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Concetti Chiave

  • L'Io fichtiano rappresenta il principio autocreatore e assoluto del mondo, distinto dall'Io kantiano, poiché è consapevole e attivo nella creazione della realtà.
  • La deduzione fichtiana giustifica le proposizioni filosofiche partendo dall'Io come principio indeducibile, a differenza della deduzione kantiana che si concentra sulla legittimità delle categorie.
  • Il non-io, o mondo oggettivo, è creato dall'Io e necessario per la coscienza, poiché senza opposti non esisterebbe una coscienza reale.
  • I tre principi fondamentali della Dottrina della scienza di Fichte spiegano la relazione tra l'Io e il non-io, mostrando come l'Io sia al contempo finito e infinito.
  • La storia filosofica ha una struttura dialettica, caratterizzata da tesi, antitesi e sintesi, dove ogni affermazione richiede una contraddizione per evolversi e progredire.

Indice

  1. Il concetto di Io fichtiano
  2. La deduzione fichtiana
  3. Intuizione intellettuale e Tathandlung
  4. Il non-io e la Dottrina della scienza
  5. I tre principi fondamentali
  6. Il principio di identità e il secondo principio
  7. Il terzo principio e la molteplicità degli io
  8. Lo Streben e la missione dell'Io
  9. La struttura dialettica della storia filosofica

Il concetto di Io fichtiano

L’Io fichtiano è il principio stesso del mondo, l’attività originaria autocreatrice, assoluta, infinita e libera. Rispetto a Kant, l’Io non è solo legislatore della natura, ma creatore di essa stessa. Esso esiste i sé e per sé, non ha bisogno di nient’ altro per esistere, ed è simile alla sostanza di Spinoza, ma diverso (poiché nel mezzo c’è Kant) perché mentre la sostanza non pensa né agisce, il soggetto è autocosciente (consapevole di se stesso, l’Io ha coscienza dell’oggetto solo se ha contemporaneamente coscienza di se stesso) e può essere attivo e dinamico (quello di Kant è anche passivo), in quanto esso stesso crea la natura. Esso è diverso dall’Io penso kantiano, semplice condizione per la conoscenza, poiché è la fonte stessa della realtà. Esso è incondizionato, non dipende da null’altro ma tutto dipende da lui; tutto esiste solo nell’Io e per l’Io, che ha tutto dentro di sé e nulla fuori di sé.

La deduzione fichtiana

La deduzione fichtiana è basata sulla deduzione aristotelica, che va dall’universale al particolare. Essa è la dimostrazione e la giustificazione di tutte le proposizioni della filosofia a partire dall’Io. Rispetto a quella Kantiana (volta a provare la legittimità dell’applicazione delle categorie alla realtà e quindi a giustificare le condizioni soggettive della conoscenza), la deduzione ficthiana si serve dell’Io, che è indeducibile in quanto attività originaria e principio assoluto, per spiegare l’intero sistema della realtà.

Intuizione intellettuale e Tathandlung

L’intuizione intellettuale è l’auto-intuizione dell’Io in quanto attività autocreatrice, in virtù della quale conoscere qualcosa significa produrre questo qualcosa ed essere implicitamente o esplicitamente consapevoli.

Il Tathandlung è un termine fichtiano che indica che l’Io è al tempo stesso attività agente e prodotto dell’azione stessa, ovvero è ciò che esso stesso si crea o produce.

Il non-io e la Dottrina della scienza

Il non-io è il mondo oggettivo opposto all’Io ma posto da esso, che quindi è in esso. Può essere anche chiamato “oggetto”, “natura”, “materia”, e si identifica con la natura interna (corpo e impulsi) ed esterna (cose prive di ragione).

La Dottrina della scienza di Fichte ha come concetto centrale quello di una scienza della scienza, ovvero si occupa della ricerca di un fondamento assoluto che stia alla base di ogni scienza e che sia valido per ogni conoscenza, un principio incondizionato a fondamento di ogni altra attività. E Fichte identifica questo principio nell’Io, enunciando poi i tre principi fondamentali della deduzione ficthiana, di cui si serve per spiegare l’intero sistema della realtà:

I tre principi fondamentali

Nel primo principio l’Io pone se stesso, un’attività autocreatrice e infinita, condizione incondizionata di se stesso e della realtà. Esso viene ricavato da una riflessione sul principio di identità A=A (base universale del sapere). Per Fichte, questo non è il primo principio della scienza, poiché implica un principio superiore, ovvero l’Io. Infatti, il principio presuppone che se è A è dato, deve essere uguale ad A, quindi deve essere posto. Ma per essere posto deve necessariamente esserci un soggetto che la pone, Io, poiché senza l’identità dell’Io (Io=Io), allora l’identità logica non si giustifica, in quanto è l’Io che, ponendo il rapporto d’identità, giudica di esso. Ma l’Io non può porre il rapporto se non pone prima se stesso, se non pone prima la sua esistenza, quindi l’Io non può affermare nulla senza prima affermare la sua esistenza (quindi il principio supremo non è quello di identità, posto dall’Io, ma l’Io stesso, che si pone da sé, quindi è autocreatore).

