NickyD di NickyD
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Fa una grande critica del dualismo kantiano, si chiede come può l'intelletto applicare forme pure a priori, universali, ad eventi contingenti, cioè tutto ciò che è oggetto per il fatto stesso di essere tale non può essere proiettato e dimensionato in termini universali. Questo perché se il dato potesse essere ridotto all'universal si chiuderebbero tutte le prospettive di evoluzione di quel dato, sia di tutto ciò da cui è stato prodotto sia tutto ciò che si produrrà da esso, quindi non c'è mai rapporto tra l'oggetto e l'oggetto pensato, perchè l'universalizzazione dell'oggetto è la negazione del suo essere dato, ma in realtà è il suo essere dato che motiva il pensiero. Allo stesso modo non può essere dato il rapporto tra le nostre rappresentazioni e il mondo esterno, in quanto esse sono soggettive. Dunque, non bisogna ricercare parametri utili a codificare le cose, bensì bisogna ricercare le leggi che regolano il sapere. L'unica via per la ricerca di leggi per il sapere è l'idealismo, (che affonda le radici nel pensiero di Platone (poi Plotino, Agostino, Bruno, Galileo, Cartesio...)) che può subordinare il dato ad una legge formale. L'idealismo di Fichte si innesta direttamente sulla legge del dovere. La legge formale è una legge del pensiero e deve vedere la subordinazione del dato, cioè il dato deve essere l'esplicazione di questa legge. Dobbiamo trovare una legge in grado di decodificare lo sviluppo del dato. L'idealismo sarà di due tipi: -dogmatico, tipico di Spinoza, nel quale la subordinazione è avvenuta già una volta per tutte, cioè c'è una sostanza che si esplica in attributi della sostanza stessa e le cose sono solo modi di essere degli infiniti attributi della sostanza, quindi tutto ciò che è è già contenuto nella sostanza, ed è la sua esplicazione, dunque nell'origine sono contenute già tutte le finalità e tutte le fini delle cose; -pratico, per cui la subordinazione non è mai avvenuta, non è mai oggetto di scienza, non è in grado di stabili cosa accadrà perchè tutto si esplica nell'assoluta libertà, non accetta la supremazia del dato sulla ragione, che è la ragione dell'essere e del fare. (La filosofia, quindi, non è scienza di qualcosa ma del come) La legge universale non si può ricavare dal dato, bensì viceversa, quindi le leggi universali devono essere ricercate nella loro forma pura originaria. Non si deve andare alla legge dell'assoluto, ma alla legge del dovere (legge morale di Kant), che ci riconduce alla forma pura del nostro io. La legge del dovere è l'imperativo categorico, il tu devi, che ha aperto la strada alle infinte possibilità di azione, l'io come Dio del mondo e come creatore del proprio mondo. Nella legge del dovere la legge a priori (io devo) e il dato empirico (c'è) restano distinti. La legge a priori vale ed opera nel dato empirico, modificando il mondo e anche l'io che reagisce. Solo quando operiamo unifichiamo la legge e il dato. L'unificazione si fonda sulla necesità pratica del dovere, nel quale si esplica l'assoluta libertà.

L'unità suprema se fosse già prodotta sarebbe oggetto di scienza e si conoscerebbe, quindi non è già data una volta per tutte, altrimenti la libertà sarebbe priva di significato. Ora, la libertà si esplica unicamente come azione.
Tutto ciò che è è attività come il soggetto, non è soggetto, è una soggettività agente, all'origine dunque deve esserci attività pura, un io originario, puro/assoluto, quindi tutto ciò che è è io. La prerogativa del soggetto è conoscere, quindi l'io originario può conoscere solo se stesso, ha solo assoluta autocoscienza, dunque l'io si pone da sè e non è posto da altri.
