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Cartesio ha l’obiettivo programmatico di stabilire delle certezze nelle scienze, il che gli darà l’appiglio, per confutare la molte obiezioni arrivate con la dichiarazione di aver scoperto il cogito. Molto ravviseranno nel procedimento utilizzato per giungervi una mera copiatura di S. Agostino. La differenza sta nel fatto che la finalità del monaco era di mostrare Dio nell’uomo.
Molte furono da subito le critiche mosse al “cogito, ergo sum”.
Antonie Arnauld, nella IV obiezione pur approvando l’inizio della filosofia di Cartesio, mota che così aveva fatto anche Agostino. Gilson, critico filosofico contemporaneo rimarca che non pochi contemporanei di Cartesio avevano ravvisato una grande somiglianza fra i due cogito. C. accoglie la critica di Arnauld ma ribatte sostenendo che il cogito è stato usato in modo diverso da lui e dal religioso, perché questo se ne era servito per dimostrare la nostra esistenza, parlando di una esistenza concreta, a tutti gli effetti fisica, legata al materico e per indicare in essa l’immagine della trinità. D’altra parte Cartesio usa il cogito per fare conoscere che quella cosa (res) che pensa (cogitans) è una sostanza immateriale, che non ha niente a che fare con la corporeità. Pascal, filosofo francese suo contemporaneo è stato il primo ad interpretare seriamente i due cogito e a sostenere che la distinzione fra res cogitans e res extensa è per Cartesio il principio di tutta la fisica. Dunque una novità rispetto al cogito Agostiniano.

La Vanni-Rovighi, filosofa italiana, dopo aver analizzato i due cogito sostiene che in S. Agostino il cogito è a fondamento du una metafisica assolutamente orientata verso la teologia, mentre in Cartesio il Cogito è alla base sempre di una metafisica, che deve però fondare una fisica.

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