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La monarchia feudale vede la figura del sovrano come particolarmente debole a favore dal crescente potere dei grandi signori, anche perché ha un controllo territoriale limitato (sarà dal XIV sec. che i Francesi inizieranno ad acquisirne). Nel periodo fra il IX e X secolo viene a verificarsi una prima organizzazione legata al sistema feudo-vassallatico.
In questa realtà un grande sovrano concedeva un beneficium, un feudo, per ottenere una sorta di coesione politica ma anche la fedeltà dei grandi capi guerrieri, potenziali mine vaganti e di famiglie potenti.
All’inizio dell’organizzazione feudo-vassallatica c’è un tentativo di accentramento da parte del sovrano, particolarmente evidente nel momento dell’omaggio, quando i vassalli ricevevano un feudo in cambio di un servizio militare.
Con il passare del tempo l’Europa viene sconvolta da una serie di invasioni e migrazioni che comportano la comparsa del Castello, luogo che svolge la funzione di proteggere gli abitanti dei villaggi vicini che rientrano nel suo campo d’azione e che permettono ai signori locali di sganciarsi a poco a poco dall’autorità a loro superiore.

Mentre l’autorità regale va indebolendosi, il vassallaggio diventa un modello forte anche di rapporto fra uomini liberi. I maggiori vassalli, come pure i conti, cioè coloro che amministravano la giustizia e l’ordine in territori anche più vasti del feudo, cominciano a creare una loro rete di feudi armati. Questo comporta maggiori indipendenza e impunità ma soprattutto la fine della loro necessità di protezione da parte del sovrano. Anzi, il ruolo si inverte. Dall’anno 1000 addirittura i castelli permangono e si allargano, testimoni del decentramento e della frammentazione del potere.
Un altro fenomeno da tenere in considerazione è che i conti iniziano ad ottenere che la loro carica diventi ereditaria, così come quella di vassallo. Corrado II di Franconia detto il Salico nel 1037 con il documento Constitutio de feudis dichiara l’ereditarietà dei feudi maggiori e dei valvassori.

I cavalieri e i grandi signori terrieri cominciano a loro volta ad esercitare sempre maggior potere, arrogandosi anche i compiti proprio dei conti, ossia iniziarono a farsi giustizia da sé e ad ottenere l’immunità, grazie alle quali il signore locale ha la possibilità di espellere dal proprio territorio i funzionari regi. Questo gli dà l’opportunità di imporre tasse, fare cassa e applicare le bannalità. Queste consistevano in una sorta di monopolio, ad esempio sui mulini, figura fondamentale per il medioevo, che diventano l’unica grande vera forma di energia meccanica. Per un signore avere sotto controllo un mulino era importantissimo. Ma le bannalità si estendevano anche a ponti, strade…

si verifica una situazione molto particolare in Europa intorno all’anno 1000: Castelli con contadini legati, signori locali con potere e territorio crescente che iniziano ad applicare giustizia. Questo è un passaggio estremamente importante per capire l’indebolimento del sovrano e dei suoi incaricati.

C’è una svolta: primo fra tutti i cambiamenti è l’incremento demografico, fenomeno lento e graduale che ha inizio già nell’IIX secolo e che ha il suo boom nell’XI, protraendosi poi fino agli inizi del XIV sec. quando la peste decimerà la popolazione più che raddoppiata intorno all’anno 1000. Le cause di questa crescita sono state diverse. Prima fra tutte è la migliore condizione ecologica, un aumento dei matrimoni contemporanea a una diminuzione dell’età matrimoniale, il che comporta più figli. La fine delle invasioni e della migrazioni, inoltre, e il consolidamento del sistema feudale con l’azione centrifuga del potere, il miglioramento delle condizioni dei servi, un poco autonomizzati e nuove terre coltivate, oltre alla stessa fondazione di nuovi villaggi. Tutto è fondato sulla dimensione agricola e lo sviluppo tecnologico in agricoltura appunto è fondamentale. L’introduzione dell’aratro pesante con puntale rivestito in ferro e lama laterale che serviva a rivoltare le zolle è una nuova introduzione fondamentale. Venne usato particolarmente in Francia settentrionale e nelle pianure tedesche per la qualità del terreno da lavorare, che fu anche un ostacolo a questo sviluppo, insieme al costo di produzione di questi nuovi macchinari e al costo degli animali da tiro, a volte addirittura superiore al valore del lotto di terra coltivata. La figura del bovaro, ossia di quello che si prendeva cura degli animali da tiro, è importantissima. Alcuni contadini cominciarono ad affittare le proprie bestie. Inoltre il collare rigido a spalla e la ferratura che permette agli zoccoli di non consumarsi sono elementi d’aiuto dell’animale, ma l’innovazione maggiore e più importante è un uovo tipo di messa a cultura: la rotazione triennale. La rotazione triennale comporta un sistema di divisione e rotazione delle terre più complesso che dà grossi vantaggi produttivi, come l’aumento di un terzo della produzione annuale. In tutta Europa si verifica un processo di cerealizzazione e il pane diventa una alimento base. Si incrementa in tutta Europa la costruzione di mulini a vento o ad acqua (a seconda della zona). Il mulino non favorisce solo l’agricoltura, ma grazie all’energia meccanica si registrano sviluppo anche nella metallurgia. Cominciano e realizzarsi le prime fabbriche specializzate.

