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Fichte, Johann Gottlieb - Letture scaricato 1 volte

T1. La scelta dell’idealismo
Per Fichte la filosofia deve dichiarare il principio di ogni esperienza e il punto di partenza dell’indagine filosofica è l’esperienza che può essere analizzata nei suoi elementi costitutivi:
- La cosa: enti che sono oggetto della conoscenza
- L’intelligenza: atto spirituale che dà significato alla conoscenza stessa
Se si astrae dall’intelligenza resta la cosa (idealismo) e se si astrae dalla cosa resta l’intelligenza (dogmatismo) e danno origine a due sistemi filosofici opposti:
- Nell’idealismo la cosa è ricondotta all’io presupposto dall’attività spirituale
- Nel dogmatismo l’io dipende dalla cosa che è il principio primo della conoscenza
Ma questi due sistemi non possono confutarsi a vicenda perché fanno riferimento allo stesso principio e, quindi, la scelta di una o dell’altra non può essere dimostrata razionalmente ma si deve individuare un criterio di scelta. Fichte decide, quindi, di analizzare in modo pratico e arriva a dire che solo con l’idealismo la libertà afferma se stessa poiché fonda l’atto libero con cui l’io si pone di fronte alla cosa. Inoltre il dogmatico può essere messo in difficoltà dalle varie obiezioni anche se continuerà a restare attaccato alla sua dottrina perché non è in grado di ascoltare ed esaminare. Conclude con un appello ai giovani che, ancora freschi, possono avvicinarsi alla filosofia e dice che per essere filosofo bisogna nascere ed essere educati.


T2. Il principio primo di ogni sapere
Il principio assolutamente primo dà ragione a tutto il sistema del sapere ed è un principio incondizionato che non può essere dedotto. Esso non è contenuto della conoscenza ma atto alla base della facoltà conoscitiva del soggetto e rende possibile la distinzione tra soggetto e oggetto. Il principio assolutamente primo deve ottenere un ampio consenso ed è scelto in totale libertà, non c’è nessun criterio ma la scelta scaturisce dalle conseguenze che porta. Deve porsi in relazione con tutte le proposizioni che da esso derivano. Per individuarlo, Fichte, parte dalla conoscenza e, da essa, separa tutte le determinazioni empiriche fino a che rimane solo ciò che non si può escludere:
1. Il principio di identità (A=A) è certo e indubitabile ma non può essere considerato primo perché è formale e non fonda l’esistenza di A. Esso deriva da un altro deriva da un altro con carattere ontologico: l’io, pensando al legame di A con A, può dedurre l’esistenza di A.

2. Il principio che si esprime nella proposizione “Io sono” in cui l’Io è la condizione di pensabilità dei rapporti e dei nessi logici che ponendo se stesso pone tutto. L’affermazione dell’identità dell’Io con se stesso è diversa dalla precedente poiché l’Io è un processo spirituale e non deve essere posto da nient’altro. È un principio che si autopone perché si fa e l’Io va inteso come l’agire stesso. L’essere è libertà e poi sostanza.
Ficte conclude ripercorrendo i passaggi della sua argomentazione:
- Con la proposizione A=A si giudica ed è un atto dello spirito umano
- A fondamento di quest’atto sta l’Io
- L’Io è il fondamento posto e fondato su se stesso. Esso non ammette nulla fuori di se ed è pura attività che non si può dedurre ma mostrare.


T3. La missione del dotto
Il dotto è il maestro del genere umano, usa gli uomini come fini e non come mezzi (massima kantiana) e ha il compito di:
- Indicare agli uomini i veri bisogni costanti in tutti i tempi
- Aiutare gli uomini a cogliere i bisogni attuali (moralmente obbligatorio)
Il dotto deve conoscere il futuro dell’umanità grazie all’aspirazione morale che guida l’uomo. Per Fichte, bisogna procedere in modo graduale verso l’elevazione spirituale, non ci sono scorciatoie. Il dotto non cede alla tentazione di portare l’uomo ad accogliere le sue convinzioni con mezzi forzati. L’elevazione morale dell’uomo richiede la testimonianza concreta della vita del dotto ed emerge l’idea che l’uomo non è un esse ma un fieri, l’io è ragione grazie ad un processo ininterrotto. Si oppone a coloro che ritengono la missione del dotto una fantasticheria. Il dotto deve dare il buon esempio e non deve contraddirsi. Infine si rivolge ai giovani e si augura che con la sua morale virile, possano allontanarsi dalla bassezza. Vuole diffondere un modo di pensare più virile e attivo così che i suoi allievi possano capire l’importanza della verità e la difendano sempre.

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