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FICHTE

- vita e opere, idealismo contro dogmatismo, i tre principi della dottrina della scienza, i compiti dello stato, l'impegno intellettuale

Vita e opere


Nacque nel 1762 da una famiglia povera, ma, grazie alle sue grandi doti intellettuali, venne aiutato e inviato a studiare teologia. Nel 1792 pubblicò, anonimo, il “Saggio di una critica di ogni rivelazione”: uno scritto che, censurato dal governo prussiano, venne inizialmente attribuito a Kant e darà notorietà a Fichte quando l’equivoco sarà chiarito dallo stesso Kant. Nel 1794 pubblicò la sua opera principale “Fondamenti della dottrina della scienza”, con la quale pose i fondamenti teorici dell’Idealismo. Fiche sostiene pienamente le teorie di Kant, però si trova anche in accordo con Maimon. Fiche sostiene però una cosa diversa da entrambi e cioè che non è possibile stabilire solo sul piano conoscitivo se la cosa in sé esiste o meno e se questa dipende solo dal soggetto oppure no: lo si può fare sul piano ETICO. Chi ammette l’esistenza di una realtà esterna ha per Fiche un atteggiamento passivo perché la realtà esterna è una cosa che l’uomo non ha creato e che perciò non può modificare. Avere invece un atteggiamento attivo significa considerare ciò che a prima vista è esterno è in realtà conoscibile e modificabile dal soggetto. Si può agire in modo attivo nei confronti della realtà (= IDEALISMO ETICO).

Idealismo contro Dogmatismo


Dal punto di vista esclusivamente teoretico secondo Fichte sono possibili solo due sistemi filosofici(in quanto non è possibile decidere se la cosa in sé esista o no): l’Idealismo e il Dogmatismo. Il primo spiega le rappresentazioni come prodotte dall’intelligenza, il secondo come prodotte dalla cosa in sé. Nel primo caso, l’oggetto dell’Idealismo è l’io in sé, cioè la realtà della coscienza., per il Dogmatismo, invece, è la cosa in sé, che Fichte considera una finzione. Non è possibile dire quale dei due sia superiore dal punto di vista conoscitivo perché entrambi si fondano su argomentazioni che si equivalgono: scegliere uno o l’altro è una cosa che dipende solo dai valori del singolo individuo.
Dal punto di vista etico ,invece, Fichte ammette la superiorità dell’Idealismo: il dogmatico assume un atteggiamento passivo in quanto ammette l’esistenza di una realtà che gli è estranea, che lo sovrasta e che gli pone dei limiti insormontabili al suo agire, rendendolo fatalista e rassegnato e non gli permette di modificare la realtà stessa; invece, l’idealista assume un atteggiamento attivo in quanto non ammette l’esistenza della cosa in sé e quindi sa che può conoscere e modificare la realtà.

I tre principi della dottrina della scienza


Fichte si propone inizialmente come continuatore e interprete del pensiero di Kant, in quanto Kant aveva dato la centralità al soggetto sia dal punto di vista della conoscenza sia da quello dell’etica.( Per Fichte si tratta di una vera e propria rivoluzione filosofica). Ma ben presto supera i confini del Criticismo e rimprovera a Kant sia l’introduzione del concetto di cosa in sé, sia una certa frammentarietà dell’opera complessiva, cioè il fatto che le tre Critiche non siano state ricondotte ad unità mediante un unico principio. Fichte ritiene di aver trovato tale principio all’interno della ragion pratica kantiana, cioè nella libertà che costituisce l’essenza stessa dell’io. La libertà dell’io, che veniva da Kant affermata nell’imperativo categorico, viene ora assunta da Fichte come fondamento del sapere. Individuato questo principio, il sapere potrà essere ricondotto ad esso e costituirsi come sistema. Rimossa la cosa in sé, Fichte trasforma l’”io penso”, il soggetto trascendentale kantiano, in un principio metafisico, oggetto di una intuizione intellettuale. Per Fichte è proprio attraverso l’intuizione intellettuale che noi cogliamo il fondamento di ogni rappresentazione e di ogni sapere: l’Io puro. Si tratta dell’intuizione di un agire, non di un essere: io sono in quanto agisco. Da questo principio metafisico che è l’io come attività libera e infinita, Fichte deduce sia l’attività teoretica , sia quella pratica.
La sua dottrina della scienza si articola in tre principi:
1- L’Io pone se stesso: l’Io si basa sul principio di non contraddizione( A diverso da non A), sul principio di identità( A=A), sul principio del terzo escluso( o A o non A). L’io pone se stesso in quanto non è un fatto, ma è un’attività. L’Io è la condizione originaria di possibilità di ogni conoscenza Quindi l’Io rappresenta il soggetto assoluto, incondizionato(non dipende da altro), puro, a priori e trascendentale(concetto che può essere applicato a qualsiasi oggetto e quindi non può essere trasceso = non posso trovare un concetto più ampio), necessario (perché altrimenti non esisterebbe nulla: è la fonte di tutto, cioè il TAT-HANDLUNG). = TESI
2- L’io pone il non-io: l’Io per realizzarsi deve contrapporre a se stesso, in se stesso, un altro da sé, un non-io(inconsciamente). Il non-io ha caratteristiche opposte all’Io: l’io è infinito, assoluto spirituale; il non io è finito, molteplice e materiale. Se l’autoposizione dell’Io costituisce il momento della tesi; la posizione del non-io rappresenta quello dell’antitesi. = ANTITESI
3- L’io oppone, nell’Io, a un non-io divisibile un io divisibile: è il momento della sintesi, cioè della ricomposizione della tesi con l’antitesi. Avendo opposto a se stesso, in se stesso, un non-io, l’Io si è posto un limite, non è più infinito. Quindi perde le sue caratteristiche che possedeva prima e diviene Io empirico, che ha a che fare con la realtà concreta(con la materia e la natura). = SINTESI.
Quindi abbiamo:
- L’Io assoluto = principio spirituale che è all’interno di ognuno di noi. = IMMANENTE
- L’io empirico = individuo dotato di ragione e di volontà, il cui compito è quello di conoscere la natura e trasformarla in base alle sue esigenze, che sono esigenze razionali (vuole rendere la realtà razionale); l’Io empirico dipende ed è limitato dalla realtà concreta
- Non-io = materia, natura. La natura è qualcosa di altro rispetto alla ragione e ha due aspetti: è positiva in quanto se non esistesse non potrei esercitare la mia sensibilità; è negativa in quanto si oppone alla razionalità (limite).
L’io empirico tenderà sempre(streben nach) verso l’Io assoluto poiché il suo compito sarà sempre infinito dato che non coinciderà mai con l’Io assoluto. In questo modo l’I o empirico diventerà cosciente dei propri limiti e delle proprie possibilità, riconoscendo l’esistenza del Non-io.
L’io empirico può svolgere il proprio compito solo insieme agli altri soggetti. Infatti Fichte parla di intersoggettività: l’uomo è veramente libero solo “tra gli atri uomini”.

