Video appunto: Domande/Risposte Fichte e Shelling

Domande e risposte Fichte e Schelling



1) Definizione di idealismo, assoluto (Shelling), io, non-io
Idealismo: E’ la corrente filosofica dell’età del Romanticismo, movimento nato in Germania negli ultimi decenni del 1700, che ha come fondatori Fichte e Schelling. Si è sviluppata dalla critica che i post-kantiani hanno mosso alle incongruenze di Kant, è superato infatti il criticismo e la relativa prospettiva “gnoseologica”.
L’idealismo elimina i limiti pensando che la ragione non ne abbia, il soggetto è visto come principio assoluto della realtà da cui ogni cosa puo’ essere dedotta. Il pensiero crea il mondo nella misura in cui il pensiero carica di senso il mondo. Ha il suo opposto nel realismo secondo cui secondo cui la realtà esiste indipendentemente dal soggetto.

Assoluto (Schelling): E’ il principio infinito creatore della realtà che non si identifica né con il soggetto(spirito) né con l’oggetto (natura) ma si pone al di là di essi come la loro radice comune. E’ unità indifferenziata che ha come conseguenza che la medesima realtà si esprime e si rivela indifferentemente nella natura e nello spirito, nel mondo e nel pensiero. La filosofia è quindi “scienza dell’assoluto” che puo’avere due direzioni per cogliere l’unità, quella che dalla natura giunge allo spirito e viceversa. L’arte è l’unico mezzo per arrivare all’assoluto.

IO: Il pensiero di Fichte può essere ricondotto all’espressione “l’io deve essere” perché è sempre impegnato in un processo di autorealizzazione derivante dai concetti romantici di sforzo (streben). L’io è attività creatrice perché conferisce senso al mondo il quale, sennò, non potrebbe esistere. E’ definito io “puro” ed è fondamento di ogni realtà, un processo creativo e infinito che si articola in tre momenti: tesi, antitesi e sintesi. L’io èattività creatrice che ha immediata e intuitiva consapevolezza di sé, è autocoscienza (detta da Fichte “egoità”) ed è posto da se stesso (autocreazione), è il principio primo incondizionato.

NON IO: L’io si determina e facendo questo si distingue da cio’ che non è uguale a sé, pone così il “non io”. Questo è il momento dell’antitesi in cui è necessaria questa opposizione con il “non io” poiché l’io, come suprema attività, ha bisogno di qualcosa diverso da sé per realizzarsi.
Con non io si intende la natura come “regno dei limiti” e comprende anche il nostro corpo, sensazioni perché sono materiali e prive di ragione. Il non io limita l’io.

2) Illustra le difficoltà insiste nella dottrina kantiana del noumeno e la soluzione di Fichte
Kant ammetteva l’esistenza del noumeno, la cosa in sè, che si estendeva al di là del fenomeno ed era solo pensabile ma non conoscibile; questo era inaccettabile perché esulava dai confini dell’esperienza. Inoltre in Kant l’”io penso” era ordinatore ed era stato posto per giustificare la legittimità dell’applicazione delle categorie dell’intelletto all’esperienza. Fichte elimina la cosa in sé (noumeno) di cui parlava Kant: infatti non ha senso ammettere l'esistenza di una realtà che si trovi oltre i nostri limiti conoscitivi. Per poter parlare di qualcosa è necessario averne una rappresentazione mentale, secondo Critica della ragion pura, non si puo’ dire quindi che siete un soggetto se non puo’ essere ricondotto alle forme a priori. Il soggettodiventa assoluto e infinito, è il punto di partenza della filosofia di Fichte, da questo deriva tutta la realtà, il fenomeno diventa una creazione del soggetto stesso. Nella visione di Fichte, Kant, era rimasto prigioniero della visione dogmatica e aveva posto limiti al soggetto attraverso l’ammissione dell’esistenza del noumeno. A questa visione si contrappone quella idealista che prevede l’infinità del soggetto, la realtà fenomenica è un prodotto del soggetto pensante, in contrapposizione al realismo, secondo il quale gli oggetti esistono indipendentemente da colui che li conosce.8

3) Spiega il titolo “Dottrina della scienza” specificando cosa intende Fichte per scienza
Questa è l’opera più importante di Fichte, il titolo significa “esposizione dei principi che rendono possibile il sapere”. Con il termine “scienza” Fichte vuole intendere il sapere, è un significato tipico romantico e idealista. Fichte vuole, attraverso questa opera, riconoscere l’idealismo e il dogmatismo come i due sistemi filosofici a cui possono essere ricondotti tutti gli altri e la scelta tra i due dipende dal temperamento delle persone. Espone i 3 principi: l’io pone se stesso, l’io pone il non io, l’io oppone nell’io all’io divisibile un non io divisibile.

