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Fichte

Fichte nacque a Rammenau nel 1762. Compì i suoi studi di teologia a Jena e a Lipsia. Lavorò poi come precettore in case private in Germania e a Zurigo. E' il filosofo dell'infinità dell'io, della sua assoluta attività e spontaneità, quindi della sua assoluta libertà.
L'Io
Secondo Fichte l'io è l'unico principio. non solo formale, ma anche materiale del conoscere, quindi l'io è non solo finito, ma anche infinito.
Dottrina della scienza
L'ambizione di Fichte è di costruire un sistema grazie al quale la filosofia, divenga un sapere assoluto e perfetto. Il concetto nei fondamenti della dottrina della scienza è quello di una scienza della scienza, cioè un sapere che metta in luce il principio su cui si fonda la validità di ogni scienza.
Questo principio è l'io, o l'autocoscienza, noi possiamo dire che qualcosa esiste solo rapportandolo alla nostra coscienza, significa che l'oggetto è possibile soltanto sotto la condizione della coscienza, e questa, soltanto sotto la condizione dell'autocoscienza. La coscienza è il fondamento dell'essere, l'autocoscienza è il fondamento della coscienza.

I tre principi

* Primo principio: stabilisce che "l'io pone se stesso", chiarendo come il concetto di Io in generale si identifichi con quello di un'attività autocreatrice e infinita.
* Secondo principio: stabilisce che "l'io pone il non io", ovvero che l'io non solo pone se stesso, ma oppone anche a se stesso qualcosa che, in quanto gli è apposto, è un non io (oggetto, mondo, natura).
* Terzo principio: mostra come l'io, avendo posto il non io, si trovi ad essere limitato da esso, ovvero la situazione concreta del mondo, in cui abbiamo tanti io finiti che hanno di fronte a sé tanti oggi a loro volta finiti.

Puntualizzazioni

I tre principi sono i capisaldi dell'intera dottrina di Fichte, perché stabiliscono:
* L'esistenza di un Io infinito, attività assolutamente libera e creatrice
* L'esistenza di un Io finito, (limitato dal non io), cioè di un soggetto empirico (l'uomo come intelligenza o ragione)
* La realtà di un non io, cioè dell'oggetto (mondo o natura), che si oppone all'io finito ma è ricompreso nell'Io infinito, del quale è posto.
La missione sociale dell'uomo e del dotto
Secondo Fichte, il dovere morale può essere realizzato dall'io finito solo insieme con gli altri io finiti. La sollecitazione e l'invito al dovere possono venire soltanto da essere fuori di me, che siano, come me, nature intelligenti. Ammessa l'esistenza di altri esseri intelligenti, io sono obbligato a riconoscere loro stesso scopo della mia esistenza, cioè la libertà. Ed agire in modo tale che l'umanità nel suo complesso risulti sempre più libera. Farsi liberi e rendere liberi gli altri in vista della completa unificazione del genere umano.

Per realizzare questo scopo, si richiede, secondo Fichte, una mobilitazione di coloro che ne possiedono la maggior consapevolezza teorica, cioè dei "dotti" infatti gli intellettuali non devono essere individui isolati, ma persone pubbliche e con precise responsabilità sociali. Il dotto, è per Fichte l'uomo moralmente migliore del suo tempo, deve farsi maestro e educatore del genere umano.
Il pensiero politico
Attraverso due scritti del 1793, Fichte mostra di condividere una visione contrattualistica e antidispotica dello stato, particolarmente sensibile al tema della libertà di pensiero. Nel secondo saggio, afferma che lo scopo del contratto sociale è l'educazione alla libertà, di cui è corollario il diritto alla rivoluzione. Infatti se lo stato non permette l'educazione alla libertà, ciascuno ha il diritto di rompere il contratto sociale e di formarne un altro.
Nelle "lezioni sulla missione del dotto" Fichte scorge il fine ultimo della vita comunitaria nella "società perfetta" intesa come insieme di esseri liberi e ragionevoli. Lo stato deve rendere inutile se medesimo, a favore di una società di persone libere e responsabili.
Nei "fondamenti del diritto naturale secondo i principi della dottrina della scienza" egli fa dello stato il garante del diritto. A differenza della moralità, che è fondata soltanto sulla buona volontà, il diritto vale anche senza buona volontà e implica perciò una costrizione esterna, che la moralità esclude. In virtù dei rapporti di diritto, l'io si pone come persona o individuo. La persona individuale non può agire nel mondo se il suo corpo non è libero da ogni costrizione. I diritti originari e naturali dell'individuo sono tre: libertà, proprietà e conservazione. Lo stato non elimina il diritto naturale, ma lo realizza e lo garantisce.
Lo stato non deve limitarsi soltanto alla tutela dei diritti originari, ma deve anche rendere impossibile la povertà, garantendo a tutti i cittadini lavoro e benessere.

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