I compiti dello Stato


Il riconoscimento dell’intersoggettività come dimensione necessaria all’affermazione della libertà dell’uomo, fornisca la giustificazione del diritto(insieme di norme), kantianamente inteso come limitazione delle libertà di ciascuno per il riconoscimento della libertà degli altri. Gli individui, oltre ad essere soggetti pensanti e morali, sono corpi e in quanto tali debbono essere a loro riconosciuti e garantiti i diritti alla vita, alla libertà e alla proprietà, per la tutela dei quali occorrono un potere statuale, un governo,una giustizia, una polizia. A partire dal 1800 Fichte iniziò a superare la posizione del Liberalismo classico, che considerava il diritto unicamente in termini negativi. Egli afferma che allo Stato debbono essere riconosciuti nuovi e positivi poteri di intervento e regolazione sociale (lo Stato deve garantire le condizioni sociali ed economiche tali da poter garantire a ciascuno gli stessi diritti). Mostra queste idee nello “Stato commerciale chiuso”, nel quale Fichte afferma che è necessario estendere i poteri dell’intervento statale, allargando le sue funzioni sulle questioni economiche: è necessario soprattutto fornire a tutti una proprietà , a garanzie dell’effettivo esercizio della libertà, e riconoscere a tutti un diritto al lavoro, sia pure concepito come diritto di tutti i cittadini alla proprietà privata. La proprietà va divisa equamente e la produzione nazionale va regolata cercando di raggiungere l’autarchia(cioè limitare le importazioni e raggiungere l’autosufficienza nazionale) e la ricchezza comune va distribuita con razionalità. Per questi motivi si dice che Fichte si avvicina al socialismo.
In questo contesto si evidenzia un giudizio negativo sul commercio in quanto Fichte diceva che il mercato si basava sull’egoismo. Lo Stato per Fichte deve risolvere tale guerra commerciale con mezzi legali e deve regolare l’economia vietando ai sudditi ogni traffico con gli stranieri. Quindi Fichte delinea uno Stato chiuso al commercio con l’estero e tendenzialmente autonomo, che limita lo scambio con altri Paesi alle sole merci che esso non può produrre autonomamente: per fare questo si doveva anche garantire la pace all’interno dello Stato stesso e tra i vari Stati. Questa concezione pare riflettere l’arretratezza della Germania dell’epoca, dove non era ancora iniziato il processo di industrializzazione e l’attività economica era fondata sull’agricoltura.

L’impegno intellettuale


Inoltre lo Stato possiede dei compiti che riguardano i singoli individui, ma che sono necessari per il perseguimento del bene comune. Uno di questi compiti è quello di promuovere il rinnovamento spirituale della società mediante l’educazione: la cultura è l’insieme delle abilità mediante le quali l’uomo modifica sé e le cose per modificare la realtà in base alle proprie esigenze. Quindi il dotto non è solo un produttore di sapere, ma è colui che indica all’umanità gli obiettivi e le tappe della missione che gli uomini sono chiamati a realizzare, cioè il BENE COMUNE, così che si possa realizzare l’Io assoluto. Perciò, in quanto aiuta l’umanità a crescere e a perfezionarsi, il dotto è l’educatore dell’umanità.

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