4) Cosa significa “l’io pone se stesso”, “l’io pone, all’interno dell’io, il non io”
L’io pone se stesso: Non c’è un’autorità prima dell’io, questo si autopone, è attività autocreatrice, è un principio ontologico secondo cui è l’io stesso a creare la propria essenza costitutiva. L’io puro è un’attività creatrice che ha immediata e intuitiva consapevolezza di sé, è autocoscienza (egoità). Nel momento in cui si determina si contraddistingue da cio’ che è diverso da sé, è il momento dell’antitesi, in cui c’è per forza un’opposizione tra io puro e non io.
L’io pone, all’interno dell’io, il non io: L’io puro è un’attività creatrice che ha immediata e intuitiva consapevolezza di sé, è autocoscienza (egoità). Nel momento in cui si determina si contraddistingue da cio’ che è diverso da sé, è il momento dell’antitesi, in cui c’è per forza un’opposizione tra io puro e non io. Questo avviene perché l’io, essendo attività suprema, ha bisogno di qualcosa di altro da sé per realizzarsi. il non io limita l’io.

5) Perché, secondo Fichte, materialismo e realismo sono visioni del mondo dogmatiche?
La visione dogmatica prevede la supremazia dell'oggetto rispetto al soggetto, della realtà sull'idea, e a volte persino della natura sullo spirito, si crede che il mondo e la realtà non dipendano da noi. Il materialismo prevede che l'unica realtà che può veramente essere detta esistere è la materia e tutto deriva dalla sua continua trasformazione. Ciò vale a dire che tutte le cose hanno una natura materiale e che il fondamento e la sostanza della realtà sono materiali. Secondo Fichte questa visione è dogmatica perché il materialista non puo’ dimostrare l’esistenza della cosa in sé e la adotta addirittura come principio alla base della realtà, crede quindi in un dogma. Il realismo è la convinzione che esista una realtà indipendentemente dai nostri schemi concettuali, dalle nostre pratiche linguistiche, dalle nostre credenze, si ha quindi che il realista non puo’ che essere rassegnato e accetta tutto cio’ che succede in modo dogmatico, il soggetto risulta in secondo piano nella conoscenza.

6) Perché, secondo Fichte, un temperamento attivo sceglierà l’idealismo mentre un temperamento rinunciatario è votato al dogmatismo?
Fichte riconosce nell’idealismo e nel dogmatismo gli unici due sistemi filosofici cui possono essere ricondotti tutti gli altri, la scelta tra questi due dipende dal temperamento delle persone. Colui che è fiacco e inerte sarà naturalmente portato al dogmatismo perché un carattere passivo è disposto ad accettare dei limiti, considerando la soggettività dipendente dalla realtà conduce una visione materialistica che riduce l’autonomia dell’io. L’ostacolo limita l’uomo per i dogmatici al contrario degli idealisti che lo vedono come un motivo per andare avanti, uno stimolo. Un carattere invece attivo e intraprendente sarà portato all’idealismo secondo cui si ha la possibilità di modificare le cose in funzione di sé, c’è fiducia, si ritiene che la realtà dipenda dal pensiero. L’idealismo quindi, così come il dogmatismo non sono soltanto correnti filosofiche ma anche scelte di vita.

7) Perché l’idealismo di Fichte è stato definito: idealismo soggettivo e idealismo etico?
L’idealismo di Fichte è stato definito “soggettivo” perché l’Io è il principio di tutta la realtà e di tutta la conoscenza, ed “etico”, perché caratterizzato da un’ispirazione morale, l’attività del soggetto è infatti soprattutto morale e impone ad ogni individuo il compimento del dovere, cioè la conquista della propria libertà.

8) .Schellig sostiene che la natura è la “preistoria” dello spirito, “spirito inconscio” cosa significa?
9) Quali sono, secondo Schelling, i limiti della filosofia di Fichte? Schelling critica la scelta di Fichte di rendere la soggettività assoluta primo principio del sistema, poiché questo implica che tutta la realtà dipenda dall’attività del soggetto e che esso sia l’infinito cui tende la filosofia, prospettiva non condivisa da Schelling: per lui infatti l’assoluto è identità tra soggetto e oggetto, tra spirito e natura, e la filosofia dell’infinito deve tendere a quest’assoluto. Inoltre il sistema fichtiano introduce una valutazione solo parziale della natura, vista come non-io e limitazione della libertà dell’io; Schelling le attribuisce invece dignità pari a quella del soggetto.
10) Perché per Schelling la filosofia può seguire due direzioni di ricerca complementari? (dalla natura allo spirito e dallo spirito alla natura) L’assoluto è il principio creatore della realtà e non si identifica né con soggetto, né con oggetto, è la radice comune a questi. Si esprime e si rivela la medesima realtà nello stesso modo nello spirito e natura, mondo e pensiero, possiamo vedere quindi tesi puo’ cogliere l’unità inscindibile in due direzioni: dalla natura allo spirito (filosofia della natura) e viceversa(filosofia dello spirito). Nella filosofia della natura questa è vista come spirito visibile e nell’altra lo spirito è visto come natura invisibile.