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Duns Scoto: la volontà divina e le essenze

Un punto su cui Duns Scoto si scosta radicalmente dalle concezioni di origine greca ritornate in Occidente con gli arabi (e, in questo caso, soprattutto con Avicenna) è il rapporto delle essenze con Dio. Nell'intelletto divino si trovano bensì le idee di tutte le cose create, ma vi si trovano in quanto prodotte dalla libera volontà divina.

La volontà di Dio è libera, non perché voglia arbitrariamente: essa, anzi, vuole solo secondo razionalità e bontà; e le cose non sono buone e razionali perché Dio le vuole, ma viceversa. Tuttavia quelle possibilità determinate di essere, che sono le idee, non sussistono indipendentemente dalla volontà di Dio, come qualcosa che Dio debba riconoscere e tra cui possa solo scegliere, ma sussistono (sia pure ab aeterno) solo in conseguenza della sua volontà.

Le essenze così prodotte costituiscono le nature delle cose create. Tali nature o essenze, per Scoto, non sono di per sé né universali né individuali, bensì indifferenti a entrambi i caratteri. Esse, cioè, si prestano, sia ad essere realizzate in un individuo particolare, sia ad essere "astratte" dal nostro intelletto come "universali", o termini che si predicano di molti soggetti. Ad esempio la natura "uomo" da un lato si individua in Socrate, in Platone ecc., ma dall'altro, nell'intelletto, diventa il concetto "uomo" in generale, che si può predicare di Socrate e di Platone.


Ma che cosa fa sì che, nell'esistenza, la natura assuma un modo d'essere individualizzato, e cioè l'uomo sia questo particolare uomo? In altri termini, qual è il principio d'individuazione?
Secondo Duns questo principio non è la forma, perché la forma "uomo" non è più individuale che universale o viceversa; e neppure è la materia, perché la materia, anche se intesa quale "materia signata" (come in Tommaso) può distinguere le cose solo quantitativamente. Il principio d'individuazione dev'essere dunque un principio a sé, un' "entità" la cui funzione è precisamente di far sì che una determinata cosa sia questa cosa (haec res), e che i discepoli di Duns chiamarono perciò "ecceità" (haecceitas).
Mentre dunque nel tomismo l'individuo esistente è costituito da due principi metafisici - materia e forma - che sussistono solo nella loro unione, nello scotismo materia e forma sono "entità" per sé, e ciò che le unisce in un individuo singolo è un terzo principio, l'haecceitas. Con l'ecceità viene in primo piano il momento dell'individualità, mentre per tutta la tradizione di lontana origine greca l'individualità restava subordinata a principi universali, e in particolare alla forma.

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