pexolo di pexolo
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Se nel linguaggio teologico la creazione indica l’atto con mi Dio crea l’universo dal nulla, in filosofia il termine ha anche un significato più ampio di causalità produttiva, causalità non spinta da alcuna necessità. Questo concetto è presente in molte culture anche se l’essere creatore agisce differentemente nei vari contesti: dando ordine ad un caos primitivo, modellando una materia preesistente, addirittura autosacrificandosi o trasformandosi. Inoltre in alcune alture la creazione è attribuita ad un essere secondario o demiurgo (Platone) ed altrove è concepita una creazione dualistica, cioè una creazione buona e una cattiva (manicheismo che influenzerà la gnosi). Nella tradizione occidentale la creazione è presente nell’Antico Testamento in cui Dio crea tutte le cose dal nulla, e le crea non per emanazione (come nel neoplatonismo), né ricorrendo ad intermediari, mantiene la sua trascendenza rispetto ad esse e si presenta sempre come artefice degli eventi e della storia. I pensatori medioevali ripresero queste idee cercando di conciliarle con le teorie filosofiche platoniche ed aristoteliche e dovendo affrontare il problema della eternità o temporalità della creazione. Nella filosofia moderna da un lato troviamo questo concetto di creazione seppure con alcune modifiche (Cartesio parla di continuità della creazione, mentre Hegel di necessità di essa) dall’altro comincia a farsi strada, insieme con l’idea di progresso l’idea di una evoluzione o sviluppo naturale e progressivo, che porta a considerare la creazione come ipotesi mitica.

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