Abbiamo detto che il principio che struttura gli impianti scientifici di Fichte è il movimento, tutto è movimento, azione, spinta a fare, pulsione, è il tu devi, che ha implicito in sé il tu puoi , cioè la libertà, che se èqualcosa è libertà di fare. Dunque ciò che è è movimento è azione, se è azione rinvierà ad un principio primo (idealismo pratico), che è soggettività, perchè il principio per agire è l'io (una soggettività agente). Questo principio nasce dalla critica al criticismo kantiano che ha posto la libertà di fronte all'oggetto e produce nella sua conclusione un dualismo tra fenomeno e noumeno, quindi piuttosto che ricercare nelle cose i principi, bisogna trovarli nella libertà, però all'origine, altrimenti se cerchiamo i nessi di causa-effetto nel reale finiamo nella opposizione hummiana, non dobbiamo cercare gli accadimenti che ci devono dire che cos'è il reale, bensì cercare le leggi del nostro sapere, diversamente avremmo o un idealismo dogmatico, per cui l'unificazione tra dato e pensiero si acquisisce [Spinoza: c'è la sostanza in cui tutto è dato e poi ci sono i modi dell'essere] dunque la subordinazione del dato ad una legge morale è avvenuta già all'inizio, invece il criticismo, che ricerca il vero nel dato, nel rapporto io-oggetto, evidentemente produrrà sempre un dualismo tra l'io che ricerca e l'oggetto cercato. Perciò bisogna cercare l'origine dell'io e dell'oggetto per individuare lì il discorso, procedendo nell'evoluzione storica del pensiero e dell'essere pensato nell'unità originaria. Dunque se tutto ciò che è movimento, e se tutto ciò che è movimento deriva da azione, dicendo azione intendiamo l'io, la soggettività. All'origine, quindi, troveremo un principio primo che è io puro (assoluto). (Se è assoluto c'è solo l'io, nient'altro, altrimenti non avremmo un principio ma una condizione di movimento.) Infatti l'io puro non ha altri che lo pongano nè pone altri, bensì pone se stesso si dà, è dato ed è io. Tutta l'attività originaria è un'attività riflessiva , cioè attività pensante che pensa se stessa. Dunque la forma massima di conoscenza originaria è autocoscienza, ha valore assoluto, non ha altri al di fuori di sè, non coglie altro nè è colta da altri al di fuori di sè. Questo però non spiega tutto il reale, anzi ci pone il problema di capire da dove provenga il movimento. Perciò pone un'antitesi: l'io pone al suo interno il non io. (per l'io originario vale il principio di identità e non contraddizione (a=a ed esclude non a) per il non io vale il principio di identità e contraddizione).
L'io originario ha una possibilità: deve mettere in moto un processo che conduca al movimento, alla molteplicità, allora pone un non-io al proprio interno che è il limite. Dunque l'io originario pone il non io che è una condizione per cui a=a ed a=non a, perchè il non io è posto all'interno dell'io e nega l'autocoscienza. Ora, per recuperare la totalità della scienza dell'io, l'io limitato deve superare il limite, trovandosi a superare ulteriori limiti fino all'infinito.
L'io puro è presupposto di ogni conoscenza possibile e viene negato dal dato, e l'io limitato dal dato non esaurirà mai tutte le possibilità dell'io assoluto, che si pone come limite senza limiti, cioè infinita possibilità di azione dell'io limitato che deve superare sempre un altro limite. Il dato è la coscienza immediata, cioè coscienza del già stato, è il sapere già applicato che si pone, dato all'io, come, coscienza. [Giordano Bruno: eroici furori, spinta ad andare avanti]
Il devi kantiano era in termini morali, il devi fichtiano è riferito alla conoscenza: tu devi conoscere.
Il primo limite della coscienza dell'io agente è il corpo, poi se ne trovano altri, che però non sono limiti per l'azione bensì per la conoscenza. Il non io chelimita l'io stabilisce il presupposto per ogni sapere effettivo. La conoscenza dunque non è mai definita, perchè essendo la conoscenza del già stato, traducibile in cosicenza, ed essendo la conoscenza assoluta l'io autocosciente originario è irrangiungibile, ed è il presupposto per la costanza nel conoscere.
Dottrina del diritto: in questo ragionamento vi sono i fondamenti del diritto naturale, cioè la dottrina del diritto deve assicurare l'esistenza simultanea di più individui. Se ci sono molteplici individui, che ci sono perchè dedotti dall'assoluta necessità originaria dell'io di esplicarsi. Se c'è un io originario il mondo avrà tanti ii limitati che devono convivere. Il diritto non riguarda la libertà interiore, che segue il comando tu devi conoscere, bensì riguarda la relazione esteriore tra più individui, l'interazione. Lo Stato è sopra tutti e deve garantire il limite delle azioni di tutti [per hobbes nasceva da un patto di convenienza per l'autoconservazione] La relazione con il mondo esteriore è tale per cui si decide di costruire una mente che rappresenti tutti gli ii e decide cosa si deve fare e cosa non è consentito fare. [Kant: stato macchina per fare le leggi] Lo Stato deve garantire tre opzioni: la libertà di azione (limitandola) [non limita però la conoscenza che è un dovere illimitato], la proprietà e la conservazione in vita. [ereditato da John Locke]. Lo Stato si serve del potere politico e del potere giudiziario.