Il principio di identità e il secondo principio

Il secondo principio stabilisce che l’Io pone il non-io, poiché essendo attivo e ponendo liberamente se stesso, oppone necessariamente qualcosa a sé, che, essendogli opposto, è un non-io, posto dall’Io e quindi dentro l’Io (non esiste più, quindi, il noumeno, in quanto l’oggetto non è più esterno, ma dentro l’Io, in quanto creato da esso). Il non-io deve necessariamente essere posto, affinché possa esistere una coscienza reale, in quanto non avrebbe senso un positivo senza un negativo o un soggetto senza un oggetto. L’Io è quindi libero e necessario allo stesso tempo, libero in quando incondizionato, ma necessario in quando non può esistere senza il suo opposto.

Il terzo principio e la molteplicità degli io

Il terzo principio mostra come l’Io, posto il non-io, si trovi limitato da esso, e viceversa. Si ha perciò una molteplicità di io finiti (momenti dell’Io infinito, che un insieme degli io finiti), ovvero l’Io stesso limitato dal non-io; esso è un soggetto condizionato dalla natura e per il quale la purezza dell’Io assoluto rappresenta una missione.

Questi tre principi sono intrepretati in modo logico, non cronologico. Inoltre, dimostrano che l’Io è finito e infinito al tempo stesso: finito perché limitato dal non-io, ma infinito perché quest’ultimo (natura) esiste solo in relazione all’Io, in quanto creato da esso.

Lo Streben e la missione dell'Io

Lo Streben, termine coniato dai romantici, rappresenta lo sforzo dell’Io, la sua essenza. Infatti l’Io infinito è la meta ideale dei suoi io finiti, poiché il primo è un Io libero, vittorioso sui propri ostacoli e privo di limiti. Quindi dire che l’Io infinito è la missione dell’io finito, significa dire he l’uomo è uno sforzo infinito verso la libertà, una lotta inesauribile verso il limite, che concretamente si trasforma nel compito dell’uomo di umanizzare il mondo. Esso è però uno sforzo incessante, in quanto se l’Io riuscisse davvero a superare gli ostacoli cesserebbe di esistere, in quanto diventerebbe statico e non più dinamico.

La struttura dialettica della storia filosofica

Si può affermare che la storia filosofica ha una struttura dialettica in quanto l’Io presenta una struttura triadica e dialettica, articolata nei momenti tesi, antitesi e sintesi. L’Io ha infatti un’attività ritmica, poiché senza un’antitesi (opposizione, critica o riflessione) la tesi è destinata ad esaurirsi. Perciò la natura del nostro spirito è tale che ogni dire esige un contraddire, e la sintesi finale non è solo la semplice ripetizione della tesi iniziale, ma una riaffermazione di essa supportata dal superamento dell’antitesi. Lo spirito vive perciò di opposizioni, e le sue affermazioni devono essere delle vittorie: la tesi rappresenta l’esordio spontaneo della ricerca, l’antitesi il dubbio e la negazione, la sintesi è la riconquista e la sicurezza finale. La sintesi, però, non è un arresto dello spirito, che porterebbe la morte, ma una pausa che prelude un nuovo slancio, che porta ad una nuova tesi. La dialettica è perciò una visione dinamica e progressista della realtà.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato dell'Io fichtiano rispetto a Kant?
  2. L'Io fichtiano è considerato non solo legislatore della natura, ma creatore di essa stessa, esistendo in sé e per sé, a differenza dell'Io penso kantiano, che è solo una condizione per la conoscenza.

  3. Come si differenzia la deduzione fichtiana da quella kantiana?
  4. La deduzione fichtiana si basa sull'Io come principio assoluto e indeducibile, mentre quella kantiana cerca di giustificare l'applicazione delle categorie alla realtà, partendo da condizioni soggettive della conoscenza.

  5. Cosa rappresenta il Tathandlung nel pensiero di Fichte?
  6. Il Tathandlung indica che l'Io è sia l'attività agente che il prodotto della propria azione, evidenziando la sua natura autocreatrice.

  7. Qual è il ruolo del non-io nella filosofia di Fichte?
  8. Il non-io rappresenta il mondo oggettivo opposto all'Io, ma è posto da esso; è essenziale per la coscienza reale, poiché senza un opposto non esisterebbe un soggetto.

  9. Come si articola la struttura dialettica della storia filosofica secondo Fichte?
  10. La storia filosofica ha una struttura triadica e dialettica, composta da tesi, antitesi e sintesi, dove ogni affermazione dello spirito è il risultato di opposizioni e il progresso avviene attraverso il superamento di queste contraddizioni.

Domande e risposte

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