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FICHTE: LA VITA E IL CONTRASTO CON KANT

Fichte nasce a Dresda, nel 1762 ( quindi in periodo ancora illuminista) e viene introdotto alla filosofia da Kant. Figlio di una famiglia modesta che non riuscì a sostenere economicamente il desiderio del proprio figlio di continuare gli studi in filosofia, proprio a causa di una mancanza di un forte sostegno economico e per cercare di guadagnare decise di intraprendere la carriera di precettore continuando a coltivare la sua passione. Trovatosi come precettore di un giovane studente che doveva fare una tesi sulla prima critica di Kant, poiché egli stesso non aveva letto l’opera del filosofo tedesco suo contemporaneo, fu costretto a leggerla lui stesso. Attraverso la lettura della critica si avvicina alla filosofia kantiana ma con una modalità singolare: rimasto folgorato dall’introduzione della rivoluzione copernicana, che poneva tutta la conoscenza sul soggetto, rimase però profondamente deluso dal fatto che, secondo lui, Kant aveva delineato la strada da seguire ma non aveva avuto il coraggio di percorrerla integralmente ma si era fermato.
Secondo Fichte, infatti, il pensiero kantiano doveva essere completato, partendo dall’elemento kantiano che era il punto di sintesi di tutto il processo conoscitivo, ossia l’io penso, attraverso l’estensione di questo principio non solo all’ambito conoscitivo ma a tutta la realtà. È questo ciò che Fichte chiama io puro, il cardine di tutta la sua concezione filosofica. Così come l’io penso era soggettivo (io) ed era riferito al solo ambito conoscitivo ( penso ) l’io di Fichte per essere espressione di tutta la realtà non può che essere puro. Raccolte le idee intorno a questa sua intuizione Fichte procede alla pubblicazione della sua opera, la Dottrina della Scienza, pubblicata nel 1791: poiché quando l’aveva scritta Kant era ancora vivo, il filosofo tedesco da un lato mostrò il suo apprezzamento per il lavoro del suo collega, ma d’altra parte contestò le sue affermazioni dicendo che l’io puro si riduceva ad essere un principio metafisico da cui traeva origine la realtà, una sorta di archè, e che ciò che era scritto in quel libro non era la continuazione del suo pensiero bensì espressione del pensiero di Fichte. Contestato da Kant, la vita di Fichte terminerà nel 1814, quando morirà di tifo.

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