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Johann Gottlieb Fichte: Ruolo e funzione dello Stato

Il pensiero politico di Fichte si articola in diverse fasi in funzione delle vicende storiche a lui contemporanee, dalla Rivoluzione francese alle guerre napoleoniche; infatti nato nel 1762 e morto nel 1814 è spettatore di questi due momenti storici che hanno cambiato il volto dell’Europa e gettato le basi per le idee del XIX secolo. Inoltre, occorre sottolineare che la concezione dello Stato in Fichte subisce nel tempo significativi mutamenti.
Nel 1793, egli pubblica Rivendicazioni della libertà di pensiero: riprendendo le idee di Rousseau, egli sostiene che lo Stato, il cui compito è di educare ala libertà, ha origine da un patto sociale. Ogni uomo, nella realizzazione della sua libera attività, nel corso della vita, entra in relazione con gli altri. Il diritto ha, allora, il compito di regolare questi rapporti, ossia di limitare la libertà dell’uno in relazione alla libertà altrui con l’obiettivo di poter realizzare la libertà universale. Pertanto, ogni individuo accetta volentieri, con un libero contratto, di sottomettere il proprio diritto originario alla libertà degli altri. Lo Stato diventa allora il sovrano del libero contratto stipulato tra i cittadini, sancisce e garantisce diritti e doveri che vengono individuati al fine di raggiungere la libertà universale. Da notare però che a differenza della legge morale che è sempre assoluta, la validità delle leggi dello Stato non è incondizionata, ma dipende molto spesso dalle circostanze del momento. Nell’opera Lezioni sulla missione del dotto dell’anno successivo Fichte riprende la riflessione precedente sul ruolo dello Stato aggiungendo che quando lo Stato ha raggiunto il suo, esso è destinato ad annullarsi. Nell’opera Fondamenti del diritto naturale, pubblicata nel 1796, il filosofo tedesco precisa che lo Stato deve farsi garante dei diritti originari e naturali di ogni persona cioè della libertà, della proprietà e della sicurezza: la coincidenza con quando dichiarato nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadini del 1789 è evidente. Nel 1800, Fichte pubblica l’ opera Stato commerciale chiuso, in cui sostiene che lo Stato deve anche garantire a tutti i cittadini una proprietà ed un lavoro. Pertanto, lo Stato ha il compito di regolare la produzione (orari, salari, prezzi) e di distribuire la ricchezza. Questo obiettivo può essere raggiunto soltanto se lo Stato, diviso in classi (produttori, trasformatori, commercianti, soldati e funzionari) è organizzato come uno stato commerciale chiuso, autosufficiente dal punto di vista economico e senza relazioni commerciali con gli altri stati. In tal modo, secondo Fichte, che vive in un periodo dio grandi sconvolgimenti militari e politici, è possibile evitare la guerra che molto spesso deriva proprio da interessi economici. L’unica eccezione alla chiusura di uno Stato all’interno delle proprie frontiere ci è data dalla cultura e dalla filosofia che hanno un bisogno continuo di scambio di idee con altri popoli. Nel 1803, Fichte pubblica l’opera Dottrina dello Stato, in cui si pone il problema della conciliazione fra diritto, che è coercizione, con la libertà. La questione viene risolta, affermando che il diritto è una norma esterna mentre la morale è una norma interna. Pertanto, lo Stato deve superare la sua originaria funzione coercitiva per diventare uno stato etico, visto come sintesi fra legalità e moralità.
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