Vita di Johann Fichte


Fichte nasce a Romenau di famiglia povera, studio teologia e fece il precettore privato.
A 28 anni egli legge Kant e ispirato dalla sua figura scrive un’opera; “saggio di una critica di ogni rivelazione” che poi fa leggere anche a Kant. Nel 1794 diventa professore a Iena e nel suo insegnamento scrive varie opere: dottrina della scienza, dottrina della morale, dottrina del diritto e discorsi alla nazione tedesca (opera molto famosa dritta durante il periodo in cui napoleone invade la Prussia. Sostiene la superiorità della nazione tedesca). Dopo essere diventato rettore dell’università di Berlino, muore per una febbre infettiva.
Critica di Fichte alla cosa in sé
Secondo Fichte vi sono due possibili strade di approccio alla cosa in se 1)Ipotizzare l’esistenza della cosa in sé e quindi cadere nel dogmatismo, materialismo e a livello morale nel determinismo (poichè se si utilizza una prospettiva oggettivistica, noi siamo determinati dalla realtà che ci circonda
2)Ipotizzare la non-esistenza della cosa in sé e quindi abbracciare una filosofia idealista,soggettivistica e parlare a livello di morale, non più di determinismo, ma bensì di libertà morale.
Fichte alla fine abbraccerà questa ultima ipotesi stabilendo che tutto deriva dall’io, si può dire perciò che Fichte crei una metafisica della conoscenza.
Conseguentemente a questo scarto con il pensiero di Kant egli crea tre principi che riguardo l’io:
a)L’io pone sé
b)L’io pone a sè il non io
c)L’io oppone, nell’io, all’io divisibile un non-io divisibile.
Inoltre egli parla di principio fondamentale della scienza che risiede nel principio di identità ovvero, A=A. Inoltre però dice che oltre a questo c’è un principio ancora più assoluto ovvero il principio dell’io pone sé. Infatti perché a=a esista occorre che vi sia un pensiero che pensi ad a.


IO E NON-IO

Secondo Fichte, l’io e il non io sono facce della stessa medaglia, il non io non è fuori dell’io bensì una diversità all’interno dell’io. Fichte perciò si discosta dal pensiero creazionista e cerca di unire il concetto di panteismo con quello di polarità.

In particolare il non-io non è altro che una parte dell’io di cui l’io non ha preso coscienza e perciò si illude che sia qualcosa al di fuori di sé. Fichte infine identifica con l’io la ragione mentre con il non io il mondo naturale e naturalità dell’uomo (istinti e passioni). Da questo dualismo nasce l’attività morale e conoscitiva.

Attività morale: L’attività morale è caratterizzata dall’io che determina il non io
Attività conoscitiva: Il non io determina l’io
Proprio da quest’ultimo aspetto emerge infine l’idea di infinito che vi è in Fichte. L’infinito è proprio in questo processo, essendo in realtà il non-io, io a tutti gli effetti che però non ne ha coscienza allora ponendo che l’io ha bisogno di questo dualismo per esistere; questo processo conoscitivo è infinito ( se l’io avesse coscienza di tutta la realtà allora la polarità cesserebbe e cesserebbe anche l’io).Il processo conoscitivo funzione secondo il principio “io non sono questo” e non “io sono questo”
Da questa doppia limitazione ovvero l’io è determinato dal non io e viceversa nasce il concetto di io divisibile e non-io divisibile.
Io divisibile——> io empirico, persone
Non-io divisibile ——>cose del mondo naturale.
Questi tra punti (io,non-io e io/non-io divisibili) formano una triade dialettica di:
a)tesi: l’io pone s’è
b)antitesi: l’io pone a sè il non io
c)sintesi: l’io pone, nell’io, all’io divisibile un non-io divisibile.
la morale di Fichte
Secondo Fichte il prendere coscienza di se da parte dell’io (attraverse il porre il non-io) equivale ad una presa di libertà di quest’ultimo. A proposito della morale, Fichte scrive due opere minori; “la dignità dell’uomo” “la missione del dotto” nelle quali spiega che l’io divisibile nel suo complesso si identifica con l’umanità mentre il non-io divisibile si identifica con la natura fuori di noi e ciò che l’io ha in se di cui non ne ha consapevolezza (passioni, istinti e impulsi). Egli introduce la figura del dotto che deve essere un esempio e modello di moralità e il suo compito e il realizzare il sommo bene (in kant coincidenza di virtù e felicità). In ogni caso però il sommo bene è irrealizzabile e qui entra il gioco il concetto ricorrente dello sforzo. Altri tempi sono:
sforzo,aspirazione all’infinito, nostalgia-desiderio e superiorità
dell’azione morale pratica su quella teorica

Concezione politica di Fichte


Fichte scrive dopo la rivoluzione francese degli scritti come “rivendicazione della libertà di pensiero” in cui appoggia gli ideali della rivoluzione. egli spiega che ogni tipo di assolutismo sia da combattere e, ricollegandosi alla tradizione giusnaturalista, spiega che vi siano dei diritti inalienabili. Lo stato:
1)frutto di un contratto
2)funzione etica sui cittadini, deve unire le diverse entità per formare un un unico popolo
3)deve garantire i diritti di proprietà, lavoro, libertà e conservazione, inoltre deve gestire l’economia
4)capitando inoltre che questi diritti vengano violati, lo stato si deve dare strumenti di controllo quali polizia e giudiziario.
Fichte nei “discorsi alla nazione tedesca” (1808) spiega la necessita di rinascita e affermazione del popolo tedesco. Il popolo tedesco inoltre ha una missione spirituale, quella di diventare portatore di libertà essendo secondo il filosofo il popolo tedesco superiore agli altri per la sua identità linguistica.
Fichte ritiene infatti che la lingua caratterizzi un popolo infatti nella lingua troviamo la elaborazione delle esperienze storiche di un popolo in cui vi si esprime lo spirito del popolo. La lingua tedesca per ciò essendo rimasta invariata ha mantenuto l’identità del suo popolo in più la nazione tedesca è patria di illustri filosofi e fu il teatro della riv.Luteriana.
Alla fine della sua vita Fichte parlerà di assoluto elevando la figura dell’io a quella di dio.

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