. Nel 1589 l'Università di Pisa gli conferì la cattedra di matematica e iniziò a condurre una serie di esperimenti sul moto e sulla caduta dei gravi, da cui scaturì il suo Due motu. Si trasferì a Padova dove gli era stata offerta una cattedra con stipendio più elevato. Questi anni furono occupati dalla stesura di testi di vario genere (tecnica militare, costruzioni, letteratura, fisica -per es Le Meccaniche).
Rimase fino al 1610. Andava spesso a Venezia, dove divenne amico di Giovan Francesco Sagredo e Paolo Sarpi. Lì conosce anche Marina Gamba, da cui avrà tre figli (la primogenita Virginia, poi Suor Maria Celeste). Galileo sarà sempre sprezzante nei suoi confronti (incontri clandestini, l'allontana, non si cura dei figli perché sarebbe dannoso per la sua carriera).
Suor Maria Celeste fu matematica e correttrice dei testi del padre, stava in un convento vicino sua villa, lui le ruba la coperta e la fa morire di stenti. Durante il periodo padovano scrisse vari trattati: 1597 della sfera, 1606 Le operazioni del compasso militare (da lui inventato) scritti che illustrano la messa a punto del cannocchiale (realizzato nel 1609)
Quello che caratterizza tutto il periodo è l'impostazione di un metodo particolarissimo in cui si dà grande importanza alla manualità, alla parte pratica: vuole indagare la natura forzandola a dare risposte. "Sensate esperienze" per arrivare a "certe dimostrazioni". Nel 1610 pubblica il Sidereus Nuncius nel quale illustra la scoperta da lui effettuata attraverso il cannocchiale di quattro satelliti di Giove che chiama prima stelle, poi pianeti medicei.
La denominazione gli serve per comprare la benevolenza dei granduchi di Toscana e ottenere di tornarvi. Ciò accadde, divenne Filosofo e Matematico Primario dell'università di Pisa.
Nel 1612 Pubblica -discorso delle cose che stanno in sull'acque- Sulle Macchie solari.
Novembre 1612 Niccolò Norini pronuncia violenta omelia dal pulpito di S. Marco a Firenze con oggetto dottrina copernicana.
Seguono aspre polemiche, di cui fa parte Galileo, che scrive tre lettere:
a Benedetto Castelli, un monaco Benedettino affezionato discepolo di Galileo;
Piero Dini, console dell'accademia Fiorentina, arcivescovo di Fermo e suo grande amico;
granduchessa Caterina di Lorena.
Galileo fu convocato da Roberto Bellardino il quale concesse più volte il rinvio dell'udienza per ragioni di difficoltà di viaggio.
Quando si incontrarono Bellardino si limitò a consigliare a Galileo di utilizzare un tono meno aggressivo e a formulare le sue teorie in modo ipotetico per non suscitare eccessive preoccupazioni o risentimenti. Bellardino gli raccomandò prudenza per quanto riguardava il discorso astronomico, specificando a Galileo i motivi della necessaria prudenza. Poco dopo l'incontro il 5 marzo del 16 il de rivolutionibus orum celestium di Copernico venne messo all'indice non in formula estensiva, ma risolutiva fintanto che non venisse emendato in modo da presentare le dottrine incluse non in modo assertivo, ma ipotetico
Pubblicò sul reflusso e deflusso del mare in cui Galileo tenta di dare spiegazione ai fenomeni dedicati alle maree ma che risulta completamente fuori strada.
Mette quindi mano a un suo testo in ci vuole affermare l'esattezza del sistema copernicano rispetto a quello tolemaico. Padre Orazio Grassi pubblicò un volume intitolato libra astronomica. Galileo colse l'occasione per dare al suo scritto una forma fortemente polemica, intento che appare chiaro anche dall'opera il saggiatore (esso è un bilancino di precisione).
Tra ‘24 e ‘30 Galileo concepirà quello che sarà considerato il capolavoro dei massimi sistemi del mondo. Segue un incontro privato nei giardini vaticani con il suo amico Maffeo Barberini diventato Papa con il nome di Urbano. I due si intrattennero su vari argomenti, parlarono anche di astronomia. Il Barberini elogiò molto il lavoro di Galileo garantendogli prudenza.
Per tutta risposta il dialogo appare come una presa in giro dello stesso Barberini. Infatti il dialogo di tre interlocutori (sagredo amico di G. - discepolo Serviati il quale si fa espositore del sistema copernicano - Simplicio che si può definire semplicione critica il sistema eso tolemaico). Saggredo propende nettamente per le tesi copernicane il dialogo che nel prologo veniva presentato non è veritiera perché 'esposizione non è neutra. A Semplicio vengono messe in modo del tutto forzato delle affermazioni che Barberini aveva rivolto a Galileo nel suo incontro nei giardini vaticani. si trattava di un'autentica presa in giro del Papa.
Il dialogo pubblicato nel ‘32 fu sequestrato dalle attività ecclesiastiche immediatamente. Venne convocato a Roma dall'Inquisizione. Il processo fu tenuto con estrema cordialità.
Viene accusato, non tanto di aver presentato in modo assertivo il sistema copernicano sbeffeggiando il pontefice, l'accusa ricadeva su alcune lettere in cui veniva messo in dubbio il dogma della transustanziazione.
Galileo viene sottoposto a processo condannato e gli fu imposta l'abiura ma al contrario di quello che qualcuno afferma non fu mai messo in carcere. anche presso l'inquisizione viveva nel lusso. La condanna fu di non ritrattare più in modo assertivo il sistema copernicano e poi venne condannato al domicilio coatto.
Nella villa di Arcetri messa a disposizione dall'arcivescovo di Siena. Qui Galilei venne trasferito con la servitù e qui poté continuare a ricevere i propri discepoli e perseguire le proprie ricerche.
Nel frattempo le condizioni di salute andavano peggiorando. L'osservazione compiuta in modo scriteriato con il cannocchiale provocò delle lesioni agli occhi e galilei divenne cieco. Morì ad Arcetri nel gennaio del ‘42. gli scritti galileiani furono tolti dall'indice nel 1757. Poi Giovanni Paolo II riabilitò completamente la figura dello scienziato.
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