Gli storici hanno capito difficilmente la portata di questa crescita demografica a causa dell’assenza di censimenti, ridotti esclusivamente alla segnalazione dei fuochi, ossia dei nuclei famigliari. Si sono dovuti servire di elementi qualitativi, come il fatto che fra il 1000 e il 1300 molto terre iniziano ad essere messe a cultura o la creazione di molti nuovi villaggi.
Infatti, un altro fenomeno connesso all’incremento demografico è lo sviluppo o la fondazione di città, che magari pre-esistevano e che erano andate spopolandosi in epoca romana oppure che vengono create ex novo perché legate a commerci o in una zona favorevole. Questo evento è legato a un costante afflusso di uomini che dalla campagna si trasferiscono in città. C’è una doppia migrazione: la prima è quella di chi si dirige verso città o da ripopolare o da rifondare, l’altra è di chi va nelle campagna piene di terre da bonificare o disboscare e che costruisce le villae novae.

Il motivo per cui il serbatoio umano che è la campagna si riversa in parte in nuovi territori, in parte in nuove città è il desiderio di maggiore libertà.
Nel corso del XII e XII sec. avanza la frontiera di colonizzazione europea con contadini che si stabiliscono nelle zone a est dell’Europa. Marchesi, vescovi, abati, e grandi signori feudali nel concedere le carte di fondazione di nuovi villaggi devono anche concedere libertà maggiori e a volte addirittura l’ereditarietà del possesso della terra o canoni d’affitto ridotto. In quasi tutta l’Europa continentale e Inghilterra si assiste alla creazione di uno spazio agricolo basato sul sistema di open-field, cioè campi aperti, caratterizzato da tre elementi fondamentali: il sistema di rotazione triennale, l’uso dell’aratro pesante e l’esistenza di pratiche comunitarie. Il sistema di open-field è da correlare alla fondazione di villaggi, dove troviamo a volte un castello, sicuramente la chiesa e le case, tutte in pietra o in legno. Dove finiva il villaggio iniziavano le distese delle terre coltivabili, divise in fasce lunghe e strette di appartenenza di diverse famiglie ma poiché erano accuratamente delimitate non troviamo recinzioni permanenti.
In periodi particolari dell’anno, come la semina, la mietitura o la vendemmia, non era sufficiente il lavoro di una sola famiglia e diventava fondamentale l’apporto collettivo, cioè una mobilitazione di forza. Queste villae nove, comunità di villaggio, diventano comunità dove la gestione del potere risulta essere praticata dal basso verso l’altro, mentre in questo periodo in Europa il Papa, l’imperatore e i sovrani esercitano un sistema di potere dall’alto verso il basso. Formalmente la terra era di proprietà del signore ma in realtà questi territori, essendo disagiati o lontani dal centro del potere erano di scarso interesse. Inoltre, queste comunità si autogestiscono anche politicamente, eleggono all’interno delle comunità alcuni uomini particolarmente abili, rappresentanti del villaggio presso le signorie.
Questo sistema funziona molto bene finché al loro interno c’è omogeneità sociale ed economica e interessi comuni. Quando alcuni contadini iniziano a vendere in città i loro prodotti con un’economia agricola proto-moderna, questa inizia a perdersi e la comunità inizia a disgregarsi. I legami di solidarietà di spezzano.