Il diritto riguarda il corpo e le azioni che il corpo può compiere ed è garantito dallo stato che è una sorta di Io superiore . Quindi pone il limite alla libertà esteriore di ognuno , fin dove ci possiamo spingere. Le infinite libertà si possono esplicare all’ unica condizione di essere limitate , diversamente creano uno stato di guerra. Nello stato secondo ragione libertà, proprietà e conservazione sono i principi per cui esiste lo stato stesso ; infatti Fichte dice che non esiste proprietà all’ infuori dello stato , perché la proprietà è limite (tu hai una possibilità limitata a qualcun altro) e senza stato tutto è di tutti . Lo stato assegna la proprietà ad ognuno in modo che ognuno possa mantenersi in vita ed esplicare la propria azione libera. L’ etica è il rispetto della sfera esteriore dell’ individualità nell’ ambito del diritto statuito. La morale invece è la sfera interiore in cui ognuno può pensare in alcun modo e tende all’ unificazione di io e delle relazioni esteriori dell’ io; noi siamo posti nella realtà sociale dalla morale , ma in essa dobbiamo rispettare il diritto etico. La libertà interiore si può esprimere liberamente nell’ attività conoscitiva. Nella coscienza immediata abbiamo la percezione diretta di cosa siamo e di cosa possiamo fare. Questa riguarda la sfera contingente, ciò che accade momento per momento (es. il bambino che supera i limiti per avere coscienza di sé) . La dottrina morale chiarisce la interazione tra oggettivo e soggettivo e i loro limiti. L’ azione dell’ io è progressivo superamento di ostacoli. Ciò che si pone come ostacolo se si esaurisse metterebbe fine alla libertà , perché la libertà è libertà di agire e andare oltre e quindi la materia non invade la libertà ma ne è il presupposto. Gli impulsi hanno come strumento il corpo e come fine l’ azione e vanno regolamentati dalla sfera morale , per andare ad esplicarsi entro la libertà dello stato. L’ obiettivo che l’uomo ha è trasformare ciò che è sensibile in razionale e lo stato non ha diritto di intervenire in questo campo(scienza). Nell’ io puro coincidono io e ragione e la ragione dell’ io è l’ assoluta scienza di tutto ciò che è e l’ assoluta autocoscienza . Quando l’ io si trova in una condizione limitata deve intervenire e manomettere la natura per poter esplicare la propria natura . La natura è oggettiva e la natura umana è soggettiva; la soggettività agente interviene sull’ oggettività per razionalizzarla .L’io cercherà sempre di portare all’ unità di ragione tutti i non io che ha percepito, i quali acquisteranno dignità di io quando affermeranno la propria identità rifiutando di sottostare all’ unità di ragione altrui. L’ io devo è qui il comando interiore a superare ostacoli e quindi a conoscere, ma è un dovere morale nell’ interiorità non un bisogno (quindi l’ imperativo categorico di Kant si esercita in campo scientifico). Nella scienza non esistono bene e male perché il tu devi scientifico è assoluto, eccetto che per un male che è la pigrizia , il non fare. L’attività politica è d’obbligo perché la ricaduta della morale è sul piano storico, quindi ogni io è tenuto all’ azione morale per modificare l’ ordine morale che a quel tempo era statico e legato al passato. La libertà non è libertà dell’ io che fa , ma dell’ io che agisce con gli altri , con e sul mondo. Quindi la felicità interiore è dimensionata a dio che però non c’è , ma che è assoluta felicità che coincide con l’ io devo , l’ io posso e l ‘io faccio . Proprio per questo dio non può esistere perché sarebbe limitante ( non uccidere ecc …) in un sistema che ha come dovere quello di agire. Qui subentra la missione del dotto ( chi ha scienza) che ha il dovere di porsi come guida della società , quindi lo stato ha anche il dovere di educare .

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