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Le tesi di fondo


Le tesi di fondo di Hegel sono 4:
1) Risoluzione del finito nell’infinito: il finito (tutto nasce e muore e niente dura in eterno) non è secondo Hegel qualcosa di autonomo e separato ma fa parte di un organismo unitario più grande (l’assoluto) e tutto ciò che esiste non è altro che una parte di questo assoluto. Quest’ultimo è infinito, mentre le sue manifestazioni sono finite. Quindi ad essere sinceri l’infinito non esiste. Questo configura il pensiero di Hegel come panteismo (teoria filosofica per cui ogni cosa è Dio). Questo è comunque differente da quello antico in quanto è dinamico: questa manifestazione dell’infinito non è altro che una tappa del percorso con cui questo infinito si realizza.
2) Identità tra ragione e realtà: “ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale”. Questo significa che la razionalità non è qualcosa di astratto ma la legislazione di tutto ciò che esiste. Per Hegel non esiste il caso, tutto è un piano di uno sviluppo razionale della realtà. La realtà non è nulla di caotico e casuale ma esiste secondo una precisa legge razionale chiamata dialettica (composta da tesi, antitesi e sintesi); nulla accade per caso, tutto esiste come momento di questa legge chiamata dialettica. Questa legge razionale è inconsapevole e incosciente della natura ma è consapevole nell’uomo. L’uomo è un individuo elevato proprio per questa consapevolezza che ha.
La realtà non è qualcosa di statico, ma uno sviluppo per tappe necessarie (sono così e non possono essere diversamente)
3) Funzione giustificatrice della filosofia: la filosofia si deve limitare a comprendere il momento in cui siamo all’interno di questa processualità necessaria. La filosofia deve spiegare il perché la realtà è così e non può essere diversamente. Deve quindi avere consapevolezza delle strutture razionali che comprendono la realtà e non determinare la stessa.
Ciò ha suscitato molte contestazioni nei successori di Hegel; in particolare Marx dice che in questo modo Hegel giustificherebbe qualsiasi forma di stato che esiste la realtà, anche quello che opprime i lavoratori (Hegel direbbe che questo in questo momento è così e non può essere diversamente; non posso cambiare le cose).
4) Legge della dialettica: ragione e realtà corrispondono quindi le strutture della realtà e quelle del pensiero corrispondono. La struttura triadica delle cose per Hegel è una fissa; c’è sempre tesi, antitesi e sintesi. La realtà è dinamica, dove l’assoluto si sviluppa attraverso 3 momenti: l’idea in sé per sé (tesi), l’idea fuori di sé (antitesi) e l’idea che torna in sé (sintesi). Questi corrispondono alle leggi con cui il pensiero ragiona. Sono passaggi necessari e che vanno fatti in ordine, com’è necessario per un vecchio essere stato prima giovane. Questi 3 momenti del pensiero sono l’ossatura dell’argomentazione.
Essi sono:
- Astrazione: è l’idea considerata in sé stessa, è l’idea astratta prima di qualsiasi determinazione
- Alienazione: l’idea esce da sé, si confronta con un estraneo.
- Lo spirito: l’idea che prende consapevolezza di essere. Nell’uomo questo sviluppo della realtà è al massimo grado perché diventa consapevolezza. Quest’ultima nasce sempre da un conflitto, da un confronto. Le cose le conosciamo bene o quando le mettiamo in pratica confrontandole con una situazione reale o le mettiamo in opposizione a qualcosa che conosciamo. Il confronto è quindi fondamentale nella filosofia di Hegel
Hegel fa corrispondere a questi 3 momenti dello sviluppo dello spirito in 3 momenti della sua filosofia: filosofia logica (tesi), filosofia della natura (antitesi) e filosofia dello spirito (sintesi).
La sintesi corrisponde secondo Hegel alla tesi di un nuovo momento. Non per questo la filosofia è infinita e diventa tesi di qualcos’altro.
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