non è però solo la campagna a svilupparsi. Fra il IX e l’X sec. è notevole anche lo sviluppo della comunità urbana. Grazie alla tradizione romana da un lato e alla posizione geografica dall’altro, l’Italia centro settentrionale ha una ripresa economica inizialmente senza pari in Europa e diventa uno dei centri più importanti in termini di artigianato e commerci.
Le attività commerciali si concentravano nelle città e aumentavano i livelli organizzativi e qualitativi.
C’è una netta divisione fra attività rurali e attività urbane. La vita dei borghi cresce anche grazie all’afflusso di derrate e uomini provenienti dalla campagna.
Da un lato ne permettono la sopravvivenza e dall’altro sviluppano associazioni lavorative, dette arti e corporazioni, che si dedicano ad attività artigianali. Detenevano l’esclusiva dell’attività e dei prodotti in cui erano specializzati, cose di altissima qualità e che spesso avevano il timbro di “fatto ad opera d’arte”. Questa qualità comporta molto lavoro di controllo, molte ore. Il maestro di bottega possedeva gli attrezzi e la materia prima e dirigeva i lavori personalmente. I dipendenti si dividevano in socii (operai veri e propri, già esperti grazie al tirocinio) e in discipuli (gli apprendisti, generalmente bambini intorno ai 10-12 anni che iniziavano una gavetta lunghissima, anche di decine d’anni).
Le associazioni erano anche società di mutuo soccorso, che possedevano un tesoretto devolvibile ai soci che versavano un difficoltà. Questa corporazione diventava una specie di famiglia.

Le città medievali dal 1000 in poi diventano luogo di stretti scambi commerciali che formano la borghesia mercantile. In questo momento il potere è nelle mani di clero, nobili e militari. Il gruppo sociale borghese cresce però enormemente, fino a parlare di creazione di città borghesi. Queste possono nuovamente essere antiche città romane che come Colonia si sviluppano grazie alla ripresa dei commerci. Altre possono essere costruite attorno ad un grande mercato oppure vicino a castelli o importanti abbazie. Si crea un vero e proprio ampliamento della città. Queste città borghesi diventavano isole in un mondo dominato dalle autorità feudali.
All’interno della città c’è la libertà della nuova classe borghese con sempre maggiori privilegi mentre al suo estero il mondo è ancora dominato dalla struttura feudale con la servitù contadina. In un mondo più dinamico, quello europeo dell’anno 1000, dove il commercio è importante, c’è anche un maggior transito di popolazione.
Si creano situazioni di compenetrazione fra signori feudali da un lato, con grandi possibilità economiche, e uomini avventurieri senza nulla da perdere e senza fondi ma con uno spiccato spirito imprenditoriale dall’altro. Si vengono a formare contratti come la commenda o la societas maris. Solitamente valevano un solo viaggio, finanziato dal signore. Il mercante partiva e se tutto andava per il meglio c’erano profitti per tutti, sia per chi aveva fornito il capitale che per chi ne aveva usufruito.
Le vie di comunicazione sia terrestri che marittime diventano importantissime.
In questa realtà di spostamenti sempre più intensi il soldo prende potere. Singole città, sovrani e signori feudali cominciano a batter moneta. Inizialmente coniano monete d’argento, i grossi. Ma ben presto saranno necessarie in oro. Fra le più utilizzate ci sono l’augustale, coniata da Federico II, il fiorino d’Oro coniato a firenze e il ducato d’oro veneziano. Più moneta significa più attività bancaria. Ad un certo punto questi scambi si rendono più rischiosi e l’attività bancaria è incrementata, perché si pensa di sostituire alla moneta fisica una lettera di cambio. Specialmente in Italia l’attività bancaria fa molto successo. Firenze, Lucca si riempiono di grandi famiglie.

Dall’anno 1000 assistiamo ad una grande rivoluzione commerciale. Ne sono protagoniste le città marittime del mediterraneo occidentale: Pisa, Venezia, Genova. La navi di dividono il commercio di seta, lana, spezie. Pisa riesce a mantenere il primato fino al 1284 quando in battaglia con Genova perderà la flotta. Venezia e Genova si legheranno a Costantinopoli, garantendosi la sopravvivenza. Insieme a Caffa che sono snodi commerciali fra occidente e oriente in un momento in cui si sta costituendo l’impero mongolo.

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