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Fichte e la scienza


La dottrina della scienza

Per Fichte la dottrina della scienza è la scienza universale che individua il principio su cui si fonda la validità di ogni altra scienza. Egli ripropone il problema del fondamento del sapere. Si deve porre come fondamento l’io, l’autocoscienza. Il fondamento dell’oggetto non è l’oggetto stesso ma il soggetto. La coscienza si fonda su una attività originaria del soggetto che ha per oggetto la coscienza stessa: è autocoscienza.

I tre principi della dottrina della scienza

Fichte ha riassunto la sua tesi del carattere pratico della costruzione del sapere in quanto scienza di tre principi fondamentali.
Il primo principio viene espresso con la formula: l’io pone se stesso. L’io, cioè, si afferma come la condizione originaria della conoscenza. l’attività dell’io conoscente trova nei dati sensibili un fattore di passività e di resistenza ma, proprio per questo, afferma se stessa cm qualcosa di irriducibile a quei dati. È a priori, è presupposto di ogni singolo pensiero. Noi la cogliamo attraverso un’intuizione intellettuale. È, invece, l’io penso nella sua spontaneità pura, in quanto coscienza, l’atto con il quale conosce e pone se stesso. Con tale formula, se è vero che a=a è anche vero che io=io. L’io viene definito come attività. Il principio non è, ma tende ad essere. Ma se l’io pone se stesso, pone anche qualcosa che è altro da se. In altri termini, l’autocoscienza dell’io si manifesta cm sapere circa qualcosa.

Ciò viene espresso con la formula: l’io pone il non-io. Il pensiero deve passare da un dato all’altro, da una realtà ad un’altra, per funzionare come pensiero. Deve negarsi come autocoscienza ed essere coscienza di altro, di ciò che non è io. Se il primo principio costituisce la tesi, questa è l’antitesi, che è altrettanto necessaria per spiegare il movimento del conoscere. Esso innova profondamente la tradizione in quanto implica la contraddizione. L’io per cercare di realizzarsi, deve contrapporre a se stesso, in se stesso, un altro da se. Se l’io è infinito, il non-io sarà finito. Il non-io non è la natura considerata con i caratteri che le aveva assegnato la concezione meccanicistica. Fichte riprende il concetto kantiano di immaginazione produttiva. Questa, in Kant forniva gli schemi temporali attraverso cui le categorie dell’intelletto potevano applicarsi al materiale della sensibilità. In Fichte ha la funzione della produzione inconscia dei dati della conoscenza. Questo passaggio dall’io al non-io è stato oggetto di critiche severe perché, se tutto è posto nell’io e l’io infinito è assolutamente, non si vede da dove possa essere attinto il non-io. Egli deduce i dati sensibili e il pensiero che li pensa da un unico principio, l’io puro. Questo io puro non è più un io finito, ma è un io infinito che pone egli stesso l’oggetto della conoscenza.
Il terzo principio viene espresso con la formula: l’io oppone, nell’io, a un non-io divisibile un io divisibile. Avendo opposto a se stesso, in se stesso, un non-io, l’io si è posto un limite, non è più infinito. È il momento della sintesi, cioè della ricomposizione della tesi con l’antitesi. Proprio mentre viene negato dai dati sensibili l’io si pone cm condizione del non-io.

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